Ol'ga Konstantinovna Romanova

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Olga Konstantinovna
Queen Olga of Greece.jpg
Regina di Grecia
In carica 1867-1913
Successore Sofia di Prussia
Nascita Pavlovsk (reggia), Russia, 3 settembre 1851
Morte Roma, Italia, 18 giugno 1926
Casa reale Romanov
Padre Konstantin Nikolaevič Romanov
Madre Alessandra di Sassonia-Altenburg
Consorte di Giorgio I
Figli Costantino,

Giorgio, Alessandra, Nicola, Maria, Andrea, Cristoforo di Grecia, Olga (morta a tre mesi di età)

Olga Konstantinovna (in russo: Ольга Константиновна?; Pavlovsk, 3 settembre 1851Roma, 18 giugno 1926) fu la seconda regina consorte dei greci dell'epoca contemporanea (in greco: Βασίλισσα Όλγα των Ελλήνων) e nel 1920 brevemente Reggente.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Olga Konstantinovna era la seconda figlia e la figlia maggiore del granduca Konstantin Nikolaevič Romanov (1827-1892) e di sua moglie, la principessa Alessandra di Sassonia-Altenburg (1830-1911), divenuta, dopo la sua conversone alla religione ortodossa, la granduchessa Alexandra Iosifovna di Russia.

Da parte di padre, Olga era la nipote dello zar Nicola I di Russia (1796-1855) e della zarina nata Carlotta di Prussia (1798-1860) mentre, da parte di madre, aveva per nonno il duca Giuseppe Federico di Sassonia-Altenburg (1798-1834).

La famiglia reale ellenica durante un viaggio del granduca Paolo Alexandrovitch di Russia ad Atene, alla fine dell'anno 1880. In foto, si può vedere, da sinistra verso destra, il principe Nicola, la principessa Maria (seduta a terra), la regina Olga, il diadoco Constantino (in piedi al centro), il granduca Paolo Alexandrovitch (con un cane sulle ginocchia), la principessa Alessandra, il re Giorgio I e il principe Giorgio.

La granduchessa aveva la particolarietà genealogica di essere una discendente, in linea matrilinearita, dell'imperatrice bizantina Euphrosyne Doukaina Kamatera (v. 1155-1211) e di suo marito Alessio III Angelo (1195-1203).

Il 27 ottobre 1867, lei sposò, a San Pietroburgo, il re Giorgio I di Grecia (1845-1913), figlio del re Cristiano IX di Danimarca (1818-1906) e di sua moglie la principessa Luisa d'Assia-Kassel (1817-1898).

Da quest'unione nacquero otto figli:

Attraverso i suoi figli, Olga possiede attualmente una numerosa discendenze europea ma la sovrana è ugualmente l'antenata di numerose personalità americane come l'anziano sindaco di Palm Beach Paul Ilyinsky (1928-2004), l'ex ufficiale della CIA David Chavchavadze (1924) o l'attrice Catherine Oxenberg (1961).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Granduchessa di Russia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Konstantin Nikolaevič Romanov e Alessandra di Sassonia-Altenburg.
La granduchessa Olga in Russia verso il 1861, collezione particolare.

Olga Konstantinovna passa un'infanzia dorata tra la regione di San Pietroburgo e la Crimea, dove suo padre possiede numerose residenze, tra cui il palazzo di Pavlovsk, dove lei nasce nel 1851[1]. I suoi genitori, il granduca Konstantin Nikolaevič e la granduchessa Alexandra Iosifovna, formano una delle coppie più brillanti della famiglia imperiale di Russia: sua madre è in effetti considerata una delle donne più intelligenti ed eleganti della Corte[2] mentre suo padre è un consigliere ascoltato dello zar Alessandro II detto <il Liberatore>[3].

Bambina, Olga è descritta come una bambina semplice e paffuta, che possiede una viso grande illuminato da grandi occhi blu[4]. Contrariamente alla sorella minore, la granduchessa Vera Kontantinovna[5], aveva un temperamento molto calmo ma si mostrerà estremamente riservata. Così, è riportato che quando i suoi istitutori la interrogavano durante le sue lezioni, scoppiava frequentemente in lacrime e fuggiva dalla sala adibita a classe in lacrime[4]. All'interno della famiglia, Olga è particolarmente vicina a suo padre[N 1] e a suo fratello maggiore, che l'idolatrava[6]. Dopo l'esilio del granduca Nikolaj Konstantinovič Romanov a Tashkent, Olga fu una dei rari membri della famiglia imperiale a rimanere in contatto con lui[7].

Nel 1862, il granduca Konstantin Nikolaevič è nominato da suo fratello, viceré di Polonia. Dopo il Congresso di Vienna, il paese è diviso tra la Prussia, l'Austria e la Russia. Quest'ultima, che ne occupa la parte più grande, vede il suo potere contestato dai nazionalisti polacchi. Konstantin Nikolaevič era una personalità liberale, Alessandro II lo giudicò incapace di attacare il cuore della popolazione. Il granduca s'intallò dunque a Varsavia con sua moglie e i suoi figli. Ma il soggiorno dei Konstantinovič in Polonia fu difficile e il granduca fu vittima di un tentativo d'assassinio il giorno dopo il suo arrivo nella capitale. Finalmente, l'insurrezione dei Polacchi nel gennaio 1863 e la radicalizzazione degli indipendentisti spinse lo Zar a richiamare suo fratello a San Pietroburgo in agosto. Dopo questi avvenimenti, Olga aveva circa undici anni e quest'esperienza difficile la segnò profondamente[8] · [9].

