Omicidio di John Lennon

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1leftarrow blue.svgVoce principale: John Lennon.

L'ingresso principale del Dakota Building, New York, luogo dell'omicidio di John Lennon

L'omicidio di John Lennon ebbe luogo la sera di lunedì 8 dicembre 1980 quando il celebre musicista inglese venne colpito da 4 proiettili sparatigli alle spalle da Mark David Chapman, un fan squilibrato, con una pistola calibro .38 nell'ingresso del Dakota Building, sua residenza a New York City. Lennon era appena tornato da una seduta di registrazione al Record Plant Studio insieme alla moglie Yōko Ono.

Gravemente ferito, Lennon venne dichiarato morto all'arrivo al Roosevelt Hospital. I medici dell'ospedale dichiararono che nessuno sarebbe potuto sopravvivere più di 5 minuti dopo aver sostenuto tali ferite. Poco tempo dopo, delle stazioni radio locali diffusero la notizia della morte dell'ex Beatle, ed una folla di suoi ammiratori si riunì nei pressi del Roosevelt Hospital e davanti al Dakota. Il corpo di Lennon fu cremato al Ferncliff Cemetery di Hartsdale (New York), due giorni dopo il decesso; le sue ceneri furono consegnate alla Ono, che scelse di non far celebrare nessun funerale. Il primo[1] annuncio televisivo della morte di Lennon venne dato dal telecronista sportivo Howard Cosell, sulla rete ABC durante una partita di football americano trasmessa in diretta su Monday Night Football.[2][3]

Chapman ammise la responsabilità nell'omicidio di Lennon e venne condannato a 20 anni di carcere. Egli rimase in carcere per molto più tempo e probabilmente vi rimarrà fino alla morte, in quanto gli è stata ripetutamente negata la richiesta di libertà vigilata, e sono state promosse campagne contro la sua scarcerazione.

Eventi precedenti alla morte[modifica | modifica wikitesto]

8 dicembre 1980[modifica | modifica wikitesto]

John Lennon nel 1980

La fotografa Annie Leibovitz si recò all'appartamento dei Lennon per un servizio fotografico commissionato dalla rivista Rolling Stone.[4] La Leibovitz promise a John Lennon che la foto di lui insieme a Yoko Ono sarebbe finita sulla copertina della rivista, sebbene lei avesse inizialmente cercato di ottenere una foto del solo Lennon.[5] Come riportato dalla fotografa: «Nessuno la voleva in copertina» [riferendosi a Yoko Ono].[6] Lennon insistette per finire in copertina insieme alla moglie, e dopo aver scattato le foto, la Leibovitz lasciò l'appartamento alle 15:30.[4] Dopo la sessione fotografica, Lennon rilasciò al DJ di San Francisco Dave Sholin quella che sarebbe risultata essere la sua ultima intervista, per una trasmissione radiofonica da mandare in onda su RKO Radio Network.[7] Alle 17:40, Lennon e Ono, a bordo di una limousine, lasciarono l'appartamento per recarsi ai Record Plant Studios per lavorare al missaggio della canzone Walking on Thin Ice della Ono.[8]

Mark David Chapman[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mark David Chapman.

Quando Lennon e Yoko Ono uscirono dal portone del Dakota per salire sulla limousine, circondati dalla troupe della RKO Radio, furono avvicinati da un gruppo di fan in cerca di autografi. Tra di loro c'era Mark David Chapman.[9] Era pratica abituale per i fan aspettare fuori del Dakota per incontrare Lennon e chiedergli un autografo.[10] Chapman, un venticinquenne guardia di sicurezza di Honolulu, Hawaii, aveva in precedenza viaggiato fino a New York con l'intenzione di uccidere Lennon già in ottobre (prima della pubblicazione di Double Fantasy), ma aveva cambiato idea ed era tornato a casa.[11] In assoluto silenzio Chapman porse una copia di Double Fantasy a Lennon, e lui gliela firmò.[9] Dopo aver autografato l'album, Lennon chiese: «Is this all you want?» ("È questo tutto quello che vuoi?"), Chapman sorrise timidamente ed annuì. Il fotografo Paul Goresh immortalò la scena scattando una foto di Lennon mentre autografa l'album a Chapman che lo osserva sorridente.[12] Chapman era rimasto in attesa di Lennon fuori dal Dakota fin da metà mattina ed aveva anche parlato con il figlio cinquenne dei Lennon, Sean, che era uscito insieme alla tata, Helen Seaman, mentre i due rincasavano nel pomeriggio. Secondo quanto dichiarato da Chapman, egli toccò brevemente la mano del bambino.[13]

