Olympiakos Syndesmos Filathlōn Peiraiōs

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Olympiakos S.F.P.
Calcio Football pictogram.svg
Campione di Grecia in carica Campione di Grecia in carica
Olympiakos 600.png
Thrilos (Leggenda); Erithrolefki (Rossobianchi)
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali Rosso-bianco
Simboli L'olimpionico
Dati societari
Città Pireo, Attica
Nazione Grecia Grecia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Greece.svg HFF
Campionato Souper Ligka Ellada
Fondazione 1925
Presidente Grecia Evangelos Marinakis
Allenatore Grecia Takis Lemonis
Stadio Stadio Karaiskákis
(33.334 posti)
Sito web www.olympiacos.org
Palmarès
Titoli di Grecia 44
Trofei nazionali 27 Coppe di Grecia
4 Supercoppe di Grecia
Trofei internazionali 1 Coppa dei Balcani
Soccerball current event.svg Stagione in corso
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L'Olympiakos Syndesmos Filathlōn Peiraiōs (greco: Ποδοσφαιρική Ανώνυμη Εταιρεία Ολυμπιακός Σύνδεσμος Φιλάθλων Πειραιώς), noto come Olympiakos oppure Olympiacos o, talora internazionalmente, Olympiacos Pireo, è una società polisportiva greca, con sede al Pireo. La squadra di calcio nacque il 10 marzo 1925, alla fondazione della polisportiva, e ha sempre partecipato nella massima divisione del campionato greco di calcio, risultando uno dei tre club a non essere mai retrocesso in seconda serie. Come polisportiva è formata da 17 diverse sezioni agonistiche.

L'Olympiakos è la polisportiva più popolare e la società calcistica più titolata di Grecia, avendo vinto 44 campionati, 27 Coppe e 4 Supercoppe di Grecia[1], per un totale di 75 trofei nazionali. Detiene anche il primato di campionati vinti consecutivamente, ben 7, dal 1996-1997 al 2002-2003 e dal 2010-2011 al 2011-2017, conquistati dopo i cinque consecutivi vinti dal 1953-1954 al 1958-1959, quando il club fu soprannominato Thrylos ((EL) , la Leggenda)[2].

Il club trae il nome dai Giochi olimpici antichi e, insieme con l'emblema del club, l'adolescente coronato d'ulivo vincitore dei Giochi olimpici dell'antichità, rappresenta la moralità, l'onore, la competizione, lo splendore, la sportività e la lealtà racchiusi nell'ideale olimpico nell'antica Grecia[3].

Con la vittoria del quinto campionato consecutivo nel 2014-2015 l'Olympiakos ha raggiunto un risultato di rilevanza intercontinentale, diventando l'unico club al mondo ad aver vinto una serie di cinque o più campionati consecutivi per cinque volte nella propria storia, primato sottolineato dalla FIFA in una lettera di congratulazioni recapitata al club[4][5]. In ambito nazionale la squadra vanta altri primati: primo club ad aver vinto cinque Coppe di Grecia consecutive (dal 1956-1957 al 1960-1961) e unico club ad aver vinto sei campionati da imbattuto (1937, 1938, 1948, 1951, 1954-1955)[6][7][8].

Nel 2012-2013, con la conquista del 40° titolo nazionale, la società è stata insignita della quarta stella[9].

In ambito europeo l'Olympiakos ha raggiunto come miglior risultato i quarti di finale della Champions League nel 1998-1999[10], quando fu eliminato in extremis dalla Juventus, e i quarti di finale della Coppa delle Coppe nel 1992-1993, quando fu eliminato dall'Atlético Madrid[11]. Nella sua bacheca figura anche una Coppa dei Balcani, che vinse nel 1963, diventando il primo club greco a vincere un trofeo internazionale.

Disputa le partite interne nello Stadio Karaiskakis del Pireo (33.334 posti). È la squadra con più sostenitori in Grecia[12], con circa quattro milioni di tifosi in patria e milioni di tifosi nelle comunità greche sparse per il mondo[13].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Esordi (1925-1931)[modifica | modifica wikitesto]

I fondatori dell'Olympiakos (1925)
I leggendari fratelli Andrianopoulos. Da sinistra: Yiannis, Dinos, Giorgos, Vassilis e Leonidas Andrianopoulos
Notis Kamperos propose il nome e l'emblema del club

L'Olympiakos fu fondato il 10 marzo 1925 al Pireo. Lo scopo iniziale del club, come specificato nello statuto, era lo sviluppo e la pratica sistematica di competizioni atletiche, la diffusione dell'ideale atletico dei Giochi olimpici antichi e la promozione della socialità e dell'etica sportiva tra i giovani secondo principi egualitari di moralità e cura della salute. I membri del Piraikos Podosfairikos Omilos FC (Club sportivo e calcistico del Pireo) ae del Piraeus Fans Club FC decisero, durante una storica assemblea[14], di sciogliere i due club e di farli confluire in un unico sodalizio, che propugnasse questa visione dello sport in seno alla comunità. Notis Kamperos, ufficiale superiore della marina militare greca, propose il nome Olympiakos e come emblema scelto l'effigie di un giovane con una corona di ulivo sulla testa, secondo l'usanza di premiazione per i vincitori delle Olimpiadi nell'antichità. Michalis Manouskos, noto industriale del Pireo, propose il nome per esteso di Olympiakos Syndesmos Filathlon Pireos. Oltre a Kamperos e Manouskos, tra i membri fondatori più preminenti figuravano Stavros Maragoudakis, direttore dell'ufficio postale; Nikos Andronikos, mercante; Dimitrios Sklias, ufficiale dell'esercito greco; Nikolaos Zacharias, avvocato; Athanasios Mermigas, notaio; Kostas Klidouchakis, che divenne il primo portiere della squadra di calcio; Ioannis Kekkes, agente di borsa; infine, su tutti, la famiglia Andrianopoulos, ben nota famiglia di mercanti del Pireo che giocò un ruolo fondamentale nella fondazione dell'Olympiakos. I cinque fratelli Yiannis, Dinos, Giorgos, Vassilis e Leonidas Andrianopoulos diedero lustro alla reputazione del club, consolidandone la gloria[3]. Yiannis, Dinos, Giorgos e Vassilis furono i primi a giocare con la squadra, mentre Leonidas, il più giovane dei cinque, fece il suo debutto più tardi e militò per otto anni nel club (1927-1935). I cinque fratelli formarono una linea d'attacco leggendaria, assurta ad uno status mitico: ben presto l'Olympiakos divenne immensamente popolare e molto tifato in Grecia. All'epoca la loro base di tifosi consisteva sostanzialmente di gente della classe operaia, che si recava presso il Velodromo Neo Phaliron, l'impianto che ospitava le partite interne del club prima dello Stadio Karaiskakis. La squadra si laureò campione del Pireo nel 1925 e nel 1926[15].

Formazione dell'Olympiakos nel 1928

Nel 1926 fu fondata la federcalcio ellenica, che organizzò il campionato panellenico nel 1927-1928. Fu il primo campionato nazionale e vi parteciparono squadre del campionato ateniese, del campionato del Pireo e del campionato macedone (Salonicco). La formula prevedeva dei play-off; il primo vincitore fu l'Arīs Salonicco. Il campionato panellenico fu organizzato in questo modo fino al 1958-1959.

Nel 1928-1929, a causa di dissidi tra l'Olympiakos e la federcalcio ellenica, il club del Pireo decise di non prendere parte al campionato greco. Lo seguirono il Panathīnaïkos e l'AEK Atene, che tra di loro e con l'Olympiakos nel corso di quell'anno giocarono amichevoli e si riunirono nel P.O.K..

Frattanto il club continuava a dominare il campionato del Pireo, vinto nel 1926-27, 1928-29, 1929-30 e 1930-31. Grazie a questi successi la squadra si ritagliò un ruolo importante nel panorama calcistico greco, divenuto egemone quando riuscì a restare imbattuta contro tutte le squadre greche per tre anni di fila (dal 14 marzo 1926 al 3 marzo 1929), facendo registrare 30 vittorie e solo 6 pareggi in 36 partite. La stampa greca rimase entusiasta per le prestazioni della squadra, che fu soprannominata Thrylos ("Leggenda") per la prima volta nella storia[16]. Nel 1930-1931 il quarto campionato panellenico vide la prima vittoria dell'Olympiakos, successo che marcò l'inizio di un'epoca d'oro per il club del Pireo. L'Olympiakos si aggiudicò il torneo con grande autorevolezza, mettendo a registro 11 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta. In casa furono 7 su 7 le vittorie, sei delle quali per 3-1, contro Panathinaikos, AEK Atene, Aris Salonicco, Īraklīs e PAOK, e una per 4-1, contro l'Ethnikos Achnas. Oltre ai già citati fratelli Andrianopoulos e a Kostas Klidouchakis, militarono nel club nel primo periodo d'oro (1925-1931) Achilleas Grammatikopoulos, Lakis Lekkos, Philippos Kourantis, Nikos Panopoulos, Charalambos Pezonis e Kostas Terezakis.

