Noctes Atticae

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Noctes Atticae
Altri titoli Le notti attiche
Auli Gellii Noctium Atticarum 1706.jpg
Gellio che scrive le Noctes Atticae
Autore Aulo Gellio
1ª ed. originale 175-179 circa
1ª ed. italiana 1968
Genere miscellanea
Sottogenere grammatica, retorica, etimologia, medicina, filosofia, letteratura latina, critica letteraria, storia, archeologia, diritto, biologia
Lingua originale latino
Ambientazione Grecia, Impero Romano

Noctes Atticae è un'opera databile attorno al 159-170 dello scrittore romano Aulo Gellio. Il titolo dell'opera si riferisce all'inizio della sua compilazione, avvenuto in Attica durante lunghe notti invernali. Il grosso del lavoro fu tuttavia compiuto una decina di anni più tardi a Roma.

Opera[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è divisa in venti libri e ci è giunta completa, a parte il libro ottavo, del quale ci sono pervenuti solo dei frammenti. Gellio raccolse in quest'opera estratti delle opere di circa 275 autori provenienti da molti campi del sapere come grammatica, retorica, etimologia, medicina, filosofia, critica letteraria, storia, scienze, archeologia e diritto e natura.[1] Rappresenta una ricerca sulle maggiori curiosità del sapere umano di quel periodo storico (fine del II secolo). Opera ritenuta estremamente frammentaria, disorganica nella sua struttura, sempre alla ricerca della notizia erudita o l'aneddoto.[1] Mentre infatti i singoli capitoli sono strutturati in modo ordinato, non esiste un ordine sistematico generale. Stilisticamente il tono utilizzato è proprio dell'erudito, sebbene il testo del libro appaia al tempo stesso istruttivo e divertente. L'opera è scritta con uno stile meno pomposo e pedante di quello utilizzato dal "maestro" Frontone: certamente la sua esposizione risulta semplice e piacevole, grazie anche all'entusiasmo che Gellio mette nella scoperta di singole informazioni erudite.[2]

Il principale motivo d'interesse delle Noctes sembra risiedere nella descrizione della bellezza della società imperiale negli anni di Antonino Pio. La sua opera è definita una sorta di Zibaldone ante litteram, adatta solo a chi ama e possiede le vera cultura, non per il semplice "popolino".[1] L'opera è, quindi, lo specchio della profonda erudizione e dello spirito indagatore dell'Autore. Per Gellio la cultura consiste di nozioni curiose, particolari, nella vastità enciclopedica delle informazioni trattate, di sicuro non nella profondità con cui vengono espresse o nella loro organicità.[1] Egli, pur senza affermarlo in modo esplicito, sosteneva la superiorità della civiltà romana rispetto a quella dell'antica Grecia.[1]

Fortuna[modifica | modifica wikitesto]

Le Noctes Atticae vennero molto considerate durante il Medioevo, fino all'età moderna e costituiscono ancora una fonte importante per i dettagli storici e linguistici che contengono, nonché per i molti frammenti di opere perdute di autori antichi. Essa è anche estremamente utile per la comprensione della società romana e greca durante il regno degli imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Luciano Perelli, Storia della letteratura latina, p. 332.
  2. ^ Luciano Perelli, Storia della letteratura latina, p. 333.

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