Nur Jahan

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Mihru-ur-Nissa bint Mirza Ghiyas Beg
Nurjahan.jpg
Padshah Begum, Nur Mahal, Nur Jahan
In carica 1611-1627
Predecessore Saliha Banu Begum
Successore Mumtaz Mahal
Nascita Kandahar, 6 settembre 993 H/1577 d.C.
Morte Lahore, 1063 H/1645 d.C. .
Dinastia Timuride (per matrimonio)
Padre Mirza Ghiyas Beg (?-1622)
Madre Asmat Begum (?-1621)
Consorte Sher Afgan Khan (m.1594–1607); Jahangir (m.1611–1627)
Figli Mirh-ur-Nissa Ladli Begum (1605-?)
Religione Islam

Mihr-ur-Nissa Bint Mirza Ghiyas Beg, (in urdu: مهر النسا, in persiano: مهر النسا, in hindi: मेहर उल नीसा), ossia “ Sole tra le Donne”) (Kandahar, 31 maggio 1577Lahore, 18 dicembre 1645), è stata Nur Jahan (in urdu: نور جهان, in persiano: نور جهان, in hindi: नर्स जहान)), la donna più potente della storia dell’India del XVII secolo, regnando indiscussa sul vasto impero Mughal per oltre 15 anni, paragonabile alla sua coeva la regina Elisabetta I d'Inghilterra (1533-1603)[1].

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Nata Mihru-un-Nissa (anche Mehrunissa)[2], era l’ultima e unica femmina dei cinque figli di Mirza Ghiyas Beg (?-1622) e di Asma Begum[3] (?-1621), aristocratica famiglia persiana di funzionari, ufficiali e poeti. Il nonno paterno era il poeta Hejri (aka Khwaja Muhammad-Sharif) (?-1576/77) ministro del sovrano persiano Scià Tahmasp I (1514 - 1576); mentre, il nonno materno era Mirza Ala-ud-Daula Aqa Mulla, capo del clan Aqa Mulla[4], noto per il suo raffinato livello culturale.

Mehrunissa nacque nel 1577, pochi mesi dopo che la famiglia si trasferì definitivamente da Teheran a Kandahar, allora provincia del Hindustan[5], territorio governato dai Mughal . Dove Mihra Ghiyas Beg[6] fu a servizio, prima dell’imperatore Akbar (1542– 1605), come tesoriere della provincia di Kabul (c.1579-1605), poi dell’imperatore Jahangir (1569 -1627), suo futuro genero.

Nur Jahan di Kandahar
Giovanissima Mehrunissa
Mehrunissa in raffinato abbigliamento dell'epoca

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Mehrunissa venne educata alle lingue, la musica e la danza[7]. Oltre a diversi sport d’élite come il polo, la scherma e il tiro con l’arco[8]. Era un'esperta calligrafa (in arabo e sanscrito) e appassionata “designer”. È documentato che abbia realizzato gioielli, profumi, abiti[7] e perfino alcuni edifici[9].

A diciassette anni, nel 1594 secondo lo storico Heinrich Blochmann[10][7], Mehrunissa venne data in sposa a Sher Afhgan Khan (?-1607), un jagirdar dell'impero Mughal. Nel 1605 nacque la loro unica figlia Mihr-ur-Nissa Begum, conosciuta anche come Ladli Begun. Nel 1607 rimasta vedova, Merhrunissa entrò a far parte del harem reale della regina-madre Ruqaiya Sultan Begum (circa 1542 - 1626), sua futura suocera.

La sua permanenza nel harem[11], le permise di immergersi in una realtà i cui meccanismi la portarono a diventare unica nel suo genere. È noto che in poco tempo ne divenne un leader[12], molto apprezzato dalle altre donne[13].