Dominio in Grecia e seconda guerra mondiale (1931-1946)[modifica | modifica wikitesto]

Il trio d'attacco dell'Olympiakos neglia anni '30. Da sinistra: Christoforos Raggos, Giannis Vazos, Theologos Symeonidis

Dagli anni '30 il campionato panellenico conobbe una popolarità sempre maggiore in Grecia. Nell'ottobre 1931 Giorgos e Yiannis Andrianopoulos, emblematici calciatori e membri fondatori dell'Olympiakos, si ritirarono dall'attività agonistica. Furono sostituiti da nuove figure di rilievo, Giannis Vazos, Christoforos Raggos, Theologos Symeonidis, Michalis Anamateros, Spyros Depountis, Aris Chrysafopoulos, Nikos Grigoratos, Panagis Korsianos, oltre ai fratelli Giannis e Vangelis Chelmis. Il club vinse cinque campionati in nove stagioni (1932-33, 1933-34, 1935-36, 1936-37, 1937-38). Nel 1940 aveva già vinto sei dei primi undici campionati panellenici disputati[3]. Il formidabile trio d'attacco composto da Giannis Vazos, Christoforos Raggos e Theologos Symeonidis fu autore di numerosi gol ed entrò nelle grazie dei tifosi. Giannis Vazos militò nell'Olympiakos per 18 anni (1931-1949), riuscendo a mettere a segno 450 gol in 364 partite (179 gol in 156 partite ufficiali), numeri che lo issarono al secondo posto nella classifica dei marcatori del club di tutti i tempi e in vetta alla classifica dei cannonieri del campionato in quattro stagioni (1933, 1936, 1937 e 1947).

La squadra vinse il campionato panellenico nel 1936-1937 e nel 1937-1938 da imbattuta. In Coppa di Grecia, malgrado alcune vittorie clamorose come quella da record per 1-6 ottenuta sul campo del Panathinaikos al Leoforos nel 1932 (marcatori: V. Andrianopoulos 16', 68', 88', Raggos 24', Vazos 69', 70'), che resta la vittoria più larga in trasferta nel "derby degli eterni nemici"[3][17], la squadra non riuscì a vincere il trofeo nelle prime quattro edizioni.

Con l'invasione della Grecia da parte dell'Italia fascista, il 28 ottobre 1940, molti atleti dell'Olympiakos si arruolarono nell'esercito greco per combattere contro gli invasori dell'Asse[3]. Chistoforos Raggos fu gravemente ferito alla gamba sinistra nel gennaio 1941 e non poté tornare all'attività agonistica. Leonidas Andrianopoulos soffrì di congelamento sul fronte albanese e rischiò di perdere la vita, mentre Nikos Grigoratos si ferì alla gamba durante la battaglia di Klisura[18] Inoltre, dopo la successiva occupazione della Grecia da parte dell'Asse, i calciatori dell'Olympiakos si unirono alla resistenza greca e combatterono fieramente contro i nazisti[3]. Il giocatore Nikos Godas, figura simbolica del club, fu capitano dell of the Esercito Popolare Greco di Liberazione (ELAS) e combatté contro i tedeschi su vari fronti[19]. Fu giustiziato con indosso la maglia e i calzoncini dell'Olympiakos, come da suo ultimo desiderio: "Sparatemi e uccidetemi con indosso la mia maglia dell'Olympiakos e non bendatemi. Voglio vedere i colori della mia squadra prima dell'ultimo sparo"[20][21]. Michalis Anamateros fu membro della resistenza greca e fu ucciso nel 1944. L'Olympiakos pagò un grande tributo di sangue durante la guerra, l'occupazione dell'Asse e la conseguente guerra civile greca. L'ascesa sportiva del club subì una grave battuta d'arresto[3].

La Leggenda (1946-1959)[modifica | modifica wikitesto]

Andreas Mouratis capitanò l'Olympiakos, con cui giocò 295 partite dal 1945 al 1955
Andreas Mouratis, Babis Kotridis, Ilias Rossidis, giocatori chiave dell'Olympiakos negli anni '50

Dopo la guerra l'Olympiakos vide ritirarsi molti dei giocatori chiave dei successi prebellici, ritiri che portarono a profondi cambiamenti nella rosa. Il capitano dell'Olympiakos e prolifico goleador Giannis Vazos rrimase in squadra insieme a Giannis Chelmis. Tra i nuovi acquisti spiccarono i nomi di Andreas Mouratis, Alekos Chatzistavridis, Stelios Kourouklatos e Dionysis Minardos. Quando riprese un regolare campionato, la squadra tornò ad occupare un ruolo egemone nel panorama greco. Dal 1946 al 1959 l'Olympiakos vinse 9 degli 11 campionati greci disputati (1946-1947, 1947-1948, 1950-1951, 1953-1954, 1954-1955, 1955-1956, 1956-1957, 1957-1958, 1958-1959) ed estese le vittorie a 15 campionati dei primi 23 giocati in Grecia.

I sei campionati consecutivi vinti dal 1954 al 1959 rappresentarono un record per il campionato greco fino al 2003, quando lo stesso Olympiakos seppe fare di meglio, vincendo sei titoli consecutivi dal 1997 al 2003 (i sette titoli di fila furono poi vinti anche dal 2011 al 2017)[3].

Nello stesso periodo (1946-1959), il club vinse 8 Coppe di Grecia delle prime 13 disputate (1946-1947, 1950-1951, 1951-1952, 1953-1954, 1956-1957, 1957-1958, 1958-1959), realizzando 6 double (1947, 1951, 1954, 1956, 1957, 1958, 1959), 3 dei quali consecutivi (1956-1959)[3]. La leggendaria squadra dell'Olympiakos degli anni '50, composta da Andreas Mouratis, Ilias Rossidis, Thanasis Bebis, Ilias Yfantis, Babis Kotridis, Kostas Polychroniou, Giorgos Darivas, Babis Drosos, Antonis Poseidon, Savvas Theodoridis, Kostas Karapatis, Mimis Stefanakos, Thanasis Kinley, Stelios Psychos, Giannis Ioannou, Themis Moustaklis, Vasilis Xanthopoulos, Dimitris Kokkinakis, Giorgos Kansos, Kostas Papazoglou e Aristeidis Papazoglou, segnò un'epoca, la prima era di assoluto dominio dell'Olympiakos sul fronte nazionale, che consolidò in modo granitico la fama e la popolarità del club[3]. Grazie agli straordinari successi ottenuti il club all'epoca si guadagnò il soprannome di Thrylos, "la Leggenda"[3][22][23].

Il 13 settembre 1959 l'Olympiakos fece il suo debutto nelle coppe europee, nel primo turno della Coppa dei Campioni 1959-1960 contro il Milan, divenendo il primo club greco a disputare una coppa europea[24]. La partita di andata si tenne allo Stadio Karaiskakis del Pireo e vide l'Olympiakos passare in vantaggio con un gol di Kostas Papazoglou, primo gol segnato da un greco e da una squadra greca nelle coppe europee[25]. Il prolifico attaccante del Milan José Altafini pareggiò i conti con un colpo di testa al 33° minuto di gioco, su cross di Giancarlo Danova. Ilias Yfantis riportò i greci in vantaggio al 45° minuto, controllando la palla tra Cesare Maldini e Vincenzo Occhetta e battendo il portiere con un tiro al volo per il 2-1[25]. Al 72° minuto Altafini pareggiò con un altro colpo di testa, dopo un calcio di punizione di Nils Liedholm. La partita finì con un risultato storico per i greci, che fermarono il Milan campione d'Italia pur non schierando alcuno straniero, mentre il Milan annoverava quattro giocatori stranieri di classe mondiale: Altafini, Liedholm, Juan Alberto Schiaffino ed Ernesto Grillo[25]. Nella partita di ritorno il Milan si impose con il punteggio di 3-1 (marcatori: Giancarlo Danova 12', 26', 85'; Psychos 68') e si qualificò per il turno successivo, anche se nel secondo tempo l'Olympiakos non sfigurò.

Primi successi internazionali ed era Márton Bukovi (1960-1972)[modifica | modifica wikitesto]

L'Olympiakos iniziò gli anni '60 vincendo la Coppa di Grecia nel 1959-1960 e nel 1960-1961, portando dunque a cinque i successi consecutivi nella competizione (record greco). In questo decennio fu costituita una squadra forte, formata da giocatori affermatisi verso la fine degli anni '50 e nuovi innesti come Giannis Gaitatzis, Nikos Gioutsos, Pavlos Vasileiou, Vasilis Botinos, Giannis Fronimidis, Christos Zanteroglou, Grigoris Aganian, Stathis Tsanaktsis, Mimis Plessas, Giangos Simantiris, Pavlos Grigoriadis, Savvas Papazoglou, Stelios Besis, Sotiris Gavetsos, Tasos Sourounis, Vangelis Milisis, Orestis Pavlidis, Panagiotis Barbalias e, ultimo ma non meno importante, il goleador Giorgos Sideris, miglior marcatore di sempre dell'Olympoiakos con 493 gol in 519 partite in tutte le competizioni (224 gol in 284 partite di campionato greco).

Nel 1963 l'Olympiakos divenne il primo club greco a vincere una competizione internazionale, la Coppa dei Balcani, competizione molto popolare negli anni '60 (la finale del 1967 attirò 42.000 spettatori)[26], essendo all'epoca la seconda competizione più importante per le squadre dei paesi balcanici (dopo la Coppa dei Campioni)[26]. L'Olympiakos vinse il proprio raggruppamento battendo il Galatasaray (1-0) al Karaiskakis (gol di Stelios Psychos 49')[27], il Sarajevo (3-2) e il Brașov (1-0) e pareggiando con il Galatasaray (1-1) allo Stadio Mithatpaşa (Metin Oktay 78'; Aristeidis Papazoglou 6') e con il Sarajevo (3-3) allo Stadio Koševo[27]. In finale affrontò il Levski Sofia. Vinta la partita di andata al Pireo (1-0 con gol di Giorgos Sideris al 37° minuto), perse allo Stadio Nazionale Vasil Levski con lo stesso punteggio[27] e prevalse nel terzo metch al Mithatpaşa di Istanbul (campo neutro) con il punteggio di 1-0 (gol di Mimis Stefanakos all'87° minuto)[28].

