Obiettivo (fotografia)

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50 mm f/2,8 Macro - 70-300 mm f/4-5,6 - 10-20 mm f/4-5,6

L'obiettivo fotografico (a volte chiamato ottica o anche lente, come anglicismo da lens) è un dispositivo ottico in grado di produrre immagini luminose, da utilizzare nelle macchine fotografiche. Generalmente è composto da due o più lenti diottriche, oppure da un misto di specchi e lenti (catadiottri), con eventuali regolazioni della messa a fuoco e dell'apertura (diaframmi).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1550 Gerolamo Cardano utilizzò una lente convessa per concentrare la luce e aumentare la luminosità del foro stenopeico, nel 1568 Daniele Barbaro aggiunse un diaframma per ridurre le aberrazioni.

Nel 1814 William Hyde Wollaston sostituì la lente di Cardano con una concavo-convessa, a menisco.

Nel 1829 Charles Chevalier realizzò le prime lenti acromatiche composte da un elemento positivo e uno negativo con due vetri ottici di potere dispersivo uguale e contrario. Produsse inoltre gli obiettivi per equipaggiare le fotocamere di Alphonse Giroux per la dagherrotipia, con focale di 40,3 cm (403 mm) f/11.

Il 1840 vide la nascita del primo obiettivo calcolato matematicamente da Joseph Petzval, di luminosità f/3.

Nel 1890 John Henry Dallmeyer risolse il problema delle necessità delle lunghe focali progettando lo schema ottico a teleobiettivo, riducendo il tiraggio accorciando il fuoco posteriore rispetto alla lunghezza focale.

Il tripletto di Cooke, realizzato nel 1893 da Dennis Taylor per la Cooke & Sons, ridusse la distorsione e migliorò la qualità ai bordi.

Nel corso degli anni furono introdotti, da grandi aziende del settore, schemi ottici dai quali nacquero diversi obiettivi. Fra gli schemi ottici più importanti, i cui nomi per vecchia tradizione derivano dal greco, compaiono di Zeiss il Tessar, il Planar, il Distagon, l'Hologon, il Topogon, il Sonnar; di Goerz il Dagor, l'Artar, l'Hypergon; di Schneider il Super-Angulon; di Ernemann l'Ernostar.

Caratteristiche degli obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

Lunghezza focale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lunghezza focale.

Equiparando gli obiettivi a una semplice lente sottile, la lunghezza focale è la misura espressa in millimetri che separa il centro della lente dal piano focale di un oggetto posto all'infinito. Essendo gli obiettivi veri composti da vari elementi in più gruppi di lenti (quindi con un ampio spessore, non sottile), tale distanza non si misura da una lente in particolare, ma dal centro ottico dell'obiettivo, definito "punto nodale posteriore", che in genere si trova in prossimità del diaframma. In sostanza la lunghezza focale indica la distanza fra il punto nodale posteriore di un obiettivo e il piano focale su cui i soggetti all'infinito sono messi a fuoco.

La lunghezza focale degli obiettivi è quel fattore che determina l'angolo di campo della ripresa, ma ciò dipende anche dalle dimensioni del sensore. Lo stesso obiettivo (o due obiettivi di pari focale) varia l'angolo di campo ripreso in base alle dimensioni del sensore per il quale sta lavorando (o per i quali sono destinati).

Non è vero che al variare della focale corrisponde una diversa prospettiva. Per le regole di geometria la prospettiva non cambia se il punto di vista (punto di ripresa) rimane fisso. Il variare della focale è una conseguenza dell'eventuale scelta del fotografo di cambiare la prospettiva o il punto di ripresa, non la causa. Oppure viceversa, se ad esempio ci spostiamo da un punto di ripresa arretrando, cambiamo la prospettiva e le dimensioni dell'oggetto (che risulterà un po' più piccolo all'interno del fotogramma), per cui di conseguenza cambieremo o potremo cambiare anche la focale (con uno zoom), per ingrandire l'oggetto come era prima.

Apertura o luminosità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rapporto focale.

