Oleno

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Nella mitologia greca, Oleno (in greco Ὤλενος) è il nome di vari personaggi documentati nella tradizione letteraria antica.

Con il nome di Oleno furono inoltre denominate tre città dell'antica Grecia, situate nel Peloponneso, in Etolia e in Beozia.

I personaggi di Oleno[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione letteraria greco-latina documenta più personaggi di nome Oleno, in genere poco attestati, a dire il vero, nei moderni repertori di mitologia, ma ben noti nei testi prodotti dalla grande erudizione europea sei-settecentesca (cfr. i repertori citati nella bibliografia di questo articolo).

Oleno inventore della poesia[modifica | modifica wikitesto]

Oleno è menzionato come mitico cantore, anteriore ai più noti Panfo, Museo, Lino, Orfeo e Omero, originario della Licia o del paese degli Iperborei (Hyperborei). Già Erodoto lo reputava il primo autore di inni e canti epici, inventore dell'esametro, profeta di Apollo a Delo, Delfi e Creta; in particolare, avrebbe trasportato il culto di Apollo e di Artemide dalla Licia a Delo, dove celebrò la loro nascita tra gli Iperborei con inni mitologici e cosmogonici che, secondo Erodoto, a Delo si tramandarono a lungo. Anche Pausania lo ricorda come il primo innografo, menzionando i suoi inni a Giunone e a Lucina.[1]

Il mito ovidiano di Oleno e Letea[modifica | modifica wikitesto]

Ovidio rammenta un Oleno che visse in Frigia sul monte Ida, marito di Letea, la quale, per eccessivo vanto della sua bellezza, osò preferirsi alle dee e se ne attirò l'odio. Oleno, anche se innocente, volle condividere il destino della sposa e pregò le divinità di vendicare su di lui la colpa commessa: entrambi furono trasformati in rupi.[2]

Altre omonime figure mitiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Lo stesso Ovidio rammenta un Oleno, padre di Tectafo, uno dei Lapiti.[3]
  • Stefano di Bisanzio riporta un Oleno figlio di Zeus e di Anasitea, una delle Danaidi, eponimo e fondatore di Oleno nell'Acaia, più avanti descritta.[4] Alcuni repertori lo identificano con il marito di Letea sopra ricordato.
  • Secondo Igino, Oleno era figlio di Efesto e di Aglae (Αγλαιη, aglaie, che significa «splendore», «bellezza»), padre delle ninfe Elice ed Ege (o Ega o Aex), nutrici di Zeus sul monte Ida a Creta. In alcune fonti è citata come sua figlia anche Amaltea, dai più rammentata invece come la capra che allattò Zeus (in Eustazio Oléniè aïx, la «capra Olenia»). Da questo Oleno deriverebbe il nome una città in Aulide.[5]
  • Gaio Valerio Flacco menziona Oleno, un lelege che si stabilì tra i Dolii, nel nord-ovest dell'Anatolia, padre del Foceo ucciso dagli Argonauti.[6]
  • Pausania ricorda infine un Oleno che fece buona accoglienza ad Ercole, esule dopo la fatica delle stalle di Augia, promettendo all'eroe anche la mano di sua figlia Mnesimache; ma nella Biblioteca dello Pseudo-Apollodoro si dice che si chiamava Dessameno (o Dexameno, che significa «accogliente»), e che fu centauro e re di Oleno nell'Acaia.[7]

Le città-stato di Oleno[modifica | modifica wikitesto]

Con il nome di Oleno (Olĕnus, 'Ώλενος,) furono denominate tre poleis dell'antica Grecia[8]:

  • Oleno nell'Acaia: antica città greca del Peloponneso, situata alla foce del fiume Piro (Peiros) sulla costa occidentale dell'Acaia fra Dime (Dyme) e Patrasso (Patrae), probabilmente nei pressi della località di Tsoukaleika. In Omero e nelle leggende degli Etoli appare come una città degli Epei. Attraverso di lei passavano forse le migrazioni degli Arcadi verso Cipro. All'inizio dell'epoca storica era già in piena decadenza, e nelle varie leghe achee figura come città minore; era già abbandonata al tempo di Strabone.[9]
  • Oleno nell'Etolia: antica città degli Etoli, assai per tempo distrutta dagli Eoli. Era situata nei pressi di Neo-Peuron, e fu la sede principale del culto del Zeus cretese introdotto lì dai Cureti. Doveva essere ancora importante nel VII secolo a. C., tanto da essere menzionata in Omero, nel Catalogo delle navi (sotto il comando di Toante, le città etoliche di Pleurone, Oleno, Pilene, Calcide e Calidone fornirono 40 navi).[10]
  • Oleno in Beozia: come già riferito, dall'Oleno di cui parla Igino deriverebbe il nome una città dell'Aulide, piccola collina sull'Euripe e porto sull'Egeo.[11]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

