Notre-Dame de Paris (romanzo)

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Notre-Dame de Paris
Titolo originaleNotre-Dame de Paris. 1482
Notre Dame de Paris Victor Hugo Manuscrit 1.jpg
Prima pagina del romanzo manoscritto Notre-Dame de Paris di Victor Hugo (1830 ca.)
AutoreVictor Hugo
1ª ed. originale1831
1ª ed. italiana1867
GenereRomanzo storico
Lingua originalefrancese
AmbientazioneParigi, 1482
ProtagonistiQuasimodo
AntagonistiClaude Frollo
Altri personaggi

Notre-Dame de Paris (titolo orig. Notre-Dame de Paris. 1482) è un romanzo storico di Victor Hugo, pubblicato nel 1831, quando l'autore aveva 29 anni. Fu il primo grande successo dello scrittore francese: venne infatti immediatamente accolto con grande favore, superando la censura del tempo. Il titolo fa riferimento alla celeberrima cattedrale di Parigi, uno dei luoghi principali dove è ambientato l'intreccio, cuore della Parigi basso medievale, al tempo di re Luigi XI di Francia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La festa dei folli[modifica | modifica wikitesto]

Parigi, 6 gennaio 1482. Da tempo immemore in quel giorno vengono festeggiate due solennità: l'Epifania e la festa dei folli, quest'ultima una manifestazione popolare culminante nell'elezione del papa dei folli. Quell'anno, presso il Palazzo di Giustizia viene anche messo in scena un mistero teatrale in onore della principessa Margherita di Fiandra, scritto dallo squattrinato poeta Pierre Gringoire in occasione dell'arrivo a Parigi dell'ambasciata fiamminga. Sfortunatamente per l'autore, ben presto l'attenzione del pubblico si sposta sugli ospiti fiamminghi, uno dei quali, annoiato dalla rappresentazione teatrale, propone di organizzare una gara di smorfie allo scopo di eleggere come papa dei folli colui che avrebbe sfoggiato la smorfia più grottesca. L'idea riscuote grande successo presso gli astanti, entusiasti al punto da partecipare in massa, e la gara termina con l'elezione a papa dei folli di un inconsapevole Quasimodo, deforme campanaro della cattedrale di Notre-Dame, suo malgrado partecipe alla gara. La folla, euforica e oramai del tutto dimentica del lavoro teatrale, abbandona il Palazzo di Giustizia e si precipita nella piazza, attratta dall'esibizione di una giovane zingara, Esmeralda, assieme alla sua graziosa capretta di nome Djali.

La Corte dei Miracoli[modifica | modifica wikitesto]

La Corte dei Miracoli in un'illustrazione di Gustave Doré per l'edizione in lingua originale del 1860.

Deluso e sconfortato Pierre Gringoire inizia a vagabondare per le strade di Parigi senza una meta fino a ritrovarsi, suo malgrado, presso la Corte dei Miracoli, quartier generale della comunità di zingari, i quali di giorno si guadagnano da vivere incantando la popolazione con trucchi e magie, o simulando false invalidità grazie a cui chiedere l'elemosina, o semplicemente derubando; di sera, poi, si ritirano nel loro quartiere, dove ciascuno riacquista la propria reale identità. Aggirato da un gruppo di zingari Gringoire viene condotto presso il loro capo Clopin Trouillefou, noto nella comunità gitana come "il re di Thunes", un personaggio scaltro, carismatico e violento che, dopo un interrogatorio sommario, decide di uccidere Gringoire per aver violato gli esclusivi confini della comunità zingara (presso la Corte dei Miracoli, infatti, era di fatto vietato l'ingresso a chiunque non appartenesse alla loro comunità). A salvarlo interviene la giovane zingara Esmeralda che, pur non avendo alcun legame con lui, decide di evitargli la morte accettando di sposarlo. Viene, così, celebrato il matrimonio tra i due, secondo il rito gitano della comunità.