Il club vinse poi la Coppa di Grecia nel 1962-1963 e nel 1964-1965, portando a 7 le coppe nazionali vinte in 9 anni. Dal 1959 al 1965, però, non riuscì a vincere il campionato. Le mediocri prestazioni spinsero il club a ingaggiare l'esperto allenatore ungherese Márton Bukovi, con Mihály Lantos, ex componente della leggendaria nazionale ungherese degli anni '50, come suo vice[29]. L'innovativo tecnico ungherese, pioniere del modulo 4-2-4 (insieme con Béla Guttmann e Gusztáv Sebes) era un tattico molto competente, che adottava un gioco offensivo e pretendeva molto dai calciatori in allenamento[29]. Le sue tattiche innovative e i suoi moderni metodi di allenamento trasformarono l'Olympiakos, che divenne una squadra votata all'attacco con un costante movimento dei giocatori in tutte le zone del campo e scambi in velocità, che produssero un calcio spettacolare[30]. Sotto la gestione Bukovi e con l'apporto di giocatori quali Giorgos Sideris, Nikos Gioutsos, Kostas Polychroniou, Vasilis Botinos, Aristeidis Papazoglou, Pavlos Vasileiou, Giannis Gaitatzis, Christos Zanteroglou, Grigoris Aganian, Mimis Plessas, Giannis Fronimidis e Orestis Pavlidis, l'Olympiakos vinse due campionati greci consecutivi (1965-1966 e 1966-1967)[30].

Il titolo del 1965-1966 fu raggiunto con 23 vittorie, 4 pareggi e 3 sole sconfitte in 30 partite. Il 12 giugno 1966, per l'incontro decisivo contro il Trikala, furono 15.000 i sostenitori dell'Olympiakos che si recarono a Trikala per celebrare la vittoria (5-0) e il trionfo in campionato dopo sette anni[31][32].

Nel 1966-1967 l'Olympiakos vinse 12 delle prime 14 partite di campionato, record assoluto nel calcio greco, rimasto imbattuto fino al 2013, quando lo stesso Olympiakos, allenato dallo spagnolo Míchel, batté il proprio primato vincendo 13 delle prime 14 partite del campionato 2013-2014[33]. La squadra si aggiudicò il titolo in modo convincente e con alcune vittorie notevoli, come il 4-0 contro gli arcirivali del Panathinaikos allo Stadio Karaiskakis (marcatori: Vasileiou 17', Sideris 20', 35', 62'), dove l'Olympiakos giocò un calcio spumeggiante e mancò molte occasioni per arrotondare il risultato[34]. Bukovi divenne una leggenda per i tifosi della squadra e in onore della sua creatura, l'Olympiakos del 1965-1967, fu composto anche un inno divenuto popolare in tutta la Grecia, dal titolo "Του Μπούκοβι την ομαδάρα, τη λένε Ολυμπιακάρα" ("La grande squadra di Bukovi si chiama Olympiakos")[35].

Poco prima della fine della stagione 1966-1967 ebbe luogo il colpo di stato militare che portò al potere in Grecia la dittatura dei colonnelli, il cui insediamento ebbe conseguenze nefaste per l'Olympiakos[3]. Nel dicembre 1967 Giorgos Andrianopoulos, leggenda del club, di cui fu presidente per 13 anni (1954-1967), fu costretto a lasciare la presidenza dal regime[36]. Inoltre il regime fermò il trasferimento di Giorgos Koudas all'Olympiakos[37] e qualche giorno dopo arrivò un'altra mazzata per il club: Márton Bukovi fu costretto a lasciare il paese dal regime militare, perché bollato come comunista[38][39]. L'ungherese lasciò la Grecia il 21 dicembre 1967 insieme con Mihály Lantos[40].

Era Goulandris (1972-1975)[modifica | modifica wikitesto]

Nikos Goulandris, presidente dell'Olympiakos dal 1972 al 1975

Un nuovo glorioso capitolo della storia del club si aprì nel 1972, quando divenne presidente Nikos Goulandris. Egli riaffidò i ruoli dirigenziali a tutti i membri dell'Olympiakos (tra cui Giorgos Andrianopoulos) che erano stati destituiti dal regime militare, ripristinò libere elezioni e seppe circondarsi di dirigenti fidati e di valore[41]. Ingaggiò come allenatore Lakis Petropoulos e acquistò ottimi giocatori come Giorgos Delikaris, Yves Triantafyllos, Julio Losada, Milton Viera, Panagiotis Kelesidis, Michalis Kritikopoulos, Takis Synetopoulos, Romain Argyroudis, Maik Galakos, Nikos Gioutsos, Giannis Gaitatzis, Vasilis Siokos, Thanasis Angelis, Lakis Glezos, Petros Karavitis, Kostas Davourlis, Giannis Kyrastas, Dimitris Persidis, Lefteris Poupakis e Babis Stavropoulos. L'Olympiakos vinse 3 titoli nazionali consecutivi (1972-1973, 1973-1974, 1974-1975) e 2 Coppe di Grecia (nel 1972-1973 battendo in finale il PAOK per 1-0 e nel 1974-1975 battendo in finale il Panathinaikos per 1-0), per un totale di 2 double in 3 anni[3]. Nel 1972-1973 il campionato fu per altro vinto subendo solo 13 gol in 34 partite, record di sempre per il campionato greco. Il punto più alto di questo ciclo fu toccato senza dubbio nella stagione 1973-1974, allorquando l'Olympiakos vinse il titolo con il record di punti (59) e gol segnati (102), concedendo solo 14 gol e facendo registrare 26 vittorie, 7 pareggi e una sola sconfitta.

In ambito europeo l'Olympiakos eliminò il Cagliari di Riva, all'epoca tra le migliori squadre d'Italia, dalla Coppa UEFA 1972-1973[42], battendolo per 2-1 al Pireo e per 1-0 al Sant'Elia, diventando così la prima squadra greca a vincere in terra italiana[42]. Nel turno seguente l'Olympiakos se la vide con il Tottenham, imbattuto da 16 partite consecutive nelle competizioni europee. I greci furono sconfitti per 4-0 al White Hart Lane, ma nel ritorno, pur se eliminati, riuscirono a violare l'imbattibilità degli Spurs battendoli per 1-0 al Pireo e stabilendo la prima vittoria di una squadra greca contro una squadra inglese[43].

La squadra del Pireo affrontò il Celtic di Kenny Dalglish, una delle più quotate squadre europee dell'epoca, nei trentaduesimi di finale della Coppa dei Campioni 1974-1975. A Celtic Park, dove il Celtic on aveva mai perso (27 vittorie e 9 pareggi) nelle coppe europee dal 1962 al 1974, l'Olympiakos passò in vantaggio con Milton Viera al 36° minuto, ma il Celtic pareggiò[44]. Nel ritorno, al Pireo, i greci si imposero per 2-0 sulla squadra campione di Scozia in carica con reti di Kritikopoulos e Stavropoulos[45]. Ai sedicesimi di finale fu l'Anderlecht a eliminare i greci dopo due partite al cardiopalma. Sconfitti per 5-1 all'andata, i greci, chiamati alla missione impossibile nella partita di ritorno in casa, sfiorarono clamorosamente l'impresa in un match caratterizzato dal controverso arbitraggio di Károly Palotai[46]: furono ben quattro le reti annullate all'Olympiakos, che vinse per 3-0 e che cercava il 4-0 per qualificarsi[47], e furono almeno tre i rigori netti negati alla squadra di casa[48], mentre Stavropoulos fu espulso senza un motivo valido[49]. La partita è nota in Grecia come il "massacro di Palotai"[50][51].

Dominio nei primi anni '80 e quarti di finale di Coppa UEFA (1975-1996)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le dimissioni di Goulandris nel 1975, la squadra attraversò un periodo di digiuno di vittorie nella seconda metà degli anni '70.

Nell'estate del 1979 il campionato greco divenne professionistico e Stavros Daifas divenne proprietario e presidente del club[3]. L'Olympiakos si riaffermò come potenza del calcio greco, vincendo 4 titoli consecutivi (1979-1980, 1980-1981, 1981-1982, 1982-1983) con un organico composto dal bomber Nikos Anastopoulos, da Martin Novoselac, Vicente Estavillo, Thomas Ahlström, Roger Albertsen, Maik Galakos, Tasos Mitropoulos, Takis Nikoloudis, Nikos Sarganis, Nikos Vamvakoulas, Giorgos Kokolakis, Vangelis Kousoulakis, Petros Michos, Takis Lemonis, Christos Arvanitis, Petros Xanthopoulos, Stavros Papadopoulos, Meletis Persias, Giorgos Togias e Kostas Orfanos.

Kazimierz Górski, allenatore polacco, fu artefice dei successi del 1980, del 1981 e del 1983 (nel 1981 ci fu il nono double nella storia del club, grazie alla vittoria della Coppa di Grecia)[3], mentre Alketas Panagoulias, già CT della nazionale greca e della nazionale statunitense, fu artefice del successo del 1982, ottenuto dopo una memorabile vittoria per 2-1 contro gli arcirivali del Panathinaikos (marcatori: Estavillo 6', Anastopoulos 69') in un match cruciale che si giocò all'ultimo turno a Volos[52]. Con Panagoulias l'Olympiakos si aggiudicò anche il titolo del 1986-1987, con una squadra formata da giocatori esperti in squadra dai primi anni '80 come Anastopoulos, Mitropoulos, Michos, Xanthopoulos e altri quali Miloš Šestić, Giorgos Vaitsis, Jorge Barrios, Andreas Bonovas, Alexis Alexiou e Vasilis Papachristou[3].