Nur Janan[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il cronista di corte Mu’tamid Khan[14], nel maggio del 1611 “Nur Mahal (la luce del palazzo)” fu incoronata imperatrice consorte dell’imperatore Mughal Nur-ud-din Muhammad Salim, conosciuto semplicemente come Jahangir. Matrimonio che verrà ricordato da tutti gli storici come una grande storia d’amore[15] e di collaborazione[16]. Primo tra tutti, Jangir stesso nel 1614 sul suo manoscritto autobigrafico “Tuzuk-e-Jahangiri”, scrisse: «per due coppe di vino e una minestra ho lasciato il mio impero alla mia amata» e ancora «compagna sensibile, cacciatrice esperta, ottima consigliera e diplomatica».[13]

Da subito, Nur Mahal ottenne dei diritti impensabili per le donne dell’epoca: aveva il controllo sulla zenana (i diversi quartieri femminili del palazzo reale)[11], accompagnava il sovrano nei suoi viaggi di caccia o d’affari, ordinava e organizzava ogni cosa relativa a Jahangir. Patrona delle arti e della cultura, fu un’icona di stile e raffinatezza[17], nota anche per la sua generosità verso i bisognosi e per la carità pubblica. Furono costruire in suo onore città, moschee e palazzi. I famosi giardini di Achabal in Kashmir furono ideati e progettati da lei stessa[7]. Dopo la sua nomina a “Nur Jahan (la luce del mondo)”, nel 1616, la co-reggenza divenne legale. Secondo il cronista di corte Muhammad Hadi, all’imperatrice venne dato un sigillo reale con cui firmare, potere decisionale sul "diwan al-malaki" (assemblea reale) e sull’esercito. E nel 1617, fu perfino coniata una moneta d’argento[18] che portava il suo nome. Tutto ciò accentuò sempre più il suo potere politico e decisionale sull’impero, cosa non gradita da molti illustri funzionari dell’epoca e neanche dai “mullah” religiosi. Il cronista reale Muhammad Hadi[13] annotò che non le fu mai dedicata alcuna “khodba” del venerdì, cosa fondamentale per ufficializzare una reggenza.

Jahangir, il Principe Khurram e Nur Jahan, c. 1624. Miniatura Mughal. circa 1800
L'imperatrice Nur Mahal, consorte di Jangir imperatore Mughal, con i suoi servi ed i suoi cani. Incisione di Olfert Dapper (1636–1689), Wellcome Collection gallery
Nur Jahan con un ritratto di Jahangir, circa 1627. Miniature Mughal, 1800 circa. India, Museo del'Arte di Cleveland, USA

Nur Janan Junta[modifica | modifica wikitesto]

La manovra politica più audace di Nur Jahan fu la “junta”[19], ossia l’assunzione dei suoi familiare nelle posizioni più delicate dell’impero, tra il 1611 al 1627. Tra i fedelissimi più prossimi alla moglie, Jahangir assunse[7]:

  • Mirza Ghias Beg, padre di Nur Jahan, come Gran Visier (1611-1622).
  • Asmaa Bagun, madre di Nur Jahan, come Darogha Bagun (gran matrona) del harem reale (1611-1621).
  • Asaf Khan, fratello di Nur Jahan, come Wakil (capo dei funzionari delle tasse Mughul), (1611-1627).

Nur Jahan cercò di garantire alla sua famiglia un futuro di rilievo nell’impero Mughal, combinando i matrimoni di sua figlia Ladli Begun[20] con il principe Shahryar (1605-1628) e di sua nipote Arjumand Banu Begum[20] (futura Mumtaz Mahal) con il Prince Khurram (futuro Shah Jahan). La preferenza di Nur Jahan per il principe Shahryar, come marito di sua figlia e come futuro imperatore[21], fu la causa di pesanti dissapori[22] tra Jahangir e suo figlio Shah Jahan.