Esmeralda: il rapimento, il tentato omicidio e il processo inquisitorio[modifica | modifica wikitesto]

Soltanto alcune ore prima Esmeralda era, a sua volta, scampata a un tentato rapimento organizzato dall'arcidiacono della cattedrale di Notre-Dame, monsignor "dom" Claude Frollo, che da molto tempo è ossessionato da un desiderio possessivo nei confronti della zingara. Il salvataggio avviene grazie a Phoebus de Châteaupers (noto in alcune edizioni italiane come Febo), capitano degli arcieri del re, il cui intervento eroico fa innamorare perdutamente Esmeralda. Consapevole dell'infatuazione della ragazza, Phoebus, giovane scapestrato avvezzo alle facili avventure amorose, riesce a convincere Esmeralda ad un incontro "romantico" in una locanda. Prima di giungere all'appuntamento Phoebus si scontra con "dom" Frollo, il quale riesce ad estorcergli i dettagli dell'appuntamento, convincendolo anche a lasciarlo assistere di nascosto all'incontro amoroso. Ma una volta giunti alla locanda, ancora prima che il rapporto tra i due giovani amanti si consumi, l'arcidiacono Frollo, fuori di sé per la gelosia ossessiva esce dal nascondiglio e pugnala il capitano; credendo di averlo ucciso, scappa poi dalla finestra, deciso a far ricadere sulla zingara le accuse dell'omicidio. Phoebus, in realtà sopravvissuto, decide di fuggire senza lasciare notizie di sé, timoroso che un suo coinvolgimento nell'affare possa danneggiare gli accordi di matrimonio da tempo presi con una giovane nobildonna di nome Fleur-de-Lys (nota in alcune edizioni italiane come Fiordaliso).

Esmeralda viene sottoposta a processo inquisitorio dove, sebbene in un primo momento si rifiuti di parlare (se non per proclamare la sua innocenza o informarsi su quanto era successo a Phoebus), finisce con il confessare, sotto la tortura dello stivaletto, ogni singola falsa accusa mossa contro di lei. La sentenza diventa a quel punto inevitabile: impiccagione per omicidio e stregoneria (accusa, quest'ultima, aggiunta grazie alla testimonianza della padrona della locanda in cui era avvenuto il presunto omicidio, che affermava di aver visto entrare nella stanza tre persone - attribuendo l'identità del terzo individuo al diavolo - e la presunta trasformazione del denaro ricevuto da Phoebus in una foglia secca, quando in realtà la moneta era stata scambiata da un ragazzino lì presente).

Il rifugio nella cattedrale di Notre-Dame[modifica | modifica wikitesto]

Nelle segrete della prigione dove viene rinchiusa, Esmeralda riceve la visita di monsignor Frollo che, rivelatole il suo amore per lei e i suoi intricati piani per possederla, ivi compreso il presunto omicidio di Phoebus, le offre la possibilità di salvarle la vita in cambio del suo amore. Esmeralda, disgustata, rifiuta l'accordo, preferendo piuttosto morire e raggiungere, così, l'amato Phoebus.

Mentre viene portata al patibolo, nel momento in cui il corteo dell'esecuzione passa davanti alla cattedrale di Notre-Dame, Quasimodo, anch'egli innamorato perdutamente della gitana (per un semplice gesto di compassione che lei gli aveva mostrato solo poco tempo prima quando, mentre egli stava subendo la tortura della gogna, nel disprezzo generale, solo lei si era decisa a porgergli dell’acqua), si cala dalla balaustra della cattedrale e la porta in salvo all'interno dell'edificio, consapevole dell'impunità a cui avevano diritto tutti i condannati rifugiati tra le mura sacre delle chiese (diritto che nemmeno il parlamento poteva violare, salvo rare eccezioni). Il tempo trascorso assieme a Quasimodo dà modo a Esmeralda di conoscere il carattere buono e generoso dell'essere deforme, che si dimostra sempre rispettoso nei suoi confronti, perfino devoto, arrivando al punto di proteggerla dai reiterati tentativi di monsignor Frollo di possederla.

Nel frattempo il gitano Clopin Trouillefou organizza, assieme all'intera comunità zingara, un assalto alla cattedrale per liberare Esmeralda dalla detenzione forzata, ma il re di Francia Luigi XI viene indotto a scambiare il gesto per una rivolta popolare mossa contro la sua regia autorità e la sua persona; dà ordine, perciò, a un manipolo di soldati di violare i confini sacri della cattedrale per catturare la zingara e impiccarla pubblicamente, come dimostrazione del proprio potere, sperando così di sedare la rivolta e placare i sediziosi. Allo stesso tempo Quasimodo, che scambia le reali intenzioni degli zingari per un tentativo di uccidere Esmeralda, tenta di rintuzzare l'attacco gettando pietre, travi e piombo fuso dall'alto della chiesa, arrivando anche, spinto da una cieca rabbia, a uccidere brutalmente un uomo che era riuscito a raggiungerlo, senza rendersi conto che quell'uomo era Jean du Moulin, il fratello dell'arcidiacono Frollo. Al contempo i soldati del re lanciano una pioggia di frecce contro gli zingari, sterminandoli in massa. Clopin rimane ucciso e i gitani superstiti fuggono.

