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Occhio secco

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Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
occhio secco
Specialitàoftalmologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM370.33
ICD-10H04.1
OMIMMTHU017601
MeSHD007638
MedlinePlus000426
eMedicine1196733 e 1210417
Sinonimi
ipolacrimia
Sindrome dell'occhio secco

L'occhio secco è una patologia oculare che consiste in una riduzione quantitativa e/o in un'alterazione qualitativa del film lacrimale, che principalmente ha una funzione umettante della superficie oculare. Tale patologia può essere dannosa perché può provocare lesioni alle strutture esterne dell'occhio: il film lacrimale tende a evaporare formando aree di secchezza ('dry spot'), con conseguente esposizione alla disidratazione dell'epitelio corneale anteriore e della congiuntiva palpebrale.[1]

Epidemiologia

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L'occhio secco è più frequente con l'avanzare dell'età e nel sesso femminile[2], in chi fa uso di lenti a contatto, in coloro che usano molto il videoterminale oppure sono esposti al sole e al vento. Inoltre, spesso è causa di patologie oculistiche, come la miopia.

Sintomatologia

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I sintomi più comuni sono sensazione di sabbia (corpo estraneo) nell'occhio, arrossamento, dolore,[3] bruciore,[4] fotofobia e momentaneo annebbiamento visivo; con il perdurare del disturbo si innescano circoli viziosi con sviluppo di infiammazione e danno dell'epitelio corneale, fino alla comparsa di ulcere (nei casi molto gravi).

I fattori ambientali, quali eccessiva ventilazione, ambiente secco, attività prolungata ai videoterminali, possono provocare disturbi importanti di lacrimazione. Esistono inoltre fattori intrinseci generali, quali l'età avanzata, la presenza di malattie reumatiche o ormonali, e condizioni locali, quali le alterazioni della ghiandola di Meibomio, alterazioni morfologiche e funzionali delle palpebre, che possono determinare disfunzioni anche gravi dello strato sottile di lacrime (film lacrimale) che riveste la superficie oculare. Inoltre le alterazioni lacrimali sono più frequenti nel sesso femminile e in corso di terapie sistemiche (antiipertensivi, antistaminici, psicofarmaci, prodotti ormonali) e locali (terapia per glaucoma). Le dislacrimie sono tutte le alterazioni della composizione del film lacrimale, che comportano in genere un aumento del tasso di evaporazione, mentre la riduzione del liquido lacrimale viene indicata col termine di ipolacrimia. Per comprendere la fisiopatologia di tali disturbi è bene accennare all'anatomia e alla fisiologia del sistema lacrimale. Le lacrime sono la sottile pellicola liquida in continuo ricambio che protegge la superficie oculare esposta. Prodotte dalle ghiandole lacrimali principali, situate in corrispondenza della parete supero-esterna dell'orbita, e dalle ghiandole lacrimali accessorie che si trovano nello stroma congiuntivale, vengono escrete tramite il dotto nasolacrimale nell'orofaringe. Il film lacrimale è composto da tre strati: uno strato acquoso intermedio, il più spesso, il cui compito più importante è quello di fornire ossigeno atmosferico all'epitelio corneale; uno strato esterno, di natura lipidica, che ha la funzione di ritardare l'evaporazione dello strato acquoso, di lubrificare le palpebre durante lo scorrimento del bulbo; uno strato mucoso profondo, che ha la capacità di trasformare l'epitelio corneale da idrofobo a idrofilo. La secrezione lacrimale ha una componente basale e riflessa. L'innervazione della ghiandola lacrimale principale è di natura parasimpatica; le afferenze periferiche sono mediate dalla branca oftalmica del trigemino. Le principali funzioni del film lacrimale interessanti questa relazione, sono quella metabolica, lubrificante e diottrica. Perché si abbia la sensazione di benessere bisogna che il sistema lacrimale sia in perfetto stato: qualsiasi alterazione provocherà discomfort oculare di varia entità. Il film lacrimale può essere alterato da fattori intrinseci o estrinseci, quindi ambientali. Essi agiscono in vario modo sulla stabilità del film lacrimale, provocando discomfort oculare con conseguente sintomatologia come bruciore, senso di corpo estraneo e lacrimazione. Questo circolo infiammatorio si autoalimenta. Infatti gli studi pubblicati nelle consensus sul dry eye TFOS II e TFOS III hanno confermato che una situazioe di occhio secco persistente innesca un circolo vizioso per cui l'instabilità lacrimale, causata da insufficiente produzione di lacrime o da eccessiva evaporazione, determina un aumento della concentrazione di soluti nelle lacrime (iperosmolarità lacrimale), che determina un danno delle cellule epiteliali corneo-congiuntivali (fino all'apoptosi), alle cellule produttrici di muco (globet cells), alle fibre nervose e una reazione infiammatoria; queste alterazioni vanno ad aggravare e a cronicizzare la condizione di occhio secco[5] . Inoltre nell'ultimo ventennio si è consolidato il concetto che l'occhio secco non è un semplice disturbo ma una vera e propria malattia, che interessa tutta la superficie oculare, che comprende, oltre le lacrime con tutto l'apparato di produzione e di deflusso, la congiuntiva, la cornea e le palpebre.[6][7]

