Olivetti Programma 101

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Programma 101
computer
Olivetti Programma 101 - Museo scienza e tecnologia Milano.jpg
Esemplare di Programma 101 esposto al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano
TipoComputer da tavolo[1]
Paese d'origineItalia Italia
ProduttoreOlivetti
Presentazioneottobre 1965[2][3]
Inizio vendita1966
Fine vendita1971
Esemplari prodotti44 000
Esemplari venduti44 000
Prezzo di lancio3 200 $
RAM di serienessuna[AP 1]
RAM massima1.920 bit
Tastiera incorporatasì (numerica)
Drive incorporatilettore/registratore di schede magnetiche 240x70 mm
Periferiche di seriestampante (integrata)
Consumo0,35 kW
Peso35,5 kg
Dimensioni (A x L x P)27,5 x 46,5 x 61 cm
Sito webwww.olivetti.it

L'Olivetti Programma 101 (sigla P101) è un calcolatore da tavolo programmabile[4][5][6][7], definita da molti "Desktop Computer" (piccolo computer da tavolo)[1] e ritenuta da una minoranza della storigrafia informatica, soprattutto in Europa, il primo personal computer della storia[8][9].

Venne sviluppata dalla ditta italiana Olivetti negli anni tra il 1962 e il 1964 e prodotta tra il 1965 e il 1971. Presentata per la prima volta alla grande esposizione dei prodotti per ufficio BEMA di New York nell'ottobre 1965, fu progettata dall'ingegnere Pier Giorgio Perotto (in omaggio al quale assunse il soprannome di Perottina) insieme a Giovanni De Sandre e Gastone Garziera.[10] Il designer Mario Bellini le conferì un disegno avveniristico per l'epoca.[AP 2]

La Programma 101 all'epoca del lancio era considerata da alcuni osservatori il primo calcolatore da tavolo programmabile prodotta su larga scala.[2][3]. Storicamente è confrontata con le prime calcolatrici programmabili da tavolo, Mathatron (1963)[11][12] e Mathatron II (1965)[13] dell'azienda americana Mathatronics, che però differentemente dalla P101 non utilizzava condizioni logiche interattive e non disponeva di base di una memoria di archiviazione.[senza fonte]

La macchina era dotata di condizioni logiche (salti condizionati e incondizionati), istruzioni di output, registri e possibilità di salvare dati e programmi su un supporto magnetico esterno. Operava su registri numerici (con spostamenti tra di essi), l'output invece era alfanumerico, tutto questo faceva della macchina un calcolatore.

Le unità vendute della P101 furono circa 44 000.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare di Programma 101 esposta al Museo Nazionale dell'Elaborazione di Londra
Un esemplare del Programma 101 esposto al Museo della storia del Computer di Mountain View

Nella stampa statunitense coeva la Programma 101 viene presentata come "Desk-top Computer". Il termine inglese computer però ha subito negli anni una grande mutazione di significato. Il termine, attestato per la prima volta nel 1613,[14] indicava originariamente un essere umano,[15] incaricato di eseguire dei calcoli. Il primo utilizzo nel senso moderno è attestato nel 1947,[16][17] e indicava genericamente qualsiasi macchina calcolatrice programmabile.[18] Molto presto però viene avvertita l'esigenza di elaborare anche dati non numerici[AP 3] e nell'uso moderno, sia inglese[19] che italiano,[20] computer è diventato un sinonimo di elaboratore elettronico, ovvero una macchina in grado di elaborare qualsiasi tipo di dati, non solo numeri.[21] Limitazioni tecniche, come la mancanza di memoria completamente indirizzabile e di una vera memoria di massa[AP 4], la sua impropria "RAM" è limitata a 1.920 bit, non possono indicare la Programma 101 come un computer con i crismi di oggi.

