Obelisco della Minerva

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Coordinate: 41°53′52.8″N 12°28′39.36″E / 41.898°N 12.4776°E41.898; 12.4776

L'obelisco della Minerva con l'elefante berniniano

L'obelisco della Minerva è uno dei tredici antichi obelischi di Roma, collocato nella piazza della Minerva (la piazza della basilica di Santa Maria sopra Minerva). L'intero complesso monumentale è popolarmente noto anche come il Pulcin della Minerva: pulcino nel dialetto dell'epoca stava per porcino, riferito all'elefante "per le dimensioni ridotte e le forme rotonde, più adatte a un maialetto"[1].

Origine e iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Proveniva dall'Iseo Campense, decorato con materiale proveniente da Eliopoli sotto Domiziano, assieme agli obelischi del Pantheon, di Dogali e quello di Boboli (che è a Firenze).

Venne sistemato da Gian Lorenzo Bernini, che lo allestì sul dorso di un elefante di marmo. L'iscrizione sul basamento recita: "Sapientis Aegypti/ insculptas obelisco figuras/ ab elephanto/ belluarum fortissima/ gestari quisquis hic vides/ documentum intellige/ robustae mentis esse/ solidam sapientiam sustinere" (Chiunque qui vede i segni della Sapienza d'Egitto scolpiti sull'obelisco, sorretto dall'elefante, la più forte delle bestie, intenda questo come prova che è necessaria una mente robusta per sostenere una solida sapienza).

Il modello fu offerto da un elefantino portato in omaggio all'Urbe da Cristina di Svezia convertitasi al cattolicesimo, ma segue un'iconografia mutuata dall'Hypnerotomachia Poliphili[2].

Nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

La tenuta statica del progetto di un elefante stiloforo fu contestata dai domenicani del vicino convento (ove l'obelisco era stato trovato) con l'argomento secondo cui "nessun peso a piombo deve avere sotto di sè il vuoto, perché non sarebbe solido nè durevole"; Bernini - che 16 anni prima aveva già realizzato la fontana dei fiumi di Piazza Navona con un obelisco sistemato su una roccia vuota - avrebbe reagito a questa ingerenza con una beffa[3], secondo il distico che circolò per Roma.

Infatti Quinto Settano - pseudonimo di monsignor Sergardi - scrisse il celebre epigramma: Vertit terga Elephas, versaque proboscide clamat: Kiriaci fratres hic ego vos habeo (ovvero: "L'elefante volge le terga e grida con la proboscide rivolta all'indietro: frati domenicani, qui mi state"). La sua spiegazione sarebbe riferita proprio al modo con cui il Bernini architettò la statua, "forse con il consenso di Alessandro VII: disegnò l'elefantino, eseguito nel 1667 da un suo allievo, Ercole Ferrata, in modo che voltasse le terga al convento degli ottusi frati, mentre la proboscide ne sottolineava la posizione irriverente e la coda, spostata sulla sinistra, ne accentuava l'intenzione offensiva"[4].

Diffusione dell'immagine nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Già in precedenza, un bozzetto a matita rossa era stato disegnato da Giulio Romano, su incarico di Raffaello Sanzio, sulla figura dell'elefante Annone[5].

La sistemazione berniniana dell'obelisco fu replicata nel XVIII secolo da Giovanni Battista Vaccarini in piazza Duomo a Catania, ed è perciò presente anche nello Stemma di Catania.

Salvador Dalì vi si ispirò, dopo il suo soggiorno romano, per la sua Tentazione di Sant'Antonio[6].

Vandalismo[modifica | modifica wikitesto]

Durante la notte del 13 novembre 2016, la statua viene mutilata. La mattina successiva, saranno alcune turiste spagnole ad accorgersi che all'elefante manca una zanna ed avvisano le autorità. Il pezzo mancante, a forma di cono, della misura di 12 centimetri di lunghezza, 7 cm di diametro, ed 8 cm di base, viene rinvenuto a terra poco dopo la segnalazione[7].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bernini. Daniele Pinton, I percorsi dell'arte, ATS Italia Editrice, 2009, p. 11.
  2. ^ Page 38 - Hypnerotomachia Poliphili, mitpress.mit.edu. URL consultato il 28 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 17 gennaio 2012).
  3. ^ L'elefante Annone e il "pulcino" della Minerva.
  4. ^ Alfredo Cattabiani, Simboli, miti e misteri di Roma, Newton Compton, 2016.
  5. ^ L'elefante Annone e il "pulcino" della Minerva.
  6. ^ Elliott H. King, Dalì, Surrealism and Cinema, Oldcastle Books, 21 ott 2010.
  7. ^ http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/14/roma-vandali-danneggiano-statua-del-bernini-in-piazza-della-minerva/3191489/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Armin Wirsching, Obelisken transportieren und aufrichten in Aegypten und in Rom, Norderstedt 2007, ISBN 978-3-8334-8513-8
  • L'Italia. Roma (guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2004
  • Cesare D'Onofrio, Gli obelischi di Roma, Bulzoni, 1967

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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