I coniugi Lennon trascorsero diverse ore al Record Plant prima di tornare a casa al Dakota, approssimativamente intorno alle 22:50.[4] Lennon aveva deciso di tornare a casa in modo da poter dare la buonanotte al figlio Sean, prima di recarsi a mangiare fuori al ristorante "Stage Deli" insieme alla Ono.[4] La limousine dei Lennon si fermò sulla strada davanti all'ingresso al civico 1 di West 72nd Street invece di parcheggiare nel più sicuro cortile interno del Dakota.[14]

Omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Il custode del Dakota, José Perdomo, ed un tassista che si trovava nei paraggi, videro Chapman in piedi nell'ombra accanto al portone d'ingresso.[15] Mentre Yoko e John passavano, Lennon diede una fugace occhiata a Chapman, dando l'impressione di riconoscerlo da prima.[16] Pochi secondi dopo, Chapman gli sparò alle spalle cinque colpi in rapida successione con un revolver Charter Arms .38 Special, da una distanza di circa tre metri.[17] Basandosi sul rapporto fatto quella sera dal detective James Sullivan della NYPD, numerose radio, reti televisive, e giornali riportarono che Chapman, prima di sparare, esclamò «Mr. Lennon!», e poi si accovacciò in posizione di tiro piegando leggermente le ginocchia.[18]

Altre testimonianze non menzionano le parole "Mr. Lennon" o la "posizione da tiro". Chapman stesso disse di non ricordare se avesse chiamato Lennon o meno prima di sparargli,[19][20] ma confermò di aver assunto la posizione di tiro per non sbagliare la mira, in un'intervista datata 1992 concessa a Barbara Walters.[21] Il primo colpo mancò il bersaglio, sorvolando la testa di Lennon e andando ad infrangere una finestra del Dakota Building. Due proiettili colpirono Lennon sul lato sinistro della schiena, ed altri due gli perforarono la spalla sinistra. Uno dei colpi trapassò l'aorta.

Lennon, sanguinando copiosamente dalle ferite e dalla bocca, salì cinque scalini che portavano alla guardiola della sicurezza mormorando: «I'm shot, I'm shot» ("Mi hanno sparato, mi hanno sparato"), e poi stramazzò al suolo. Il concierge, Jay Hastings, dopo aver constatato la gravità del ferimento di Lennon aprendogli il giubbotto di pelle che indossava, gli coprì il petto con la giacca della sua divisa, gli tolse gli occhiali insanguinati, e chiamò la polizia.[4]

Il Dakota, luogo dell'omicidio

All'esterno, sul marciapiede, Perdomo tolse la pistola dalle mani di Chapman, che era rimasto come imbambolato dopo la sparatoria, e la gettò lontano.[15] Poi Chapman si tolse il cappotto in modo che la polizia al suo arrivo avrebbe potuto constatare che non aveva altre armi addosso, e si sedette sul bordo del marciapiede ad aspettare. Perdomo gridò a Chapman: «Do you know what you've just done?» ("Lo sai che cosa hai fatto?"), domanda alla quale egli rispose con assoluta calma: «Yes, I just shot John Lennon» ("si, ho appena sparato a John Lennon").