Del resto già nel 1971 Gordon Bell la definiva "calcolatore da tavolo" ("Desk Calculator")[22], pur riconoscendone la natura di computer a programma memorizzato, definizione accolta poi da uno storico specializzato come l'ex curatore dello Smithsonian P. Ceruzzi[23] e dai curatori del Computer History Museum di Mountain View, il più grande museo di informatica al mondo.[7]
In Italia negli anni settanta quando il termine calcolatrice non aveva assunto la più ristretta accezione odierna la classificano come calcolatrice; la seconda edizione dell'Enciclopedia Universo (1971)[AP 5], lo storico Soresini (1977)[4], mentre il Dizionario biografico degli italiani (2015) si esprime testualmente così: "come un vero e proprio computer, di dimensioni ridotte,".[1]

Peraltro adottare la ambigua terminologia di presentazione, catalogando la P101 come "computer" porterebbe, oltre che ad ovvi fraintendimenti, a numerose incongruenze;[AP 6] il titolo di primo "personal computer" andrebbe senz'altro assegnato all'HP 9100A[24](macchina basata sulla Programma 101 con violazione di brevetto e risarcimento alla Olivetti)[25][26], mentre la Programma potrebbe aspirare al titolo di primo "computer da tavolo". I progettisti la descrivono dal punto di vista odierno un "personal computer" ma con le dovute limitazioni dell'epoca, epoca in cui il concetto di personal computer non esisteva ancora[27].

Il titolo di "primo personal computer" viene riconosciuto alla macchina anche fuori dai confini nazionali[28][7],o come "primo personal computer a programma memorizzato"[23] ma non unanimemente[senza fonte], Swaine e Freiberger nella loro storia del personal computer menzionano Olivetti solo di sfuggita[senza fonte][29] parlando di Federico Faggin. Lo storico inglese dell'informatica Campbell-Kelly invece accenna all'azienda italiana discutendo il fenomeno dei cosiddetti "Compatibili IBM"[30][AP 7] Campbell-Kelly fa anche notare che la questione della primogenitura nell'ambito dei personal computer è ancora aperta perché nessuno ha ancora scritto resoconti storici sufficientemente completi[31]. Tuttavia i candidati più promettenti (PDP-8[32][33][34], Altair 8800[35][36][37], Apple II[38][39][40]) sono ben più potenti della Programma 101.[senza fonte]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo della P101 (eccetto Giuliano Gaiti). Seduti: Perotto (a sx) e De Sandre. Dietro: Garziera (a sx) e Giancarlo Toppi

L'idea all'origine della progettazione della Programma 101, secondo il racconto di Perotto[41], muoveva dalla considerazione che all'epoca della sua uscita (presentazione nel 1965 come prototipo[2][3][42]) si era completamente estranei al concetto di informatica distribuita, che comportava capacità di elaborazione e di immagazzinamento dati su un unico computer a disposizione dell'operatore[42].
In realtà in quegli anni esistevano già i minicomputer, che a volte finivano per essere usati come dei veri e propri personal computer: due esempi tipici sono il LINC (Laboratory Instrument Computer) (1962), una macchina concepita come personal computer per tecnici di laboratorio[43] e il PDP-8 (1964), in catalogo dalla primavera 1965, che venderà quaranta o cinquantamila esemplari nei dieci anni successivi. Sicuramente però i minicomputer erano ancora piuttosto cari e c'era quindi ampio spazio per una macchina di basso costo che automatizzasse i tipici calcoli scientifici: Programma 101 era perfetta per questo segmento di mercato. Olivetti forniva programmi di algebra. geometria, statistica, ingegneria e finanza. Nella letteratura scientifica sono inoltre documentati programmi di biochimica[44] [45] e radiochimica.[46].

L'azienda Olivetti, che dopo la morte di Adriano Olivetti aveva puntato più sui sistemi di calcolo meccanici che su quelli elettronici[47], aveva presentato quindi la Programma 101 in tono minore[47]; tuttavia, quando la mostra newyorkese aprì i battenti, la nuova macchina richiamò l'attenzione dei visitatori[47], i quali finirono per trascurare tutti gli altri prodotti esposti dall'Olivetti nello stand[47]. In aggiunta a ciò, la contemporanea Logos 27-A, calcolatrice elettromeccanica, anch'essa presente a New York e in cui Olivetti aveva investito i maggiori sforzi, cominciò a presentare problemi di produzione[48] e un'accoglienza di mercato inferiore alle aspettative, mentre la Programma 101 riscuoteva successo anche a Mosca (URSS) e successivamente, nel 1966, alla fiera campionaria di Milano[48]; questo spinse Roberto Olivetti, erede della dinastia ai vertici dell'azienda, a farsi propugnatore di un tentativo di orientare la strategia aziendale in direzione dell'elettronica[48], obiettivo solo parzialmente perseguito e mai pienamente consolidato[49]. Per il lancio fu deciso il mercato statunitense, nonostante le perplessità circa i problemi eventuali di manutenzione dovuti alla mancanza di tecnici elettronici dell'Olivetti negli Stati Uniti[48].

