Note del guanciale

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Note del guanciale
Titolo originale枕草子
Makura no Sōshi
AutoreSei Shōnagon
Periodofine X - inizio XI secolo
1ª ed. italiana1988
Genereromanzo
Sottogenereautobiografico, memoriale
Lingua originale giapponese
Sei Shōnagon

Note del guanciale (枕草子 Makura no Sōshi) è un'opera di Sei Shōnagon, scrittrice e poetessa giapponese, dama di compagnia dell'imperatrice Teishi[1] dal 993 al 1001. Databile intorno all'anno 1000, il libro è ritenuto con Genji Monogatari uno dei classici della letteratura giapponese del periodo Heian.

Titolo e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Esistono diverse opinioni riguardo al titolo. Makura (枕) è un termine generico che indica il cuscino usato dalla nobiltà per non rovinare l'acconciatura. Nel suo incavo potevano essere inseriti dei fogli per riportare eventuali annotazioni. La nascita del Makura no Sōshi viene descritta dall'autrice nell'epilogo del libro[2], nel quale molti studiosi individuano una probabile fonte del titolo[3]:

«In queste mie note, scritte per mitigare la noia di una vacanza a casa, ho voluto fermare quel che i miei occhi hanno veduto e che il mio cuore ha sentito, pensando che nessuno le avrebbe lette. Le ho tenute nascoste sin qui, anche perché vi sono accenni infelicemente scortesi e irriguardosi per qualcuno. Purtroppo, contro la mia volontà, sono state divulgate. La carta su cui sono state scritte l'aveva portata all'Imperatrice il principe Korechika. Sua Maestà aveva detto:" Cosa vi scriveremo? L'Imperatore vi stava copiando le Cronache di storia." Io allora esclamai:" Andrebbe bene per un guanciale!". Sua Maestà aveva approvato, dandomi quei fogli.»

(Sei Shōnagon, Note del guanciale, p. 256, trad.: Lydia Origlia)

Il riferimento a una divulgazione promossa da terzi[4] di queste Note, che l'autrice dichiara aver compilato solo per se stessa[5], rivelerebbe la sua funzione di artificio letterario in un altro passaggio dell'opera, dal quale risulterebbe invece chiara l'intenzionalità della composizione e della sua destinazione pubblica:

«Questo che ora ho riferito può sembrare un episodio davvero insignificante, ma ho preferito ricordarlo, perché tutti mi hanno esortato a non tralasciare in queste note, alcun particolare»

(Sei Shōnagon, Note del guanciale, p. 109, trad.: Lydia Origlia)

È probabile che il lavoro cominciasse a circolare all'interno della corte imperiale già dal 995 e 996.[6] Anche se non commissionato direttamente dall'entourage di corte[3], le Note del guanciale rispondono compiutamente ai gusti e ai desideri di uno specifico pubblico.

Genere e valore storico[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista del genere, l'opera si presta a diverse classificazioni, perché estremamente composita nello stile e nei contenuti: descrizioni della vita di corte si alternano ad aneddoti, ricordi di persone, luoghi ed eventi, a rappresentazioni di animali e piante, a elenchi di "cose" (es. Cose che stancano, Cose odiose, Cose spiacevoli, Cose imbarazzanti). Ciò che unifica il testo e che lo rende particolare è lo stile dell'autrice, leggero e raffinato, giocoso ed elegante, capace di isolare nei particolari e rendere bella "ogni cosa piccola"[7].

Per il suo contenuto variegato il testo è stato ritenuto il precursore del genere chiamato zuihitsu (随筆)[8], costituito da miscellanee di pensieri, note sparse, citazioni, prosa libera. Tale metodo di scrittura verrà ripreso, nel periodo Kamakura, dallo Hōjōki (1212) di Kamo no Chōmei e dallo Tsurezuregusa (1331) di Yoshida Kenkō.

Alcuni studiosi hanno sottolineato il valore storico di quest'opera. Il traduttore e orientalista britannico Arthur Waley ha definito Le Note del guanciale "il documento più importante che possediamo del periodo"[9], ritenendolo per la sua mole e varietà di contenuto una fonte estremamente ricca di informazioni sul contesto sociale e sulla vita culturale e artistica dell'epoca Heian.

