Not Moving

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Not Moving
Paese d'origineItalia Italia
GenereSurf music
Punk rock
Periodo di attività musicale1981 – 1994
2005 – 2006
EtichettaElectric Eye
Album pubblicati4
Studio3
Live1
Opere audiovisive1

I Not Moving sono stati un gruppo rock italiano nato nel 1981 originario di Piacenza, annoverato tra le formazioni più importanti dell'underground italiano degli anni ottanta[1][2].

Il nome del gruppo deriva dall'omonimo brano dei DNA di Arto Lindsay, presente sulla compilation del 1978 No New York, fonte di ispirazione del gruppo ad inizio carriera.

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Nacquero nel 1981 come un trio psychobillysurf[senza fonte], composto da Tony Face Bacciocchi alla batteria, Dany Dallagiovanna al basso e Paolo Molinari alla chitarra e a cui si aggiunsero Rita Lilith Oberti (voce) e Mariella Severine Rocchetta (tastiere).

Con la formazione a cinque il sound si spostò verso sonorità sia post punk, vicine ai Cramps, agli X e ai Gun Club[3] ma anche rock psichedelico degli anni sessanta (13th Floor Elevators e The Seeds in particolare), surf music e punk rock di stampo newyorkese (Patti Smith, Real Kids, Dead Boys, New York Dolls, Stooges)[4].

Alla fine del 1981 la band incise una cassetta autoprodotta con sette brani, Behind Your Pale Face, che destò l'interesse di critici italiani tra cui Claudio Sorge che inserì il brano Baron Samedi nella compilation curata dalla rivista Rockerilla dal titolo Gathered, primo manifesto della nuova scena rock italiana.

Nel 1982 oltre a una serie di concerti, tra cui quello di febbraio a Pavia, firmarono per la Electric Eye, neonata etichetta di Sorge, chr pubblicò il primo EP composto da 4 brani Strange Dolls, con oltre a una nuova versione della crampsiana Baron Samedi la ballata decadente Dolls, il punkabilly Make Up e la reinterpretazione stravolta di Wipe Out dei Surfaris.

L'EP ricevette critiche positive sia in Italia che all'estero dove fu trasmesso dalla BBC, fu recensito del New Musical Express e giunse negli Stati Uniti a Jello Biafra dei Dead Kennedys che divenne fan del gruppo[3]. Alla fine dell'anno Paolo Molinari lasciò la band per trasferirsi in Danimarca e per un breve periodo il gruppo si sciolse[4].

L'arrivo di Dome La Muerte[modifica | modifica wikitesto]

Un incontro fortuito a un concerto portò nei Not Moving Dome La Muerte Petrosino dei Cheetah Chrome Motherfuckers una delle più violente e importanti band hardcore punk italiane dell'epoca.

Il sound cambiò radicalmente verso un acid rock americano di matrice garage, evidenziato dal nuovo EP Movin Over (Electric Eye)[5] in cui vengono ripresi alcuni brani del primo demo tape e classici dal vivo (Behind Your Pale Face, Double Mind e la crampsiana Psycho Ghoul) a fianco del nuovo brano Everything Ends Here[6]

Come il precedente EP la registrazione in studio, senza sovraincisioni e praticamente dal vivo, durò solo un giorno e restituì tutta l'immediatezza e l'urgenza del momento. Concerti infuocati e numerosi in tutta Italia fecero crescere l'interesse e il seguito del gruppo che a fine anno si piazzò ai vertici delle preferenze in molte classifiche del meglio del 1983.[senza fonte]

Notorietà[modifica | modifica wikitesto]

Suonarono come spalla ai Clash al Palalido di Milano in febbraio di fronte a 12.000 persone, parteciparono al Festival a Berlino in giugno con Litfiba e Pankow e sostennero il tour italiano autunnale di tre date dell'ex New York Dolls Johnny Thunders[7], oltre alla consueta serie di date lungo la penisola.