Essendo l'Olivetti completamente digiuna della fabbricazione in serie di apparecchiature elettroniche, il direttore di produzione dell'epoca pretese specifiche dettagliate di assemblaggio, senza tuttavia impegnarsi a collaudare alcun manufatto completato dalla sua linea di montaggio[50]; Perotto, con due suoi collaboratori, in ragione di ciò si recò in fabbrica quando furono pronti gli imballaggi con i primi esemplari assemblati e li aprì a uno a uno per collaudarli personalmente ed eventualmente correggere errori[50]; fu così possibile far partire per il Nordamerica un lotto di macchine senza problemi di funzionamento[50]. La produzione ebbe un notevole impulso quando la General Electric, che da qualche anno era in joint-venture con la divisione elettronica Olivetti, in una nuova società chiamata OGE (della quale gli statunitensi detenevano il 75% del capitale sociale), manifestò la sua intenzione di uscire dal mercato dell'"office", essendo interessata solo ai computer; questo spinse molti progettisti e ingegneri, che erano rimasti con tutta la loro struttura "office" nella nuova società, a rientrare nella Olivetti, e che, dopo l'impennata degli ordini della Programma 101, si stava avviando a essere il ramo vincente dell'azienda[50].

Le vendite ebbero talmente successo che alla fine del 1966 la Underwood, ditta statunitense controllata dalla Olivetti, chiese di poter fabbricare le macchine sul suolo degli Stati Uniti al fine di poter rifornire anche gli uffici delle amministrazioni federali di quel Paese[AP 8]. Nel frattempo, già dal marzo 1965, era stato depositato presso il competente ufficio statunitense il brevetto sulle soluzioni tecniche adottate del calcolatore[51][25]; la manovra si rivelò essere opportuna perché la società concorrente Hewlett-Packard produsse, sull'idea costituiva della P101, un analogo dispositivo di largo consumo, l'HP 9100A[25]; successivamente, quando le fu contestata la violazione di brevetto, la compagnia statunitense addivenne a un accomodamento extragiudiziale, riconoscendo a Olivetti un compenso a titolo di royalty di 900 000 dollari[25][26].

Furono venduti circa 44 000 esemplari, il 90 per cento dei quali sul mercato nordamericano[52] Alcune[53] Programma 101 furono vendute alla NASA e utilizzate per pianificare lo sbarco dell'Apollo 11 sulla Luna[53].
La Programma 101 fece parte del sistema di calcolo balistico dell'aeronautica statunitense per i bombardamenti con i B-52 durante la guerra del Vietnam.[54]
Olivetti promosse anche l'utilizzo della calcolatrice nelle scuole italiane[55]

Descrizione sintetica[modifica | modifica wikitesto]

La Programma 101 dispone di una Unità aritmetica e logica, che opera su alcuni registri di memoria interni alla unità centrale. La memoria è parzialmente indirizzabile.

Vi sono inoltre una periferica di output (una piccola stampante alfanumerica) e un sistema di salvataggio per dati e programmi su cartolina magnetica. La presenza di questo sistema di salvataggio permette di richiamare programmi precedentemente creati senza doverli riscrivere ogni volta che si accendeva la macchina.[5]

Questo sistema di salvataggio non può però essere considerato una vera memoria di massa vista la capacità molto limitata (soprattutto per quanto riguarda i dati) e la gestione completamente manuale.[AP 9][non è la gestione che fa di una memoria una memoria di massa]Nonostante qualche limite, il sistema a schede magnetiche piacque e i produttori americani di calcolatrici tascabili lo usarono sui loro modelli di punta fino agli inizi degli anni ottanta. Due esempi significativi sono la HP-67 (1976) e la TI-59 (1977).