Esilio[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Jahangir nel 1627, l’odio[23] che diversi membri della famiglia reale covavano contro Nur Jahan esplose inesorabilmente. Asaf Khan e Shah Jahan si allearono, uccidendo Sharyar ed esiliando[22][17] a vita Nur Jahan e Ladli Bangun, nel palazzo di Lahore. Secondo lo storico Lal Ruby, è possibile che Shah Jahan si fosse appellato alla “fitna[24] per riuscire ad avere l’approvazione del diwan al-malaki contro Nur Jahan e che ciò sia evidente nelle dichiarazioni presenti nel Shahjahannama ("Le Cronologie di Shah Jahan") del XVII secolo. Nur Jahan morì nel 1645, dopo diciotto anni di vita molto ritirata[17]; venne sepolta vicino al marito, nel suo mausoleo di Lahore. L’epigrafe sulla sua lapide dice: ” Sulla tomba di questo povero sconosciuto, giammai lampada né rosa. Né ala di farfalla venga bruciata ne canto d’usignolo udito”[25]

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel manoscritto ” Iqbal Nama”, il cronista di corte Mu’tamid Khan annotò i seguenti titoli:

  • Padshah Begum (la signora imperatore),
  • Nur Mahal (la luce del palazzo)
  • Nur Jahan Begum (la signora luce della terra)
  • Nur Jahan (la luce del mondo)
Rupia di argento coniata da Jahangir, con inciso il nome di Nur Jahan. Datata 1037H/1267-68 d.C., coniata a Patna
Il Nurmahal Sarai a Jalandhar in Punjab, è una residenza di caccia dell'imperatore Jahangir, costruito in onore di Nur Jahan, circa 1618
I cenotafi di Nur Jahan e sua figlia Ladli Bagun

Fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo storico Lal Ruby[26], la figura di Nur Jahan è stata volutamente screditata e distorta nel tempo ed a ciò ha contribuito in primis il manoscritto “Shahjahannama (le Cronologie di Shah Jahan) del XVII secolo, scritto dallo storico Inayat Khan per volere di Shah Jahan; in altri testi dello stesso periodo, l’imperatrice viene definita una "manipolatrice ambiziosa, che governava al posto di un imperatore dipendente dalle droghe e dall’alcool"[27][28] Nel 1615 Sir Thomas Roe[29], ambasciatore di re Giacomo I d'Inghilterra (1566 - 1625), definì Nur Jahan “la dea dell'empietà pagana”[30], dopo averla vista in azione nelle imprese di Gujaart e Malwa[31]. Mentre della relazione tra i due reggenti, asseri’: “ella lo comanda e lo adula a suo piacimento”[3]. Nel XIX secolo e durante il periodo coloniale, poi, si sottolinearono solo gli aspetti amorosi ed erotici della coppia reale, ommettendo del tutto il potere di Nur Jahan come sovrana[31].

Cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

La leggendaria storia d’amore, tra Nur Jahan e Jangir, è ancora vivissima nell’immaginario collettivo dei moderni paesi dell’antico Hindustan: Afghanistan, Pakistan, India e Bangladesh[5]. Sono stati realizzati centinaia di libri, film, serie tv[32].

Molti associano Anarkali[33], una concubina dell’imperatore Akbar, all’imperatrice Nur Jahan.

Shalimar Bagh nella città di Srinagar in Kashmir, è uno dei giardini moghul fatti realizzati da Nur Jahan

