Nobiltà francese

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Luigi XIV ed i membri della corte francese ricevono gli ambasciatori della Repubblica di Genova nella Galleria degli Specchi (1685).

La Nobiltà francese (in francese: noblesse) comprende tutti gli individui e le famiglie un tempo riconosciute della Francia come membri della classe aristocratica, ovvero godenti di privilegi ereditari. La nobiltà fu presente in Francia dal primo medioevo sino alla Rivoluzione nel 1790. La nobiltà venne ripristinata nel 1805 con diritti limitati e come espressione semplicemente della classe d'élite del Primo impero francese e tale rimase sino alla caduta della Monarchia di luglio nel 1848, quando vennero aboliti tutti i privilegi precedentemente concessi. La nobiltà venne ripristinata sotto il Secondo impero francese e tale rimase sino alla caduta di questo nel 1870.

Nel sistema politico francese pre-rivoluzionario, la nobiltà costituiva il Secondo Stato degli Stati Generali (col clero al primo posto e borghesi e contadini al terzo) ma per quanto essa fosse spesso ereditata, non costituiva un ordine chiuso. Oltre a nuove nomine, la nobiltà si poteva ottenere anche per matrimonio.

Le fonti differiscono sul'attuale numero di nobili in Francia, ma ad ogni modo, essi sono attualmente la comunità minoritaria in Europa. Nell'anno 1789, lo storico francese François Bluche aveva previsto un totale di 140.000 nobili (9.000 famiglie) di cui il 5% poteva definirsi discendente da famiglie ascrivibili alla nobiltà precedente al XV secolo.[1] Con una popolazione totale di 28.000.000 di abitanti, la nobiltà francese prima della rivoluzione constava dello 0.5% della popolazione locale.

Privilegi e doveri[modifica | modifica wikitesto]

La nobiltà francese disponeva di specifici diritti e prerogative finanziarie e legali. Una prima definizione di questi privilegi venne data sotto il regno di Luigi XI nel 1440 ed includeva il diritto di caccia, di portare la spada, e quindi di possedere una seigneurie (terra a cui erano legati certi diritti e doveri di derivazione feudale). Ai nobili era inoltre garantita l'esenzione dal pagamento della taille, oltre a vedersi riservati alcuni incarichi ecclesiastici, civili e militari.

Con l'eccezione di alcuni casi isolati, la servitù della gleba cessò di esistere in Francia nel XV secolo. Nella Francia moderna i nobili continuarono ad ogni modo a mantenere un sistema di privilegi signorili sui contadini e sui lavoratori delle terre poste sotto il loro controllo. Essi, ad esempio, potevano aumentare le tasse sulla terra secondo le proprie necessità oppure riscuotere delle tasse sul vino, sul macinato, ecc. Alternativamente, un nobile poteva acquisire una parte del raccolto annuale. I nobili mantennero inoltre un certo diritto di giudizio sulle proprie terre che oltrepassavano il controllo statale, lasciando così alla nobiltà rurale una certa autonomia anche in questo campo.

Nel XVII secolo, il sistema nobiliare e feudale francese, passò anche nei possedimenti nordamericani della Nuova Francia.

I nobili avevano anche delle responsabilità, ovvero di onorare, servire e consigliare il re. Ai nobili era inoltre richiesto di prestare servizio nell'esercito.

Il rango di "nobile" era inoltre confiscabile: alcune attività comportavano la dérogeance (perdita della nobiltà) come ad esempio l'esercizio di attività commerciali o manuali che erano strettamente proibite perché avvicinavano la nobiltà ai lavoratori, anche se i nobili potevano godere dei frutti delle loro terre, di miniere e di forge da loro amministrate.

Forme della nobiltà in Francia[modifica | modifica wikitesto]

La nobiltà in Francia non fu mai una classe completamente chiusa. Nobiltà e titoli ereditari erano tra loro distinti: tutti i titolati ereditari erano nobili, ma alcuni nobili potevano non possedere titoli, assumendo solamente dei titres de courtoisie. La nobiltà poteva essere concessa dal re o, sino al 1578, acquisita da una famiglia che avesse occupato il medesimo incarico di governo o militare per almeno tre generazioni. Una volta acquisita, la nobiltà era normalmente ereditaria e trasmessa per linea legittima maschile. Le famiglie ricche spesso venivano ricompensate con la nobiltà: anche se la nobiltà non poteva per sua natura essere acquistata legalmente, spesso i ricchi possidenti acquistavano terre a cui era associato un titolo nobiliare e, pagando la relativa taille, spesso finivano per essere investite anche del titolo relativo.