Incontro con Giorgio I e fidanzamento

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giorgio I di Grecia.

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Il granduca Konstantin Nikolaevič e la sua famiglia. Da sinistra verso destra abbiamo: il granduca Dimitri Konstantinovič e un uomo non identificato (sulla sedia); il granduca Konstantin Konstantinovic (seduto per terra); il granduchessa Alexandra e il granduca Konstantin Nicolevic vicino al granduca Viatcheslav Constantinovic (sulla sedia); la granduchessa Olga Konstantinovna e il granduca Nicola Konstantinovic (dietro il gruppo)

La granduchessa Olga incontrò per la prima volta il suo futuro marito, il re Giorgio I di Grecia, nel settembre 1863. Egli stava facendo visita allo zar Alessandro II a San Pietroburgo, per ringraziarlo di averlo sostenuto in occasione della sua elezione come re degli Ellenici. Il giovane sovrano ne appofittò per incontrare il granduca Konstantin e la sua famiglia, al palazzo di Pavlovsk. Ma il soggiorno di Giorgio I in Russia non durò che sei giorni ed Olga, che allora aveva dodici anni, non sembrò essere molto interessata al sovrano[9] · [10].

Nel 1867, i due giovani si ritrovarono nella capitale imperiale dopo che il re degli Ellenici, inviato per molti mesi da Alessandro II, rese visita a sua sorella, la zarevna Maria Feodorovona, e suo cognato, lo zarevič Alessandro[1] · [11]. In quest'epoca, Giorgio I era deciso a trovarsi una sposa e l'idea di maritarsi con una granduchessa russa, nata nella religione ortodossa, non fu per lui un dispiacere[12]. Nel palazzo di Marmo e a Pavlovsk, Giorgio conobbe Olga e la giovane ragazza non tardò ad innamorarsi di lui[N 2]. Ma rimase molto angosciata all'idea di lasciare la Russia e passò notti intere a piangere nella sua stanza durante tutto il periodo del suo fidanzamento[13].

Sostenuto da sua sorella[13], Giorgio I finì per chiedere la mano di Olga a suoi genitori. Ma, di fronte a questa possibile unione, Konstantin Nikolaevič si mostrò all'inizio riluttante. Molto vicino a sua figlia, il granduca considerò che in effetti a quindici anni, era ancora troppo giovane per sposarsi. Si preoccupò inoltre dell'enorme distanza che separa la Grecia alla Russia. Dal canto suo, la granduchessa Alexandra si mostrò molto più entusiasta di suo marito e, mentre alcuni membri della famiglia imperiale le facevano notare l'estrema giovinezza di sua figlia, lei rispondeva che ella non sarebbe stata sempre così giovane[14].

La ragione di Stato finì dunque per vincere e si decise che il matrimonio di Olga e di Giorgio non avrebbe avuto luogo fino a quando la granduchessa avrebbe compiuto sedici anni. Nel frattempo, la ragazza raddoppiò lo studio al fine di proseguire la sua formazione e fu deciso che lei avrebbe continuato i suoi studi fino al giorno del suo matrimonio[14].

Regina degli Ellenici[modifica | modifica wikitesto]

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Re Giorgio I di Grecia, nato Guglielmo di Danimarca, nel 1864.

La granduchessa Olga Konstantinovna e re Giorgio I si unirono nella cappella del Palazzo d'Inverno, a San Pietroburgo, il 27 ottobre 1867 e le celebrazioni che seguirono al loro matrimonio durarono cinque giorni. Durante la cerimonia, Olga portò l'abito da sposa tradizionale dei Romanov: abito cucito di fili d'argento, taglio alla moda di Caterina II, con enormi cascate di diamanti con una cappa d'armellino e di velluto rosso. La principessa portò ugualmente un diadema di diamanti di forma kokochnik, rialzato da una corona imperiale in miniatura e tre ciocche di capelli le ricadevano sulle spalle[1] · [14].

Dopo le celebrazioni, Olga e Giorgio passarono una luna di miele al palazzo di Ropcha, ad una cinquantina di kilometri da San Pietroburgo. Poi la coppia partì per la Grecia e la ragazza scoprì il suo nuovo paese[14]. Ma, prima di lasciare la Russia, Olga rese un'ultima volta visita a suo zio, l'imperatore Alessandro II che le chiese di amare « il suo nuovo paese il doppio di quanto amava il suo »[15].