Descrizione analitica[modifica | modifica wikitesto]

Layout della tastiera

Design[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto dello châssis fu affidato inizialmente a Marco Zanuso e in seguito a Mario Bellini, all'epoca giovane architetto, in quanto Perotto si era accorto che la soluzione iniziale progettata da Zanuso prevedeva un ingombro inaccettabile e incompatibile con le esigenze di uno strumento da scrivania[56]. Bellini ideò una struttura in alluminio profilato, al fine di evitare interferenze con altre apparecchiature elettriche,[52], e il peso finale di tutto l'apparato fu di circa 35 chilogrammi. Alcuni esemplari di P101 sono tuttora esposti in musei come esempi di design innovativo (ad esempio, il MoMA di New York)[52].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

  • Dimensione: 275 mm (A) x 465 mm (L) x 610 mm (P)
  • Peso: 35,5 kg
  • Consumo: 0,35 kW
  • Dispositivo di output: stampante a 30 colonne su carta di 9 cm
  • Precisione: 22 cifre e fino a 15 decimali
  • Operazioni: somma, sottrazione, moltiplicazione, divisione, radice quadrata e valore assoluto
  • Memoria complessiva: 240 byte nella ALU (stimata)[AP 10]
  • Tastiera: a 36 tasti.
  • Archivio: lettore di schede magnetiche

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Generalità[modifica | modifica wikitesto]

La Programma 101 opera solo su tipi di dati numerici decimali. Le applicazioni pratiche della P101 spaziavano dalla contabilità alle simulazioni scientifiche e finanziarie.
Il calcolatore utilizza una notazione superficialmente simile alla notazione polacca inversa (RPN), ma in realtà la macchina funziona diversamente. Non è infatti dotata di stack, e tentare di usarla come calcolatrice RPN porta a gravi errori.[57]

Il linguaggio di programmazione è di tipo Assembler. Le istruzioni predefinite sono:

  • le quattro operazioni matematiche fondamentali (somma, sottrazione, moltiplicazione e divisione);[58]
  • la radice quadrata;[58]
  • il valore assoluto;[58]
  • operazioni con i registri: azzeramento, spostamento di dati tra di essi, lettura dall'utente;[58]
  • definizioni di etichette di riga, salti condizionati e incondizionati;
  • stampa del valore di un registro.
Dettaglio del set di istruzioni[modifica | modifica wikitesto]
Comando Simbolo Spiegazione
Addizione + A = A + il registro scelto
Sottrazione - A = A - il registro scelto
Moltiplicazione x A = A * il registro scelto
Divisione : A = A:registro scelto
Radice quadrata A = sqrt(registro scelto)
Valore assoluto A ↕ A = abs(a)
Spostamento da M registro scelto = M
Spostamento in A A = registro scelto
Scambi con A A = registro scelto
registro scelto = A
Decimali di A in M / ↕ M = parte decimale di A
Azzeramento * registro scelto = 0
Stampa Stampa il registro selezionato
Interlinea / Stampa una linea vuota
Stop S Ferma la macchina per permettere l'inserimento di un dato nel registro M
Scambio di R e D RS Istruzione speciale che permette di salvare il contenuto di D, che viene inserito in R, usata quando si inserisce una cartolina magnetica

Organizzazione della unità centrale[modifica | modifica wikitesto]

I registri di memoria dell'unità centrale sono realizzati a linea di ritardo magnetostrittiva[AP 11]. Ne deriva una struttura logica di tipo ciclico[59] L'elettronica era realizzata in componentistica discreta: transistor in package TO-18 e diodi montati su basette in bachelite.

L'unità centrale dispone di dieci registri, tre dei quali di calcolo (A, M, R), due di memoria dati (B, C), altri tre di memoria dati e/o memoria di programma (D, E, F, ripartibili a seconda dell'esigenza) e due (chiamati 1 e 2) riservati alla memorizzazione del programma.[60] Uno dei tre registri di calcolo, quello identificato dalla lettera "M" immagazzina i dati ricevuti dalla tastiera e scambia informazioni con gli altri registri. Ogni registro della P101 può contenere 24 istruzioni composte ognuna da un carattere e un simbolo oppure un numero fino a 22 cifre o due numeri fino a 11 cifre (con segno e virgola).