La madre ritrovata e l'esecuzione della condanna[modifica | modifica wikitesto]

Nella confusione generatasi Frollo, dilaniato da un lato dalla cieca passione nei confronti della zingara e dall'altro dal desiderio di vendicarsi per il suo ferreo rifiuto di concederglisi, decide di fare un ultimo tentativo e la libera, ma solo per portarla davanti al patibolo di place de La Grève e costringerla a scegliere tra lui e la forca. Di fronte all'ennesimo categorico rifiuto di Esmeralda dom Frollo decide di chiamare le guardie regie per attuare la sua feroce vendetta e trascina la giovane al Buco dei Ratti (una cella senza aperture dove si rifugiavano spontaneamente coloro che volevano espiare dei peccati), dove la affida a sorella Gudule, la detenuta volontaria della cella che tanto odiava la comunità zingara per averle rapito quindici anni prima la figlia di pochi mesi. Nei brevi momenti passati insieme, in attesa dell'arrivo delle guardie, sorella Gudule confida alla ragazza il motivo dell'astio nei suoi confronti, rivelandole la storia della figlia rapita e mostrandole l'unico ricordo che le rimaneva di lei: una scarpina rosa da neonato. Del tutto incredula Esmeralda mostra a sua volta il contenuto di un amuleto che porta sempre al collo e che, dice, era l'unico legame con sua madre: proprio una scarpina rosa da neonato del tutto identica a quella mostratale dalla donna. La verità sulla faccenda viene così svelata: Esmeralda si chiama in realtà Agnès, figlia della prostituta Paquette Guybertaut "la Chantefleurie" (la sorella Gudule della cella), rapita dagli zingari quando aveva pochi mesi, i quali l'avevano scambiata nella culla con il piccolo deforme Quasimodo; questi, poi, per impedire che cominciassero le ricerche per il ritrovamento della piccola, avevano inscenato un sacrificio umano, facendo credere a tutti che la bambina fosse morta, quando invece era stata portata all'interno della comunità gitana e cresciuta come un loro membro.

La felicità del reciproco ritrovamento viene ben presto smorzata dall'ineluttabilità degli eventi e dalla condanna a morte ancora pendente sulla giovane gitana. Nonostante i maldestri tentativi della madre di nasconderla agli occhi delle guardie portandola all'interno della cella, Esmeralda viene scoperta e portata di peso sul patibolo, assieme alla madre, rimasta aggrappata a lei. Qui la madre muore in un estremo tentativo di ribellione, mentre la giovane Esmeralda viene impiccata, sotto gli occhi attenti e soddisfatti dell'arcidiacono Frollo, che osserva la scena dalla cima della torre di Notre-Dame. Nel frattempo Quasimodo, oramai consapevole del ruolo che il suo benefattore Frollo aveva avuto in tutta la faccenda fino al tragico finale, spinto da un'irrefrenabile rabbia, spinge Frollo al di là della balaustra, facendolo precipitare.

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo finisce con la spiegazione di quanto successo ai personaggi in seguito: il re muore di morte naturale, mentre Phoebus, completamente guarito dalla ferita provocatagli da Frollo, totalmente indifferente alla vicenda e senza alcun senso di colpa, si sposa con la ricca Fleur-de-Lys. Per quello che riguarda la sorte di Quasimodo, invece, il romanzo spiega che una volta raggiunto il corpo esanime dell'amata zingara (accatastato assieme agli altri cadaveri presso il sotterraneo di Montfaucon) si sdraia al suo fianco e si lascia morire, in un eterno ultimo abbraccio. La scena, denominata significativamente Il matrimonio di Quasimodo, viene così descritta:

«[...] si trovarono fra tutte quelle carcasse orrende due scheletri di cui uno teneva l'altro stranamente abbracciato. Uno dei due scheletri, che era di donna, aveva ancora qualche brandello di veste di una stoffa che era stata bianca, e gli si vedeva intorno al collo una collanina di semi di azedarach con un sacchettino di seta, ornato di pietre verdi, aperto e vuoto. Quegli oggetti erano di così scarso valore che il boia probabilmente non aveva saputo che farsene. L'altro, che teneva il primo strettamente abbracciato, era uno scheletro d'uomo. Si notò che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa incassata tra le scapole, e una gamba più corta dell'altra. Non presentava d'altronde alcuna frattura vertebrale alla nuca, ed era evidente che non era stato impiccato. L'uomo al quale era appartenuto quello scheletro era dunque venuto in quel luogo, e lì era morto. Quando si volle staccarlo dallo scheletro che stringeva, andò in polvere.»