In primavera entrarono in studio in Liguria per realizzare un mini LP di sei brani con l'aiuto e la produzione di Paul Jeffrey[5]. Questo lavoro, intitolato Land of Nothing, non fu però pubblicato. La TNT Records che doveva provvedere alla stampa dell'album lo lasciò inspiegabilmente nel cassetto, nonostante annunci e recensioni entusiaste già uscite sulle principali riviste musicali, fu ristampato in vinile solo nel 2003 da Area Pirata[4].

I Not Moving si accasarono alla neonata label toscana Spittle Records con cui registrarono uno dei migliori episodi della carriera, il 12 pollici Black and Wild[5], con la produzione artistica di Federico Guglielmi. Il sound, più personale e maturo, fonde influenze X e Gun Club (Goin' Down) con retaggi dark blues (Eternal Door), un omaggio alla tradizione blues/Stones corretta e rivista (I Just Wanna Make Love to You) e alla scena neo garage italiana di cui furono precursori (Crawlin). Apprezzato in Italia e all'estero, distribuito in Europa, consentì alla band il definitivo salto nel top della scena del nuovo rock italiano, tra affollati concerti, brani in RAI[3] e alla BBC e una lunga serie di concerti in tutta Italia.

La mancata "consacrazione" definitiva[modifica | modifica wikitesto]

Sulla spinta dei consensi ricevuti da Black and Wild la Spittle pubblicò il primo LP Sinnermen, composto da 15 brani dove il gruppo totcca tutte le strade sonore che ne hanno influenzato il suono, dal rock and roll, al blues, al beat, punk, psichedelia, punkabilly, rock[8].

Il risultato, danneggiato da un imprevisto e non autorizzato mixaggio da parte dell'etichetta, trovò ugualmente riscontri e risultati dignitosi ma non divenne il salto auspicato verso un successo più consistente, nonostante l'intenso tour successivo.[senza fonte] La band partecipò a trasmissioni in RAI (sia radio che TV), alcuni brani vennero trasmessi in molte emittenti europee e americane (BBC inclusa)[4]. Nel febbraio del 1987 furono in tour per 10 date in Germania con i locali Surfin Dead, aprirono a Pisa successivamente per i Celibate Rifles e pubblicarono un nuovo 12 pollici per la Spittle Jesus Loves His Children[5], con cui omaggiarono il rock australiano alla Hoodoo Gurus/Lime Spiders in I Want You, realizzarono una cover con tinte hard di Break on Through (To the Other Side) dei Doors, sperimentarono una ballata dai toni jazz come New Situations e incisero uno dei classici del loro repertorio, il punk beat di Spider.

La separazione del nucleo storico[modifica | modifica wikitesto]

Anni di tour e di convivenza, uniti alle difficoltà di trasformare definitivamente l'attività musicale in qualcosa di professionale alimentarono le tensioni e durante la registrazione del nuovo album Flash on You[5] (che vede il ritorno all'etichetta madre Electric Eye) il bassista storico Dany D abbandonò il gruppo sostituito da Luigi Milani con cui la band affrontò un tour ancora una volta pieno di successi di pubblico.

L'album evidenziò un tentativo di aprirsi a nuove strade artistiche con omaggi a Jimi Hendrix (A Pray for Jimy), un brano funk punk (Love Train), reminiscenze garage (Blue Sing), un remake di un brano soul degli anni 70 (Driver's Seat), pur mantenendo inalterate le matrici punk blues ormai marchi di fabbrica caratteristici del gruppo.