Attraverso le letture citate da Sei, possiamo ricavare informazioni sui monogatari in circolazione al tempo, che oggi in gran parte abbiamo perduto. Tra quelli che si possono ancora leggere elenca: il Sumiyoshi Monogatari (住吉物語) e l'Utsuho Monogatari (宇津保物語). Fra le raccolte di poesie, il Man'yōshū (VIII secolo) e il Kokinshu (X secolo).[10]

Il periodo in cui si colloca il libro corrisponde a una fase di lotte politiche interne al clan Fujiwara che dominò per secoli la corte imperiale grazie al ruolo di reggenti (摂関 Sekkan?) ricoperto dai membri maschi della famiglia. Nel 995 la morte del padre dell'imperatrice Teishi Fujiwara no Michitaka, che aveva governato come reggente dal 990 al 993 e come Cancelliere dal 993 al 995, e la conseguente ascesa al potere del fratello Fujiwara no Michinaga, indebolirono notevolmente la posizione dell'imperatrice, fino a quel momento beneficiaria dei massimi privilegi a corte.[11]

Quando Sei inizia a scrivere il suo libro, l'influenza di Teishi e della sua cerchia è in progressivo declino, ma ne Le note del guanciale compaiono solo deboli e rare tracce del conflitto in atto. Grande spazio viene invece assegnato alla descrizione delle glorie di corte e al mecenatismo dell'imperatrice, e il tono del libro risulta nel complesso allegro e scanzonato, in contrasto con quello dolente prevalente in altre opere del periodo Heian.[12][13][14]

Alcuni studiosi ritengono che Sei abbia voluto deliberatamente allontanare l'attenzione dalle lotte politiche in corso, con l'obbiettivo di offrire attraverso i suoi scritti un'immagine idilliaca ed armoniosa del microcosmo di corte dell'imperatrice Teishi, sua protettrice[13][15]. La lealtà e l'ammirazione nei confronti di quest'ultima renderebbero l'opera "un racconto di finzione del passato", una ri-presentazione storica[16], un ritratto immutabile degli splendori della corte. La descrizione selettiva degli eventi narrati confermerebbe questo intento: se confrontato con altre opere dello stesso periodo (Eiga monogatari, Ōkagami) nel quale vengono descritte l'ascesa di Michinaga al potere e la difficile situazione politica di Teishi[17], il libro presenterebbe numerose lacune ed omissioni. A scomparire non sarebbero solo le lotte fratricide: più in generale, ne Le Note del guanciale non ci sarebbe traccia delle calamità che si stavano abbattendo sul paese: incendi, come quello del palazzo di Michitaka, padre dell'imperatric Teishi nel terzo mese del 993 e quello successivo che interessò il palazzo che ospitava l'Imperatrice, nel sesto mese del 996; epidemie, come quella di vaiolo che contagiò l'imperatore nell'ottavo mese del 993; il terremoto che toccò la capitale nel quinto mese del 997; il tifone abbattutosi nell'ottavo mese del 998, e altri eventi funesti accaduti nel corso dell'anno mille, un anno difficile che si concluderà con la morte dell'imperatrice Teishi, protettrice di Sei Shōnagon.[18]

Le diverse versioni[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni studi su Le Note del guanciale negli ultimi decenni si sono occupati della questione dell'organizzazione del testo. Il testo originale di Le Note del guanciale è scomparso prima della fine del periodo Heian[19], e nei secoli successivi sono state numerose le versioni circolate e le modifiche apportate da parte di singoli copisti, influenzati dalle diverse tendenze letterarie del tempo[20].

Il classicista Ikeda Kikan (1896-1956) ha per primo proposto una classificazione delle diverse tradizioni testuali esistenti, individuando 4 principali versioni[21], riunite in due raggruppamenti distinti sulla base dell'ordine assegnato ai diversi frammenti di cui è composto il testo: struttura mista e casuale nel caso delle versione Nōinbon 能因本 e Sankanbon 三巻本, in cui anche le sezioni databili non si presentano disposte in ordine cronologico; riarrangiamento delle sezioni, organizzate in raggruppamenti (Liste, Diari, Brevi saggi[22]) nelle versioni Maedabon e Sakaibon.