Un adattamento difficile[modifica | modifica wikitesto]

L'adattamento di Olga alla sua nuova patria non fu cosa facile. Quando lasciò la Russia e la sua famiglia, era ancora una bambina e, tra i suoi bagagli, portò un baule pieno di bambole e di giochi. La sovrana era cosciente della sua giovinezza e scelse di partire per Atene con la sua governante al fine di proseguire con lei la sua educazione[1] · [14].

Quando Olga e Giorgio arrivarono al Pireo, dopo il loro viaggio in nave, la giovane regina portava un vestito blu e bianco, i colori nazionale della Grecia, e la folla l'acclamò. Sulla strada per la capitale, l'agitazione popolare fu tale che Olga, non abituata a tali dimostrazioni, era in lacrime. Pertanto, la ragazza non ebbe il tempo di riposarsi che il valzer delle rappresentazioni ufficiali l'occuarono per molti giorni e lei ancora non parlava il greco. Per la sovrana, lo shock fu così grande che, qualche giorno dopo il suo arrivo nel regno, la si trovava singhiozzante sotto una scala con il suo orso di peluche preferito tra le braccia mentre era attesa per un evento ufficiale[1] · [3].

Magrado tutto, Olga era una ragazza applicata e fece del suo meglio per imparare il suo mesteriere di regina. Pare che imparò in meno di un anno il greco e l'inglese[3] · [N 3]. Imparò inoltre a comportarsi in modo reale e a ricevere i visitatori in udienza. Pertanto, i suoi primi passi furono esitanti e, se le parve fare grande impressione dopo il suo primo ricevimento ufficiale, fu a causa del rispetto che lei riuscì ad imporre ai fedeli venuti ad incontrarle perché la sorpresero poco dopo domandare e Giorgio I se si era comportata bene[16].

Per imparare il suo mestiere di regina, Olga poteva contare sui consigli di suo marito e della sua famiglia. La sovrana intratteneva in effetti un'importante corrispondenza con i Konstantinovoč e fu sua madre, la granduchessa Alessandra, che le consigliò di interessarsi più sull'archeologia e al passato della Grecia al fine di lusingare l'amor proprio del suo popolo e di attirarsi le loro grazie[17].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Durante tutto il loro matrimonio, Giorgio I ed Olga formarono una coppia molto unita, malgrado le infedeltà occasionali del sovrano, comunque accettate dalla regina[18] · [19]. Contrariamente al costume dell'epoca, la coppia passò molto tempo con i loro numerosi figli (vedere sopra), i quali crebbero in un'atmosfera calorosa[20]. Ma, invecchiando, Giorgio I si mostrò spesso tirannico con i suoi figli e Olga si lamentò che ciò divideva periodicamente la famiglia reale[21].

In privato, la regina Olga e il re Giorgio I parlavano in tedesco che era l'unica lingua che entrambi parlavano quando si sono conosciuti. Di fatto, all'epoca, il sovrano parlava male il francese e assolutamente malissimo il russo, mentre sua moglie non parlava né il danese, né il greco, né l'inglese[22]. Tuttavia, la situazione cambiò da quando i figli di Olga e Giorgio I nacquero. Così, i monarchi utilizzavano con i loro figli la lingua di Shakespeare[N 4], anche se esigevano che i loro figli parlassero tra di loro il greco[23].

La regina Olga e il suo ultimo figlio, il principe Cristoforo di Grecia, nel 1889

In Grecia, la vita della famiglia reale era relativamentre tranquilla e ritirata. La corte atenese era lontana dall'assere brillante e fastosa come quella di San Pietroburgo[24] e le giornate, nella capitale greca, erano spesso monotone per i membri della famiglia reale[25]. In primavera e in inverno, si dividevano tra il palazzo reale in piazza Syntagma (a Atene) a quello di Tatoi (ai piedi del Parnitha). Poi, durante i quattro mesi estivi, si spostavano al palazzo del Mon Repos (a Corfù) e all'estero: a Aix-les-Bains (in Francia), a Fredensborg (in Danimarca) o nella capitale russa[26]. I parenti stranieri di Olga e di Giorgio (l'imperatrice di Russia, lo zarevič, la princiessa del Galles, etc..) andavano molto spessi in Grecia[27].

Quando si trovava nella capitale greca, non era raro che la famiglia reale si recasse, la domenica, a Falero, per camminare vicino la spiaggia. Olga, Giorgio e i loro figli prendevano la carrozza a cavallo davanti il palazzo nel quale un scomportimento era riservato a loro. La carrozza si fermava, le trombe del palazzo suonavano e la famiglia reale usciva rapidamente, al fine di dimostrare il suo desiderio non fare attendere troppo tempo gli altri passeggeri. Ciò, avvicinò la famiglia reale alla popolazione e le fece avere una popolarità spesso vacillante. Giorgio I aveva l'abitudine di ripetere spesso ai suoi figli: "Non dimenticare mai che voi siete degli stranieri tra i Greci, e fate in modo che non se lo ricordino mai".[27]

Olga aveva più difficoltà di suo marito a lasciare il suo temperamento originale e prese a mostrarsi nostalgica della sua vita in Russia. La camera della regina era piena di icone che la riportavano nel suo paese natale e, nella cappella del palazzo, c'erano sempre dei canti slavi che lei intonava con i suoi figli. Soprattutto, quando dei marinai russi erano di passaggio nella capitale, la sovrana rendeva loro visita e non esitava ad invitarli nel palazzo reale[28]. Dopo il suo matrimonio nel 1867, Olga aveva la particolarità di essere l'unica donna della storia a portare il titolo di ammiraglio della flotta imperiale[N 5] e non era senza ragione che lei desiderava mostrarsi amabile e faccia a faccia ai marinai russi di passaggio ad Atene[13] · [29].