L'8 febbraio 1981 si verificò un evento drammatico, il disastro dello Stadio Karaiskakis. Presso il Gate 7 ventuno tifosi persero la vita dopo una corsa per celebrare la vittoria per 6-0 dell'Olympiakos contro l'AEK Atene[53].

Il periodo più oscuro nella storia del club fu quello vissuto dalla fine degli anni '80 alla metà degli anni '90.

Nel 1987 l'Olympiakos fu acquistato dall'uomo d'affari Giorgio Koskotas, che fu presto condannato per malversazione, lasciando la società fortemente indebitata. Il club attraversò un periodo di turbolenza amministrativa e sul campo la squadra, priva di una solida guida societaria, rimase nove stagioni senza conquistare il campionato (dal 1987-1988 al 1995-1996) nonostante potesse schierare grandi giocatori come l'ungherese Lajos Détári, l'ucraino Oleh Protasov e il polacco Andrzej Juskowiak, oltre a Juan Gilberto Funes, Bent Christensen, Hennadiy Lytovchenko, Yuri Savichev, Daniel Batista, Fabián Estay e ad una spina dorsale composta dai greci Vassilis Karapialis, Kiriakos Karataidis, Giotis Tsalouchidis, Nikos Tsiantakis, Giorgos Vaitsis, Minas Hantzidis, Theodoros Pahatouridis, Savvas Kofidis, Chris Kalantzis, Gιorgοs Mitsibonas, Ilias Talikriadis, Alekos Rantos, Panagiotis Sofianopoulos, Ilias Savvidis and Michalis Vlachos[3]. Furono questi i cosiddetti "anni di pietra dell'Olympiakos"[54].

Il club si aggiudicò la Coppa di Grecia 1989-1990 battendo in finale l'OFI Creta (4-2), la Coppa di Grecia 1991-1992 battendo in finale il PAOK (1-1 allo Stadio Toumba di Salonicco e 2-0 al Pireo) e la Supercoppa di Grecia 1992 battendo l'AEK Atene (3-1 allo Stadio Olimpico Spyros Louīs). La squadra, guidata dall'ex fuoriclasse ucraino Oleh Blochin, raggiunse i quarti di finale della Coppa delle Coppe 1992-1993, eliminando il Monaco di Arsène Wenger dopo una sofferta vittoria per 1-0 allo Stadio Louis II con un gol nei minuti finali di Giorgos Vaitsis e un pareggio a reti inviolate allo Stadio Karaiskakis nell'incontro di ritorno. A eliminare l'Olympiakos fu l'Atlético Madrid (1-1 al Pireo, 3-1 allo Stadio Vicente Calderón)[3].

L'epoca d'oro (1996-2010)[modifica | modifica wikitesto]

Sette titoli consecutivi, semifinale di Champions sfiorata (1996-2003)[modifica | modifica wikitesto]

Predrag Đorđević ha vinto 12 campionati greci con l'Olympiakos (record) e detiene il primato di gol segnati con l'Olympiakos da un calciatore straniero, con 158 gol in 493 partite ufficiali[55]
Giovanni ha vinto 5 campionati greci con l'Olympiakos e ha segnato 98 gols in 208 partite ufficiali con la squadra[56]

La situazione migliorò nel 1993, quando divenne presidente Socratis Kokkalis, il quale, avendo ottenuto dal governo greco il condono dei debiti della società, seppe presto far risorgere il club, riorganizzandolo e ristrutturandolo[3].

Nel 1996 arrivò l'allenatore bosniaco Dušan Bajević[3], che aveva abbandonato l'AEK Atene dopo un diverbio dovuto a questioni economiche. La squadra era già forte, potendo contare su Kyriakos Karataidis, Vassilis Karapialis, Grigoris Georgatos, Alexis Alexandris, Giorgos Amanatidis, Nikos Dabizas e Ilija Ivić. Il presidente ingaggiò tutti i migliori giovani talenti del panorama ellenico, vale a dire Predrag Đorđević e Stelios Giannakopoulos (entrambi dal Paniliakos), Refik Šabanadžović, Andreas Niniadis, Giorgos Anatolakis, Alexandros Kaklamanos, Alexis Alexandris, Giorgos Amanatidis, oltre al portiere Dimitris Eleftheropoulos, di ritorno dal prestito al Proodeftiki[3]. Molti di questi giocatori, fra cui il capitano Đorđević, avrebbero militato per tanti anni nell'Olympiakos.

L'Olympiakos tornò a vincere il campionato nel 1996-1997, con 12 punti di vantaggio sull'AEK Atene e 20 punti sul Panathinaikos. Fu il primo successo dopo nove anni e la prima pietra di un nuovo periodo di dominio assoluto in campo nazionale[3]. Nel 1997-1998 la squadra, puntellata con gli innesti di Dimitris Mavrogenidis, Siniša Gogić, Ilias Poursanidis e Peter Ofori-Quaye, rivinse il campionato, stavolta in modo più sofferto, prevalendo in una lotta con AEK Atene e Panathinaikos grazie ad una decisiva vittoria per 2-0 sul campo del Panathinaikos[57], distanziato alla fine di tre punti in classifica.

Nel 1997-1998, a dieci anni dall'ultima apparizione nella massima competizione calcistica continentale, l'Olympiakos tornò a disputare la Champions League, dove si piazzò terzo nel proprio gruppo nella fase a gironi, dietro a Real Madrid (futuro vincitore della competizione) e Rosenborg e davanti al Porto. Nello stesso anno vinse il titolo greco per la seconda volta consecutiva.

Il 1998-1999 fu una delle migliori stagioni nella storia del club[3], che in patria centrò il double campionato-Coppa di Grecia[3]: in campionato furono dieci i punti di vantaggio dall'AEK Atene secondo in classifica e 11 i punti dal Panathinaikos terzo; in coppa la squadra batté per 2-0 in finale il Panathinaikos con gol di Mavrogenidis al 54° e Ofori-Quaye al 90° minuto, pur avendo giocato per più di 60 minuti in inferiorità numerica[58]. Sul fronte europeo la squadra fu protagonista di un ottimo percorso in Champions League. Superato agevolmente l'Anorthosis nel secondo turno preliminare, l'Olympiakos approdò alla fase a gironi, dove ottenne 11 punti, frutto di 3 vittoria casalinghe contro Ajax (1-0), Porto (2-1) e Croazia Zagabria (2-0) e 2 pareggi esterni (2-2 contro il Porto e 1-1 contro la Croazia Zagabria) in 6 partite. Ai quarti di finale, contro la Juventus di Marcello Lippi, i greci limitarono i danni all'andata, segnando con Andreas Niniadis su calcio di rigore al 90° il gol del 2-1 di fronte a 10.000 sostenitori greci giunti al Delle Alpi[59]. Nella partita di ritorno l'Olympiacos dominò l'incontro: si portò in vantaggio al 12° di gioco con un colpo di testa di Siniša Gogić su cross di Grigoris Georgatos, sprecò con Giorgos Amanatidis una ghiotta occasione per raddoppiare (decisiva, sul suo colpo di testa ravvicinato, fu la respinta del portiere Michelangelo Rampulla)[60] e tenne in mano la qualificazione sino all'85° minuto, quando la Juventus riuscì a segnare il gol della qualificazione approfittando di un vistoso errore del portiere Dimitris Eleftheropoulos, eroe delle partite precedenti[60]. Nonostante la delusione europea, la stagione fu comunque molto positiva anche grazie al double domestico e fu senz'altro una delle più fruttuose dell'intera storia del club del Pireo[3].

Le successive quattro stagioni portarono altri quattro scudetti (1999-2000, 2000-2001, 2001-2002, 2002-2003) e videro l'Olympiakos ingaggiare giocatori di caratura internazionale quali Zlatko Zahovič, Giovanni, Christian Karembeu e Rivaldo, oltre a Pär Zetterberg, Zé Elias, Nery Castillo, Christos Patsatzoglou, Lampros Choutos e Stelios Venetidis.

Nel 1999-2000, nonostante le enormi aspettative suscitate dall'ottima stagione precedente e dagli arivi di Giovanni e Zahovič, la squadra non superò la fase a gironi della Champions League e l'11 novembre 1999 Bajević fu esonerato malgrado la squadra fosse prima in classifica in Grecia. Al suo posto subentrò Alberto Bigon, che fu esonerato il 10 aprile 2000, a 8 giornate dalla fine del campionato[61], malgrado la squadra fosse prima in classifica (con un punto sul Panathinaikos). Ioannis Matzourakis guidò la squadra alla vittoria del titolo con 8 vittorie nelle ultime 8 partite.

Nel 2000-2001 la squadra di Matzourakis si piazzò terza nel suo girone nella prima fase a gruppi della Champions League, a pari punti con il Template:Calcio Lione, che si qualificò come seconda. Contrasti con Giovanni e Choutos e dissapori con i tifosi portarono all'esonero del tecnico, che lasciò il posto al suo vice Takis Lemonis. L'Olympiakos continuò a dominare in patria, vincendo il suo 30° titolo nazionale, il quinto consecutivo, con 12 punti di vantaggio sul Panathinaikos e 17 sull'AEK Atene. Nella finale di Coppa di Grecia arrivò una sconfitta (2-4) contro il PAOK.

