Omicidio di Tommaso Onofri

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L'omicidio di Tommaso Onofri (6 settembre 2004 - 2 marzo 2006) venne commesso nel 2006 dopo che la vittima, un bambino di 17 mesi, era stato rapito il 2 marzo 2006 da due uomini che successivamente ne faranno perdere ogni traccia. Solo un mese dopo un muratore, Mario Alessi, che aveva precedentemente lavorato a casa Onofri, confesserà il delitto e indicherà il luogo dove il cadavere era stato occultato. Assieme ad Alessi verranno condannati per concorso in omicidio anche Antonella Conserva, compagna di Alessi, e Salvatore Raimondi, pregiudicato di cui verranno rintracciate le impronte digitali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alle 21:00 circa del 2 marzo 2006, in casa Onofri a Casalbaroncolo, fanno irruzione in casa due sconosciuti che fanno saltare il contatore della luce, immobilizzano Paolo, Paola e Sebastiano Onofri con del nastro adesivo e rapiscono Tommaso facendo perdere ogni traccia. Dopo all'incirca dieci minuti, la madre riesce a liberarsi e a dare l'allarme. Iniziano subito le ricerche intorno all'abitato, ma del bimbo non si hanno notizie. In pochi giorni il caso della sparizione è al centro dell'attenzione dei media italiani, quindi partono varie azioni di solidarietà verso la famiglia del piccolo e varie incitazioni ai rapitori di liberare il bambino. Il 4 marzo 2006, il magistrato La Guardia dichiara al TG1 che la famiglia non ha ancora avuto ancora notizie dai rapitori ed ignara se il bambino sia vivo. Nello stesso servizio, viene trasmesso l'appello pubblico dei genitori che fanno sapere di essere disposti a trattare per riportare il figlio a casa sano e salvo, facendo presente che il figlio doveva assumere un flacone di Tegretol. alla dichiarazione interviene anche il sacerdote Spini che aveva battezzato il bambino il 2 aprile 2005 e sposato la famiglia tre anni prima.[1]

La Procura della Repubblica ascolta per la prima volta i muratori che avevano lavorato precedentemente in casa Onofri per lavori di ristrutturazione mentre la magistratura che segue il caso chiede tre giorni di silenzio stampa. Il 10 marzo viene fatta un'ispezione in un magazzino a Parma di proprietà di Paolo Onofri, dove viene ritrovato un vecchio computer, nella cui memoria vengono trovati vari file contenenti immagini e video pedopornografici. In seguito alla macabra scoperta, il padre del piccolo rapito viene iscritto nel registro degli indagati. Successivamente patteggerà per la detenzione dei file avendo come pena 6 mesi di reclusione. Intanto proseguono le ricerche di Tommaso Onofri. Una sensitiva milanese, Maria Rita Busi, affermò che il cadavere del piccolo è stato gettato nelle acque del fiume Magra, nei pressi di Pontremoli. Il 16 marzo i sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Livorno ispezionano la zona, ma senza esito. In seguito la sensitiva verrà indagata per falso e si alzeranno varie polemiche.

Il 26 marzo compare nei pressi di casa Onofri una scritta in vernice che dice "Ne hai abbastanza?". La scritta viene interpretata come un messaggio dei rapitori. La frase, che è stata scritta sull'asfalto, verrà in seguito cancellata.

Un'indagine successiva dei Carabinieri rivelerà un'impronta digitale sul nastro adesivo usato per immobilizzare i familiari e quindi interroga il muratore pregiudicato Mario Alessi, che partecipò ai lavori di ristrutturazione in casa Onofri. Alessi confessa l'omicidio il 1º aprile facendo i nomi dei suoi complici: Antonella Conserva, sua compagna e Salvatore Raimondi, pregiudicato a cui appartiene l'impronta. La sera del 2 aprile Mario Alessi conduce gli investigatori e i Vigili del Fuoco a San Prospero Parmense, sulle rive del torrente Enza, sul luogo dov'è stato occultato il corpo del bambino. Alessi dichiarerà in seguito di aver rapito il bimbo per ottenere un corposo riscatto, che gli sarebbe servito a pagare dei debiti, ma di averlo ucciso venti minuti dopo il sequestro perché dava fastidio.[2]

Il padre muore il 15 gennaio 2014, dopo una lunga malattia.[3]

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Il processo ha inizio a marzo 2007. L'avvocato di Mario Alessi affermò la completa estraneità dei fatti da parte del muratore e che il tutto era opera di Salvatore Raimondi. I giudici rinviarono a giudizio gli imputati. Alla fine del processo gli imputati vennero condannati: ergastolo a Mario Alessi, ventiquattro anni per Antonella Conserva e venti per Salvatore Raimondi.[4]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Il caso ha ispirato la canzone di Fabri Fibra Potevi essere tu dove Fibra parla della tragedia avvenuta alla famiglia Onofri. L'artista ha avuto la possibilità di incontrare la famiglia di Tommaso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Filmato audio Paolam Pini, l rapimento del piccolo Tommaso Onofri, TG1, 4 marzo 2006 (archiviato il 24 marzo 2020).
  2. ^ «Il bambino ammazzato? Dovevo salvare l’azienda», su La Stampa, 13 novembre 2006. URL consultato il 12 aprile 2019.
  3. ^ Morto Paolo Onofri, il padre del piccolo Tommy. Era in ospedale dal 2008, su ilfattoquotidiano.it, 15 gennaio 2014 (archiviato il 24 marzo 2020).
  4. ^ La mamma di Tommaso: "Alessi resti in carcere", in ilGiornale.it. URL consultato il 13 novembre 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]