Periferiche di output[modifica | modifica wikitesto]

Cartolina magnetica del Programma 101

La stampa dell'output avviene su un nastro di carta comune. I programmi vengono memorizzati su schede delle dimensioni di 7 centimetri di larghezza per 24 di lunghezza[61], che ospitano due piste magnetiche. Tali piste sono leggibili una alla volta, inserendo la scheda nell'apposito lettore prima in un senso e poi nell'altro.

Il lettore è a controllo esclusivamente manuale. Non è possibile quindi creare un programma che legga o scriva automaticamente una scheda, ma per farlo bisogna impartire il relativo comando manualmente. D'altronde una gestione automatica delle schede avrebbe aumentato di molto la complessità della macchina.
Le schede sono pensate principalmente per memorizzare programmi: ogni singola pista magnetica può memorizzare infatti fino a 120 passi di programma. Se si sceglie di memorizzare anche dati numerici si scende però fino 48 passi di programma, e anche in quest'ultimo caso i numeri memorizzabili sono al massimo sei.[AP 12][61][62]

Modello di calcolo[modifica | modifica wikitesto]

Il codice di un programma poteva usare fino a 120 istruzioni (memorizzandolo su una delle due piste della cartolina magnetica). Sono possibili programmi composti da più di 120 istruzioni utilizzando o entrambe le piste di una cartolina magnetica, o addirittura più cartoline magnetiche, avendo cura di salvare preventivamente i dati temporanei del programma in esecuzione nei registri di memoria[AP 13][61] (programmazione "ad overlay")[63][64].

Sono possibili subroutine[65], richiamabili sia manualmente (usando i tasti V,W, Y e Z)[66] che da programma. I programmi non possono fermarsi per ricevere input da parte dell'utente, quindi tutti i dati necessari alla corretta esecuzione di un programma andranno inseriti manualmente prima di farlo partire.

La concezione di calcolo che si cela in questo tipo di calcolatore è quella di tipo semiautomatico tipico delle calcolatrici, piuttosto che quella di tipo automatico tipico dei computer: il calcolatore viene concepito cioè come una macchina che aiuta l'operatore nello svolgimento dei calcoli, piuttosto che sostituirlo del tutto. Si spiegano così i tasti per la selezione manuale delle subroutine, altrimenti inconcepibili.[In linea di massima la selezione delle subroutine può fare da scelta programma. Su una scheda magnetica si possono così avere più programmi o un programma con un ramo "comune" e che poi fa calcoli diversi in base alla selezione dell'operatore]

Sistemi derivati[modifica | modifica wikitesto]

Una Programma 102

I primi derivati diretti della Programma 101 furono la Programma 102 e la Programma 203: la prima, praticamente identica alla P101, aggiungeva la capacità di scambiare dati con dispositivi esterni attraverso una connessione proprietaria; la Programma 203 integrava invece le capacità di calcolo con quelle di una macchina da scrivere elettronica.

Versione ridotta della P101 è la Logos 328 (1968), calcolatrice elettronica non programmabile.

Evoluzioni della P101 sono l'Olivetti P602 e P652, con funzioni matematiche migliorate, l'inserimento di alcuni programmi in ROM e registri più capienti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La calcolatrice è priva di memoria indirizzabile, quindi non ha senso parlare di memoria RAM. Esistono solamente dei registri di memoria nella ALU, la cui capacità totale si può stimare in 240 byte.
  2. ^ Il calcolatore fa parte della collezione del Museum of Modern Art di New York: se ne vedono le foto sul sito ufficiale del museo.
  3. ^ IBM definisce il primo set di caratteri nel 1954, per il calcolatore IBM 704, e già nei tardi anni cinquanta gli esperti si aspettano che un computer sia in grado di memorizzare ed elaborare dei testi,
  4. ^ Si veda a tale proposito il paragrafo Descrizione sintetica
  5. ^ L'enciclopedia (vol. II, p. 507) pubblica una foto a colori della P101 parlando nella didascalia di "calcolatrici elettroniche". La voce relativa (Calcolatrici, macchine) distingue tra "Macchine calcolatrici elettroniche" (gli odierni computer) e "calcolatrici elettroniche" (calcolatrici che usano circuiti elettronici).
  6. ^ I raggruppamenti dei sistemi di elaborazione in categorie omogenee nascono solo dopo anni che i prodotti stessi sono sul mercato. Al momento della presentazione di un nuovo prodotto sul mercato, la terminologia usata è la più varia e colorita, anche in funzione promozionale. Seguendo la terminologia pubblicitaria di presentazione Altair 8800 andrebbe ad esempio catalogato come "minicomputer" mentre non si saprebbe bene dove collocare il PDP-8, definito dal produttore in modo assai generico: la sigla "PDP" sta infatti per "Programmed Data Processor" (Elaboratore di dati programmabile), e la macchina viene definita "High-speed digital computer" (Calcolatore digitale ad alta velocità).
  7. ^ Scrivendo il necrologio di Perotto nel 2002 ( Pier Giorgio Perotto, su The Independent.), Campbell-Kelly pareva avallarne la tesi. In realtà lo storico non prende una posizione netta:[senza fonte] da un lato riconosce dei meriti alla macchina, dall'altro dice che non era all'altezza di un vero computer, lasciando intendere che la definizione di "primo personal computer" fosse figlia di un eccessivo entusiasmo degli italiani.[senza fonte] Nella sua valutazione a caldo, Campbell-Kelly oltretutto è convinto che il "Premio Leonardo Da Vinci" venga dall'omonimo museo. Il premio, come riferisce il Dizionario biografico degli italiani, veniva invece da un'associazione di categoria. Questa convinzione erronea può aver reso Campbell-Kelly più indulgente, vista la notorietà del museo in Italia.[senza fonte]
    (EN)