Nel 2001-2002 la squadra di Lemonis vinse un altro scudetto, il sesto consecutivo, stavolta in modo sofferto. L'Olympiakos chiuse a pari punti con l'AEK Atene, ma ebbe la meglio perché fece meglio negli scontri diretti. In Coppa di Grecia fu sconfitto in finale per 2-1 dall'AEK Atene, mentre in Champions League si piazzò ultimo nel suo girone di prima fase.

Dal 2002 al 2004 la squadra si traferì allo Stadio Georgios Kamaras, per consentire che lo Stadio Geōrgios Karaiskakīs fosse rinnovato in vista delle Olimpiadi di Atene 2004.

Nel campionato 2002-2003 il successo arrivò dopo un finale thrilling: alla 29esima giornata l'Olympiakos ospitò il Panathinaikos, capolista con tre punti di vantaggio sulla squadra del Pireo, cui sarebbe servita una vittoria. I biancorossi ebbero la meglio sui verdi per 3-0[62] (marcatori: Giovanni 3', Giannakopoulos 15' 48') allo Stadio Georgios Kamaras[62] e celebrarono il record di sette campionati vinti consecutivamente, traguardo dal sapore storico[63], poi bissato nel 2017. Meno fortunata l'avventura nelle coppe: in Coppa di Grecia arrivò un'eliminazione ai quarti di finale; in Champions League la compagine ellenica si piazzò ultima nel suo girone di prima fase.

Più difficile fu l'annata 2003-2004. Il nuovo allenatore, Oleh Protasov, che per quattro anni aveva vestito la maglia del club, fu esonerato il 17 marzo 2004. Lo rimpiazzò per due giorni il tecnico delle giovanili Siniša Gogić, prima della nomina di Nikos Alefantos, già alla guida del club in due occasioni nei decenni passati[64]. Sotto la sua gestione la squadra si piazzò seconda in campionato a due punti dal Panathinaikos, non riuscendo a vincere il sesto titolo consecutivo. In finale di Coppa di Grecia fu sconfitta per 3-1 dal Panathinaikos e in Champions League arrivò ultima nel girone vinto dalla Juventus poi finalista.

Cinque titoli consecutivi e due partecipazioni di fila alla Champions League (2004-2010)[modifica | modifica wikitesto]

Rivaldo, Pallone d'oro 1999 e Campione del mondo 2002 con il Brasile, vestì la maglia dell'Olympiakos dal 2004 al 2007

Nel 2004 l'Olympiakos richiamò in panchina Dušan Bajević e ingaggiò il 32enne fuoriclasse brasiliano Rivaldo, Pallone d'oro 1999 e Campione del mondo 2002 con il Brasile. Con lui arrivò Antonis Nikopolidis, Campione d'Europa 2004 con la Grecia. Alla fine della stagione arrivò un altro double nazionale. Il campionato fu vinto con un solo punto di vantaggio sul Panathinaikos, la Coppa di Grecia con un 3-0 in finale all'Aris. In Champions League il percorso della squadra fu dignitoso, con 10 punti guadagnati in un difficile girone con Liverpool (poi vincitore del torneo), Monaco e Deportivo La C. e qualificazione sfumata negli ultimi quattro minuti di gioco dell'ultimo match giocato ad Anfield contro il Liverpool.

Il 17 giugno 2005 Bajević lasciò il posto al norvegese Trond Sollied[65]. La campagna acquisti previde gli arrivi dell'attaccante cipriota Michalis Konstantinou dal Panathinaikos, del difensore Michalis Kapsis dal Bordeaux e del centrocampista Yaya Touré dal Metalurh Donec'k. In campionato 2005-2006 l'Olympiakos trionfò per la 34esima volta, vincendo tutti e quattro i derby contro Panathinaikos e AEK Atene, impresa riuscita in precedenza solo nel 1972-1973, con uno score di 11 gol fatti e 3 subiti. L'AEK Atene fu sconfitto dall'Olympiakos anche nella finale della Coppa di Grecia per 3-0, successo che valse il secondo double consecutivo per gli uomini allenati da Sollied. In campionato la squadra stabilì una striscia di 16 vittorie consecutive, battendo il suo precedente record il calcio greco[66].

Dopo una stagione da record, nel 2006 Trond Sollied volle in squadra Michał Żewłakow, Júlio César e Tomislav Butina. Dopo deludenti risultati in Champions League fu esonerato alla fine del 2006 e sostituito da Takis Lemonis, che portò in prima squadra Vasilis Torosidis e condusse la compagine biancorossa alla vittoria del terzo campionato di fila, anche se fallì la conquista della Coppa di Grecia a causa di una sorprendente eliminazione contro il PAS Giannina[67].

Nell'estate del 2007 l'Olympiakos attuò una campagna acquisti molto dispendiosa, con gli arrivi di Luciano Galletti, Darko Kovačević, Raúl Bravo, Lomana LuaLua, Cristian Ledesma e Leonel Núñez. Tornò in squadra il difensore Paraskevas Antzas e fu ingaggiato anche il talentuoso attaccante Konstantinos Mitroglou, 19 anni, proveniente dal Borussia M'gladbach. La cessione del messicano Nery Castillo allo Šachtar fu la più costosa nella storia del calcio greco (20 milioni di euro[68], 5 dei quali finirono nelle tasche del giocatore per via di un accordo siglato in precedenza)[69]. Il ruolo di direttore sportivo fu affidato a Ilija Ivić.

In campionato la squadra non partì bene, ma in Champions League disputò un ottimo girone e, grazie al secondo posto (11 punti, gli stessi del Real Madrid), si qualificò per gli ottavi di finale a spese di Werder Brema e Lazio[70], prima di essere eliminata agli ottavi di finale dal Chelsea. A causa del cattivo rendimento in campionato Sokratis Kokkalis esonerò Takis Lemonis e lo sostituì con José Segura, che portò l'Olympiakos alla conquista del titolo, il quarto consecutivo, e della Coppa di Grecia (battuto in finale l'Arīs Salonicco per 2-0), prima di dimettersi.

L'estate del 2008 vide l'Olympiakos proseguire nella politica di rafforzamento, con gli ingaggi di Dudu Cearense, Avraam Papadopoulos, Diogo Luis Santo e Matt Derbyshire. Come allenatore fu assunto lo spagnolo Ernesto Valverde , che firmò un triennale[71]. La stagione iniziò con alcune sconfitte, tra cui quelle che portarono all'eliminazione dalla Champions League nel terzo turno preliminare contro l'Anorthosis. Retrocessa in Coppa UEFA, la squadra si qualificò per la fase a gironi, che superò prima di cadere ai sedicesimi di finale contro il Saint-Étienne. In campionato accusò inizialmente dei problemi in trasferta, ma vinse poi campionato (il quinto consecutivo) e coppa nazionale, stabilendo il proprio 14° double domestico.

Nel maggio 2009 fu reso noto che il contratto con Valverde non sarebbe stato rinnovato per dissapori di natura economica e che alla guida tecnica della squadra sarebbe stato posto, dalla stagione seguente, il georgiano Temuri Ketsbaia. Nell'estate del 2009 l'Olympiakos ingaggiò Olof Mellberg dalla Juventus per 2,5 milioni di euro[72], Jaouad Zairi dall'Asteras Tripolīs ed Enzo Maresca dal Siviglia. Rientrarono dai prestiti Raúl Bravo (dal Real Madrid), Georgios Katsikogiannis e Cristian Ledesma. Dopo sole sei giornate del campionato 2009-2010 Ketsbaia fu esonerato malgrado avesse ottenuto 5 vittorie e un pareggio e fu sostituito prima ad interim dal montenegrino Božidar Bandović e poi dal brasiliano Zico. Sotto la guida dell'ex stella della nazionale brasiliana la squadra andò bene in campionato sino all'inverno e in Champions League, pur penalizzata da molti infortuni, si qualificò per gli ottavi di finale finendo seconda nel girone, a soli tre punti dall'Arsenal capolista[73]. Il 19 gennaio 2010 Zico fu esonerato dopo aver ottenuto una sola vittoria in quattro partite e rimpiazzato con Bandović. A febbraio l'Olympiakos fu eliminato agli ottavi di Champions League dal Bordeaux, vittorioso in casa (1-0) e, in extremis, in trasferta (2-1). I biancorossi conclusero il campionato al secondo posto, a sei punti dal Panathinaikos, pur avendo battuto i verdi per 2-0 con doppietta di Mitroglu nel novembre 2009[74]. Fu l'ultima stagione con Sokratis Kokkalis alla guida del club: il presidente lasciò l'incarico dopo due decenni.

Altri sette titoli consecutivi (2010-oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Olof Mellberg arrivò all'Olympiakos nel 2009

Nel 2010 il club passò nelle mani del magnate Evangelos Marinakis[3]. Durante la sua prima stagione come presidente, egli riportò in panchina Ernesto Valverde e ingaggiò calciatori di spessore internazionale come Albert Riera, Ariel Ibagaza, Kevin Mirallas, Marko Pantelić e François Modesto[3]. La squadra vinse il campionato 2010-2011 per la 38esima volta nella sua storia, con 13 punti di vantaggio dal Panathinaikos secondo.

