Omicidio di Junko Furuta

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Junko Furuta (古田 順子 Furuta Junko?; Misato, 18 gennaio 1971 - Tokyo, 4 gennaio 1989) è stata una ragazza giapponese che fu stuprata, violentata e uccisa nei pressi del quartiere di Adachi, a Tokyo, e la cui morte fu causata dalle sevizie perpetrate da alcuni suoi coetanei.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1988 il pregiudicato giapponese allora diciassettenne Jo Kamisaku (Kamisaku è il nome che assunse dopo il suo rilascio)[1] e altri tre giovani ragazzi di Tokyo anche loro legati alla yakuza (Miyano Hiroshi, diciottenne; Minato Shinji, sedicenne; Watanabe Yasushi, diciassettenne) rapirono Furuta Junko, una ragazza del secondo anno delle scuole superiori proveniente dalla prefettura di Saitama, che aveva rifiutato gli approcci di Kamisaku. Fu tenuta prigioniera per quarantuno giorni all'interno di una casa di proprietà dei genitori di Shinji Minato. Per evitare un'indagine della polizia i quattro costrinsero la ragazza a chiamare a casa e dire ai genitori di essere scappata di casa e che si trovava al sicuro.

Alcune volte i genitori di Shinji Minato passarono a trovare il figlio e in questa circostanza la ragazza fu costretta a mentire sotto minaccia dei sequestratori raccontando di essere la ragazza di uno di loro. La giovane studentessa fu stuprata e torturata, anche più volte nello stesso giorno. Fu costretta a masturbarsi nuda davanti ai quattro ragazzi mentre bevevano birra, le furono negati sia cibo sia acqua, fu obbligata a mangiare scarafaggi e a bere le proprie urine e quelle dei carnefici, che spesso le urinavano addosso.

La ragazza venne torturata in modi orrendi, tra cui l'inserimento nell'ano e nella vagina di lame e oggetti appuntiti, lampadine incandescenti, mozziconi di sigaretta accesi che gli aguzzini erano soliti spegnere sul corpo della ragazza. Parti del suo corpo furono irreversibilmente danneggiate, tanto che poteva camminare solo a gattoni e impiegava più di un'ora per andare e tornare dal bagno che si trovava al piano di sotto. In un'occasione fu perfino lasciata a dormire nuda sul balcone con la neve. La ragazza più di una volta cercò di fuggire, di chiamare la polizia e chiedere aiuto, ma tutto risultò vano e nessuno volle aiutare la ragazza, nonostante al processo si disse che almeno cento persone erano a conoscenza della presenza della ragazza nella casa. I ragazzi scattarono diverse foto delle torture che furono poi utilizzate come prova al processo.

Il 4 gennaio 1989, usando il pretesto di una perdita a una partita a Mahjong, la ragazza fu percossa con spranghe e manubri d'acciaio e bruciata viva. Junko morì poche ore dopo. Il suo corpo fu messo in un bidone di benzina vuoto riempito poi di cemento e successivamente portato in una discarica isolata.

Successivamente un pentito della yakuza indicò alla polizia dove si trovava il bidone con il corpo della ragazza; ciò portò all'arresto e alla condanna dei quattro, ma nonostante le foto che testimoniarono le violenze subite e l'autopsia ai resti del cadavere che rivelava la presenza di molte tracce di sperma nel corpo della ragazza, i quattro ragazzi, di cui due (Mayano e Kamisaku) erano affiliati della mafia giapponese, beneficiarono del fatto di essere minorenni.

A seguito del delitto, l'età per la piena responsabilità penale fu abbassata a sedici anni. Dopo altri delitti compiuti da minorenni l'età è scesa a quattordici anni.[2][3]

Impatto culturale[modifica | modifica wikitesto]

  • Tre film tratti da questa storia vennero prodotti: Joshikōsei konkuriito-dume satsujin-jiken (Concrete-Encased High School Girl Murder Case) di Katsuya Matsumura nel 1995, Shōnen No hanzai (Juvenile Crime) di Gunji Kawasaki nel 1997 e Konkuriito (Concrete) di Hiromu Nakamura nel 2004.
  • Nel 2004 in Giappone fu pubblicato un manga ispirato a Junko Furuta: Shin gendai ryōkiden (17 anni).
  • High School Girl in Concrete, disegnato da Uziga Waita.
  • Nel 2006 the GazettE dedicarono a questa vicenda la canzone Taion, contenuta nell'album Nil.
  • Nel 2012 Mr.Kitty dedicò a questa vicenda la canzone 44 Days contenuta nell'album Eternity.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wijers-Hasegawa, Yumi, L'uomo che ha ucciso da bambino torna in tribunale, ("Man who killed as child back in court") The Japan Times, July 29, 2004.
  2. ^ Schoolgirl Murder, Copia archiviata, su tokyo.cool.ne.jp. URL consultato il 17 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2010). (in Giapponese), 3 luglio 2009.
  3. ^ Utting, Gerald. "Sales tax creates tempest in a Tokyo teapot." Toronto Star, 3 aprile 1989. Collegamento verificato il 29 settembre 2009. (EN)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]