I primi poliziotti ad arrivare sulla scena del crimine furono Steven Spiro e Peter Cullen, che si trovavano tra la 72ª Strada e Broadway quando sentirono via radio la notizia di una sparatoria occorsa nei pressi del Dakota. Gli agenti arrivarono circa due minuti dopo e trovarono Mark Chapman seduto e "molto calmo" che leggeva un libro, una copia de Il giovane Holden di J. D. Salinger.[22] Gli misero immediatamente le manette ai polsi e lo fecero salire sul retro dell'auto della polizia. Chapman non fece nessuna resistenza all'arresto.[23]

L'entrata del Dakota dove spararono a Lennon, sulla destra sono visibili gli scalini saliti da John Lennon prima di collassare al suolo

La seconda pattuglia di agenti, costituita da Herb Frauenberger e Tony Palma, arrivò in loco pochi minuti dopo. Trovarono Lennon steso a faccia in giù ai piedi della scalinata della reception.[24] Constatata la situazione critica della vittima, gli agenti decisero di non aspettare l'arrivo di un'ambulanza, caricarono Lennon in auto, e lo trasportarono di corsa al St. Luke's-Roosevelt Hospital Center. L'agente James Moran raccontò che posizionarono John Lennon sul sedile posteriore.[25] Moran gli chiese: «sei tu John Lennon?» e Lennon annuì replicando debolmente: «si».[26] Questa testimonianza è tuttavia in contrasto con quella rilasciata da un altro agente di polizia, Bill Gamble, che raccontò di un Lennon incapace di rispondere, che emise solo un sommesso gorgoglio, prima di perdere conoscenza.[27]

Il dottor Stephan Lynn, responsabile del pronto soccorso dell'ospedale,[28] richiamato d'urgenza sul posto di lavoro da casa dopo un turno di lavoro di tredici ore, ricevette Lennon nella sala emergenze del Roosevelt Hospital pochi minuti dopo le 23:00, quando gli agenti Frauenberger e Moran appena arrivati sul posto, richiesero assistenza urgente per una vittima di numerosi colpi di arma da fuoco. All'arrivo Lennon non respirava e non aveva più pulsazioni. Il dott. Lynn, altri due medici, un'infermiera, ed altro personale medico cercarono di rianimare Lennon per 10 o 15 minuti ma senza successo. Come ultimo tentativo, Lynn cercò di praticare un massaggio cardiaco a cuore aperto sul paziente per stimolare la circolazione sanguigna, ma presto si accorse che i danni erano troppo estesi ed irreparabili.[29]

John Lennon morì presumibilmente alle 23:07 e venne ufficialmente dichiarato morto alle 23:15.[30] La salma venne trasportata all'obitorio sulla 520 First Avenue dove fu eseguita un'autopsia sul cadavere. La causa di morte riportata sul certificato fu "ipovolemia", causata dalla perdita di più dell'80% del volume sanguigno a seguito di colpi di arma da fuoco.

Vari testimoni riportarono il fatto che, quando Lennon venne dichiarato morto, una canzone dei Beatles, All My Loving, risuonava dagli altoparlanti della radio dell'ospedale.[31]

Quando il dott. Lynn diede la notizia del decesso di Lennon alla Ono, dapprima la donna rispose incredula: «Volete dirmi che sta dormendo, vero?»[32] e poi iniziò a singhiozzare e disse: «Oh no, no, no, no... dimmi che non è vero!» prima di accasciarsi al suolo ed iniziare a sbattere la testa sul pavimento. Yoko si calmò solo quando un'infermiera le consegnò la fede nuziale del marito.[33] In stato di shock, Yoko Ono venne portata via dal Roosevelt Hospital da David Geffen, presidente della Geffen Records.[34] Prima di andarsene, la Ono chiese alla direzione dell'ospedale di non diffondere ai media la notizia della morte di Lennon fino a quando non avesse informato lei stessa il loro figlioletto di cinque anni Sean, che si trovava a casa. Yoko non voleva che il bambino apprendesse la notizia della morte del padre da un notiziario televisivo.