In ordine alfabetico:

Repertori[modifica | modifica wikitesto]

In ordine cronologico:

  • Lorenzo Crasso, Istoria de' poeti greci e di que' che 'n greca lingua han poetato, Napoli, appresso A. Bulifon, 1678, pp. 332, 370-371, 399 (on-line)
  • Giambattista Martini, Storia della musica, Bologna, Lelio dalla Volpe, 1770, pp. 94–97, 361, 363 (on-line; oppure: on-line)
  • Pierre Chompré & Aubin Louis Millin de Grandmaison, Dizionario portatile delle favole per l'intelligenza de' poeti, delle pitture, delle statue, delle sculture, delle medaglie, e degli altri monumenti spettanti alla mitologia, trad. italiana a cura di Celestino Massucco, Bassano 1804 (on-line), s.v.
  • Friedrich Lübker, Lessico ragionato dell'antichità classica, traduzione italiana di Carlo Alberto Murero, Roma, Forzani e C., 1898 (prima ediz., Reallexicon, 1855), s.v.
  • Dizionario di antichità classiche, a cura di N.G.L. Hammond e H.H. Scullard, Milano, Edizioni San Paolo, 1995, s.v. (ediz. italiana a cura di Mario Carpitella; opera originale: Oxford Classical Dictionary, prima ediz. 1953, ediz. riveduta 1962).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Erodoto, Storie, IV, 35; Callimaco, Delo, vv. 304-5; Pausania, Periegesi, I, 18, 5; idem, VIII, 21, 3; L. Crasso, Istoria cit. (1678, on-line), pp. 332, 370-371, 399; G. Martini, Storia cit. (1770, (on-line), pp. 94-97, 361, 363; F. Lübker, Lessico cit., s.v.; Dizionario di antichità cit., s.v. La somiglianza fonica di Oleno con Omero e Lino è probabilmente casuale.
  2. ^ Ovidio, Metamorfosi, X, 68-71: quique in se crimen traxit voluitque videri / Olenos esse nocens, tuque, o confisa figurae, / infelix Lethaea, tuae, iunctissima quondam / pectora, nunc lapides, quos umida sustinet Ide («o come Oleno che si addossò la colpa e volle passare per reo, e tu, sventurata Letea, troppo innamorata della tua bellezza: cuori indivisi un tempo nell'amore, ora soltanto rocce che si ergono tra i ruscelli dell'Ida»). Ovidio ricorda il mito di Oleno e Letea narrando l'episodio di Orfeo ed Euridice, analogo mito di amore tragico.
  3. ^ Metamorfosi, XII, 433: Phaeocomes, [...] / caudice qui misso, quem vix iuga bina moverent, / Tectaphon Oleniden a summo vertice fregit (Feòcome «scagliando un tronco, che a stento avrebbero smosso due coppie di buoi, fracassò da capo a piedi Tèctafo, figlio di Oleno»).
  4. ^ Etnica, s.v. Ōlenos
  5. ^ Igino Astronomo, Astronomica, II, 13
  6. ^ Argonautica, III, 204: Phoceaque Oleniden, <Le>legum qui pulsus ab oris / regis amicitiam et famuli propioris honores / (qua patiens non arte?) tulit.
  7. ^ Pausania, VII, 18, 1; Igino, Fabulae, 33; Pseudo-Apollodoro, II, 5, 5; Chompré & Millin de Grandmaison, Dizionario cit. (1804, on-line), s.v.
  8. ^ E. Curtius, Peloponnesos, I, Gotha 1851, pp. 428 e sgg.; Federico Lübker, Lessico cit., s.v.; Enciclopedia Italiana Treccani (1935, on-line), s.v.
  9. ^ Erodoto, Storie, I, 145; Strabone, Geografia, VIII, 386.
  10. ^ Omero, Iliade, II, 639 (nella traduzione di Vincenzo Monti, II, 853-858: "Ne spinge in mar quaranta il capitano / degli Etòli Toante, a cui fu padre Andrèmone; e traea seco le torme / di Pleurone, d'Olèno e di Pilene, / quelle dell'aspra Calidone e quelle / di Calcide"); Strabone, Geografia, X, 451.
  11. ^ «Nonnulli ita dicunt: Olenum quendam fuisse Vulcani filium; ex hoc duas nymphas Aega et Helicen natas, quae Iovis fuerunt nutrices. Alii autem etiam ab his urbes quasdam appellari dixerunt, et Olenon in Aulide, Helicen autem in Peloponneso, et [Aegam in] Haemonia ibi nominari, de quibus Homerus in Iliadis secundo dicit» (Igino, Astronomica, II, 13).