I figli di un nobile francese (fosse esso pari di Francia o no), a differenza dei pari britannici, non erano considerati cittadini qualsiasi ma nobili senza titolo.

L'ereditarietà del titolo era riconosciuta unicamente per linea maschile con alcune eccezioni (noblesse uterine) nelle province formalmente indipendenti di Champagne, Lorena e Britannia.

Il re aveva il potere di garantire la nobiltà ai singoli, convertire terre libere in feudi, elevare feudi a titoli differenti. Il re poteva inoltre conferire particolari privilegi come la parìa a un feudo nobiliare. In generale, queste patenti avevano la necessità di essere registrate al Parlement regionale. In caso di rigetto da parte del Parlement locale (ad ogni modo molto raro), il proprietario veniva decretato nobile à brevet (ovvero "per certificato") dal re.

Classi della nobiltà francese[modifica | modifica wikitesto]

La nobiltà francese è generalmente suddivisa nelle seguenti classi:

  • Noblesse d'épée (nobiltà di spada), nota anche come noblesse de race ("Nobiltà di razza"): la nobiltà ereditaria originale che doveva giurare fedeltà e servire militarmente il re in cambio dei propri titoli.
    • Noblesse uterine ("Nobiltà per linea femminile"), utilizzata per definire i titoli concessi per via matrilineare (per via materna) e che potevano essere ereditati solo da figlie femmine; questa pratica la si ritrova in particolare in Champagne, Lorena e Britannia.
    • Noblesse d'extraction ("Nobiltà di discendenza"): nobiltà di seize-quartiers ("sedici quarti"), ovvero avente uno stemma con almeno sedici quarti (partizioni dello scudo). Questo fatto era ritenuto importante per dimostrare che la persona era in grado di risalire alla nobiltà per almeno quattro generazioni prima di sé (genitori [2 quarti], nonni ([4 quarti], bisnonni [8 quarti], trisavoli [16 quarti]).
  • Noblesse de robe (nobiltà di toga): concessa a quelle persone o a quelle famiglie che ricoprissero incarichi di stato come i presidenti dei parlamenti, tesorieri, ecc.
    • Noblesse de chancellerie (nobiltà di cancelleria): persone comuni nobilitate per certi servizi per alti incarichi svolti nei confronti del re.
    • Noblesse de cloche ("nobiltà di campana") o Noblesse échevinale/Noblesse scabinale ("Nobiltà degli aldermanni"): persone o famiglie nobilitate per essere stati sindaci (Bourgmestre) o aldermanni (échevin) o prévôt (prevosti nel senso di funzionari municipali) in certe città o villaggi (come ad esempio Abbeville, Angers, Angoulême, Bourges, Lione, Tolosa, Parigi, Perpignan e Poitiers). Alcune città ricevettero tale status sol temporaneamente o sporadicamente come Cognac, Issoudun, La Rochelle, Lione, Nantes, Niort, Saint-Jean-d'Angély e Tours. All'inizio della rivoluzione tale privilegio era proprio di sole 14 comunità.
    • Noblesse militaire (nobiltà militare): persone o famiglie nobilitate per aver ricoperto incarichi militari, generalmente per due o tre generazioni.

I nobili erano soliti inoltre realizzare delle ulteriori distinzioni al loro interno della loro stessa classe sociale sulla base dell'antichità dei loro privilegi:

  • Noblesse chevaleresque (nobiltà cavalleresca) o noblesse ancienne ("vecchia nobiltà"): nobiltà risalente a prima dell'anno 1400, spesso risalente a tempi immemorabili.
  • Noblesse de lettres (nobiltà per lettera patente): persone nobilitate da lettere patenti dopo l'anno 1400.

I cittadini comuni erano riferiti come roturiers. I magistrati e gli uomini di legge erano detti robins.

L'acquisizione di titoli di nobiltà poteva essere acquisita in una sola generazione o dopo diverse generazioni:

  • Noblesse au premier degré (nobiltà di prima generazione): nobiltà concessa alla prima generazione, solitamente dopo 20 anno continui di servizio in un incarico.
  • Noblesse graduelle: nobiltà concessa in seconda generazione, generalmente dopo 20 anni di servizio tra padre e figlio.