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi principali[modifica | modifica wikitesto]

Quasimodo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Quasimodo (personaggio).
Quasimodo appollaiato su una garguglia.

Più comunemente noto come il gobbo di Notre-Dame, è il protagonista della storia, un essere deforme, zoppo, gobbo e con una verruca che gli copre completamente un occhio. Figlio di una coppia di zingari, viene da loro ripudiato e scambiato con la bella bambina Agnès, figlia di una prostituta, che rapiscono dalla culla, lasciando al suo posto il figlio deforme di appena quattro anni. Salvato da morte certa (l'opinione popolare vedeva in lui una creatura immonda, nata dall'unione tra il diavolo e una strega e quindi meritevole di morte), l'arcidiacono Claude Frollo decide di salvarlo e lo prende con sé.

Esmeralda offre dell'acqua a Quasimodo sulla gogna durante la fustigazione. Illustrazione di Gustave Brion per l'edizione Hugues in lingua originale del 1877.

Datogli il nome Quasimodo (poiché assomigliava in "quasi" "modo" a un essere umano), egli viene cresciuto all'interno della cattedrale di Notre-Dame. Qui il ragazzo trascorre le giornate appollaiato sulle garguglie e sulle guglie, per poi diventare nel corso degli anni il campanaro della chiesa, occupazione che finisce con il renderlo completamente sordo e incapace di comunicare. Nonostante tutti provino disgusto e paura nei suoi confronti Quasimodo è nel profondo di animo buono, anche se l'isolamento forzato causato dalla sua deformità fisica e dalla sordità non fa che renderlo ancor più emarginato e astioso nei confronti delle persone. Solamente dom Claude Frollo riesce a comunicare con lui, tramite i gesti.

Quasimodo prova nei confronti di Frollo un amore incondizionato, poiché in lui vede l'unica persona capace di mostrargli affetto e benevolenza, o almeno così era stato fino al giorno in cui, messo alla gogna e fustigato per il tentato rapimento di Esmeralda, proprio la gitana si mostra compassionevole nei suoi confronti porgendogli dell'acqua. Questo gesto della ragazza fa sbocciare in lui il sentimento dell'amore. Per questo motivo, sebbene inizialmente appoggi monsignor Frollo nelle sue ignobili azioni contro la zingara, quando comprende la diretta responsabilità dell'arcidiacono nella morte di Esmeralda, viene travolto dal furore e lo fa precipitare dalla torre della cattedrale. Quasimodo, poi, raggiunge il cadavere della zingara e le si sdraia accanto, lasciandosi morire.

Esmeralda[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Esmeralda (Notre-Dame de Paris).
La Esmeralda

Altrimenti chiamata la Esmeralda. Giovane gitana di appena quindici anni viene rapita in tenera età a sua madre dalla comunità zingara (sostituendola nella culla con il deforme bambino Quasimodo) e cresciuta da questi come fosse una figlia d'Egitto. L'unico legame con il suo passato e la sua provenienza è data da un amuleto, che lei porta sempre al collo, impreziosito di pietre verdi (da cui il nome della ragazza "Esmeralda") e contenente una graziosa scarpina da neonato assieme a una pergamena indicante le parole «Quando l'altra troverai, / Tua madre riabbraccerai». Si guadagna da vivere danzando e cantando per strada, assieme alla sua fedele Djali, una capretta dal vello bianco e dalle corna e zampe dorate, a cui la zingara ha insegnato una serie di trucchetti capaci di attirare la curiosità (e la munificenza) popolare (e, purtroppo, anche la diffidenza inquisitoria). Nonostante la sua appartenenza alla comunità zingara, da sempre oggetto di estrema diffidenza presso il popolo, Esmeralda conquista la benevolenza di tutti, zingari e non, tranne quella di due personaggi: Paquette Guybertaut "la Chantefleurie", soprannominata sorella Gudule, una anziana prostituta a cui degli zingari sottrassero quindici anni prima la figlia di pochi mesi (e, che, sentendosi in colpa per la sua presunta morte si rinchiude nella cella Buco dei Ratti covando odio per i gitani e, in particolare, per Esmeralda, ignorando fino all'ultimo che è lei la figlia che le fu sottratta) e l'arcidiacono Claude Frollo, dietro il cui odio si nasconde una concupiscenza incontrollabile per la giovane zingara, al punto da spingerlo ad ordire prima il suo rapimento (per mettere in atto il quale sfrutterà l'inconsapevole figlioccio Quasimodo), poi la sua condanna a morte.