Quando il principe Cristoforo di Grecia, ottavo ed ultimo figlio di Olga e di Giorgio, nacque nel 1888, la sovrana decide di farne il suo « piccolo russo ». Mentre ciascuno dei suoi figli nacque in Grecia, la regina partorì il piccolo al palazzo di Pavlovsk. Il bambino ebbe per padrino e madrina il cognato e la cognata di Olga, l'imperatore Alessandro III e l'imperatrice Maria Feodorovna di Russia[30]. Negli anni a venire, la sovrana ebbe la soddisfazione di maritare tre dei suoi figli, il principe Nicola e le principesse Alessandra e Maria, a dei Romanov[N 6]. Evidentemente, queste unioni diedero alla sovrana una scusa in più per i suoi viaggi in Russia.

Influenza politica[modifica | modifica wikitesto]

La regina Olga di Grecia nel 1880

Come la maggior parte dei Romanov, la regina Olga era radicalmente opposta alla democrazia e sosteneva fermamente l'autocrazia. Suo figlio Nicola riporta anche, nelle sue Memorie, che un giorno che lui parlava dell'importanza dell'opinione pubblica, la regina replicò (in francese) : "Preferisco essere governata da un leone ben nato che da quattrocento ratti del mio spazio"[31]

Tuttavia, l'interesse della regina per la politica era limitato. E anche se alcuni autori la rappresentano come un sostegno della parte russa e del panslavismo[32], tutti concordano per dire che lei non ebbe una reale influenza politica su suo marito e che non cercò d'inclinare il regime parlamentare greco[33] · [34]. Di fatto, Giorgio I si è sempre mostrato rispettoso del regime costituzionale sotto il suo regno e si è mai lasciato influenzare dalla sua famiglia al momento di prendere una decisione politica[35]. Fu probabile che l'ascendente della sovrana è stato più importante sui suoi figli, e soprattutto sul secondogenito, Giorgio, nominato alto commissario della Creta autonoma tra il 1898 e il 1906. Secondo Édouard Driault e Michel Lhéritier, i consigli di Olga al principe contribuirono all'indurimento, e a fallimento definitivo, della sua politica[36].

Quanto alle relazioni della sovrana con la Russia, sono servite a proteggere la Grecia quando si trovava una posizione difficile (come dopo il disastro della Guerra greco-turca del 1897[37]) che a favorire gli Slavi contro il regno ellenico. Così, durante la Prima Guerra balcanica, Olga si posizionò immediatamente contro la presenza bulgara a Tessalonica e non esitò a tenere un discorso patriottico di fronte al re Ferdinando I di Bulgaria[38]. Sembra, inoltre, che Olga non aveva realmente creduto alla possibilità di una riconquista di Constantinopoli dei Greci e, su questo punto, è stata piuttosto favorevole ad una presenza russa negli Stretti Turchi[39].

Finalmente, il ruolo politico di Olga era soprattutto simbolico e si riassume a ricevere in udienza, ad Atene, le dame dell'alta società greca e gli stranieri di passaggio che chiedevano di incoltrarla[40]. L'azione della sovrana fu, invece, molto più importante nel settore sociale.

Lavoro sociale[modifica | modifica wikitesto]

Anche se russa di cuore, la regina Olga era lontana dal disinteressarsi dei suoi sudditi greci. Dal suo arrivo ad Atene, quando aveva soltanto sedici anni, la sovrana s'impegnò in delle opere di carità occupandosi di malati, mendicanti, di bambini e delle donne. Riprese anche il patrocinio dell'Amalion, l'orfanotrofio fondato dall'ex regina Amalia di Grecia, dietro i giardini del palazzo reale, e dell'Arsakion, un'importante scuola femminile situata sul viale dell'Università. Soprattutto, fondò nuovi istituti destinati ai bisognosi. Grazie al suo portafoglio personale ed al sostegno di ricchi donatori, Olga fece inoltre costruire un ospizio destinato ad accogliere malati incurabili e un altro per anziani paralitici, così come un Sanatorio (chiamato Santeria)[41].

Nella capitale, la sovrana fondò inoltre una società di aiuto ai poveri ed una scuola dell'infanzia per genitori bisognosi. Costruì nel Pireo una mensa che serviva inoltre da scuola di cucina per le ragazze povere. Rapidamente, questa istituzione conobbe un groppo successo : ingrandì e transformò una scuola domenicale per le lavoratrici prima di diventare una scuola e una tessitura per ragazze ed anziane in difficoltà[42].

Il filantropo greco Georges Averoff.