L'apertura massima di un obiettivo fotografico è uguale alla lunghezza focale diviso il diametro massimo del diaframma dell'obiettivo, ovvero il rapporto focale massimo possibile per un determinato tipo di obiettivo. Negli obiettivi fotografici si indica l'apertura massima del diaframma con il denominatore della frazione, per cui più basso è il numero che indica l'apertura massima, più luminoso sarà l'obiettivo. Un'apertura elevata (numero del diaframma piccolo, es. f/1,4) permette di far passare più luce ed impressionare la pellicola in minor tempo.

In genere le aperture maggiori si hanno per gli obiettivi normali a focale fissa, che possono arrivare ad aperture anche inferiori a 1,4. Aperture massime minori si trovano negli obiettivi a focale variabile o zoom.

La quantità di luce che attraversa le lenti è regolata da un dispositivo chiamato diaframma, situato di solito in corrispondenza del centro ottico dell'obiettivo. La sua dimensione determina, oltre alla quantità di luce, anche la profondità di campo e di conseguenza quella di fuoco, la forma influisce, anche se lievemente, sulla forma dello sfocato. Il valore di diaframma indicato sull'obiettivo è la massima apertura ottenibile, altre aperture sono possibili chiudendo il diaframma. Negli obiettivi a focale fissa viene specificato un solo valore di apertura, ad esempio f/2,8. Sugli obiettivi zoom possono comparire due valori, il primo per la focale minima, il secondo per quella massima. Ad esempio, per uno zoom 35–135 mm f/3,5-4, il valore f/3,5 è l'apertura più ampia ottenibile alla focale di 35 mm e il valore f/4 è l'apertura più ampia che si può avere alla focale di 135 mm.

Angolo di campo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Angolo di campo.

L'immagine formata dagli obiettivi fotografici, su una superficie posta in corrispondenza del piano focale, è di forma circolare e deve avere un'ampiezza maggiore della diagonale del sensore fotografico, per cui è progettata la lente. Questa immagine circolare è detta cerchio di copertura della lente, chiamato anche cerchio d'immagine o circolo di illuminazione, e al suo interno vi può essere un'altra area circolare più ristretta, detta di 'buona definizione', dove l'immagine può apparire più correttamente o meno aberrata. Di solito è proprio il circolo di buona definizione che impone la dimensione del sensore (pellicola, lastra, carta fotografica o sensore elettronico, che sia). La forma del sensore è generalmente quadrangolare, per cui la sua diagonale determina l'angolo di campo più ampio ripreso sulla fotografia. L'angolo di campo principale degli obiettivi è determinato dalla diagonale del sensore per cui sono progettati, ma spesso vengono forniti anche i valori di altezza e larghezza del campo ripreso.

Un obiettivo con lunghezza focale pari alla diagonale del sensore, ha un angolo di campo di circa 53° e in base al rapporto d'aspetto avrà i relativi valori d'ampiezza. A parità di sensore, gli obiettivi con lughezza focale maggiore (tele, medio tele e super tele), avranno un campo ripreso sempre più stretto. Al contrario, gli obiettivi grandangolari (con lunghezza focale minore della diagonale), avranno un campo ripreso sempre più ampio.

Nella pratica comune, è possibile variegare gli obiettivi fotografici tra l'estremo grandangolo (fish-eye) con 180° di campo, ai lunghissimi tele-obiettivi con solo 1° di campo. Ma normalmente gli obiettivi forniscono da 95° a 3° di campo (diagonale) ripreso.

Messa a fuoco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tiraggio.

Per poter visualizzare nitidamente l'immagine si opera sulla messa a fuoco che consiste nel posizionare l'obiettivo a distanza opportuna tra il piano focale e l'oggetto fotografato. In alcuni obiettivi non vi è nessuna modifica alla propria lunghezza perché l'operazione è fatta con lo spostamento di uno o più gruppi ottici interni all'obiettivo stesso. Alcuni obiettivi macro, capaci di mettere a fuoco a distanze molto ridotte, utilizzano più gruppi interni indipendenti per garantire la massima definizione anche a distanze ridotte e sulle parti più esterne del fotogramma. L'operazione è svolta agendo su un'apposita ghiera posta sul barilotto dell'obiettivo. La messa a fuoco può essere di tipo manuale o automatico, utilizzando un motore posto all'interno della fotocamera o dell'obiettivo stesso. I moderni obiettivi motorizzati offrono una modalità ibrida: quando lavorano in autofocus è sufficiente impugnare la ghiera di messa a fuoco per passare in modalità manuale, consentendo di imbastire la messa a fuoco in automatico e di rifinire poi in manuale nel caso fosse necessario, senza dover attivare il selettore di modalità.