Claude Frollo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Claude Frollo.

Arcidiacono della cattedrale di Notre-Dame de Paris. Primogenito destinato alla carriera ecclesiastica, Frollo viene allontanato dalla famiglia ancora in giovane età, per non farne più rientro. Alla morte dei genitori scopre di avere un fratello, Joannes Frollo de Molendino, altrimenti chiamato Jean du Moulin, che decide di crescere, finendo però col viziarlo e perdonargli ogni dissolutezza. Decide di prendere con sé Quasimodo (lui stesso gli dà questo nome) in una sorta di risarcimento morale per la condotta dissoluta del fratello Jean, al quale crede di assicurare la salvezza dell'anima attraverso questa buona azione. La sua vita è caratterizzata da una smania di sapere che lo fa spaziare dalla teologia alla filosofia, alla medicina e persino all'alchimia e all'ermetismo. L'odio che mostra apertamente nei confronti della comunità zingara in realtà serve solo a celare agli occhi delle persone la sua lasciva passione per la giovane gitana Esmeralda, oramai divenuta unico vero suo credo. È disposto a commettere azioni ignobili pur di piegarla alla sua volontà e riuscire a possederla.

Personaggi secondari[modifica | modifica wikitesto]

Pierre Gringoire[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pierre Gringoire (personaggio).

Poeta e filosofo squattrinato e incompreso. Riesce a farsi commissionare la scrittura di un mistero teatrale in onore della principessa Margherita di Fiandra, da mettere in scena in occasione dell'arrivo nella città parigina degli ambasciatori fiamminghi. Gringoire spera nel successo della commedia al fine di poter ripagare, con il ricavato, i numerosi debiti contratti. A seguito del fallimento del suo mistero teatrale, e subissato dal peso dei debiti, inizia a girovagare per le strade di Parigi fino a ritrovarsi, per errore, nella Corte dei Miracoli, dominio degli argot. Qui, condannato a morte per aver violato i confini della comunità gitana, viene salvato da una giovane zingara, la Esmeralda, che lo sposa pur non amandolo, sebbene il matrimonio non verrà mai consumato. Gringoire finisce col diventare membro della comunità zingara e si guadagna da vivere esibendosi nelle piazze come saltimbanco. Affascinato dalla bellezza della moglie, ne rispetta sempre le volontà, ma finisce con l'affezionarsi di più alla sua capretta Djali.

Phoebus de Châteaupers (o Febo)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Phoebus de Chateaupers.

Capitano degli arcieri del re. Personaggio noto per il suo ruolo e per il suo aspetto affascinante da cavaliere senza macchia e senza paura. È promesso sposo di una ricca nobildonna di nome Fleur-de-Lys, la cui unione matrimoniale gli avrebbe permesso di raggiungere una posizione di rispetto nella società, ma la sua indole da giovane scapestrato, nonostante la promessa di matrimonio, lo porta a vivere continue avventure amorose. Dopo aver salvato Esmeralda dal tentato rapimento, e consapevole dell'infatuazione della giovane zingara nei suoi confronti, decide di darle appuntamento in una locanda dalla dubbia reputazione, per poter approfittare di lei, ma viene pugnalato da Claude Frollo, pazzo di gelosia. Sopravvissuto al tentato omicidio, dopo un periodo di convalescenza vissuto lontano dalle scene, rientra nel suo ruolo di capitano e promesso sposo, rinnegando qualunque collegamento con la zingara, sia per evitare di mandare all'aria i piani di matrimonio, sia perché convinto della colpevolezza della gitana nel suo tentato omicidio. Del tutto indifferente alla sorte di Esmeralda, finisce con lo sposare Fleur-de-Lys.