Prima dell'arrivo di Olga in Grecia, non esisteva che un solo tipo di prigione nel paese e uomini, donne ed adolescenti delinquenti erano incarcerati nello stesso stabile penitenziario. Con il sostegno dei ricchi filantropi come George Averoff, la sovrana fece costruire una prigione per le donne nella capitale e una serie di casa di riformatori in tutto il paese[43].

Già patrona di due ospedali militari atenesi, Olga fece costruire l'ospedale russo del Pireo in memoria di sua figlia, la granduchessa Alessandra di Russia, morta nel 1891. Quest'istituzione, principalmente destinata ai marinai russi, era aperta a tutti gli uomini del mare di passaggio in Grecia : si pagava trenta lepta la consultazione e le medicazioni erano gratuite[44] · [45].

Tuttavia, la grande realizzazione della regina resta l'ospedale atenese Evangelismos, edificato in via Kephisia con il sostegno finanzario del filantropo Andréas Syngrós. Si trattava di un'insituzione molto moderna, che serviva sia da centro di cura che da scuola d'infermeria posta sotto la direzione di Miss Reinhard, un'infermiera danese arrivata in Grecia durante la guerra contro l'Impero ottomanno del 1897. Quando si trovava nella capitale, la sovrana andava tutti i giorni per visitare i malati e assicurarsi del buon funzionamento dell'instituzione[46] · [47].

Sotto il regno di Giorgio I, Olga diventò inferimiera durante i conflitti che opposero la Grecia ai suoi vicini. In compagnia delle figlie e delle nuore, organizzò anche dei ospedali di campagna sul fronte e si occupò personalmente dei soldati feriti nella guerra greco-turca del 1897 e della Prima Guerra balcanica (1912-1913)[48]. Il suo lavoro con i feriti le permise di essere decorata, con sua nuora Sofia, della Croce rossa reale dalla regina Vittoria del Regno Unito nel dicembre 1897[49].

Grazie a questo opere buone, la sovrana guadagnò rapidamente l'affetto dei sudditi e divenne così la regina più popolare della storia greca[50]. Magrado tutto, non sollevò quale polemica durante il regno di suo marito.

La polemica "evangelica"[modifica | modifica wikitesto]

Cristiana ortodossa dalla nascita, la regina Olga scoprì, durante le visite ai soldati feriti nella guerra Greco-Turca (1897), che molti non potevano leggere la Bibbia: la versione usata dalla chiesa ortodossa greca comprendeva la versione dei Settanta del vecchio testamento e la versione linguistica in greco antico del Nuovo Testamento. Entrambe erano scritte nel greco della Koinè mentre i contemporanei usavano la Katharevousa o la cosiddetta versione Demotica del greco moderno. Olga decise di avere la Bibbia tradotta in una versione che potesse essere capita dalla maggior parte dei suoi sudditti, piuttosto che solo da quelli che conoscevano la Koine. Alla traduzione si opposerono coloro che consideravano l'attouna rinuncia alla "sacra tradizione dei Greci"[15].

Nel febbraio 1901, la traduzione del Nuovo Testamento dalla Koine al Greco moderno che aveva patrocinato venne pubblicata senza l'autorizzazione del Santo Sinodo greco; il prezzo fu fissato ad una dracma, ben lontano dal suo costo reale e l'edizione vendette bene. Per attenuare l'opposizione alla traduzione, sia i vecchi che nuovi testi erano inclusi e sul frontespizio si dichiarava specificamente che il libro era di uso esclusivamente familiare e non liturgico[51].

Allo stesso tempo, un'altra traduzione venne completata da Alexandros Pallis (1851-1935), un importante sostenitore di un movimento letterario che sosteneva l'uso del Demotico nella lingua scritta. Tuttavia i sostenitori della Katharevousa ritennero questo linguaggio "non chiaro" e volevano "purificarlo": la Katharevousa allora conteva forme arcaiche di parole moderne, purgate dei termini "non greci" appartenenti ad altri lingue europee o al turco, ed era basata su una grammatica arcaica ma semplificata. La pubblicazione della traduzione in questa versione apparve sul giornale il 9 settembre 1901 e quasi subito i teologi puristi la denunciarono perché "ridicolizzante le più preziose reliquie della nazione greca"[52] mentre una parte della stampa greca iniziava ad accusare Pallis ed i sostenitori del demotico di bestemmia e tradimento[51]. Il patriarca ecumenico Joachim III da Costantinopoli denunciò questa traduzione[52]: si ebbero dei tumulti, iniziati dagli allievi dell'università di Atene e guidati dai professori conservatori[51], che chiedevano la scomunica di Pallis e di chiunque era coinvolto con le traduzioni, compresa Olga e Procopios, l'arcivescovo di Atene che era un favorito di Olga ed aveva sorvegliato la traduzione su richiesta personale della regina.