Schemi ottici[modifica | modifica wikitesto]

A diffrazione o stenopeico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stenoscopia.

L'obiettivo stenopeico (dal greco στενός stenos = stretto e ὀπή opè = foro, apertura) è il caso più semplice di obiettivo fotografico, poiché è costituito da un piccolo foro che sfrutta il prinipio della diffrazione per formare l'immagine all'interno della camera oscura.

Conosciuto fin dai tempi più antichi (anche dagli Egizi) è applicato alla camera obscura, della quale è notevole la descrizione che ne fece Leonardo da Vinci nel Codice atlantico (camera oscura leonardiana).

Consiste in un piccolo foro praticato in una lamina sottile pochi decimi di millimetro, di materiale opaco, possibilmente nero o annerito. Indicativamente il diametro del foro è di un terzo di millimetro per i formati più grandi, ma è necessario trovare il miglior compromesso in base al formato del sensore e alla lunghezza focale voluta, perché la nitidezza è molto bassa e migliora solo diminuendo il diametro del foro, che però aumenta la diffrazione provocando aloni ai bordi. Anche la luminosità di questo obiettivo è molto bassa ed è quindi impiegabile solo con oggetti statici o molto luminosi e in condizioni di alta luminosità.

I lati positivi sono l'assenza o quasi di tutte le aberrazioni tipiche negli altri obiettivi, e una profondità di campo praticamente illimitata.

A rifrazione[modifica | modifica wikitesto]

Rispetto all'obiettivo stenopeico, quello a lenti sferiche permette una maggiore luminosità e un controllo abbastanza accurato della luce sul piano focale, per diminuire le aberrazioni ottiche, con formazioni schematiche da due a più elementi (lenti sferiche e asferiche). L'utilizzo di lenti asferiche aiuta a contenere difetti come l'aberrazione sferica. L'uso di più elementi consente di contenere l'aberrazione cromatica, fino a livelli detti apocromatici.

A migliorare ulteriormente la qualità degli obiettivi, contribuisce lo sviluppo dei vetri ottici utilizzati, in particolare i vetri con indice di rifrazione molto bassa e molto alta (sino a valori che superano 1,9) e vetri a bassissima dispersione o a dispersione anomala, utilizzati per correggere soprattutto le aberrazioni cromatiche laterali. Ma anche i particolari trattamenti antiriflesso tra le superfici aria-vetro, che hanno lo scopo di diminuire la quantità di luce riflessa, difratta o dispersa e assorbita dalla lente, per cui di aumentare la trasmissione. In un primo momento vennero introdotti i trattamenti antiriflesso semplici (single-coated) e in seguito vennero utilizzati dei trattamenti antiriflesso multipli (multi-coated), fino ad ottenere particolari trattamenti multipli a larga banda su tutte le superfici (fully broad-band multi coated).

Guardando dentro un obiettivo privo di trattamenti, vedremo tutti i riflessi bianchi; se l'ottica ha almeno un trattamento singolo, vedremo dei riflessi colorati (tipicamente blu o ambra), se invece è completamente milti-rivestito, vedremo vari riflessi di vari colori e cangianti in base all'inclinazione. Quasi tutti gli obiettivi moderni, di discreta fattura, hanno almeno un trattamento multiplo.