Fleur-de-Lys (o Fiordaliso)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fleur-de-Lys.

Promessa sposa di Phoebus de Châteaupers. È dispettosa e fortemente invidiosa della bella gitana Esmeralda e del fascino che essa esercita senza rendersene conto e di cui nessuno sembra essere immune, compreso il suo fidanzato Phoebus.

Clopin Trouillefou[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Clopin Trouillefou.

Re di Thunes, sovrano supremo del reame dell'Argot. Finto mendicante di giorno, ma massima autorità nella comunità zingara. Scaltro e carismatico, decide di uccidere Pierre Gringoire per il semplice fatto di essere entrato nella Corte dei Miracoli senza essere un argot. Durante il tentativo di liberare Esmeralda dalla sua detenzione forzata nella cattedrale di Notre-Dame viene ucciso dagli arcieri del re, inviati a reprimere la rivolta degli zingari.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Dall'opera di Hugo sono stati tratti vari adattamenti:

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Nostra Signora di Parigi, Milano, Sonzogno, 1867.
  • Nostra Signora di Parigi o Esmeralda, traduzione di Ernesto Daquanno, Milano, Fratelli Treves, 1881.
  • Nostra Signora di Parigi, traduzione di Ercole Luigi Morselli, con uno studio di Cesare Cantù, 2 voll., Milano, Istituto Editoriale Italiano, 1914. - col titolo Notre-Dame de Paris, 2 voll., Collana I Libri del Sabato n.32-33, Roma, Gherardo Casini Editore, 1966; con trad. riveduta a cura di Riccardo Reim, Roma, Newton Compton, 1996.
  • Nostra Signora di Parigi, 2 voll., Milano, Facchi Editore, 1919.
  • Nostra Signora di Parigi, traduzione di Renato Colantuoni, Sesto San Giovanni-Milano, Barion, 1928.
  • Notre-Dame de Paris, traduzione di Luigi Galeazzo Tenconi, 2 voll., BUR n.321-326, Milano, Rizzoli, 1951.
  • Nostra Signora di Parigi, traduzione di e introduzione di Gianni Maria Siano, Collana I Grandi Scrittori Stranieri n.190-191, Torino, UTET, 1955.
  • Nostra Signora di Parigi, traduzione di Valentina Valente, prefazione di Diego Valeri, Collana I Classici di tutti i paesi n.17, Novara, Ist. Geogr. De Agostini, 1960. - ed. limitata, Club del Libro, Milano, 1960. [traduzione collazionata sull'edizione del 1832, l'ultima riveduta dall'autore]
  • Nostra Signora di Parigi (Notre-Dame de Paris), traduzione di Cino Pichi, Roma, Editrice italiana di cultura, 1965.
  • Notre-Dame de Paris, traduzione di Giuseppe Sardelli, Milano, Fabbri Editori, 1970.
  • Notre-Dame de Paris, traduzione di Clara Lusignoli, introduzione di Marius-François Guyard, Collana I millenni, Torino, Einaudi, 1972.
  • Notre-Dame de Paris, traduzione di Richard e Clara Winston, Milano, Mondadori, 1973.
  • Notre-Dame de Paris, traduzione di Gabriella Leto, Collana Oscar Classici n.490, Milano, Mondadori, 1985, ISBN 978-88-04-47786-0.
  • Notre-Dame de Paris, traduzione di Ercole Luigi Morselli, Collana I Classici, Vicenza, Orsa Maggiore, 1989.
  • Notre-Dame de Paris, prefazione, traduzione e note di Sergio Panattoni; introduzione di Carlo Bo, Collana I Grandi Libri, Milano, Garzanti, 1996, ISBN 978-88-11-36543-3.
  • Notre-Dame de Paris, traduzione di Donata Feroldi, introduzione di Goffredo Fofi, Collana Universale economica. I Classici, Milano, Feltrinelli, 2002, ISBN 978-88-079-0123-2.
  • Notre-Dame de Paris, traduzione di Fabio Scotto, introduzione di Umberto Eco, La Biblioteca di Repubblica, Roma, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2003, pp. XXIX-600.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pascal Tonazzi, Florilège de Notre-Dame de Paris (anthologie), Editions Arléa, Paris, 2007, ISBN 2-86959-795-9
  • Silvio Zenoni, Tutto quello che ho amato, in Le parole lontane (2012) ISBN 978-88-910351-4-1

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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