L'ultima formazione e l'ultimo album[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1989 il gruppo subì la separazione definitiva scissione, Lilith Tony e Milo formarono i Time Pills con cui pubblicarono il singolo Be the Same, mentre Dome e Maria Severine proseguirono come Not Moving con l'aggiunta della sezione ritmica dei Cheetah Chrome Motherfuckers[1] con cui incisero il mini LP Song of Myself (Wide Records) dedicato alla causa pellerossa (da sempre tematica cara alla band) con l'aiuto di numerosi ospiti, da Giovanni Lindo Ferretti (ancora dei CCCP), Luca Re dei Sick Rose, Zazzo dei Negazione[3] con i testi recitati dal poeta Cheyenne Lance Henson.

Seguì il 12 pollici A Flash on You/Dancing per la Vitriol che spostò il sound verso un hard rock con matrici psichedeliche in stile Cult.

Numerosi cambiamenti di formazione, con l'ingresso alla batteria di Dario Caroli, ex Sabotage e di Ruggero Torboli come frontman, allora voce radiofonica di Videomusic, scalfirono la volontà di proseguire con una intensa attività live che sfociò nel 1994 nell'ultimo album Homecomings ancora una volta vicino alle istanze della cultura nativa americana e musicalmente orientato verso un sound pesante e seventies, tra space rock e proto stoner.

Dany si trasferì in Germania dove suonò con Surfin Dead e Big Chief Broom Man Band. Lilith iniziò una lunga carriera solista condensata in tre album (Lady Sings Love Songs e Stracci e The Black Lady and the Sinnersaints) e due mini LP (Hello I Love Me e Guerra), Tony ha accompagnato Lilith e ha proseguito con Hermits, Link Quartet e Lilith & the Sinnersaints.

La "reunion" 2005-2006[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 è uscito Live in the 80's (Go Down Records/Audioglobe), un disco di 24 pezzi dal vivo e un DVD, racchiusi in un box che diventa un documento storico d'imprescindibile valore. Un'ora di documentario sull'età dei tam-tam, delle fanzine e dei manifesti ciclostilati a mano, del legame tra musica e militanza politica.

Il DVD contiene testimonianze del concerto al Celebrità di Pavia, delle lamette che tagliano la carne del bassista nello scompiglio generale di un popolo che rispetto al punk londinese vive ancora in campagna. L'immagine di Luca Frazzi, il critico storico di Rumore, appuntato di spilline dei Buzzcocks e degli Ordinary Boys. Il ricordo nostalgico della Berlino di Gianni Maroccolo e degli anni andati di Claudio Sorge. L'esaltazione di Mauro Ermanno Giovanardi, che racconta della forza detonante dei concerti dei Not Moving dove “tutto poteva capitare”, insieme a Cristiano Godano che ammette di essere passato dall'esterofilia all'amore per un gruppo italiano grazie a quei concerti e a Baron Samedì. E infine immagini assolutamente rappresentative di un live a Piacenza con la gente a torso nudo e le creste semoventi.

È l'occasione per un tour di qualche data che terminò nel 2006 con Dome La Muerte (alla chitarra), Lilith alla voce, Tony Face alla batteria e Dany D. al basso[9].

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

EP[modifica | modifica wikitesto]

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gianluca Testani (a cura di), Enciclopedia Rock Italiano, Arcana Editrice, 2006, pp. 290-291.
  2. ^ "C'erano una volta i Not Moving", 2 gennaio 2006, DelRock.it
  3. ^ a b c d Rockit "Live in 80's", di Renzo Stefanel
  4. ^ a b c d recensione di "Live in the 80's" su HateTV
  5. ^ a b c d e "Land of Nothing Lp", note di copertina di Luca Frazzi (giornalista di "Rumore" e "Mettalik")[1]
  6. ^ Jello Biafra su "Maximum Rock'n'roll", dicembre 1983
  7. ^ Musicalnews, "Not Moving, opening act dei concerti di Johnny Thunders e dei Clash" di Giancarlo Passarella [2]
  8. ^ Musicalnews, "Not Moving, opening act dei concerti di Johnny Thunders e dei Clash di Giancarlo Passarella"[3]
  9. ^ "Not Moving reunion tour 2005" su Totalnoise

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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