In vista della nuova stagione arrivarono Jean Makoun, Pablo Orbaiz, Iván Marcano, Rafik Djebbour e Djamel Abdoun. La compagine del Pireo non tradì le attese e nel 2011-2012 mise in bacheca il 39° titolo e la 25esima Coppa di Grecia della sua storia[3]. In Champions League ben figurò in un difficile girone con Arsenal, Borussia Dortmund e O. Marsiglia, ma, nonostante i 9 punti ottenuti grazie a due prestigiose vittorie interne contro Arsenal e Dortmund (entrambe per 3-1) e una vittoria esterna contro il Marsiglia (1-0), persero la qualificazione all'ultima giornata a causa della vittoria del Marsiglia in casa del Dortmund (3-2), raggiunta con due gol segnati negli ultimi cinque minuti di partita, dopo che il Dortmund si era portato sul 2-0[3]. L'Olympiakos proseguì il cammino europeo in Europa League, dove ai sedicesimi di finale eliminò il Rubin Kazan' (1-0 in casa e in trasferta), prima di cadere per la regola dei gol fuori casa contro il Metalist negli ottavi (vittoria esterna per 1-0 con gol di David Fuster e sconfitta interna per 2-1 al Pireo, dopo essere stati in vantaggio fino all'81° minuto e aver colpito due pali nel primo tempo)[3].

Nel 2012 Ernesto Valverde annunciò la sua decisione di tornare in Spagna e fu sostituito con il portoghese Leonardo Jardim[3], che fu clamorosamente esonerato il 19 gennaio 2013, con la squadra prima con 10 punti di vantaggio sulla seconda in campionato. La compagine del Pireo si era piazzata terza nel girone di Champions League, con 3 vittorie e 3 sconfitte in 6 partite. Dal 19 gennaio al 3 febbraio 2013 fu guidata ad interim da Antonios Nikopolidis, prima dell'ingaggio dello spagnolo Míchel, che guidò la squadra alla vittoria del 40° titolo nazionale (che diede diritto alla quarta stella sulla maglia[3]) con 15 punti di vantaggio sul PAOK e 5 giornate di anticipo rispetto alla fine del torneo e della 26esima Coppa di Grecia (3-1 in finale all'Asteras Tripolis): fu il 16esimo double per il club ateniese. Nel febbraio 2013 fu il Levante a eliminare l'Olympiakos nei sedicesimi di finale di Europa League.

La campagna acquisti dell'estate 2013 vide arrivare al Pireo Javier Saviola, Joel Campbell, Roberto, Alejandro Domínguez, Vladimír Weiss, Delvin N'Dinga e Leandro Salino. La squadra di Míchel visse un'ottima stagione a livello nazionale e internazionale[3]. Si piazzò secondo nel girone di Champions League con 10 punti, qualificandosi per gli ottavi di finale della competizione per la terza volta in sei anni. Qui vinse in casa contro il Manchester United per 2-0 (marcatori: Alejandro Domínguez 38', Campbell 55') una partita dominata[3], ma perse per 3-0 nel ritorno a Old Trafford. Senza problemi, invece, il cammino nel campionato greco 2013-2014, vinto (41° titolo) con addirittura 17 punti di vantaggio sul PAOK secondo[3].

Malgrado due vittorie di prestigio contro Atletico Madrid e Juventus, la squadra uscì nella fase a gironi della Champions League 2014-2015, piazzandosi terza e accedendo comunque all'Europa League. Il 6 gennaio 2015, con l'Olympiakos ad un solo punto dal PAOK capolista in campionato, Míchel fu esonerato e sostituito con il portoghese Vítor Pereira. In Europa League la squadra fu eliminata ai sedicesimi di finale dal Dnipro poi finalista, ma riuscì a centrare la 17esima accoppiata scudetto-Coppa di Grecia (12 punti di vantaggio sul Panathinaikos secondo in campionato e 3-1 in finale di coppa allo Skoda Xanthī)[75]

Nel luglio 2015 la panchina dell'Olympiakos passò al portoghese Marco Silva. Con lui il club greco conquistò il 43° campionato greco con 6 giornate di anticipo (nuovo record per il calcio greco), segnalandosi soprattutto per il record di 17 vittorie consecutive (risultato senza precedenti in Europa)[76], e perse per 2-1 la finale di Coppa di Grecia contro l'AEK Atene. Terzo con 3 vittorie e 3 sconfitte in 6 partite nel girone di Champions League, in Europa League l'Olympiakos fu eliminato dall'Anderlecht ai sedicesimi di finale. Alla fine della stagione, conclusa con altre 8 vittorie di fila, a sorpresa il portoghese decise di dimettersi per ragioni personali.

Nel giugno 2016 fu ingaggiato l'allenatore spagnolo Víctor Sánchez, che si dimise dopo due mesi a causa dell'eliminazione contro l'Hapoel Be'er Sheva nel terzo turno preliminare di Champions League. Gli successe il portoghese Paulo Bento, esonerato il 6 marzo 2017 con la squadra prima in campionato con 7 punti di vantaggio sulla seconda. Al suo posto subentrò Vasilis Vouzas, prima del ritorno di Takis Lemonis il 23 marzo. La compagine del Pireo si aggiudicò con una giornata di anticipo il suo 44° titolo nazionale, il settimo consecutivo e il 19° in 21 anni[77], eguagliando il record di sette titoli consecutivi stabilito nel 2003.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

La maglia tipica dell'Olympiakos è a righe bianche e rosse verticali e i pantaloncini e i calzettoni invece possono essere sia bianchi, sia rossi. Durante la propria storia la maglia ha subito mutazioni a secondo del numero di strisce presenti sulla maglia, ma ultimamente la maglia è costituita da righe rosse e bianche di pari numero e pari larghezza. La maglia da trasferta, di solito, è nera mentre la terza maglia è argento.

Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
1971
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
1978
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
1979
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
1985
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
2008
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
2009

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stadio Karaiskákis e Olympiakó Stádio Spyros Louis.
Stadio Karaiskákis,Olympiakos vs Chelsea (Champions League).

Lo Stadio Karaiskákis, è situato nella zona Faliro, un quartiere del Pireo. Prende il nome da Giorgios Karaiskakis, eroe nazionale della guerra d'indipendenza greca.

Lo stadio fu costruito nel 1895 come velodromo per ospitare gli eventi di ciclismo per le olimpiadi estive del 1896. Il suo nome originario era Neo Phaliron Velodrome. L'Olympiakos cominciò ad usare questo stadio sin dalla sua fondazione nel 1925. Nel 1964 lo stadio fu rinnovato, prendendo l'attuale nome e la forma che aveva fino al 2003, cioè con la pista di atletica intorno al terreno di gioco.

La storia dello Karaiskakis e dell'Olympiakos è stata segnata dalla peggior tragedia dello sport greco, conosciuta come "disastro dello stadio Karaiskakis". L'8 febbraio 1981 l'Olympiakos ospitò l'AEK, gara finita per 6-0 ed evento senza precedenti, perché l'Olympiakos mai si era imposto con uno scarto così grande su un'altra squadra ospitata al Pireo. Durante gli ultimi minuti di gioco centinaia di tifosi dell'Olympiakos si precipitarono verso il Gate 7, l'uscita principale, per festeggiare con i giocatori, ma le porte erano chiuse e i tornelli rimasero quasi tutti bloccati, impedendo l'uscita delle persone. Mentre la gente continuava a scendere dalle tribune, incapace di vedere cosa stesse succedendo, il Gate 7 diventò una trappola mortale: furono schiacciate tantissime persone, decine di tifosi furono gravemente feriti e 21 giovani morirono per soffocamento.

Nel 1984 l'Olympiakos abbandonò il Karaiskakis temporaneamente per andare a giocare nell'appena costruito Stadio Olimpico di Atene. Dopo cinque anni nello stadio olimpico la squadra tornò a giocare al Karaiskakis, dove rimase fino al 1997, per poi tornare allo stadio olimpico. Nel 2002 lo stadio Olimpico fu chiuso per i lavori di rinnovo per le Olimpiadi estive di Atene del 2004 e quindi la squadra dovette trasferirsi allo Stadio Georgios Kamaras a Rizoupoli, stadio di casa dell'Apollon Smirne. L'Olympiakos rimase in questo stadio per due anni.

Lo stadio Karaiskakis, oramai in rovina, fu affidato all'Olympiakos. Il club ebbe l'obbligo di ricostruirlo e di rimuovere la pista di atletica, lasciando soltanto il campo di calcio. Questo fu richiesto perché lo stadio doveva ospitare le partite di calcio delle olimpiadi. In cambio l'Olympiakos ottenne il diritto all'uso esclusivo dello stadio fino al 2052, coprendo tutti i costi di manutenzione e pagando il 15% delle entrate, allo Stato. Il vecchio stadio fu demolito nella primavera del 2003 e fu ricostruito nel tempo record di 14 mesi. Fu completato il 30 giugno 2004, per un costo totale di 60 milioni di euro.

Oggi il Karaiskakis è uno degli stadi più moderni d'Europa. Ospita anche il museo dell'Olympiakos e numerosi servizi.

