Nothofagus pumilio

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Nothofagus pumilio
Nothofagus pumilio.jpg
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fagales
Famiglia Fagaceae
Genere Nothofagus
Specie N. pumilio
Classificazione APG
Ordine Fagales
Famiglia Nothofagaceae[1]
Nomenclatura binomiale
Nothofagus pumilio
(Poepp. & Endl.) Krasser

Nothofagus pumilio è un albero deciduo nativo del Sudamerica. È una pianta che si rigenera facilmente dopo gli incendi e ha un legno di buona qualità, facile da lavorare, così che viene utilizzato per costruire mobili.

Nomi[modifica | modifica wikitesto]

Nothofagus pumilio, secondo l'accurata descrizione di Lucas Bridges, che visse nella Terra del Fuoco per quarant'anni, aveva molti nomi comuni: "faggio nano deciduo", "kuturn" (nome yamana) e "kicharrn" (nome selknam).[2]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Proviene dalle Ande, dal Cile, dall'Argentina e dalla Terra del Fuoco. Vive a tutte le altitudine comprese tra il livello del mare ed il limite degli alberi, ma ad alte quote si presenta come un arbusto, e predilige comunque aree umide tra 500 e 2000 m di quota[3]. È comune a Capo Horn, nel Parco nazionale Torres del Paine, nel Parco nazionale Terra del Fuoco, in quello di Nahue Huapi e di Los Alerces, fino all'Isola Navarino[4].

Spesso vive in aree con basse temperature, ricche di neve, tollera temperature anche inferiori a -30 °C e gelate durante tutte le stagioni. La sua diffusione è stata ridotta da un parassita del genere Misodendron[5]. Bridges scrive che, nella Terra del Fuoco, cresce sia nei terreni secchi sia in quelli paludosi, aggiungendo che resta senza foglie per ben sette mesi l'anno.[6]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Foglie di N. pumilio in autunno

Secondo l'Enciclopedia de la Flora Chilena cresce fino ai 30 m di altezza e raggiunge un diametro massimo di 1,5 m (cioè circa 4,7 m di circonferenza); Bridges, riguardo alla Terra del Fuoco, scrive che raramente superavano i 15 m di altezza e i 2,5 di circonferenza[6] (cioè 0,8 m di diametro, anche se in seguito afferma che, in media, al massimo sviluppo il loro diametro è di 0,3 m o poco più).[7] Le foglie sono ellittiche, dentate, verdi scure, con margine lobato e di circa 2–4 cm di lunghezza. In autunno assumono una colorazione rossastra. Il frutto consiste in una piccola noce, di 7 cm di lunghezza massimi.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Bridges racconta che i Selknam, per i loro archi, usavano sempre questo tipo di faggio, tagliandone il tronco nel momento di massimo sviluppo; dato che, però, usavano solo il legno bianco immediatamente sotto la corteccia, scartando quello rosso centrale, la ricerca di un albero sufficientemente provvisto di questa preziosa materia prima era molto lunga.[7] Bridges aggiunge che secondo lui gli indigeni del Paraguay e del Brasile, che disponevano di legno migliore e più elastico, costruivano archi che, per tecnica di lavorazione, erano inferiori a quelli selknam.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ N. betuloides, su ars-grin.gov. URL consultato il 16 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2013).
  2. ^ Bridges.
  3. ^ chileflora.com. URL consultato il 16 novembre 2013.
  4. ^ C. Michael Hogan. 2008 Bahia Wulaia Dome Middens, Megalithic Portal, ed. Andy Burnham
  5. ^ Trivi de Mandri, Matilde E., Burry, Lidia S. y D'antoni, Héctor L. 2006. Dispersión-depositación del polen actual en Tierra del Fuego, Argentina. Rev. Mex. Biodiv. 77(1): 89-95
  6. ^ a b Bridges, p. 139.
  7. ^ a b Bridges, p. 392.
  8. ^ Bridges, p. 396.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Donoso. 2005. Árboles NATIVOS de Chile. Guía de reconocimiento. Edición 4. Marisa Cuneo Ediciones, Valdivia, Chile. 136P.
  • Adriana Hoffmann. 1998. Flora Silvestre de Chile, Zona Centrale. Edición 4. Fundación Claudio Gay, Santiago. 254p.
  • Rodríguez, R. & Quezada, M. 2003. Fagaceae. En C. Marticorena y R. Rodríguez, Flora de Chile vol. 2 (2), pp 64–76. Universidad de Concepción, Concepción
  • Lucas Bridges, Ultimo confine del mondo, Einaudi, 2009 [1948].

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