A riflessione e misti (catadiottrici)[modifica | modifica wikitesto]

Gli obiettivi a riflessione o a specchio vengono usati tipicamente solo nei telescopi (newtoniani e dobsoniani) e a queste funzioni può essere collegata la fotografia (astro-fotografia). Mentre, per la fotografia "terrestre" vengono usati degli obiettivi catadiottrici (misto diottrici e catottrici), basati su uno specchio principale concavo, uno secondario convesso e alcune lenti diottriche, quindi di costruzione simile al telescopio Cassegrain. Rispetto ai teleobiettivi diottrici hanno il vantaggio di un minor ingombro, di un peso ridotto e di una completa riduzione di alcune aberrazioni come quelle cromatiche (solo gli specchi sono immuni dalle aberrazioni policromatiche e per questo diffusi come telescopi nell'uso astronomico). Oltre ai due specchi, in genere sono costruiti impiegando delle lenti a bassa curvatura per la correzione delle aberrazioni sferiche e come sostegno dello specchio secondario, costituendo così dei sistemi misti. A causa delle aberrazioni monocromatiche extra-assiali sono costruiti prevalemtemente con lunghezze focali maggiori di 300 mm. La tipica conformazione ottica, molto spesso non prevede nemmeno il diaframma e la forma dello sfocato è un anello invece di un cerchio. Alle focali più corte, sono meno luminosi rispetto agli obiettivi a lenti e l'immagine è in genere meno nitida ai bordi del fotogramma, mentre le lunghissime focali (da 500 a 2000 mm) sono più facilmente utilizzabili in situazioni di mobilità.

Obiettivi specializzati[modifica | modifica wikitesto]

Obiettivi decentrabili[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Obiettivo decentrabile.

Nella fotografia architettonica, per eliminare le “linee cadenti” causate dalla necessità di puntare in alto l'obiettivo per inquadrare un edificio, sono stati progettati per il medio formato e il 35 mm degli obiettivi definiti decentrabili, che possiedono un circolo di buona definizione superiore al normale.

Le più vecchie lenti PC avevano solo la possibilità di decentrare l'ottica (shift), le moderne lenti PC permettono anche di inclinare la lente rispetto al piano pellicola (tilt), quest'ultima caratteristica li rende molto appetibili non solo per la fotografia architettonica ma anche per la fotografia macro, esistono infatti per le reflex 35 mm ottiche "PC con funzioni shift e tilt specifiche per il macro come il Nikkor 85 mm PC-E.

Sui banchi ottici non sono necessarie lenti speciali ed è possibile spostare l'obiettivo verticalmente con un movimento chiamato decentramento e/o ruotare la lente in modo che il piano di fuoco venga ruotato rispetto al piano pellicola.

Gli obiettivi decentrabili si dividono in ulteriori due categorie, ce ne sono alcuni che permettono solamente il decentramento (shift) per es. il Nikkor 35 mm f/2,8 PC, altri che permettono decentramento e basculaggio (tilt - shift) come ad esempio il Canon 17 mm f/4 TS-E.

Obiettivi per ritrattistica[modifica | modifica wikitesto]

Nel ritratto è utile esaltare il volto o la figura umana dallo sfondo e questo si ottiene normalmente riducendo la profondità di campo, ovvero aprendo il diaframma.

Sono anche disponibili filtri fotografici soft focus molto più economici che realizzano l'effetto di diffusione sulle alte luci.

Sempre per il ritratto esistono lenti che permettono di sfocare ciò che è davanti o dietro (a scelta) rispetto al piano focale, il sistema permette lo spostamento di alcune lenti variando l'aberrazione sferica e non la messa a fuoco provocando un aumento della sfocatura mantenendo invariata la nididezza del soggetto a fuoco (se però la variazione del sistema defocus supera il valore di diaframma impostato sulla lente la foto risulterà completamente intaccata nella nitidezza dando vita ad un effetto "soft focus") questo tipo di lente è abbastanza costoso per via della complessa ottica e dei movimenti micrometrici del defocus control.

Attualmente solo due lenti hanno il sistema defocus e sono il Nikkor 105 mm f/2 DC e il Nikkor 135 mm f/2 DC, dove "DC" sta per Defocus Control.

