Nummulites

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Nummulite
Makroforaminiferoak.jpg
Calcare a nummuliti
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Protista
Sottoregno Dictyozoa
Phylum Foraminifera
Ordine Foraminiferida
Famiglia Nummulitidae
Genere Nummulites
Lamarck, 1801
Calcare nummulitico dalla Grande Piramide di Giza in un'incisione del XIX secolo
Nummulitids.jpg

Nummulites Lamarck, 1801, genericamente chiamati nummuliti, è un genere di foraminiferi estinti, protozoi fossili appartenenti famiglia Nummulitidae[1]. Questi organismi hanno un guscio calcareo avvolto a spirale piana, suddivisa in diverse camere da setti trasversali. Le nummuliti sono dei veri giganti unicellulari, arrivando, negli esemplari più grandi, a superare i 10–12 cm di diametro (Eocene medio).

Si ritrovano abbastanza frequentemente nelle rocce calcaree del Paleogene, tanto che quest'ultimo è stato chiamato anche "Nummulitico". Calcari nummulitici sono frequenti nella regione mediterranea, sia sulla sponda europea che su quella africana. In Egitto calcari nummulitici eocenici sono stati utilizzati nell'antichità come materiale per costruire le grandi piramidi. Una specie prende il nome di Nummulites gizehensis dalla località di Gizeh (Giza), in Egitto.

Le nummuliti hanno subito una rapida evoluzione e sono pertanto utilizzate come fossili guida. Il nome Nummulites deriva dal latino nummulus (monetina), a sua volta legato alla forma del guscio simile a quella di una moneta.

Libri[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1913 lo studioso Randolph Kirkpatrick pubblicò un libro dal titolo The Nummulosphere: an account of the Organic Origin of so-called Igneous Rocks and Abyssal Red Clays, nel quale avanzava la bizzarra teoria secondo la quale tutte le rocce (comprese quelle vulcaniche!) sarebbero state formate dall'accumulo di questi foraminiferi. Secondo Kirkpatrick, la Terra stessa sarebbe un'enorme sfera composta da nummuliti, appunto la Nummulosfera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) MolluscaBase eds. 2020, Nummulites, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 3 novembre 2020.

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