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Presidente Periodo
Grecia Michalis Manouskos 1925-1928, 1937-1939, 1945-1950
Grecia Thanassis Mermingas 1929-1931, 1953-1954
Grecia Takis Zakkas 1931, 1936
Grecia Giannis Andrianopoulos 1932, 1933-1935
Grecia Giannis Barbaressos 1946-
Grecia Giorgos Andrianopoulos 1954-1967
Grecia Kostas Bousakis 1967-1969
Grecia Tassos Ikonomou 1969-1970
Grecia Eftichios Goumas 1970-1971
Grecia Aristidis Skilitsis 1971
Grecia Dimitris Vardanis 1971-1972
Grecia Nikolaos Goulandris 1972-1975
Grecia Kostas Thanopoulos 1975, 1976-1978
Grecia Periklis Lanaras 1975
Grecia Iraklis Tsitsalis 1978-1979
Grecia Stavros Daifas 1979-1985, 1986, 1992-1994
Grecia Nikos Efthimiou 1986
Grecia Georgios Koskotas 1987-1988
Grecia Argiris Saliarelis 1988-1992
Grecia Giorgos Banasakis 1992
Grecia Sokratis Kokkalis 1993-2011
Grecia Evangelos Marinakis 2011

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Allenatori del P.A.E. Olympiakos S.F.P.
Allenatore Nazionalità Periodo
Ioannis Andrianopoulos Grecia Grecia 1925–1927
József Kováts Ungheria Ungheria 1930–1932
Jan Kopsiva Rep. Ceca Rep. Ceca 1927–1930, 1933–1934,
1936–1937
Peter Pispaloou Germania Germania 1934–1935
Nikolaos Panopoulos Grecia Grecia 1935–1936
Peter Lantz Austria Austria 1937–1938
Tibor Esser Ungheria Ungheria 1932–1933, 1938
Themistoklis Asderis Grecia Grecia 1945–1947
Theologis Symeonidis Grecia Grecia 1948–1950, 1954–1955
Konstantinos Negropontis Grecia Grecia 1955
Ioannis Helmis
Vangelis Helmis
Grecia Grecia 1950–1954, 1956
Prvoslav Dragićević bandiera Jugoslavia 1956–1957
Tibor Kemény Ungheria Ungheria 1957–1958
Bruno Vale Italia Italia 1958–1960
Kiril Simonovski bandiera Jugoslavia 1960–1962
Alekos Hatzistavridis Grecia Grecia 1962
Ioannis Helmis Grecia Grecia 1962–1963
Andras Dolgos Ungheria Ungheria 1963–1964
Nandor Cserna Ungheria Ungheria 1964–1965
Márton Bukovi Ungheria Ungheria 1965–1967
Thanassis Soulis Grecia Grecia 1967–1968
Ljubiša Spajić bandiera Jugoslavia 1968–1969
Thanassis Bebis Grecia Grecia 1969
Stjepan Bobek bandiera Jugoslavia 1969–1970
Ilias Yfantis Grecia Grecia 1970
Dan Georgiadis Grecia Grecia 1970–1971
Vassilis Petropoulos Grecia Grecia 1971, 1975–1977
Georgios Darivas Grecia Grecia 1971, 1975–1976
Alan Ashman Inghilterra Inghilterra 1971–1972
Vic Buckingham Inghilterra Inghilterra 1975–1976
Les Shannon Inghilterra Inghilterra 1976–1977
Todor Veselinović bandiera Jugoslavia 1977–1980
Kazimierz Górski Polonia Polonia 1980–1983
Helmut Senekowitsch Austria Austria 1984
Thanassis Bebis Grecia Grecia 1980, 1984, 1985
Allenatore Nazionalità Periodo
Alketas Panagoulias Grecia Grecia 1981, 1986–1987
Heinz Höher Germania Germania 1983
Nikos Alefantos Grecia Grecia 1984, 1995
Georg Keßler Paesi Bassi Paesi Bassi 1984–1985
Antonis Georgiadis Grecia Grecia 1985–1986
Giannis Gounaris Grecia Grecia 1988
Pavlos Grigoriadis Grecia Grecia 1988, 1989
Jacek Gmoch Polonia Polonia 1988–1989
Miltos Papapostolou Grecia Grecia 1989–1990
Imre Komora Ungheria Ungheria 1990
Oleg Blochin Ucraina Ucraina 1990–1993
Ljupko Petrović bandiera Jugoslavia 1993
Kostas Polychroniou Grecia Grecia 1994–1995
Stavros Diamantopoulos Grecia Grecia 1995–1996
Meletis Persias Grecia Grecia 1996
Dušan Bajević Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina 1996–2000, 2004–2005
Alberto Bigon Italia Italia 2000
Ioannis Matzourakis Grecia Grecia 2000–2001
Takis Lemonis Grecia Grecia 2001–2003
Oleh Protasov Ucraina Ucraina 2003–2004
Trond Sollied Norvegia Norvegia 2005–2006
Takis Lemonis Grecia Grecia 2006–2007
Jose Segura Spagna Spagna 2008
Ernesto Valverde Spagna Spagna 2008–2009
Temur Kezbaia Georgia Georgia 2009
Zico Brasile Brasile 2009–2010
Božidar Bandović Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina 2010
Ewald Lienen Germania Germania 2010
Ernesto Valverde Spagna Spagna 2010–2012
Leonardo Jardim Portogallo Portogallo 2012
José Miguel González Spagna Spagna 2013–2015
Vítor Pereira Portogallo Portogallo 2015
Marco Silva Portogallo Portogallo 2015–2016
Víctor Sánchez del Amo Spagna Spagna 2016
Paulo Bento Portogallo Portogallo 2016-2017
Vasilis Vouzas Grecia Grecia 2017
Takis Lemonis Grecia Grecia 2017-

Giocatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Calciatori del P.A.E. Olympiakos S.F.P.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1930-1931, 1932-1933, 1933-1934, 1935-1936, 1936-1937, 1937-1938, 1946-1947, 1947-1948, 1950-1951, 1953-1954, 1954-1955, 1955-1956, 1956-1957, 1957-1958, 1958-1959, 1965-1966, 1966-1967, 1972-1973, 1973-1974, 1974-1975, 1979-1980, 1980-1981, 1981-1982, 1982-1983, 1986-1987, 1996-1997, 1997-1998, 1998-1999, 1999-2000, 2000-2001, 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006, 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009, 2010-2011, 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017
1946-1947, 1950-1951, 1951-1952, 1952-1953, 1953-1954, 1956-1957, 1957-1958, 1958-1959, 1959-1960, 1960-1961, 1962-1963, 1964-1965, 1967-1968, 1970-1971, 1972-1973, 1974-1975, 1980-1981, 1989-1990, 1991-1992, 1998-1999, 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008, 2008-2009, 2011-2012, 2012-2013, 2014-2015
1980 (Non ufficiale), 1987, 1992, 2007

Competizioni europee[modifica | modifica wikitesto]

1963

Altri piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Campionato greco
secondo posto 1938-1939, 1948-1949, 1952-1953 1960-1961, 1961-1962, 1963-1964, 1967-1968, 1968-1969, 1971-1972, 1976-1977, 1978-1979, 1983-1984, 1988-1989, 1990-1991, 1991-1992, 1994-1995, 2003-2004, 2009-2010
  • Coppa di Grecia
finalista 1956, 1966, 1969, 1974, 1976, 1986, 1988, 1993, 2001, 2002, 2004
finalista 1990

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Giocatori dell'Olympiakos prima di un match di Champions League.

L'Olympiakos era la squadra che aveva subito la peggiore sconfitta nella storia della Champions League, perdendo 7-0 a Torino contro la Juventus nel 2003 (il record negativo ora appartiene al Beşiktaş, che ha perso per 8-0 contro il Liverpool). Ha anche ottenuto una larga vittoria per 6-2 contro il Bayer Leverkusen allo Stadio Rizoupoli di Atene nel 2002. Nonostante il suo quasi incontrastato dominio nazionale, l'Olympiakos non è ancora riuscito a imporsi a livello europeo.

I migliori risultati nelle coppe europee risalgono alla Coppa delle Coppe 1992-1993 quando l'Olympiakos raggiunse i quarti di finale venendo eliminato dall'Atletico Madrid e alla UEFA Champions League 1998-1999 quando furono eliminati dalla Juventus sempre ai quarti di finale.

L'Olympiakos annovera 23 partecipazioni alla UEFA Champions League, 10 alla Coppa delle Coppe e 14 all'Europa League.

Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Principalmente i tifosi sono della città del Pireo, dove il club è situato. La popolarità del club incrementò intorno agli anni 50, quando la squadra cominciò a collezionare record e trofei in serie e diventò così il club più tifato in Grecia. Tradizionalmente, l'Olympiakos è usato per rappresentare la classe operaia, ma il club attrae fan di tutte le classi sociali e i loro ultrà non sono associati a nessuna di esse.

L'Olympiakos è il club greco più popolare secondo i sondaggi. Molti quotidiani e riviste dicono che il club ha una popolarità intorno al 29-37% tra i tifosi e 20,3-29,3% tra la popolazione totale. Il club è molto popolare al Pireo, dove è tifato da più di metà della popolazione. È anche il club più tifato ad Atene, con una percentuale del 45,1%. Fuori da Atene, il club è il più popolare nella Grecia centrale, nel Peloponneso, nella zona di Salonicco e nelle isole dell'Egeo e dello Ionio.

Nel 2006, l'Olympiakos è stato inserito nella top ten dei club con più tifosi abbonati. È al nono posto proprio sopra al Real Madrid. Nell'aprile del 2006 vantava 83.000 tifosi iscritti.

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

La tifoseria dell'Olympiakos ha un forte gemellaggio con la torcida della Stella Rossa di Belgrado. Questo gemellaggio è detto de "i fratelli ortodossi". Recentemente, hanno anche inserito in questo gruppo lo Spartak Mosca.

Il principale rivale dell'Olympiakos è il Panathinaikos; la sfida è chiamata "derby degli eterni rivali". È il principale derby di Atene e di tutta la Grecia. Infatti sono i due club più importanti e titolati del paese. La rivalità è dovuta anche alle divergenze culturali, sociali e religiose. Infatti l'Olympiakos tradizionalmente rappresenta la classe operaia mentre il Panathinaikos è considerata la squadra dell'alta società di Atene.