Il succitato racconto è in contrasto con quanto dichiarato dal dott. David Halleran in un articolo del New York Times del 2005, nel quale egli afferma di essere stato lui a prestare le prima cure mediche a John Lennon all'arrivo all'ospedale, e non Lynn. Secondo lui altri due medici lo assistettero durante l'intervento di rianimazione.[35]

Anche il resoconto del particolare di Yoko Ono che sbatte la testa sul pavimento alla notizia della morte di Lennon è stato messo in dubbio da altre due infermiere presenti sulla scena quella notte.[36]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

«L'esplosione del dolore, della sorpresa e della devastazione collettiva che ha seguito la morte di Lennon ha avuto la stessa risonanza ed intensità della reazione all'uccisione di una figura di statura mondiale: un politico audace e popolare come John o Robert Kennedy, o un leader spirituale, come Martin Luther King. Ma Lennon era una creatura di poetica metafora politica, e la sua coscienza spirituale era diretta verso l'interno, come un modo per nutrire ed ampliare la propria forza creativa. Ecco cosa ha creato sconcerto, e fatto la differenza, lo shock della perdita della sua immaginazione, delle tracce penetranti e pervasive del suo genio, ed è stata proprio la perdita di tutto ciò, in modo così brusco e terribile, che è stata pianta la scorsa settimana in tutto il mondo».
— Jay Cocks, TIME, 22 dicembre 1980[37]
Strawberry Fields Memorial a Central Park, New York City
Lo Strawberry Fields Memorial a Central Park con il Dakota sullo sfondo

L'omicidio di Lennon generò un'ondata di sgomento ed orrore in tutto il mondo su scala senza precedenti.[38] Le spoglie di Lennon furono cremate al Ferncliff Cemetery di Hartsdale, New York, Contea di Westchester; nessun funerale venne celebrato.[39] Yoko Ono fece sapere alla folla di fan riuniti in veglia funebre all'esterno del Dakota che i loro canti l'avevano tenuta sveglia; chiese che si riunissero a Central Park la domenica seguente per una decina di minuti di preghiera in silenzio.[40]

(EN)

« There is no funeral for John. John loved and prayed for the human race. Please do the same for him. Love, Yoko and Sean. »

(IT)

« Non c'è funerale per John. John amava e pregava per la razza umana. Per favore fate lo stesso per lui. Con amore, Yoko e Sean.[41] »

(Yōko Ono)

Il 14 dicembre 1980, milioni di persone in tutto il mondo risposero all'appello della Ono di fermare ogni attività per 10 minuti di silenzio in onore di Lennon.[42] Trentamila si riunirono a Liverpool, e circa 225,000 persone si recarono a Central Park, vicino al luogo del delitto.[42] In questi dieci minuti, ogni stazione radiofonica di New York City sospese le trasmissioni.[43]

Almeno tre fan dei Beatles si suicidarono,[44] portando Yoko Ono a fare un pubblico appello chiedendo ai fan di non disperarsi e di non compiere atti estremi per amore di John.[45] Il 18 gennaio 1981, una lettera aperta da parte di Yoko venne pubblicata sul New York Times e sul Washington Post. Intitolata "In Gratitude", esprimeva il ringraziamento personale della vedova di Lennon ai milioni di persone che avevano pianto la perdita di John e volevano sapere come commemorare la sua vita ed aiutare lei e Sean.[46]

Nelle ore immediatamente successive all'omicidio, un giornalista chiese a Paul McCartney di commentare la morte di Lennon, e McCartney rispose: «è una scocciatura, non è vero?». Questa risposta apparentemente sprezzante venne molto criticata, ma lo stesso Paul diede la propria spiegazione in un'intervista a Playboy: «Fui costretto a passare una giornata stressante in perenne stato di shock e risposi "è una scocciatura". Intendevo dire "è un male" nel senso più forte del termine, volevo dire "è una tragedia". Ma, sai, quando vedi il video, dico: "si, è una scocciatura". È un fatto».[47] All'inizio della stessa giornata, McCartney aveva dichiarato a dei giornalisti che lo avevano raggiunto a casa sua nel Sussex: «John sarà ricordato per il suo contributo unico all'arte, alla musica ed alla pace nel mondo».[47]