    «[..] Perotto, has long been heralded in Italy as "father of the PC"

    [..] Although falling short of a true computer, the Olivetti machine's low cost and desk-top convenience made it a must- have for people who worked with numbers everywhere.

    In 1991, he was honoured by the Leonardo da Vinci Museum of Science and Technology, Milan, as the creator of the Programma 101 – arguably the world's first personal computer (though perhaps only in Italy would this be argued very strongly).»

    (IT)

    «"[..] Perotto, è stato da tempo proclamato in Italia "padre del PC"

    [..] Sebbene non fosse all'altezza di un vero computer, il basso costo e la praticità della macchina Olivetti ne fecero un must per le persone che lavoravano con numeri dappertutto.

    Nel 1991 venne premiato dal Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano come ideatore del Programma 101 - probabilmente il primo personal computer al mondo (anche se forse solo in Italia questo sarebbe sostenuto con gran forza).»

    (M. Campbell-Kelly, Giorgio Perotto, The Independent, 5 febbraio 2002)
  8. ^ Perotto (1995), pag. 34. Il Buy American Act (1933) infatti impone al governo statunitense di preferire prodotti di produzione nazionale.
  9. ^ Le schede perforate prese singolarmente hanno capacità limitata, ma le periferiche di lettura/scrittura ne gestiscono migliaia per volta. I nastri, sia magnetici che perforati, hanno invece già di per sé una capacità di memorizzazione relativamente elevata.
  10. ^ Olivetti non fornì mai cifre in bit o byte (che del resto nel 1964 erano più comunemente a 6 (sextet) che a 8 bit (octet). La stima si basa sulla supposizione che ognuno dei 10 registri possa teoricamente contenere 24 comandi, ciascuno, secondo il brevetto della macchina, composto da un byte di 8 bit.
  11. ^ Perotto (1995), p. 42 presenta la memoria "magnetostrittiva" quasi come se fosse un'idea del suo gruppo. In realtà la memoria a linea di ritardo era stata ampiamente usata prima dell'avvento della memoria a nuclei di ferrite (non solo in "alcuni progetti speciali" come dice Perotto) ed era stata brevettata da Eckert e Mauchly nel 1947 (vedi brevetto US2629827). Nel 1965 il brevetto era ancora in vigore, come si scopre da Google Patents
  12. ^ Accontentandosi di numeri con 11 cifre. Utilizzando 22 cifre si scende addirittura a tre.
  13. ^ I registri M, R, A, B e C non vengono sovrascritti dalle operazioni di lettura della scheda.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Michele Pacifico, Giorgio Perotto, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 82, 2015.
  2. ^ a b c (EN) 'Desk-top' computer is typewriter size, in The Business Week, 23 ottobre 1965.
  3. ^ a b c (EN) Desk-Top Size Computer Is Being Sold by Olivetti For First Time in US, in The Wall Street Journal, 15 ottobre 1965 (archiviato dall'originale).
  4. ^ a b Soresini (1977), pp. 275-276.
  5. ^ a b Calcolatore programmabile da tavolo Olivetti Programma 101, su Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci.
  6. ^ Olivetti Programma 101 - Polimuseo, su Politecnico di Milano.
  7. ^ a b c Timeline of computer history - 1965, su Computer History Museum.