Un'altra rivalità è quella con l'AEK, a causa della vicinanza e della forte rivalità in campo. Altre forti rivalità sono con il PAOK e l'Ethnikos Pireo, la seconda squadra del Pireo.

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Rosa attuale[modifica | modifica wikitesto]

N. Ruolo Giocatore
3 Spagna D Alberto Botía
4 Togo C Alaixys Romao
6 Marocco D Manuel da Costa
7 Grecia C Kostas Fortounis
8 Grecia C Andreas Bouchalakis
9 Paraguay A Óscar Cardozo
10 Argentina C Alejandro Domínguez
11 Germania C Marko Marin
17 Iran A Karim Ansarifard
18 Norvegia A Tarik Elyounoussi
19 Argentina C Esteban Cambiasso
22 Francia D Aly Cissokho
24 Spagna D Alberto de la Bella
N. Ruolo Giocatore
27 Grecia P Stefanos Kapino
28 Portogallo C André Martins
31 Italia P Nicola Leali
32 Grecia C Thanasis Androutsos
33 Grecia P Lefteris Choutesiotis
36 Brasile D Bruno Viana
43 Grecia D Dimitrios Nikolaou
44 Ecuador D Juan Carlos Paredes
45 Grecia D Panagiotis Retsos
52 Grecia C Giorgos Manthatis
77 Portogallo D Diogo Figueiras
92 Brasile C Sebá

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Altre sezioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Olympiakos Syndesmos Filathlōn Peiraiōs (pallacanestro maschile), Olympiakos Syndesmos Filathlōn Peiraiōs (pallavolo maschile), Olympiakos Syndesmos Filathlōn Peiraiōs (pallavolo femminile) e Olympiakos (pallanuoto).

La polisportiva Olympiakos oltre alla famosa sezione calcistica comprende anche sezioni di altri 16 sport, tra le quali le più note sono quelle di basket, pallanuoto e pallavolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.worldfootball.net/winner/gre-supercup/
  2. ^ (EN) Olympiacos trophies, Olympiacos.org.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai (EN) Olympiacos FC History, olympiacos.org.
  4. ^ (EN) FIFA letter to Olympiacos F.C.: "The dynamism and commitment of the Olympiacos team have enabled them to win this title for the fifth time in succession and 42 overall. It is even the fifth time they have managed a series of five or more consecutive championships: a world record. What an achievement!", sport24.gr.
  5. ^ (EN) FIFA and Sepp Blatter congratulate Olympiacos, redplanet.gr.
  6. ^ (EL) Αφιέρωμα στον τελικό Κυπέλλου Ελλάδος, e-soccer.gr.
  7. ^ (EN) Unbeaten Champions in Greece: Olympiacos six times (1937, 1938, 1948, 1951, 1954 and 1955), rsssf.com.
  8. ^ (EL) Ο Ολυμπιακός έχει πάρει αήττητος τον τίτλο το 1937, το 1938, το 1948, το 1951, το 1954 και το 1955, gavros.gr.
  9. ^ (EN) Olympiacos FC presented the side's new shirt, the first one with four stars above the club's crest, olympiacos.org.
  10. ^ (EN) 1998–99 Champions League quarter-finals, UEFA.com.
  11. ^ (EN) Olympiacos FC, UEFA.com.
  12. ^ (EN) Concentration of people supporting the most popular club (page 41), Greece: Olympiacos 26% (PDF), UEFA sixth club licensing benchmarking report on European club football, UEFA, 17 aprile 2014.
  13. ^ "Red and White" Olympiacos moments in New York, Greek Reporter USA (usa.greekreporter.com), 4 giugno 2011
  14. ^ (EL) Η Ιστορία του Ολυμπιακού, olympiacos.org.
  15. ^ (EN) Peiraias Regional Championship, rsssf.com.
  16. ^ (EN) 90 years Olympiacos, sdna.gr.
  17. ^ (EL) Panathinaikos–Olympiacos 1–6, redsagainsthemachine.gr.
  18. ^ (EL) Οι ποδοσφαιριστές στο μέτωπο της Αλβανίας (Calciatori greci al fronte), theopeppasblog.
  19. ^ (EL) Ο Θρυλικός ήρωας, Νίκος Γόδας (L'eroe leggendario, Nikos Godas), redplanet.gr.
  20. ^ (EN) The Nikos Godas story, pefonl.gr.
  21. ^ (EL) Εκτελέστε με, με τη φανέλα του Ολυμπιακού Βίντεο με τη συγκλονιστική ιστορία του Νίκου Γόδα, onalert.gr.
  22. ^ (EN) Olympiacos, a true Greek Legend, FIFA.
  23. ^ (EN) Olympiakos (Greece), Soccer Anthems.
  24. ^ (EN) Olympiacos–Milan 2–2, UEFA.
  25. ^ a b c (EL) Όταν ο Ολυμπιακός, το 1959, συνάντησε τη Μίλαν, retrosport.
  26. ^ a b (EN) Balkans Cup, rsssf.com.
  27. ^ a b c (EN) 2nd Balkan Cup 1961/63, rsssf.com.
  28. ^ (EN) Το Βαλκανικό Κύπελλο του 1963, redsagainsthemachine.gr.
  29. ^ a b (EL) Όταν έφυγε ο Μπούκοβι, gavros.gr.
  30. ^ a b (EL) Του Μπούκοβι η ομαδάρα, gavros.gr.
  31. ^ (EL) Trikala-Olympiacos 0–5, 12 giugno 1966, foto e video rari, fatsimare.gr.
  32. ^ (EL) Trikala-Olympiacos 0–5, documentario, Sportime newspaper via YouTube.com.
  33. ^ (EL) Ο Μίτσελ ξεπέρασε τον Μπούκοβι, paraskhnio.gr.
  34. ^ (EL) Άδικο το 4–0, gavros.gr.
  35. ^ (EL) Του Μπούκοβι την ομαδάρα anthem, YouTube.com.
  36. ^ (EL) Χούντα και Ανδριανόπουλος (2), redsagainsthemachine.gr.
  37. ^ (EN) Υπόθεση Κούδα, redsagainsthemachine.gr.
  38. ^ (EL) Η νύχτα που έφυγε ο Μπούκοβι, newsbeast.gr.
  39. ^ (EL) Ο "θρύλος" που έριξε άγκυρα στο Λιμάνι, kathimerini.gr.
  40. ^ (EL) Η νύχτα που έφυγε ο Μπούκοβι, redsagainsthemachine.gr.
  41. ^ (EL) Νίκος Γουλανδρής: "Εσείς τον θέλετε Ολυμπιακό, εγώ Ολυμπιακάρα", redsagainsthemachine.gr.
  42. ^ a b (EL) Όταν απέκλεισε την Κάλιαρι, redplanet.gr.
  43. ^ (EL) Ολυμπιακός: Ευρωπαϊκή παρουσία τη δεκαετία του 1970, olympiacoscfp1925.
  44. ^ (EL) Ο Ολυμπιακός ταπείνωσε την Σέλτικ του Νταλγκλίς, sportday.gr.
  45. ^ (EL) Όταν γονάτισε τη Σέλτικ, gavros.gr.
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  48. ^ (EL) Η αλήθεια για τον Παλοτάι, sport24.gr.
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  51. ^ (EL) Ο Θρύλος, η Αντερλεχτ και ο Παλοτάι, sportday.gr.
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  55. ^ (EL) Πρέντραγκ Τζόρτζεβιτς, sdna.gr.
  56. ^ (EL) Tζιοβάνι Σίλβα ντε Ολιβέιρα: Όταν η μαγεία συναντά τη χημεία, onsports.gr.
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  58. ^ (EL) Ολυμπιακός–Παναθηναικός 2–0, Τελικός Κυπέλλου 1999, YouTube.com.
  59. ^ (EL) Όπου κι αν βρίσκεσαι, θ'ακολουθήσω, gavros.gr.
  60. ^ a b (EL) Στο Ντέλε Άλπι και ο... αέρας του ΟΑΚΑ, redplanet.gr.
  61. ^ Bigon: «Ho trasformato Sion in una piccola Napoli», Il Sole 24 Ore, 2007.
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  63. ^ (EL) Seven to Heaven, redplanet.gr.
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  65. ^ (EN) Greek champions Olympiacos name Sollied as coach, BBC, 17 giugno 2005.
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  67. ^ (EL) Ολυμπιακός–ΠΑΣ Γιάννινα 2–1, contra.gr.
  68. ^ (EN) Big spending Shakhtar eager to make splash in Europe, Reuters.
  69. ^ (ES) El mexicano Nery Castillo, del Olympiakos, al Shakhtar Donetsk, Soccerway.com.
  70. ^ (EN) Real Madrid finish top of Champions League Group C, Olympiacos also go through after cruising past Werder Bremen 3–0, CNN.
  71. ^ Lemonis leaves Olympiacos post, UEFA, 12 marzo 2008.
  72. ^ (EN) Mellberg joins Olympiakos from Juventus, goal.com.
  73. ^ (EN) Olympiacos–Arsenal 1–0, BBC.co.uk.
  74. ^ (EN) Olympiacos–Panathinaikos 2–0: Mitroglou Double Takes Thrylos Top, goal.com.
  75. ^ (EN) Olympiacos wins 17th double beating Xanthi in Greek Cup final, enikos.gr.
  76. ^ L' Olympiacos scrive la storia del calcio europeo, Radio Libera Tutti, 15 gennaio 2016.
  77. ^ Olympiacos campione di Grecia: c'è anche la firma di Leali, goal.com, 25 aprile 2017.
  78. ^ http://www.olympiacos.org/coach

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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