Cause maggiori

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Lo stesso argomento in dettaglio: Xeroftalmia.

Tra le cause maggiori di occhio secco:

Altre minori cause sono la cosiddetta sindrome di "discomfort oculare", ed è stato dimostrato con studi che l'essere diabetico costituisce un fattore di rischio.[10][11]

All'esame obiettivo oculistico si rileveranno alterazioni del film lacrimale e, più in generale, del sistema superficie oculare.

Si possono eseguire anche test quantitativi e qualitativi. Il principale test quantitativo è il test di Schirmer, che si esegue apponendo piccole strisce di carta assorbente sul margine palpebrale e permette di valutare la quantità delle lacrime prodotte in un dato periodo di tempo; una valutazione più immediata è possibile ottenerla esaminando il menisco lacrimale, cioè il sottile strato di lacrime presente tra il bordo palpebrale inferiore e la superficie corneo-congiuntivale: uno spessore del menisco inferiore a 0,2 mm è considerato patologico.

Il but test, ovvero l'analisi della comparsa di rotture sulla superficie del film lacrimale colorato con fluorescenza, permette di avere una valutazione qualitativa del film lipidico superficiale.

Numerosi altri esami possono integrare la valutazione di un occhio secco: la colorazione della cornea con fluoresceina e della congiuntiva con verde di lissamina o rosa bengala, che evidenziano un danno delle cellule epiteliali; la misura dell'osmolarità lacrimale; il test di felcizzazione delle lacrime e la ciotologia ad impressione, che forniscono dati sulle cellule mucipare caliciformi e sulla produzione del muco; la clearance lacrimale; la meibografia; la valutazione dello strato lipidico[7]

La terapia di queste anomalie si basa sul ripristinare il film lacrimale con lubrificanti oculari (lacrime artificiali o gel umettanti). Comunemente si ritiene che l'utilizzo di lacrime artificiali abbia un significato sostitutivo; recenti studi in microscopia elettronica di Troisi e coll hanno evidenziato che l'uso di prodotti lubrificanti di ultima generazione contenenti acido ialuronico, trealosio ed altri componenti sono in grado di stimolare la rigenerazione dei microvilli e del glicocalice in cellule epiteliali di superficie sofferenti[12][13] . Inoltre alcune formulazioni sono in grado di permanere sulla superficie oculare anche per 12 ore, esercitando effetti ultrastrutturali protettivi e rigenerativi sulle cellule di superficie [14] Fondamentale è la correzione delle patologie di base (oculistiche e no), la rivalutazione di terapie farmacologiche sistemiche che possono indurre dislacrimie, e la modifica di un eventuale stile di vita non corretto, in particolare dell'alimentazione - i cibi grassi influiscono sulla secrezione lacrimale negativamente - e del fumo, per la sua azione irritante diretta e indiretta. Infine al paziente è utile dare indicazioni su come ridurre i fenomeni astenopeici, come ammiccare spesso, distogliere lo sguardo dagli oggetti vicini e rivolgerlo verso quelli lontani, fare piccole pause con regolarità, verificare l'illuminazione dell'ambiente, eliminare riflessi abbaglianti, regolare umidità e ventilazione.