Il conflitto fra i rivoltosi e le truppe, che erano stati chiamate per mantenere l'ordine, provocò otto morti ed oltre sessanta feriti: a dicembre le copie restanti della traduzione di Olga furono confiscate e la loro circolazione proibita, mentre chiunque le avesse vendute o lette sarebbe stato scomunicato[51]. La crisi, che prese il nome di "evangelica" portò alle dimissioni dell'arcivescovo Procopius e alla caduta del governo di Georgios Theotokis[53][54]

Regina madre[modifica | modifica wikitesto]

L'assassinio di re Giorgio I[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1913, la Prima Guerra balcanica terminò con la disfatta dell'Impero ottomano, sconfitto dalle forze greche, bulgare, serbe e montenegrine coalizzate. Il regno ellenico esce considerevolmente ingrandito dal conflitto ma, rapidamente, dei dissesti si fanno sentire tra le due potenze alleate: Atene e Sofia litigano in effetti per il possesso di Tessalonica e della sua regione[55].

Carta postale che raffigura i funerali di re Giorgio I.

Al fine di affermare il diritto dei Greci sulla principale città della Macedonia, il re Giorgio I arrivò in città qualche tempo dopo la sua conquista da parte del diadoco Costantino, l'8 dicembre 1912. Durante il suo soggiorno nella città, il sovrano usciva tutti i giorni a passeggiare senza scorta nelle strade, come aveva preso abitudine ad Atene. Qui, il 18 marzo 1913, l'anarchico greco Aléxandros Schinás approfittò di ciò, per assassinarlo con un colpo di fuoco, mentre si trovava vicino la Torre Bianca[56].

Quando suo marito venne assasinato, la regina Olga si trovava lontana da lui, e fu sua cognata Sofia e sua nipote Elena che le annunciarono la notizia[N 7]. Messa al corrente, la regina dichiarò che ciò che era successo < era la volontà di Dio > e decide di prepararsi per raggiungere Tessalonica il giorno dopo. Nella città macedone, Olga e la famiglia reale visitarono i luoghi dell'assassinio e si raccolsero sul corpo del re prima di accompagnarlo ad Atene poi di interrarlo a Tatoï[57].

Per Olga, questi eventi significarono sia la perdita di suo marito sia una grande parte delle sue funzioni ufficiali. L'arrivo di suo figlio Costantino I sul trono ellenico si accompagna, in effetti, alla promozione della sua sposa, la principessa Sofia di Prussia, al rango di nuova regina di Grecia. Ormai regina madre, Olga si intallò in un'ala del palazzo reale. Non tardò tuttavia a raggiungere la sua terra natale, dove passò lunghi periodi in compagnia di suo fratello minore, il granduca Konstantin Konstantinovič, e della famiglia di quest'ultimo[24] · [57].

Ritorno in Russia

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Prima Guerra mondiale.

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Il palazzo di Pavlovsk alla fine del XIX secolo.

Nell'agosto 1914, Olga si trovava in Russia dopo lo scoppio della Prima Guerra mondiale[58]. La regina decise di restare a San Pietroburgo e di fondarci un'ospedale militare al fine di sostenere l'offerta di guerra del suo paese natale[59]. Quest'attitudine discosta con quella del figlio maggiore, il re Costantino I, che si mostrò molto più misurato delle potenze dell'Intesa[60].

Al palazzo di Pavlovsk, che apparteneva al granduca Konstantin Konstantinovič, la regina aprì dunque un dispensario dove si prendeva cura dei soldati feriti con sua cognata, la granduchessa Elisabetta Mavrikievna. Il suo lavoro entrò nel cuore della famiglia imperiale e una delle sue nipoti, la principessa Elena di Serbia, e una delle sue nipotine, la granduchessa Maria Pavlovna di Russia, fondarono degli ospediali di campagna sul fronte.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Rimasta vedova nel 1913, costretto il figlio Costantino I ad abdicare nel 1917, salì al trono il nipote Alessandro I, che morì per un morso di scimmia il 15 ottobre 1920. Il governo greco offrì il trono al fratello minore del defunto, il principe Paolo: questi rifiutò perché sia suo padre Costantino I che suo fratello maggiorie Giorgio erano ancora vivi. Dopo la caduta del primo ministro Eleftherios Venizelos (1920) alle elezioni, il reggente l'ammiraglio Pavlos Kountouriotis abdicò alla carica in favore dell'anziana regina Olga, che assunse la reggenza dal (17 novembre al 19 dicembre), preparando il ritorno del proprio figlio Costantino (costretto ad abdicare ed esiliato nel 1917), che aveva già regnato dal 1913.

