Non uccidere (film)

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« Il mondo è bagnato di sangue fraterno: ecco che l'omicidio è crimine quando sono i singoli a commetterlo, ma diventa virtù quando è compiuto in nome dello Stato. L'impunità per i delitti non l'assicura il motivo dell'innocenza, ma la grandezza della ferocia».[1] »

Non uccidere
Non uccidere 1961.png
Horst Frank in una scena del film
Titolo originale Tu ne tueras point
Lingua originale francese
Paese di produzione Italia, Francia, Jugoslavia
Anno 1961
Durata 148 min
Dati tecnici B/N
rapporto: 2,35 : 1
Genere drammatico
Regia Claude Autant-Lara
Sceneggiatura Jean Aurenche e Pierre Bost
Casa di produzione Gold Film
Lovcen Film
Vaduz Production
Fotografia Jacques Natteau
Musiche Charles Aznavour
Scenografia Jacques Douy, Max Douy, Vlastimir Gavrik e Dragoljub Ivkov
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Cooperativa doppiaggio: CID Direttore del doppiaggio: Mario Maldesi

Premi
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile conferita a Suzanne Flon in occasione della 26ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia

Non uccidere (Tu ne tueras point) è un film del 1961 diretto dal regista francese Claude Autant-Lara.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La sceneggiatura è basata su un reale fatto di cronaca. In Francia nel 1948 dopo la liberazione dall'occupazione tedesca, due giovani si ritrovano in un carcere militare: François Cordier, un obiettore di coscienza, rinchiuso perché aveva rifiutato in nome dei suoi valori morali e religiosi cristiani di non violenza il servizio di leva e la partecipazione a qualunque guerra, ed un seminarista tedesco, arruolato nella Wehrmacht che era stato costretto ad obbedire agli ordini di fucilare un partigiano francese. I due, in attesa di affrontare il processo davanti a un tribunale militare approfondiscono la conoscenza tra di loro fino a diventare amici. Il verdetto dei giudici assolverà il seminarista che ha ucciso per obbedire a un ordine superiore mentre l'obiettore sarà condannato per aver violato la legge civile.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

La parte del protagonista obiettore di coscienza Jean-Bernard Morceau fu affidata a Laurent Terzieff già molto conosciuto ed apprezzato per la sua prima interpretazione nel film Peccatori in blue jeans del famoso regista Marcel Carné e per la sua partecipazione al film, coprodotto dallo stesso Ergas, Kapò, un'opera, anch'essa densa di problemi morali.

La parte del sacerdote tedesco Müller[2] venne affidata all'attore tedesco Horst Frank.

Le vicende del film[modifica | modifica wikitesto]

Il regista per 12 anni non trovò un produttore: il tema dell'obiezione di coscienza proposto dal film era troppo delicato per l'opinione pubblica francese già turbata per le guerre di Indocina e Algeria.

Autant-Lara, che aveva già scandalizzato i benpensanti con il film Il diavolo in corpo (1947) tratto dall'omonimo romanzo di Raymond Radiguet, fin dal 1949 aveva in mente di realizzare Non uccidere ma solo alla fine degli anni cinquanta il produttore italiano Moris Ergas, accettò di realizzare il film che fu girato in Jugoslavia con capitali trovati nel Liechtenstein.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Non uccidere ebbe notevoli difficoltà per la sua distribuzione e fu proiettato nelle sale cinematografiche francesi solo nell'estate del 1963.

Le polemiche in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Quando Non uccidere fu presentato alla Mostra di Venezia suscitò molte polemiche e la stessa giuria, pur premiando la protagonista Suzanne Flon con la coppa Volpi, si divise sulla valutazione dell'opera.

La commissione di censura ne proibì la visione poiché la si considerava un'istigazione a delinquere, a violare cioè la legge italiana che prescriveva il servizio di leva militare come obbligatorio.

Il 20 ottobre 1961 la "Comunità europea degli scrittori" aveva organizzato la proiezione della pellicola al cinema Quattro Fontane di Roma ma l'ingresso in sala era stato impedito dalla Questura per motivi di ordine pubblico. Ne nacque una clamorosa protesta in Via Quattro Fontane di fronte al cinema che vide come protagonisti personaggi famosi tra i quali leader politici come il socialista Riccardo Lombardi, il filosofo marxista Galvano Della Volpe, l'archeologo e storico Ranuccio Bianchi Bandinelli, intellettuali "impegnati" come Carlo Levi e Pier Paolo Pasolini, scrittori quali Carlo Bernari e Raffaele La Capria, i registi cinematografici Mario Camerini e Francesco Rosi, e diversi attori: Anna Magnani, Gina Lollobrigida, Sandra Milo, Elsa Martinelli, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi. La protesta ebbe una clamorosa risonanza nell'opinione pubblica che fu colpita da un ulteriore episodio avvenuto circa un mese dopo.

Il 18 novembre 1961 il sindaco di Firenze Giorgio La Pira, cattolico e convinto pacifista, senza badare ai divieti di legge, organizzò una proiezione del film per giornalisti e intellettuali facendo così riaccendere il dibattito culturale e politico sull'obiezione di coscienza in Italia.

Il rifiuto di prestare servizio militare da parte dei Testimoni di Geova e, alla metà degli anni sessanta, il caso del processo a don Milani e a don Ernesto Balducci che avevano scritto una lettera aperta in risposta ai cappellani militari in congedo della Toscana che avevano affermato che l'obiezione di coscienza era un «insulto alla patria» e «espressione di viltà», aprì la strada al riconoscimento dell'obiezione per motivi religiosi sancito dalla legge n. 722 del 15 dicembre 1972.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cipriano, Ad Donatum, cap. VI
  2. ^ filmtv.it
  3. ^ Alberto Papuzzi, Cinquant'anni fa la battaglia trasversale per "Non uccidere" pellicola antimilitarista di Autant-Lara vietata dalla censura, ne La Stampa 21 ottobre 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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