Ringo Starr e la fidanzata Barbara Bach, in vacanza alle Bahamas, furono raggiunti dalla triste notizia e partirono subito per New York per andare a confortare Yoko Ono[48]. Raggiunto dalla notizia dell'omicidio, George Harrison cadde in uno stato di profondo shock. Temendo per la propria incolumità, si circondò di guardie del corpo.[49] Harrison rilasciò la seguente dichiarazione: «Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, ho avuto ed ho ancora grande amore e rispetto per John Lennon. Sono scioccato e stordito».[50]

Mark David Chapman fu accusato di omicidio di secondo grado (secondo la legge statunitense) e venne condannato ad una pena da un minimo di 20 anni al massimo dell'ergastolo. A partire dal 2000, scontato il termine minimo della pena, si è visto rifiutare la richiesta di scarcerazione sulla parola per ben nove volte. Dopo 30 anni trascorsi nel carcere di Attica, nel 2012 è stato trasferito in quello di Wende, sempre nello Stato di New York. Nel corso degli anni ha concesso varie interviste dal carcere, anche una al talk show di Larry King, dove ha spiegato le motivazioni del suo gesto e le dinamiche dell'omicidio:

« Ero un nulla totale e il mio unico modo per diventare qualcuno era uccidere l'uomo più famoso del mondo, Lennon. Mi sentivo tradito, ma a un livello puramente idealistico. La cosa che mi faceva imbestialire di più era che lui avesse sfondato, mentre io no. Eravamo come due treni che correvano l'uno contro l'altro sullo stesso binario. Il suo "tutto" e il mio "nulla" hanno finito per scontrarsi frontalmente.[51] »

(Mark David Chapman)

Dopo il tragico evento Double Fantasy balzò al primo posto in classifica, sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito, e gran parte dei dischi precedenti tornarono in auge. Tra la fine del 1980 e i primi mesi del 1981, Lennon fu infatti presente nelle classifiche con i singoli (Just Like) Starting Over, Give Peace a Chance, Happy Xmas (War Is Over), Imagine, Woman e Watching the Wheels, e con gli album Double Fantasy, Imagine, Walls and Bridges, Rock 'n' Roll e Shaved Fish.

Nel 1985, la città di New York dedicò a John Lennon una zona di Central Park direttamente davanti al Dakota, dove egli era solito fare delle passeggiate, intitolandola Strawberry Fields Memorial. Come simbolica dimostrazione di unità tra i popoli, varie nazioni del mondo donarono degli alberi, e la città di Napoli donò il mosaico centrale con la scritta Imagine.[52] Non è raro che ancora oggi degli ammiratori di Lennon si rechino in questa zona per portare candele oppure omaggi floreali.

Riferimenti in altri media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni sono usciti vari film che hanno raccontato l'omicidio di John Lennon. Questi includono:

