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Noleggio con conducente

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Targhetta identificativa del servizio di noleggio con conducente in Italia

Il servizio di noleggio con conducente (N.C.C.) è un sistema di trasporto pubblico non di linea.

Il servizio di NCC ha iniziato a svilupparsi in Italia alla fine del XX secolo, a seguito della liberalizzazione di alcuni settori del trasporto pubblico non di linea. Il quadro di riferimento dell'attività è contenuto nella legge 15 gennaio 1992, n.21 [1], che ha distinto l'attività di NCC da quella propria dei taxi ed ha definito le competenze di Regioni e Comuni. Le autorizzazioni di esercizio sono rilasciate dalle amministrazioni comunali, nel cui territorio il vettore deve avere la sua sede operativa e almeno una rimessa. I vettori NCC possono altresì attivare altre rimesse nell'ambito della stessa Provincia o Città metropolitana, entro cui ricade il Comune che ha rilasciato l'autorizzazione. Nelle Regioni insulari l'autorizzazione è valida sull'intero territorio regionale.

L'attività di NCC può essere esercitata in forma di impresa – individuale o di altro tipo –, ovvero in forma cooperativa. È richiesto di essere proprietari del mezzo utilizzato, ovvero averne la disponibilità mediante leasing o noleggio a lungo termine, e di avere la disponibilità di una rimessa sul territorio comunale. Gli operatori devono essere in possesso di patente di guida (tipo "B" o altra idonea per il mezzo impiegato), di abilitazione per il trasporto di persone (CQC o certificato di abilitazione professionale) e iscrizione nei ruoli dei conducenti di servizi pubblici non di linea tenuti presso le Camere di Commercio.[2]

La contrapposizione tra taxi e Uber

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Rispetto ai taxi, essi possono stazionare in aree pubbliche espressamente designate e riservate dai Comuni. Tradizionalmente, infatti, i taxi erano considerati parte dell'offerta di trasporto pubblico, soggetti a specifica e rigorosa regolamentazione (uso del tassametro, riconoscibilità, obbligo di effettuare la prestazione), mentre – al contrario – i noleggi erano considerati servizi a prenotazione, soggetti all'accordo fra cliente e prestatore su modalità e costi del trasporto. La distinzione si è in parte affievolita con l'avvento di piattaforme che consentono di effettuare la prenotazione a distanza, indicando preventivamente anche l'importo per il servizio richiesto.[3]

Nel contesto italiano, la tensione tra il servizio tradizionale dei taxi e la piattaforma Uber è stata oggetto di numerosi dibattiti e dispute legali. Uber, in Italia, presta servizio esclusivamente attraverso autisti professionali muniti di autorizzazione al NCC. Il quadro legislativo che regola il servizio taxi in Italia è stato concepito oltre due decenni fa, ma continuamente aggiornato integrandolo con varie innovazioni fino alla legge 12/2019 e alla 136/2024 al fine di dare all'utenza un servizio di trasporto, chiamata e prenotazione al passo con i tempi attuali.

I principali punti di tensione fra taxi, NCC e Uber riguardano la regolamentazione, le tariffe e l'uso della tecnologia[4]. I tassisti sostengono che Uber e piattaforme analoghe operino in una maniera non consona alla attuale legislazione e in concorrenza sleale con il servizio taxi tradizionale. Inoltre, Uber ha la capacità di proporre tariffe più o meno competitive, rispetto ai taxi tradizionali, a seconda della quantità di richiesta del momento generando variazioni del prezzo, anche al rialzo, per identiche tratte. Dal punto di vista tecnologico, Uber si avvale di una piattaforma digitale che consente agli utenti di richiedere e pagare un servizio di trasporto tramite smartphone, cosi come la quasi totalità dei taxi, i quali possono inoltre essere dotati di collegamento con centrali radio (radiotaxi) verso le quali gli utenti possono rivolgersi anche telefonicamente ed ottenere conversazione con gli addetti per richieste particolari quali numero posti, quantità bagagli etc. etc..

Nonostante queste tensioni, nel maggio 2022 è stato raggiunto un accordo storico tra IT Taxi e Uber che ha portato a una parziale collaborazione tra i due settori. A seguito di questo accordo, alcune vetture taxi possono essere prenotate tramite la piattaforma Uber, contribuendo secondo IT Taxi a porre fine all'antagonismo precedentemente esistente tra i due servizi.

Nel 2025, parte ITN – Italian Taxi Network, un'iniziativa promossa da diverse piattaforme tecnologiche del settore taxi con l’obiettivo di favorire l’interoperabilità tra le applicazioni per la chiamata dei taxi. Il progetto introduce il concetto di Roaming Taxi[5][6], consentendo ai clienti di un’app di accedere al servizio taxi anche nelle città coperte da altre app aderenti alla rete, senza necessità di installare ulteriori applicazioni. ITN rappresenta un passo significativo verso l'integrazione nazionale dei sistemi digitali di prenotazione taxi, promuovendo una mobilità più fluida, interconnessa e orientata all’utente.

  1. Legge 15 gennaio 1992, n. 21, in materia di "Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea"
  2. NOLEGGIO CON CONDUCENTE (N.C.C.) (PDF), su imprese.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 1º marzo 2024.
  3. Comunicazione della Commissione concernente un trasporto locale di passeggeri su richiesta (taxi e veicoli a noleggio con conducente) ben funzionante e sostenibile (PDF), su eur-lex.europa.eu, 4 febbraio 2022.
  4. Autobus, treni, taxi, NCC, Uber. Come ottimizzare il sistema dei trasporti urbani. – Marco De Mitri, su marcodemitri.it, 13 gennaio 2024. URL consultato il 14 gennaio 2024.
  5. Accordo di "roaming" per l'Italia – Quattroruote, su quattroruote.it, 3 aprile 2025. URL consultato il 1º luglio 2025.
  6. App taxi unite per coprire l’Italia – Nasce ITN-Italian Taxi Network. – Stampa Estera, su stampaestera.it, 3 aprile 2025. URL consultato il 30 giugno 2025.

Voci correlate

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