Olivina

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Olivina
Olivine-gem7-10a.jpg
Classificazione Strunz9.AC.05
Formula chimica(Mg,Fe)2SiO4
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallinotrimetrico
Sistema cristallinorombico
Parametri di cellaa 4,78, b 10,25, c 6,3
Gruppo puntuale2/m 2/m 2/m
Gruppo spazialePbnm
Proprietà fisiche
Densità3,27 - 4,20 g/cm³
Durezza (Mohs)6,5 - 7
Sfaldaturadistinta in due direzioni a 90° tra di loro
Fratturaconcoide
Coloreda giallo a verde (oliva), bruno
Lucentezzavitrea
Opacitàda trasparente a traslucida
Striscio 
Diffusionecomune
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce – Minerale

L'olivina, chiamata anche peridoto, è un minerale silicatico che, insieme ai granati, fa parte dei nesosilicati, caratterizzati da tetraedri isolati di SiO4.

I tetraedri sono collegati attraverso atomi di magnesio o ferro con coordinazione. Il termine olivina comprende una serie isomorfa che va dalla forsterite (estremo magnesifero) alla fayalite (estremo ferrifero). Tali termini estremi sono praticamente inesistenti in natura. Poiché è un termine intermedio di una serie, non è considerato una specie valida dall'IMA, ma va considerato come nome della serie.

Le olivine possono contenere calcio e manganese in sostituzione di ferro e magnesio. Il termine manganesifero è rappresentato dalla tefroite. Campioni trasparenti di olivina vengono tagliati e lavorati con ottimi risultati. L'abito cristallino è prismatico e tozzo, tale che qualunque sezione presenta un contorno più o meno esagonale.

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

Le olivine sono costituenti fondamentali di molte rocce, soprattutto di quelle magmatiche ultramafiche e mafiche (povere di silice), sia intrusive che effusive, come le duniti (più del 90% di olivina), le peridotiti ed alcuni basalti. Le olivine rappresentano il primo minerale a cristallizzare da un fuso del mantello terrestre.

L'olivina può essere anche un prodotto del metamorfismo di contatto di medio e alto grado[1] prevalentemente su rocce metamorfiche ultrabasiche (serpentinite) e, meno diffusamente, su rocce sedimentarie come dolomie, calcari dolomitici, rocce carbonatiche ricche in ferro.

L'olivina metamorfica è rappresentata, di conseguenza, prevalentemente da termini puri particolarmente ricchi in Mg e Fe come forsterite (per reazione tra serpentino e diopside; per reazione anidra tra quarzo e dolomia o calcare dolomitico) e fayalite (per reazione tra quarzo e siderite). Per metamorfismo di contatto in condizioni idrate su dolomie, si origina, invece - per reazione con l'anfibolo - la tremolite. L'olivina è rinvenibile anche in vari gruppi di meteoriti condritiche e nel vulcano Vesuvio. È instabile in presenza di quarzo, con il quale tende a reagire per formare l'enstatite, un silicato appartenente alla classe dei pirosseni.

La reazione tra olivina e silice è:

(enstatite, ortopirosseno)

L'olivina, in presenza di acqua, si altera rapidamente per gli agenti atmosferici in iddingsite, una miscela di vari minerali dell'argilla ed ossidi di ferro.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

Si presenta in masse granulari di cristalli tozzi, dall'abito prismatico, con un colore variabile dal verde oliva al giallastro, bruno per alterazione. Quando il colore è verde limpido e la pietra appare trasparente è detto crisòlito.

Alcuni impieghi[modifica | modifica wikitesto]

Le olivine fondono a temperature molto elevate e vengono quindi usate come costituenti di materiali refrattari ed abrasivi, in apparecchi elettronici ad alta frequenza, per la costruzione di pellicole sottili, ceramiche, leghe e collanti per alte temperature. Esiste una varietà di olivina magnesiaca classificata come pietra semi-preziosa e nota come "peridoto", impiegata in gioielleria. La sabbia di olivina, opportunamente miscelata con silicati e catalizzatori, è ottima in fonderia proprio per la sua refrattarietà e stabilità alle alte temperature.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ W.A. Deer, R. A. Howie, J. Zussman, Introduzione ai minerali che costituiscono le rocce, pp 11-12, Zanichelli Bologna 1994.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • W.A. Deer, R. A. Howie, J. Zussman, Introduzione ai minerali che costituiscono le rocce, Zanichelli Bologna 1994 - ISBN 88-08-09882-6.
  • Walter Schumann. Guida alle gemme del mondo, Zanichelli.
  • John Sinkankas. Gemstone & Mineral Data Book, Winchester Press.

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