Sony ha una lente simile ai Nikon DC, è il 135 mm f/2,8 (T4,5) STF dedicato alla ritrattistica che utilizza un sistema completamente diverso rispetto ai Nikon ma ugualmente interessante, si tratta di una lente con doppio diaframma (uno a 9 lamelle e uno a 10 lamelle) per controllare meglio lo sfocato, questa lente speciale di elevata qualità ottica permette di avere sfocati estremamente morbidi e gradevoli ma non dà le stesse possibilità creative offerte dalle lenti DC.

Accessori fotografici per obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

Tubi di estensione per diminuire la distanza minima di messa a fuoco, utili in macrofotografia

Tubi di prolunga: sono dei cilindri senza lenti da montare tra la fotocamera e l'obiettivo consentendo un accorciamento della minima distanza di messa a fuoco. Utili in macrofotografia, sono disponibili in diverse altezze, l'unico difetto è il comportare una perdita di luminosità proporzionale alla dimensione del tubo.

Lenti aggiuntive con ancoraggio a clip, da utilizzare su smartphone

Lenti addizionali: vengono montate anteriormente all'ottica per fare in modo che la focalizzazione dell'oggetto avvenga a distanza ravvicinata o aumentata ed avere un rapporto di riproduzione almeno di uno a uno.
Nel caso di diminuzione della lunghezza focale dell'obiettivo su cui sono montati sono dei sistemi ottici convergenti possibilmente acromatici, mentre nel caso opposto si utilizzano lenti divergenti, in quest'ultimo caso la distanza col piano di messa a fuoco rimane invariata per cui non è più possibile la focalizzazione all'infinito ma solo a distanze molto ravvicinate. La luminosità dell'obiettivo originale non cambia in maniera percettibile, si misurano in diottrie ed esistono modelli da +1, +2, +3 con potere di ingrandimento crescente. Tali sistemi possono adattarsi all'obiettivo in modi differenti, possono avvitarsi o nel caso di sistemi economici, come nella maggior parte dei sistemi degli smartphone, si utilizza un sistema a clip.

Moltiplicatori di focale: sono dei sistemi ottici divergenti montati posteriormente all'obiettivo e servono ad allungare la lunghezza focale. La distanza di messa a fuoco non cambia, ma diminuisce la luminosità originale in funzione del fattore di moltiplicazione. L'ingrandimento è comunemente di 1,4 o 2, da moltiplicare per la lunghezza focale dell'obiettivo. Vengono comunemente utilizzati per la fotografia naturalistica o per il reportage. Nikon mise in commercio nel 1985 un moltiplicatore di focale (fattore 1,6) siglato Nikkor TC-16A che implementava la funzionalità autofocus in oltre 30 obiettivi Nikkor non-AF se utilizzati con gli apparecchi F-801s, F90, F4.

Classificazione in base all'angolo di campo[modifica | modifica wikitesto]

Il vasto panorama degli obiettivi fotografici si può dividere in tre categorie principali: grandangolari, normali e tele.

Si possono differenziare più facilmente considerando l'angolo di campo orizzontale ripreso, per cui i grandangolari rientrano tra 180° e 50°, i normali tra 50° e 40° e i tele tra 40° e 1° (per angoli di campo più stretti, si usano i telescopi).

Obiettivo normale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Obiettivo normale.
Obiettivi normali per i diversi formati fotografici
Formato Focale (in mm)
4/3 21
APS-C 28
24×36 43
6×4,5 70
6×6 80
6×9 100
10×12 150
13×18 220
20×25 320

L'obiettivo ad angolo normale è quello che restituisce una corretta proporzione tridimensionale dei piani e viene indicato giustamente come analogo alla visione dell'occhio umano: deve rappresentare le rette parallele sul fotogramma, con la stessa "angolatura" visibile a occhio nudo dallo stesso punto di vista (stessa prospettiva).

La lunghezza focale adatta per ottenere questo effetto è uguale alla misura diagonale del sensore: nel formato 24x36, la lunghezza focale dovrà essere circa 43 mm con 45° di ripresa orizzontale e 53° diagonale.

La stessa riproduzione ottenuta con un grandangolo, allunga la proporzione dei piani nella profondità dell'immagine, mentre il tele restringe la profondità dei piani, "schiacciando" la tridimensionalità degli oggetti ripresi (da non confondere con la distorsione planare, che affligge maggiormente i grandangolari).