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • David Bowie, che aveva conosciuto John Lennon negli anni settanta (Lennon compose insieme a lui la canzone Fame, successo da primo posto in classifica negli Stati Uniti per Bowie nel 1975), eseguì Imagine durante l'ultima tappa del suo Serious Moonlight Tour all'arena Hong Kong Coliseum, l'8 dicembre 1983, terzo anniversario della morte di Lennon. Bowie disse al pubblico che l'ultima volta nella quale aveva visto Lennon era stata proprio a Hong Kong.[56]
  • L'album Season of Glass di Yoko Ono, prodotto da Phil Spector e pubblicato nel 1981, sei mesi dopo la morte del marito John Lennon, fece scalpore a causa della copertina del disco, che ritraeva gli occhiali insanguinati di Lennon da lui indossati la sera del suo assassinio. Inoltre, nello stesso album è presente il brano No, No, No che inizia con il suono di quattro spari seguiti dalle urla della Ono.
  • Bob Dylan inserì la canzone Roll on John, suo personale ricordo di John Lennon, nell'album Tempest del 2012.[57]
  • David Gilmour dei Pink Floyd scrisse e registrò il brano Murder in risposta all'assassinio di Lennon; la canzone venne pubblicata nel suo album solista About Face del 1984.
  • George Harrison incise, insieme a Ringo Starr e Paul McCartney, All Those Years Ago (1981), canzone tributo all'ex compagno nei Beatles.
  • Elton John pubblicò la canzone Empty Garden (Hey Hey Johnny) in omaggio all'amico scomparso. Il brano apparve nell'album Jump Up! del 1982, e raggiunse la 13ª posizione nella classifica dei singoli negli Stati Uniti.[58] Quando Elton eseguì la canzone al Madison Square Garden nell'agosto 1982, venne raggiunto sul palco da Yoko Ono e Sean Lennon.[59]
  • Paul McCartney compose ed incise il brano Here Today, suo personale omaggio all'amico scomparso. Il pezzo è incluso nell'album Tug of War (1982).
  • I Queen, durante il loro The Game Tour, suonarono una cover di Imagine a seguito della notizia della morte di Lennon. Inoltre, pubblicarono il brano Life Is Real, dedicato a Lennon, sull'album Hot Space del 1982.
  • I Roxy Music aggiunsero alla scaletta dei loro concerti una reinterpretazione di Jealous Guy, brano di John Lennon tratto dall'album Imagine del 1971, mentre erano in tournée in Germania, versione poi incisa e pubblicata su singolo nel marzo 1981. Il 45 giri risultò essere l'unico numero 1 in classifica in Gran Bretagna per la band di Bryan Ferry.
  • Nel 1981 Lennon fu ricordato dai Pooh, che gli dedicarono la canzone Chi fermerà la musica.
  • L'omaggio di Paul Simon a John Lennon, la canzone The Late Great Johnny Ace, inizialmente parla del cantante rhythm & blues Johnny Ace, suicidatosi nel 1954, per poi passare a fare riferimento a Lennon, e al Presidente John F. Kennedy assassinato nel 1963, anno dell'inizio della "Beatlemania". Simon presentò la canzone dal vivo durante il concerto della reunion di Simon & Garfunkel svoltosi a Central Park nel 1981; e verso la fine del brano, un fan salì sul palco, e disse a Simon: «I have to talk to you» ("devo parlarti"), prima di essere bloccato dalla sicurezza. La scena è visibile nel DVD del concerto. The Late Great Johnny Ace venne inclusa nell'album Hearts and Bones di Paul Simon (1983).
  • I Cranberries inserirono il brano I Just Shot John Lennon nell'album To the Faithful Departed del 1996. Il pezzo rievoca i momenti immediatamente successivi all'assassinio di Lennon.
  • Nel 1982 la Rhino Records pubblicò una compilation di canzoni ispirate ai Beatles, intitolata Beatlesongs!, la cui copertina raffigurava una caricatura di Mark David Chapman mescolato ad altri fan del gruppo, opera dell'illustratore William Stout. In seguito la Rhino ritirò il disco e lo ristampò con una copertina differente.[60]
  • Il gruppo di musica elettronica Mindless Self Indulgence ha dedicato una canzone all'assassino di Lennon. Il brano, chiamato appunto Mark David Chapman, è l'ultima traccia del loro quinto album, If.
  • Il gruppo degli Eighteen Visions nel 2000 ha pubblicato un brano intitolato Who the f*ck killed John Lennon? sul loro album Until The Ink Runs Out.
  • La band di skinhead rock Discipline ha pubblicato un pezzo con riferimento all'omicidio di Lennon nel loro album del 1998, Bulldog Style. Il brano è The Last of the Hippies, che inizia con un passaggio tratto da Let it Be (passaggio interrotto da 4 colpi di pistola), nella quale viene cantata la frase: «Oh yeah, and by the way - I shot Lennon!»
  • La canzone L'ultimo autografo (John Lennon, 08/12/1980), pubblicata nel 2011 dal cantautore Giacomo Mariani (testo e musica di Giacomo Mariani e Mauro Labellarte), risulta ad oggi l'unico brano musicale italiano a trarre ispirazione dall'omicidio di Lennon e dalla foto di Paul Goresh che lo ritrae mentre firma la copertina del disco Double Fantasy a Chapman, all'uscita del Dakota Building[61].