Studiosi come Ikeda Kikan[19], Watsuji Tetsuro e Haduo Shirane ritengono che la disposizione "ordinata" del contenuto dell'opera sia quella più attendibile in termini di autenticità, per altri invece la struttura originaria del testo sarebbe quella "casuale"[23]. Sebbene non sia ancora stato stabilito in termini definitivi un testo standard, nelle istituzioni accademiche in Giappone viene usato maggiormente il Sankanbon come testo base per la ricerca.[24]

I lettori di lingua inglese hanno conosciuto Makura no soshi attraverso due traduzioni: quella di Arthur Waley (1928), che si è avvalso di un testo Nōinbon e ha tradotto solo un quarto dell'opera[25], e quella - 40 anni dopo - di Ivan Morris (1967), che non ha seguito un'unica linea testuale ma ha utilizzato entrambe le versioni, creando in un certo senso una propria interpretazione di Makura no soshi.[26]

Nella traduzione italiana Lydia Origlia ritiene essere più fedele all'originale la trascrizione del 1228 attribuita al politico e letterato Fujiwara no Sadaie.[27]

Le liste (164 capitoletti) rappresentano la parte più corposa e numerosa dei frammenti contenuti nel volume. Liste descrittive, genealogiche, descrizione di paesaggi, di animali, di categorie di persone, ma anche liste caratterizzate da un sostantivo e dalla particella enclitica wa[28] presente ad esempio nel famoso incipit:

«L'aurora a primavera: si rischiara il cielo sulle cime delle montagne, sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallano snelle e leggere. D'estate, la notte: naturalmente col chiaro di luna; ma anche quando le tenebre sono profonde.»