È diventato un luogo comune confondere l'obiettivo ad angolo normale con l'ottica standard di lunghezza focale 50 mm, usata come riferimento per quantificare ad esempio l'ingrandimento dei mirini oculari utilizzati in fotografia. Molto probabilmente questo deriva dal fatto che le ottiche considerate nel 1913 dall'Ingegnere Oskar Barnack per il suo formato fotografico Leica 24x36 mm su pellicola in rullini 135, erano inizialmente progettate per il film da 35 mm usato nel cinematografo dai fratelli Lumière fin da 1895 e la focale 50 mm aveva la misura più vicina alla diagonale battezzata per il piccolo formato.

Gli schemi ottici utilizzati per gli obiettivi ad angolo normale sono largamente collaudati, perfezionati, economici e di buona qualità e la "luminosità" è generalmente molto elevata, fino a valori di f/1 (nel formato 24x36).

Grandangolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grandangolo.
Immagine prodotta da un obiettivo fish-eye

Gli obiettivi con angolo di campo maggiore, o lunghezza focale minore del normale, sono detti grandangolari. In questi, l'angolo di campo diagonale passa da 60° a 90° per un grandangolare tipico, per portarsi finanche a 180° negli ultragrandangolari e fish-eye. Questi ultimi sono così chiamati perché a causa dell'angolo di campo estremamente esteso, l'immagine risulta tonda come se fosse catturata attraverso un occhio di pesce.

Per il formato Leica 24×36 mm, il più classico grandangolare è il 24 mm (84°), ma sono molto comuni anche il 35 (63°), il 28 (75°) e il 21 mm (91°).

Maggiore è l'ampiezza angolare (grandangolari spinti) e maggiore è la deformazione dell'immagine dovuta alla proiezione equidistante dei fasci luminosi sulla pellicola, per mantenere un'alta planarità del campo ripreso, fino ad arrivare alla formazione di un'immagine circolare. Il loro angolo di campo raggiunge i 180° e addirittura supera il "muro piatto" con i 220° del Nikkor 6 mm 2,8. È possibile correggere la distorsione usando la proiezione rettilineare fino alla lunghezza focale di 12 mm. Ma quando la lunghezza focale diminuisce il corpo dell'obiettivo verrebbe a trovarsi troppo vicino al piano focale con impedimento del funzionamento di alcuni organi meccanici interni alla fotocamera (specchi nelle reflex). Così, per ovviare a questo inconveniente è stato adottato lo schema ottico a retrofocus o a teleobiettivo invertito, che consiste in un gruppo ottico anteriore divergente e in un gruppo posteriore convergente, con la possibilità di ulteriori gruppi centrali.

I grandangolari restituiscono una "prospettiva accentuata" e sono soggetti alle distorsioni a barilotto, dove le linee cadenti ai bordi curvano vistosamente. Questo effetto tipico dei grandangolari, permette una esaltazione del soggetto in primo piano, realizzando così anche degli interessanti effetti creativi.

Teleobiettivo o lungo fuoco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Teleobiettivo.

Gli obiettivi con angolo di campo minore, o lunghezza focale maggiore del normale, sono detti "teleobiettivi", con una suddivisione in medio-tele, tele e super-tele. I rispettivi e tipici angoli di campo diagonale, sono: tra 40° e 25°, tra i 20° e 10° e tra 8° e 2,5° o valori inferiori nei casi estremi. Queste focali sempre più lunghe, provocano un maggiore ingrandimento del soggetto, producendo un forte effetto di compressione del campo, che avvicina gli oggetti riducendo apparentemente le distanze tra i vari piani nella profondità della ripresa. L'effetto è anche chiamato "schiacciamento dei piani".

Quando presentano uno schema ottico semplice (non teleobiettivo), sarebbe più corretto chiamarli obiettivi a lungo fuoco o a lunga focale.