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo altre fonti fu la NBC a dare per prima la notizia del decesso, interrompendo il Tonight Show qualche minuto prima dell'annuncio di Cosell.
  2. ^

    Cosell: ... but (the game)'s suddenly been placed in total perspective for us; I'll finish this, they're in the hurry-up offense.
    Gifford: Third down, four. (Chuck) Foreman ... it'll be fourth down. (Matt) Cavanaugh will let it run down for one final attempt, he'll let the seconds tick off to give Miami no opportunity whatsoever. (Whistle blows.) Timeout is called with three seconds remaining, John Smith is on the line. And I don't care what's on the line, Howard, you have got to say what we know in the booth.
    Cosell: Yes, we have to say it. Remember this is just a football game, no matter who wins or loses. An unspeakable tragedy confirmed to us by ABC News in New York City: John Lennon, outside of his apartment building on the West Side of New York City, the most famous perhaps, of all of the Beatles, shot twice in the back, rushed to Roosevelt Hospital, dead on arrival. Hard to go back to the game after that newsflash, which, in duty bound, we have to take. Frank?
    Gifford: (after a pause) Indeed, it is.

  3. ^ Toni Monkovic, Behind Cosell's Announcement of Lennon's Death, in The New York Times, 6 dicembre 2010. URL consultato il 6 dicembre 2010.
  4. ^ a b c d e Keith Badman, The Beatles After the Breakup 1970–2000: A Day-by-Day Diary, Omnibus Press, 2001, pp. 270–272, ISBN 978-0-7119-8307-6..
  5. ^ Hours After This Picture Was Taken John Lennon Was Dead, su The Guardian, 12 agosto 2005. URL consultato il 26 luglio 2007 (archiviato dall'url originale il 15 marzo 2009).
  6. ^ Dean Lucas, Naked Lennon, Famous Pictures Magazine, 2007. URL consultato il 23 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 17 febbraio 2014).
  7. ^ Harry Smith, John Lennon Remembered, CBS News, 8 dicembre 2005. URL consultato l'8 novembre 2008.
  8. ^ The Last Days of Dead Celebrities, su ABC, Inc.. URL consultato il 26 dicembre 2007.
  9. ^ a b Fred McGunagle, Mark David Chapman: The Man Who Killed John Lennon, su Crimelibrary. URL consultato il 4 maggio 2008 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2008).
  10. ^ Jay Cocks, The Last Day In The Life: John Lennon is shot to death at 40, and a bright dream fades., in TIME, 22 dicembre 1980, pp. 18–24. URL consultato il 23 ottobre 2010.
  11. ^ Descent Into Madness, in People, 22 giugno 1981.
  12. ^ Richard Buskin, John Lennon Encounters Mark David Chapman, su Howstuffworks.com, 3 luglio 2007. URL consultato il 6 maggio 2008.
  13. ^ Maeder, 1998, pag. 173
  14. ^ Les Ledbetter, John Lennon of Beatles Is Killed, in The New York Times, 9 dicembre 1980.
  15. ^ a b Do It, Do It, Do It!, su Courtroom Television Network. URL consultato il 4 maggio 2008 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2008).
  16. ^ A Look Back at Mark David Chapman in His Own Words, CNN, 30 settembre 2000. URL consultato il 31 agosto 2013.
  17. ^ Police Trace Tangled Path Leading To Lennon's Slaying at the Dakota, su elvispelvis.com. URL consultato il 20 dicembre 2007 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2014).
  18. ^ Montgomery, Paul L., Police Trace Tangled Path Leading to Lennon's Slaying at the Dakota, in The New York Times, 10 dicembre 1980, pp. A1, B6.