(Sei Shōnagon, Note del guanciale, p. 11, trad.: Lydia Origlia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nata nel 977, l'imperatrice Teishi o Fujiwara no Sadako, figlia di Fujiwara no Michitaka, andò in sposa all'età di 13 anni all'imperatore Ichijō suo cugino, da cui ebbe 3 figli. Morì di parto nel 1001. Fu la protettrice di Sei Shōnagon, da lei molto amata ed elogiata.
  2. ^ Origlia, p. 256
  3. ^ a b Fukumori, p. 13-14
  4. ^ L'autrice indica come responsabile della divulgazione del testo Minamoto no Tsunefusa, allora governatore di Ise. Cfr. Origlia, p. 257; Gergana Ivanova, Textual variations, p. 16, n. 8
  5. ^ Origlia, p. 143, p. 256
  6. ^ Fukumori, p. 12
  7. ^ Yukio Mishima è stato un grande ammiratore di Sei Shonagon, e ha indicato nell' "amore per il particolare" e nella "stupefacente capacità di concisione" presente nelle Note l'essenza stessa della poesia giapponese. Cfr. Giogio Sica, Il vuoto e la bellezza: da Van Gogh a Rilke : come l'Occidente incontrò il Giappone, Guida Editori, 2012, p. 56-57.
  8. ^ Morris, p. xv
  9. ^ Waley, p. 19
  10. ^ Origlia, p. 65
  11. ^ Shively, Donald e McCullough, William H., The Cambridge History of Japan. Vol. 2: Heian Japan, Cambridge UP, 1999, OCLC 875074978.
  12. ^ (EN) Gergana Ivanova, Women's In-jokes in Heian Japan: Makura no soshi (PDF), pp. 1-16.
  13. ^ a b (EN) Mitamura Masako, Makura no sōshi: Hyō gen no ronri, Tokyo, Yuseido Shuppan, 1995.
  14. ^ Dal punto di vista linguistico e narrativo, l'intento di rappresentare in modo divertente e spensierato la vita di corte, verrebbe evidenziato dall'uso funzionale del tempo presente che "congelerebbe" lo svolgersi degli eventi, e dalla frequente presenza dell'aggettivo okashi che contribuirebbe a creare un'estetica visione di armonia e raffinatezza. Cfr. Fukumori, p. 14-19
  15. ^ Fukumori, p. 6-7
  16. ^ Fukumori, p. 5
  17. ^ Fukumori, p. 7-10
  18. ^ Origlia, p. 324
  19. ^ a b (JA) Ikeda Kikan, Makura no sōshi no genkei to sono seiritsu nendai, in Kenkyū Makura no sōshi, Tokyo, Shibundō, 1963, pp. 30-31, OCLC 22981588.
  20. ^ Si ritiene che Makura no soshi sia una delle opere di letteratura classica giapponese con il maggior numero di varianti nei manoscritti. Cfr. Jūtarō Tanaka, Makura no soshi denryu a shohon, in Sei Shōnagon Makura no sōshi kenkyū, Tokyo, Kasama Shoin, 1971, p. 296
  21. ^ Le quattro versioni sono le seguenti: Den Noin Hoshi Shojihon (伝能因所持本, nota anche come il Nōinbon, la cui copia più antica esistente è la cinquecentesca Yusai Jihitsubon); Antei Ninen Okugakibon (安貞二年奥書本, nota come Sangenbon, la prima copia esistente è dal 1647; Maedabon (前田家本, la più antica versione risale alla metà del XIII secolo), e Sakaibon (堺本, la prima copia è del 1570). Sulla base delle loro caratteristiche formali, le prime due vengono descritte come zassanteki (雑纂的 "varie", "miste"), le ultime due come bunruiteki (分類 "classificate", "raggruppate"). Cfr. Ivan Morris, The Pillow Book of Sei Shonagon, Vol. 1, New York, Columbia University Press, 1967, p. xvi
  22. ^ Haruo Shirane e Ikeda Kikan suddividono il libro nelle seguenti sezioni: Liste (monozukushi 物尽くし); Diario (nikki 日記); Brevi Saggi (zuisou shoudan 随想章段); Storie Riferite (kikigaki 聞き書き)
  23. ^ Per una sintesi del dibattito in Giappone sulla struttura testuale del Makura no Soshi e l'indicazione delle posizioni assunte e dei contributi offerti degli studiosi, cfr. Mark Morris, “Sei Shonagon's Poetic Catalogues”, Harvard Journal of Asiatic Studies, Vol. 40: 1, June 1980.
  24. ^ Fukumori, p. xv
  25. ^ Waley, p. 5
  26. ^ (EN) Gergana Ivanova, Textual variations of Sei Shonagon's "Makura no soshi": Perception of the text and the narratorial voice., University of Toronto, 2006, ISBN 9780494211113.
  27. ^ Origlia, p. 11
  28. ^ La particella wa は (scritta con il kana ha は) è la particella che segue ed indica il tema o argomento della frase.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bienati Luisa e Boscaro Adriana, La narrativa giapponese classica, Venezia, Marsilio, 2010, ISBN 978-88-317-0561-5
  • Boscaro Adriana (a cura di), Letteratura Giapponese. 1:Dalle origini alle soglie dell'età moderna, Torino, Einaudi, 2005
  • (EN) Naomi Fukumori, Sei Shonagon's Makura no Soshi: a re-visionary history, in The Journal of the Association of Teacher of Japanese, vol. 31, nº 1, 1997, pp. 1-44.
  • (EN) Gergana Ivanova, Textual variations of Sei Shonagon's Makura no Soshi: Perception of the text and the narratorial voice, University of Toronto, 2006, OCLC 234093443.
  • (EN) Gergana Ivanova, Women's In-Jokes in Heian Japan: Makura no soshi, University of British Columbia, 2006. URL consultato il 29 luglio 2016 (archiviato dall'originale).
  • (JA) Ikeda Kikan, Makura no Soshi no genkei to sono seiritsu nendai, in Kenkyu Makura no soshi, Tokyo, Shibundo, 1963, OCLC 22981588.
  • (EN) Ivan Morris, The Pillow Book of Sei Shonagon, New York, Columbia University Press, 1967, OCLC 1175678.
  • Sei Shonagon, Note del guanciale, a cura di Lydia Origlia, Milano, SEI, 1988, ISBN 88-7710-120-2.
  • (JA) Shirane Haruo (a cura di), Traditional Japanese literature : an anthology, beginnings to 1600, New York, Columbia University Press, 2007, OCLC 62342764.
  • Giorgia Valesin (a cura di), Diari di dame di corte nell'antico Giappone, Torino, Einaudi, 1970, OCLC 504504939.
  • (EN) Arthur Waley, The Pillow Book of Sei Shonagon, London, Allen & Unwin, 1928, OCLC 27169684.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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