Per le leggi dell'ottica, la distanza tra il piano ottico e il piano di messa a fuoco all'infinito è uguale alla lunghezza focale. Quindi un 500 mm sarebbe lungo oltre mezzo metro, presentando una scarsa maneggiabilità e sbilanciamento nell'impiego pratico, soprattutto usandolo a mano libera (senza supporti adeguati, come il monopiede). Per ovviare a questi inconvenienti è stato adottato lo schema ottico a teleobiettivo, che consiste in un gruppo ottico anteriore convergente e in un gruppo posteriore leggermente divergente; è possibile che vi siano ulteriori gruppi centrali. Quando presentano uno schema ottico semplice (non teleobiettivo), sarebbe più corretto chiamarli obiettivi a lungo fuoco o a lunga focale, ma in genere vengono chiamati tutti teleobiettivi.

Nomenclatura tipica per le focali nel "formato pieno"[modifica | modifica wikitesto]

Le focali per il formato Leica 24x36 mm (o full frame), vengono suddivise in varie categorie, le principali sono il grandangolo, il normale e il tele, con ulteriori sottocategorie. La nomenclatura delle focali è una consuetudine ormai consolidata e si può riassumere così:

  • Ultra grandangolare estremo: focale pari o inferiore a 13 mm
  • Ultra grandangolare: focale 14–17 mm
  • Grandangolo spinto: focale 18–23 mm
  • Grandangolo: focale 35–24 mm
  • Normale: focale compresa tra 38 e 43 mm
  • Standard: focale 50 mm - standardizzata su tutti i formati, per fare misurazioni
  • Medio tele: focale 55–105 mm
  • Tele: focale 120–280 mm
  • Super tele: focale superiore a 300 mm

Uso di obiettivi con differenti formati di sensore[modifica | modifica wikitesto]

Il sensore di una fotocamera digitale (ma non solo) può avere dimensioni inferiori a quelle tipiche 24x36 mm della pellicola 35 mm e a causa di questa differenza, l'angolo di campo dell'obiettivo diminuisce. Ad esempio, se montiamo un 50 mm su una reflex digitale APS-C (con sensore 24x16 mm), otteniamo l'angolo di campo equivalente a un obiettivo 75 mm su 24x36 mm; è da notare bene che la lunghezza focale e le caratteristiche ottiche dell'obiettivo non diventano quelle di un 75 mm, ma ne assume solo l'angolo di campo, mantenendo tutte le altre "proprietà" di un 50 mm. Questo, per dire che la lunghezza focale non cambia.

Il calcolo della conversione tra lunghezza focale originale e lunghezza focale equivalente a full-frame, in relazione all'angolo di campo ottenuto, si basa sul rapporto tra le diagonali dei due formati. In genere il fattore di conversione per le APS-C Fujifilm X, Nikon DX, Pentax e Sony è di 1,5x; mentre per quelle Canon è di 1,6x; e per le 4/3 e micro 4/3 è di 2×.