Per quanto riguarda i farmaci ancora oggi non è ritenuta certa la loro utilità, fatta eccezione nel caso si presenti anche la sindrome di Sjögren (nel quale caso sembra utile la somministrazione di pilocarpina cloridrato).[9]

  1. Marco Peduzzi, Manuale d’oculistica terza edizione p.59, Milano, McGraw-Hill, 2004, ISBN 978-88-386-2389-9.
  2. Keratoconjunctivitis, Sicca, su eMedicine, WebMD, Inc., 21 aprile 2006. URL consultato il 12 novembre 2006.
  3. Michelle Meadows, Dealing with Dry Eye, su FDA Consumer Magazine, U.S. Food and Drug Administration, maggio-giugno 2005. URL consultato il 16 novembre 2006.
  4. Keratoconjunctivitis Sicca, su The Merck Manual, Home Edition, Merck & Co., Inc., 1º febbraio 2003. URL consultato l'11 dicembre 2006.
  5. (EN) AJO | American Journal of Ophthalmology | TFOS DEWS III report | ScienceDirect.com by Elsevier, su www.sciencedirect.com. URL consultato il 21 febbraio 2026.
  6. TFOS DEWS II REPORT - Abbreviations, in The Ocular Surface, vol. 15, n. 3, 2017-07, pp. A4–A8, DOI:10.1016/s1542-0124(17)30158-1. URL consultato il 21 febbraio 2026.
  7. 1 2 Romina Fasciani, Salvatore Troisi e Mario Troisi, A Narrative Review on the Diagnosis of Dry Eye Disease: Insights from the Italian Dry Eye Consensus (IDEC) Group, in Ophthalmology and Therapy, vol. 15, n. 1, 12 novembre 2025, pp. 47–61, DOI:10.1007/s40123-025-01261-5. URL consultato il 21 febbraio 2026.
  8. Robert M. Kliegman, Hal B. Jenson, Pediatria di Nelson, 18 edizione p. 2648, Torino, Elsevier-Masson, 2009, ISBN 978-88-214-3070-1.
  9. 1 2 Marco Peduzzi, Manuale d’oculistica terza edizione pag 61, Milano, McGraw-Hill, 2004, ISBN 978-88-386-2389-9.
  10. Kaiserman I, Kaiserman N, Nakar S, Vinker S, Dry eye in diabetic patients., in Am J Ophthalmol, vol. 139, n. 3, 2005, pp. 498-503, PMID 15767060.
  11. Li H, Pang G, Xu Z, Tear film function of patients with type 2 diabetes, in Zhongguo Yi Xue Ke Xue Yuan Xue Bao, vol. 26, n. 6, 2004, pp. 682-6, PMID 15663232.
  12. Mario Troisi, Salvatore Del Prete e Salvatore Troisi, Scanning Electron Microscopy (SEM) Evaluation of the Ultrastructural Effects on Conjunctival Epithelial Cells of a New Multiple-Action Artificial Tear Containing Cross-Linked Hyaluronic Acid, Cationic Liposomes and Trehalose, in Biomedicines, vol. 12, n. 9, 23 agosto 2024, pp. 1945, DOI:10.3390/biomedicines12091945. URL consultato il 21 febbraio 2026.
  13. Salvatore Del Prete, Daniela Marasco e Salvatore Troisi, Evaluation of the Ultrastructural Effects on Conjunctival Epithelial Cells of a New Multiple-Action Artificial Tear Containing Cross-Linked Hyaluronic Acid, Cationic Liposomes, and Trehalose with Transmission Electron Microscopy: A Pilot Study, in Life, vol. 15, n. 10, 16 ottobre 2025, pp. 1611, DOI:10.3390/life15101611. URL consultato il 21 febbraio 2026.
  14. Mario Troisi, Salvatore Del Prete e Salvatore Troisi, Residence time and ultrastructural effects of a new formulation of multiple‐action tear substitute: Preliminary results at scanning electron microscopy (SEM) examination, in Acta Ophthalmologica, vol. 103, S284, 2025-01, DOI:10.1111/aos.17228. URL consultato il 21 febbraio 2026.
  • Marco Peduzzi, Manuale d’oculistica terza edizione, Milano, McGraw-Hill, 2004, ISBN 978-88-386-2389-9.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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