Olinto De Pretto

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Olinto De Pretto

Olinto De Pretto (Schio, 26 aprile 1857[1]Schio, 16 marzo 1921[1]) è stato un fisico e imprenditore italiano.

In ambienti non accademici è stato ipotizzato che De Pretto abbia anticipato di due anni la relazione sull'equivalenza tra massa ed energia E=mc² presente nella teoria della relatività (1905) di Albert Einstein, tuttavia si tratta di mera somiglianza formale in quanto De Pretto riportò la formula della forza viva valida a quel tempo, che non era non sinonimo dell'energia cinetica bensì del suo doppio. [...] De Pretto, se avesse inteso la formula relativa all'energia cinetica del corpo in movimento, avrebbe scritto: E (energia cinetica)=mv²/2; vale a dire la nota formula di fisica classica, che è totalmente diversa dalla mc²[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in agraria, fu assistente alla Scuola di agricoltura di Milano e amministratore della società "Ing. Silvio De Pretto & C", fondata dal fratello nel 1885 e divenuta nel 1920 la De Pretto-Escher Wyss. Nel tempo libero si dedicava allo studio della fisica e della geologia.

Il 23 novembre del 1903 Olinto De Pretto presentò, all'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, un saggio dal titolo Ipotesi dell'etere nella vita dell'universo[3], in cui tentava, con diverse argomentazioni, di dare una spiegazione teorica alla natura dell'etere e alla forza gravitazionale sostenendo che «la materia di un corpo contiene una quantità di energia rappresentata dall'intera massa del corpo, che si muovesse tutta unita e in blocco nello spazio, con la medesima velocità delle singole particelle».

L'anno successivo, il 27 febbraio 1904, il saggio venne ufficialmente pubblicato con la prefazione del senatore astronomo Giovanni Schiaparelli.[4]

Gli studiosi veronesi Zorzi e Speri hanno affermato che Olinto De Pretto sarebbe stato il primo ad arrivare all'intuizione della celebre formula e che anche Einstein si sarebbe ispirato ai suoi lavori nel concepire la teoria della relatività. Zorzi, Speri e in seguito Bartocci[5], hanno descritto in quali situazioni ipotetiche Einstein avrebbe potuto essere entrato in possesso del saggio di De Pretto prima di enunciare, a propria volta, la teoria sulla equivalenza tra materia ed energia. Ad ogni modo non vi sono prove documentarie di tale collegamento. Viceversa lo studioso scledense Ignazio Marchioro, che nei Quaderni di Schio ha pubblicato un saggio su De Pretto, ne riconosce il valore del contributo scientifico, definendolo geniale, ma nega ogni legame con Einstein e sostiene che le due formule abbiano solo una somiglianza casuale.[6][7]

Prime ricerche e documenti scientifici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1888, a seguito delle sue ricerche col fratello Augusto, pubblicò il suo primo articolo: "L'influenza della crescita e del degrado delle montagne nello sviluppo dei ghiacciai". Appassionato di montagna nel 1892, con i fratelli Augusto e Silvio, fondò il Circolo Alpinistico Scledense di cui Silvio era presidente. Nel 1986 il Bollettino della Società Italiana di Geologia ripubblicò il suo articolo "il Degradamento delle montagne e la sua influenza sui ghiacciai"[8] Nel 1898, il suo articolo intitolato "Epoche glaciali e Teoria dell'Orografia Orografia Theory" venne pubblicato sul Bollettino dl Club Alpino Italiano. Nel 1899, pubblicò il testo "Segni Geologici nei dintorni di Schio".

½mv² verso mc²[modifica | modifica wikitesto]

Vedi anche: approfondimenti su E=mc²

De Pretto ha usato l'espressione per la "vis viva", l'energia immagazzinata nella materia, dove egli identifica v con la Velocità della luce. La sua formula precede di due anni la simile formula di Albert Einstein per la Equivalenza Massa-Energia che fu derivata da Einstein come conseguenza della Relatività ristretta

Decadimento Radioattivo[modifica | modifica wikitesto]

De Pretto nei suoi documenti analizzò il decadimento radioattivo dell'uranio e del torio e fu il primo a concludere che questo decadimento non era altro che la trasformazione della massa in energia. Egli inoltre ipotizzò che l'intenso calore presente al centro della Terra è causato dalla massa enorme della terra ed è causato da un nucleo radioattivo massiccio al cui interno avvengono scambi tra massa ed energia.

Onoreficenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1906 De Pretto fu accolto quale membro della Accademia dei Lincei. Il suo direttore, Ernesto Mancini, che era anche membro della Royal Society di Londra, presentò al comitato scientifico di questa organizzazione i documenti di De Pretto chiedendone il riconoscimento internazionale. Il testo venne accolto con favore dalla Royal Society ed inserito nel suo "Catalogo internazionale della letteratura scientifica".[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sito web del Prof. Umberto Bartocci, cartesio-episteme.net. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  2. ^ De Pretto come Albert Einstein? " No definitivo"
  3. ^ Il testo della memoria è reperibile al sito Sito web di Umberto Bartocci: Ipotesi dell'Etere nella Vita dell'Universo [Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Anno Accademico 1903-1904, vol. LXIII, parte II, pp.439-500]
  4. ^ Copia originale del testo Ipotesi dell'Etere nella Vita dell'Universo è conservata presso la Biblioteca civica di Schio (VI).
  5. ^ Nel 1999 Umberto Bartocci, docente di storia della matematica all'Università di Perugia, pubblicò su tale teoria un libro dal titolo Albert Einstein e Olinto De Pretto. La vera storia della formula più famosa del mondo.
  6. ^ Intervista a Ignazio Marchioro
  7. ^ Risposta all'intervista a Ignazio Marchioro (con una precisazione sul valore esatto della formula proposta da Olinto De Pretto)
  8. ^ [1]
  9. ^ Royal Society of London, International Catalogue of Scientific Literature, in International Catalogue of Scientific Literature, V, 1906, pp. 83, 160. (Printed November, 1906.)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Umberto Bartocci, Albert Einstein e Olinto De Pretto. La vera storia della formula più famosa del mondo, Bologna, Andromeda, 1999. Il volume contiene anche una nota biografica di Bianca Mirella Bonicelli, diretta discendente di Silvio De Pretto, fratello di Olinto, e il testo integrale dell'opera di Olinto De Pretto "Ipotesi dell'etere nella vita dell'universo" (presentata dal Conte Almerico Da Schio il 29 novembre del 1903 al Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, fu pubblicata negli "Atti" dello stesso Reale Istituto nel febbraio del 1904, Tomo LXIII, Parte II, pp. 439-500, insieme a una lettera di consenso del 16 giugno 1903 dell'Illustre Astronomo Giovanni Schiaparelli).
  • Simone Berni, A caccia di libri proibiti, Macerata, Simple, 2005
  • Ignazio Marchioro, Quaderni di Schio n. 5, Storia scledense. I fratelli De Pretto. Inventori, tecnici e uomini di scienza, Schio, Edizioni Menin, 2000

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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