Esempi di focale equivalente 35 mm per le lunghezze focali più comuni
Lunghezza focale effettiva dell'obiettivo Lunghezza focale su 35 mm o digitale FF Focale equivalente su APS-H (1,3×) Focale equivalente su APS-C 1,5× Focale equivalente su APS-C 1,6× (Canon) Focale equivalente su 4/3 e m4/3 (2×) Focale equivalente su CX (2,7×) Focale equivalente su 1/2,3" (5,5×)
6 mm 6 mm (Fish-eye circolari) 7,8 mm 9 mm 9,6 mm 12 mm (ultragrandangolare estremo) 16,2 mm (ultragrandangolare) 33 mm (grandangolo)
8 mm 8 mm (Fish-eye) 10,4 mm (ultragrandangolare estremo) 12 mm (ultragrandangolare estremo) 12,8 mm (ultragrandangolare estremo) 16 mm (ultragrandangolare) 21,6 mm (grandangolare spinto) 44 mm (normale)
10 mm 10 mm (ultragrandangolare estremo) 13 mm (ultragrandangolare estremo) 15 mm (ultragrandangolare) 16 mm (ultragrandangolare) 20 mm (grandangolo spinto) 27 mm (grandangolare standard) 55 mm (normale)
12 mm 12 mm (ultragrandangolare estremo) 15,6 mm (ultragrandangolare) 18 mm (grandangolo spinto) 19,2 mm (grandangolo spinto) 24 mm (grandangolo) 32,4 mm (grandangolo) 66 mm (normale)
14 mm 14 mm (ultragrandangolare) 18,2 mm (grandangolo spinto) 21 mm (grandangolo spinto) 22,4 mm (grandangolo spinto) 28 mm (grandangolo standard) 37,8 mm (grandangolo) 77 mm (medio tele)
16 mm 16 mm (ultragrandangolare) 20,8 mm (grandangolo spinto) 24 mm (grandangolo) 25,6 mm (grandangolo) 32 mm (grandangolo) 43,2 mm (normale) 88 mm (medio tele)
18 mm 18 mm (grandangolo spinto) 23,4 mm (grandangolo) 27 mm (grandangolo standard) 28,8 mm (grandangolo standard) 36 mm (grandangolo) 48,6 mm (normale) 99 mm (medio tele)
20 mm 20 mm (grandangolo spinto) 26 mm (grandangolo) 30 mm (grandangolo) 32 mm (grandangolo) 40 mm (grandangolo/normale) 54 mm (normale) 110 mm (medio tele)
24 mm 24 mm (grandangolo) 31,2 mm (grandangolo) 36 mm (grandangolo) 38,4 mm (grandangolo) 48 mm (normale) 64,8 mm (medio tele) 132 mm (medio tele)
28 mm 28 mm (grandangolo standard) 36,4 mm (grandangolo) 42 mm (normale) 44,8 mm (normale) 56 mm (normale) 75,6 mm (medio tele) 154 mm (tele)
35 mm 35 mm (normale) 45,5 mm (normale) 52,2 mm (normale) 56 mm (normale) 70 mm (medio tele) 94,5 mm (medio tele) 192,5 mm (tele)
45 mm 45 mm (normale) 58,5 mm (normale) 67,5 mm (medio tele) 72 mm (medio tele) 90 mm (medio tele) 121,5 mm (medio tele) 247,5 mm (tele)
50 mm 50 mm (normale) 65 mm (medio tele) 75 mm (medio tele) 80 mm (medio tele) 100 mm (medio tele) 135 mm (medio tele) 275 mm (tele)
58 mm 58 mm (normale) 75,4 mm (medio tele) 87 mm (medio tele) 92,5 mm (medio tele) 116 mm (medio tele) 156,5 mm (tele) 319 mm (super tele)
85 mm 85 mm (medio tele) 110,5 mm (medio tele) 127,5 mm (medio tele) 136 mm (medio tele) 170 mm (tele) 229,5 mm (tele) 467,5 mm (super tele)
105 mm 105 mm (medio tele) 136,5 mm (medio tele) 157,5 mm (tele) 168 mm (tele) 210 mm (tele) 283,5 mm (tele) 577,5 mm (super tele)
135 mm 135 mm (medio tele) 175,5 mm (tele) 202,5 mm (tele) 216 mm (tele) 270 mm (tele) 364,5 mm (super tele) 742,5 mm (super tele)
180 mm 180 mm (tele) 234 mm (tele) 270 mm (tele) 288 mm (tele) 360 mm (super tele) 486 mm (super tele) 990 mm (super tele)
200 mm 200 mm (tele) 260 mm (tele) 300 mm (super tele) 320 mm (super tele) 400 mm (super tele) 540 mm (super tele) 1100 mm (super tele)
300 mm 300 mm (super tele) 390 mm (super tele) 450 mm (super tele) 480 mm (super tele) 600 mm (super tele) 810 mm (super tele) 1650 mm (super tele)
600 mm 600 mm (super tele) 780 mm (super tele) 900 mm (super tele) 960 mm (super tele) 1200 mm (super tele) 1620 mm (super tele) 3300 mm (super tele)
1000 mm 1000 mm (super tele) 1300 mm (super tele) 1500 mm (super tele) 1600 mm (super tele) 2000 mm (super tele) 2700 mm (super tele) 5500 mm (super tele)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph Meehan, Gli obiettivi fotografici, Roma, Reflex, 1992.

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