  8. ^ Quando la Olivetti inventò il pc e conquistò New York, su lastampa.it, 5 aprile 2019. URL consultato il 5 giugno 2021.
  9. ^ Olivetti P101, il primo pc da tavola torna in funzione con Arduino, su Wired, 3 marzo 2017. URL consultato il 5 giugno 2021.
  10. ^ Perotto (1995), p. 41.
  11. ^ (EN) Products and services (PDF), in Computers and Automation, vol. 13, n. 6, 1963, p. 36. Ospitato su bitsavers.org.
  12. ^ (EN) The Mathatron (PDF), in Computers and Automation, vol. 14, n. 4, 1964, p. 43. Ospitato su bitsavers.org.
  13. ^ (EN) Pubblicita' della Mathatronics 8-48 (PDF), in Datamation, vol. 11, n. 10, 1965, p. 18. Ospitato su bitsavers.org.
  14. ^ (EN) Computer - Definition of Computer by Merriam-Webster, su merriam-webster.com.
  15. ^ J. Copeland, The Modern History of Computing
  16. ^ Oxford English Dictionary, s.v. "Computer"
  17. ^ M. Campbell-Kelly e W. Aspray, Computer: a history of the information machine, Westview Press, Boulder, 2004, p.3
  18. ^ Computer - Il Sansoni inglese, su corriere.it.
  19. ^ (EN) Computer, su oxfordlearnersdictionaries.com.
  20. ^ Computer in Enciclopedia della Matematica (2013), su treccani.it.
  21. ^ Elaboratore elettronico, in Enciclopedia della Matematica, Treccani, 2013.
  22. ^ Vedi Bell e Newell (1971), p. 237
  23. ^ a b Ceruzzi (2003), p. 212.
  24. ^ Clark Aaron, Wired 8.12: Must Read: The First PC, Dec 2000. URL consultato il 4 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2015).
  25. ^ a b c d Perotto (1995), pag. 35.
  26. ^ a b Graziano Izzo, Adriano Olivetti e Piergiorgio Perotto. La continuità in 7 passi (PDF), in Adriano Olivetti, Napoli, SICSI - Scuola Interuniversitaria Campana di Specializzazione all'Insegnamento, 14 marzo 2008. URL consultato il 29 ottobre 2013.
  27. ^ https://www.teknoring.com/news/ingegneria-informatica/primo-personal-computer-olivetti-come-nato/
  28. ^ il Technicum29 Living Computer Museum di Francoforte, in Germania pare essere l'unica eccezione di rilievo[senza fonte].
  29. ^ Swaine e Freiberger (2014), p. 18.
  30. ^ Campbell-Kelly, Aspray e al. (2013), p. 197 e 251.
  31. ^ Campbell-Kelly, Aspray e al. (2013), p. 229.
  32. ^ Campbell-Kelly, Aspray e al. (2013), pp. 218-219.
  33. ^ Ceruzzi (2003), pp. 129-136.
  34. ^ Swaine e Freiberger (2014), p. 27.
  35. ^ Campbell-Kelly, Aspray e al. (2013), pp. 235-238.
  36. ^ Ceruzzi (2003), pp. 226-232.
  37. ^ Swaine e Freiberger (2014), pp. 35-72.
  38. ^ Campbell-Kelly, Aspray e al. (2013), p. 197 e 241-243.
  39. ^ Ceruzzi (2003), pp. 264-268.
  40. ^ Swaine e Freiberger (2014), pp. 234-253.
  41. ^ Perotto (1995), pp. 39-40.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

La Programma 101 nelle parole del suo inventore[modifica | modifica wikitesto]

La Programma 101 vista da altri[modifica | modifica wikitesto]

Manuali d'uso e opuscoli[modifica | modifica wikitesto]

Testi di carattere generale[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Bernard e Paolo Ceretto, Quando Olivetti inventò il PC, History, 26 giugno 2011. Documentario televisivo.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]