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ world-asia-india-45319055
  2. ^ nur-jahan-1577-1645
  3. ^ a b https://www.livemint.com/
  4. ^ Ellison Banks Findly, Nur Jahan, Empress of Mughal India, Oxford University Press, p. 9. 1993
  5. ^ a b india-pakistan-bangladesh-map.html
  6. ^ https://www.danitadelimont.com/results.asp?searchtxtkeys=Tomb%20Of%20Mirza%20Ghiyas%20Beg
  7. ^ a b c d e Malika-V-Nur-Jahan
  8. ^ https://www.dawn.com/news/1393959
  9. ^ Copia archiviata, su sites.ualberta.ca. URL consultato il 14 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 1º marzo 2017).
  10. ^ Inb Mubarak, Abu'L-Fazl, “Akbar Nama (gli annali dell'Imperatore Akbar)", 1594, tradotti in inglese da Heinrich Blochmann nel XVIII secolo
  11. ^ a b [1]
  12. ^ https://www.encyclopedia.com/women/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/nur-jahan-1577-1645
  13. ^ a b c Jahangir, Nur-ud-din Muhamad, Khan Mu'tamad, Muhammad Hadi, "Tuzuk-e-Jahangiri (Chronicle of Jahangir)", 1627, first printed in 1863 in Ghazipur.
  14. ^ Mu'tamid Khan, "Iqbal Nama-i Jahangiri", Calcutta, 1865.
  15. ^ http://www.goodtimes.com.pk/memorable-romance-jahangir-nur-jahan/
  16. ^ smartbitchestrashybooks.com
  17. ^ a b c heroine11.html
  18. ^ http://www.anwarscoincollection.com/category/the-mughal-emperors/nur-jahan/
  19. ^ (EN) S. Nurul Hasan, "The Theory of the Nur Jahan 'Junta'. A Critical Examination", Indian History Congress. Vol. 21 (1958), pp. 324-335, https://www.jstor.org/stable/44145220
  20. ^ a b Womeninpower1600.htm
  21. ^ Balaji Sadasivan, The Dancing Girl: A History of Early India, Singapore, Institute of Southeast Asian Studies, Singapore, 2001, p. 279.
  22. ^ a b http://www.historydiscussion.net/history-of-india/nur-jahan/nur-jahans-influence-on-history-and-politics-of-india/6605
  23. ^ https://angel1900.wordpress.com/2018/06/04/empress-nur-jahan-a-life-of-ambition/
  24. ^ https://qz.com/india/1384118/how-nur-jahan-ruled-mughal-india-as-the-only-female-emperor/
  25. ^ story-CgUMlzr0nQXpYHqJQecTBI.html
  26. ^ http://mesas.emory.edu/home/people/faculty/lal.html
  27. ^ http://www.womeninworldhistory.com/heroine11.html
  28. ^ https://www.nytimes.com/2018/08/10/books/review/empress-nur-jahan-ruby-lal.html
  29. ^ http://www.treccani.it
  30. ^ JOURNAL ARTICLE, “The Perception of Reception: The Importance of Sir Thomas Roe at the Mughal Court of Jahangir”, MEHREEN M-CHIDA-RAZVI, Journal of World History, Vol. 25, No. 2/3, (June/September 2014), pp. 263-284.
  31. ^ a b qz.com
  32. ^ http://www.artsatl.org
  33. ^ anarkali-fact-or-fiction

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Ruby Lal, Empress: The Astonishing Reign of Nur Jahan, New York, W.W. Norton & Company, 2018.
  • (EN) Claudia Gold, Queen, Empress, Concubine: Fifty Women Rulers from Cleopatra to Catherine the Great, London, Quercus. 2008. ISBN 978-1-84724-542-7.
  • (EN) Satish Chandra, Medieval India: From Sultanat to the Mughals Part - II, Har-Anand Publications, 2005.
  • (EN) Mukherjee Soma, Royal Mughal Ladies and Their Contributions, Gyan Publishing House, 2001.
  • (EN) Ellison Banks Findly, Nur Jahan: Empress of Mughal India, Oxford University Press, 1993.
  • (EN) Sugam Anand, History of Begum Nurjahan, Radha Publications, 1992.
  • (EN) Inayat Khan, Wayne Edison Begley, The Shah Jahan nama of 'Inayat Khan: an abridged history of the Mughal Emperor Shah Jahan, compiled by his royal librarian: the nineteenth-century manuscript translation of A.R. Fuller (British Library, add. 30,777), Oxford University Press, 1990.
  • (EN) Chandra Pant, Nur Jahan and Her Family, Dandewal Publishing House, 1978.
  • (EN) Indian History Congress, Proceedings - Indian History Congress, The University of Michigan, 1959.
  • (EN) Jahangir, Emperor of Hindustan, Memoirs of the Emperor Jahanguir, translated by Major David Price, London, J. Murray, 1829.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN10649806 · ISNI (EN0000 0000 7859 3468 · CERL cnp00548833 · LCCN (ENn85044948 · GND (DE119161141 · BNF (FRcb15556752c (data) · WorldCat Identities (ENlccn-n85044948