  19. ^ I don't recall saying, 'Mr. Lennon', in The Daily Telegraph (London), 21 agosto 2008.
  20. ^ Transcript of 2008 parole hearing in which Chapman denies calling out 'Mr Lennon', su Google News, 12 dicembre 1980. URL consultato il 23 ottobre 2010.
  21. ^ Walters, Barbara, Interview with Mark David Chapman, in 20/20, 4 dicembre 1992. "I pulled the .38 revolver out of my pocket and I went into what's called a combat stance".
  22. ^ La storia di Mark Chapman, l’assassino di John Lennon
  23. ^ Paul L. Montgomery, Lennon Murder Suspect Preparing Insanity Defense, in The New York Times, 9 febbraio 1981. URL consultato il 6 maggio 2008.
  24. ^ The day John Lennon died: Jimmy Breslin writes iconic tale of NYPD cops who drove the dying Beatles star to the hospital, in Daily News (New York), 9 dicembre 1980. URL consultato il 9 dicembre 2014.
  25. ^ David Edwards, Lennon's Last Day, in Daily Mirror, 3 dicembre 2005. URL consultato il 4 maggio 2008.
  26. ^ The John Lennon Assassination, in American Justice, 1997. A&E Home Video.
  27. ^ Lennon shot on way to see son, in Toronto Star (Toronto), 10 giugno 2007. URL consultato il 20 dicembre 2007.
  28. ^ Lennon's last moments revealed, in Toronto Sun (Toronto), 7 dicembre 2010. URL consultato il 2 luglio 2015.
  29. ^ Kilgannon, Corey, Recalling the Night He Held Lennon's Still Heart, in The New York Times, 8 dicembre 2005.
  30. ^ John Lennon Death Certificate, su Garygibsonjohnlennon.co.uk, 22 giugno 2004. URL consultato il 14 ottobre 2017.
  31. ^ Summers, Sue, John Lennon's last day: A gripping new eyewitness account on the 30th anniversary of Beatle's murder, in Daily Mail, 5 dicembre 2010.
  32. ^ Guaitamacchi, Ezio. Delitti rock, Arcana editrice, Roma, 2012, pag. 153, ISBN 978-88-6231-258-5
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  34. ^ The Day John Lennon Died | Week 49 - ITV Press Centre, su Itv.com (archiviato dall'url originale il 15 ottobre 2012).
  35. ^ Syracuse Doctor Remembers Trying to Save John Lennon's Life, in CNY Central.
  36. ^ Marinucci, Steve, Filmmakers say 'The Lennon Report' Will Set Record Straight on ex-Beatle's Death, in Billboard, 7 ottobre 2016.
  37. ^ Cocks, Jay (22 dicembre 1980), The Last Day In The Life: John Lennon is shot to death at 40, and a bright dream fades., TIME, pp. 18–24
  38. ^ Richard Buskin, The Complete Idiot's Guide to Beatles, Alpha, 1º dicembre 1997, p. 185, ISBN 0-02-862130-1.
  39. ^ Lennon slaying linked to quote, su Milwaukee Sentinel, 11 dicembre 1980.
  40. ^ Fiorella Dorotea Gentile, The Central Park Vigil, New York, 14 dicembre 1980, Thou Art. URL consultato il 3 maggio 2008.
  41. ^ Retro: Lennon shot dead, in Yorkshire Evening Post, 9 dicembre 2010. URL consultato il 29 aprile 2011.
  42. ^ a b Clyde Haberman, "Silent Tribute to Lennon's Memory is Observed Throughout the World," The New York Times, 15 dicembre 1980 pA1
  43. ^ Bob Ward, Bob Ward: Remembering Lennon. With Silence., myfoxboston.com, 8 dicembre 2010. URL consultato il 28 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 28 luglio 2015).
  44. ^ Rick Hampson e Larry McShane, 10 years after death, Lennon legend still lives, in Lawrence Journal-World, 25 novembre 1990. URL consultato il 28 luglio 2015.
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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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