Dopo la disfatta delle truppe greche in Anatolia nel corso della guerra greco-turca, una rivolta scoppiata ad Atene obbligò Costantino ad abdicare definitivamente in favore del figlio Giorgio II (1922): Olga seguì il figlio nel suo esilio in Italia, morendo poi a Pau,(?) nel bearnese, in Francia. Sepolta dapprima in Italia, in seguito alla restaurazione monarchica del 1935 il suo corpo fu sepolto con quello degli altri membri della famiglia reale greca a Tatoi il 17 novembre 1936.[61]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze greche[modifica | modifica wikitesto]

Dama Gran Croce dell'Ordine del Salvatore - nastrino per uniforme ordinaria Dama Gran Croce dell'Ordine del Salvatore

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa (Spagna)

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Sua Altezza Imperiale la Granduchessa Olga Konstantinovna di Russia (1851–1867)
  • Sua Maestà le Regina dei Greci (1867–1913)
  • Sua Maestà la Regina Olga dei Greci (1913–1926)
  • Sua Maestà la Regina Reggente (1920)

Antenati[modifica | modifica wikitesto]

Ol'ga Konstantinovna Romanova Padre:
Konstantin Nikolaevič Romanov
Nonno paterno:
Nicola I di Russia
Bisnonno paterno:
Paolo I di Russia
Trisnonno paterno:
Pietro III di Russia
Trisnonna paterna:
Caterina II di Russia (Sofia di Anhalt-Zerbst)
Bisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Württemberg
Trisnonno paterno:
Federico II Eugenio di Württemberg
Trisnonna paterna:
Federica Dorotea di Brandeburgo-Schwedt
Nonna paterna:
Carlotta di Prussia
Bisnonno paterno:
Federico Guglielmo III di Prussia
Trisnonno paterno:
Federico Guglielmo II di Prussia
Trisnonna paterna:
Federica Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Luisa di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno paterno:
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna paterna:
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Madre:
Alessandra di Sassonia-Altenburg
Nonno materno:
Giuseppe di Sassonia-Altenburg
Bisnonno materno:
Federico di Sassonia-Altenburg
Trisnonno materno:
Ernesto Federico III di Sassonia-Hildburghausen
Trisnonna materna:
Ernestina Augusta di Sassonia-Weimar
Bisnonna materna:
Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno materno:
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna materna:
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Nonna materna:
Amalia di Württemberg
Bisnonno materno:
Ludovico Federico Alessandro di Württemberg
Trisnonno materno:
Federico II Eugenio di Württemberg
Trisnonna materna:
Federica Dorotea di Brandeburgo-Schwedt
Bisnonna materna:
Enrichetta di Nassau-Weilburg
Trisnonno materno:
Carlo Cristiano di Nassau-Weilburg
Trisnonna materna:
Carolina d'Orange-Nassau

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Edward Forster, Breve storia della Grecia Moderna (1821–1956), terza edizione, Methuen and Co, Londra, 1958.

Note ed informazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Una prova del legame che univa Olga al granduca Konstantin è, che una volta divenuta regina, lei accolse, ad Atene, una delle figlie illegittime di suo padre, Maria Condorusso, e fece di lei una delle sue dame di compagnia. Greg King et Penny Wilson, Gilded Prism, The Konstantinovichi Grand Dukes and the Last Years of the Romanov Dynasty, Eurohistory, 2006, p. 39.
  2. ^ Diventata madre, Olga raccontò spesso il suo incontro con Giorgio ai loro figli. Precisava sempre: <Io mi sono innamorata di un uomo, non di un re> Grand Duchess George of Russia, A Romanov Diary, Atlantic International Publications, 1988, p. 1.
  3. ^ Secondo Marie von Bothmer, la regina finì per dominare meglio il greco che la sua lingua madre « Queen Olga of Greece, née Grand Duchess of Russia » nel The Sovereign ladies of Europe, Adamant Media Corporation, 1899, p. 181.
  4. ^ Con il principe Andrea, Olga e Giorgio si esprimevano malgrado tutto in greco, perché egli si mostrò molto patriottico e rifiutava di utilizzare una lingua straniera con la sua famiglia. Ricardo Mateos Sainz de Medrano, La Familia de la Reina Sofίa, La Dinastίa griega, la Casa de Hannover y los reales primos de Europa, La Esfera de los Libros, Madrid, 2004, p. 73.
  5. ^ Si trattava di un titolo onorifico che ricordava che il padre di Olga era, all'epoca del suo matrimonio, alla testa della Marina imperiale russa.
  6. ^ Non essendo riuscita a sposare il suo figlio maggiore ad una principessa russa, la regina era particolarmente felice di queste unioni. Non esitò a fare pressione su sua figlia Maria perché accettasse di sposare il granduca Georgij Michajlovič nel 1900. Ricardo Mateos Sainz de Medrano, op. cit., p. 79 e 330-331.
  7. ^ Hugo Vickers, nella sua biografia su Alice di Battenberg, spiega tuttavia che furono la principessa Alice e i principi Andrea e Giorgio di Grecia che avvertirono la regina dell'assassinio. Hugo Vickers, Alice, Princess Andrew of Greece, Hamish Hamilton, Londres, 2000, p. 105.

Informazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Ricardo Mateos Sainz de Medrano, La Familia de la Reina Sofίa, La Dinastίa griega, la Casa de Hannover y los reales primos de Europa, La Esfera de los Libros, Madrid, 2004, p. 69.
  2. ^ Ricardo Mateos Sainz de Medrano, op. cit., p. 69-70.
  3. ^ a b c John Van der Kiste, The Romanovs 1818-1958, Sutton publishing, 1998, p. 26.
  4. ^ a b Greg King et Penny Wilson, Gilded Prism, The Konstantinovichi Grand Dukes and the Last Years of the Romanov Dynasty, Eurohistory, 2006, p. 36
  5. ^ Greg King et Penny Wilson, op. cit., p. 37-38.
  6. ^ Greg King et Penny Wilson, op. cit., p. 55.
  7. ^ Greg King et Penny Wilson, op. cit., p. 109-110.
  8. ^ Greg King et Penny Wilson, op. cit., p. 34-36.
  9. ^ a b Walter Christmas, King George of Greece, MacBride, Naste & Company, New York, 1914, p. 81.
  10. ^ John Van der Kiste, Kings of the Hellenes. The Greek Kings 1863-1974, Sutton publishing, 1999, p. 14 et 25.
  11. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 24-25.
  12. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 24.
  13. ^ a b c Greg King et Penny Wilson, op. cit., p. 37.
  14. ^ a b c d e John Van der Kiste, op. cit., p. 25.
  15. ^ a b Philip Carabott, « Politics, Orthodoxy and the Language Question in Greece: The Gospel Riots of November 1901 » dans Journal of Mediterranean Studies n° 3, 1993, p. 123.
  16. ^ Marie von Bothmer, « Queen Olga of Greece, née Grand Duchess of Russia » dans The Sovereign ladies of Europe, Adamant Media Corporation, 1899, p. 172-173.
  17. ^ Ricardo Mateos Sainz de Medrano, op. cit., p. 70.
  18. ^ Hugo Vickers, Alice, Princess Andrew of Greece, Hamish Hamilton, Londres, 2000, p. 68.
  19. ^ Julia Gelardi, Born to Rule: Granddaughters of Victoria, Queens of Europe, Headline Review, 2006, p. 181.
  20. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 36.
  21. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 53.
  22. ^ Greg King et Penny Wilson, op. cit., p. 88.
  23. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 42.
  24. ^ a b Michel de Grèce, Mémoires insolites, Pocket, 2004, p. 27.
  25. ^ Celia Bertin, Marie Bonaparte, Perrin, Paris, 1982, p. 150.
  26. ^ Ricardo Mateos Sainz de Medrano, op. cit., p. 70-73.
  27. ^ a b Michael LLewellyn Smith, Olympics in Athens. 1896, Profile Books, Londres, 2004, p. 20-23.
  28. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 26 et 39.
  29. ^ Marie von Bothmer, op. cit., p. 174.
  30. ^ Michel de Grèce, op. cit., p. 26-27.
  31. ^ Prince Nicholas of Greece, My Fifty Years, Hutchinson & Co., Londres, 1926, p. 51.
  32. ^ Édouard Driault et Michel Lhéritier, Histoire diplomatique de la Grèce de 1821 à nos jours, Tomo IV, Paris, PUF, 1926, p. 270 e 477.
  33. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 41.
  34. ^ Édouard Driault et Michel Lhéritier, op. cit., Tome III, p. 323.
  35. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 18 e 20-21.
  36. ^ Édouard Driault e Michel Lhéritier, op. cit., Tomo IV, p. 499-500 e 529.
  37. ^ Édouard Driault e Michel Lhéritier, op. cit., Tomo IV, p. 365.
  38. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 73.
  39. ^ Édouard Driault et Michel Lhéritier, op. cit., Tome IV, p. 464.
  40. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 40.
  41. ^ Walter Christmas, op. cit., p. 129.
  42. ^ Walter Christmas, op. cit., p. 129-130.
  43. ^ Walter Christmas, op. cit., p. 130.
  44. ^ Walter Christmas, op. cit., p. 130-131.
  45. ^ The Times, Londres, 21 juin 1926, p. 19, col. A.
  46. ^ Walter Christmas, op. cit., p. 131.
  47. ^ Ricardo Mateos Sainz de Medrano, op. cit., p. 72.
  48. ^ Walter Christmas, op. cit., p. 265-266 et 368.
  49. ^ Julia Gelardi, op. cit., p. 83.
  50. ^ Hugo Vickers, op. cit., p. 67.
  51. ^ a b c d Carabott, Philip, Politics, Orthodoxy and the Language Question in Greece: The Gospel Riots of November 1901 (PDF), in Journal of Mediterranean Studies, vol. 3, 1993, pp. 117–138. URL consultato il 22 gennaio 2008.
  52. ^ a b The Struggle for a Bible in Modern Greek, in The Watchtower, Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania, 15 novembre 2002. URL consultato il 22 gennaio 2008.
  53. ^ John Campbell and Philip Sherrard]], Modern Greece (Ernest Benn, London, 1968) p. 198.
  54. ^ The Times (London) Tuesday 26 November 1901 p.9 col.C.
  55. ^ John van der Kiste, op. cit., p. 72.
  56. ^ John van der Kiste, op. cit., 72-75.
  57. ^ a b John van der Kiste, op. cit., 76-77.
  58. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 87.
  59. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 116.
  60. ^ John Van der Kiste, op. cit., p. 89-90.
  61. ^ Edward S Forster, A Short History of Modern Greece 1821–1956 3rd edition (Methuen and Co., London, 1958) p. 198.

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