La noblesse de lettres divenne, a partire da lregno di Francesco I, un facile metodo da parte del sovrano per rimpinguare le casse dello stato perché i non nobili pur di ottenere l'infeudazione di terre da loro possedute erano disposti a pagare una passa extra che gradualmente permetteva loro di dilazionare l'acquisizione de facto del titolo. Nel 1598, Enrico IV, pur rigettando gran parte di questi anoblissments, ne riprese nel contempo la pratica.

La noblesse de cloche datata al 1372 (ad esempio per la città di Poitiers) interessava solo determinate città che avevano determinate libertà legali e giudiziarie; alla rivoluzione queste città erano pochissime.

La noblesse de chancellerie apparve per la prima volta all'epoca di Carlo VIII sul finire del XV secolo. Per ricoprire l'incarico di cancelliere infatti (a parte alcune eccezioni) era richiesto lo status di nobile, e pertanto i non nobili che pure ottenevano tale posizione venivano nobilitati necessariamente, generalmente dopo 20 anni di servizio. I non nobili solitamente pagavano somme enormi per ottenere questi incarichi con la prospettiva di una successiva nobilitazione, ma questa forma di ottenimento della nobiltà era spesso derisa e detta savonnette à villain ("sapone per i servi").

La noblesse de robe esisteva da antica tradizione. Nel 1600 ottenne un riconoscimento legale ufficiale. LE alte posizioni nei parlaenti regionali, nelle chambres des comptes ed in altri importanti uffici di stato o finanziari (spesso pagati a caro prezzo, conferivano nobiltà generalmente dopo due generazioni, anche se alcuni membri dei parlamenti di Parigi, del Delfinato, di Besançon e delle Fiandre oltre che di Dole e di Grenoble potevano essere elevati in una sola generazione.

Questi incarichi potevano essere persi da una famiglia per l'inaspettata morte del detentore dell'incarico. Nel tentativo di ottenere ulteriori tasse, il consigliere finanziario di Enrico IV, Charles Paulet, istituì la tassa che da lui prese il nome nel 1604, una tassa annuale consistente in 1/60 del prezzo del prezzo pagato per l'ottenimento della carica, ma ne garantiva l'ereditarietà, solidificando così le posizioni dei pubblici uffici in Francia.

Enrico IV iniziò quindi a prevedere una legge contro l'usurpazione dei titoli di nobiltà, e nel 1666–1674 Luigi XIV iniziò un programma di verifica della regolarità dei titoli ereditari che consisteva in una verifica accurata con prove scritte (contratti di matrimonio, documenti di possesso terriero, ecc.) rigettando necessariamente le tradizioni o le conferme orali. Per ottenere lo status nobiliare era necessario godere di quello status da prima del 1560. Molte famiglie, pur di mantenere i loro titoli, finirono per pagare la taille ed una multa di usurpazione.

Titoli, paria e ordini cavallereschi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Parìa di Francia.

Due erano i titoli utilizzati dalla nobiltà francese: alcuni erano personali ed altri erano legati ai feudi posseduto, detti appunto fiefs de dignité.

Durante l' ancien régime non veniva fatta distinzione tra i titoli di rango (ad eccezione di quelli di duca, spesso associato a privilegi strettamente regolati dalla parìa, tra cui la precedenza su tutti gli altri titoli). La gerarchia tra i pari della nobiltà francese era inizialmente basata sull'antichità di concessione; un conte ad esempio la cui famiglia avesse ottenuto la concessione del titolo dal XIV secolo aveva un rango superiore ad un marchese che la aveva ottenuta nel XV secolo.

L'ordine di precedenza a corte era regolato sulla base dell’ancienneté della famiglia, sulle sue alliances (matrimoni), e sui suoi hommages (dignità e uffici ricoperti) e, in ultimo, dalle sue illustrations (meriti).

  • Titoli:
    • Duca: possessore di un ducato (duché— proprietà feudale, non un principato indipendente) e riconoscimento come duca da parte del re.
    • Principe: possessore di una signoria indicata come principato (principauté); gran parte di questi titoli erano tenuti per tradizione come titres de courtoisie—spesso affidati al figlio primogenito del duca-pari. Questo titolo di principe non va confuso col rango di principe, portato ad esempio dai princes du sang, dai princes légitimés o dai princes étrangers la cui precedenza su tutti gli altri titolati derivava dalla loro natura di essere figli o parenti di monarchi regnanti.
    • Marchese: possessore di un marchesato (marquisat), ma spesso assunto da una famiglia come titre de courtoisie
    • Conte: possessore di una contea (comté) o assunto per brevetto.
    • Visconte: possessore di una vicecontea (vicomté) o assunto per brevetto.
    • Barone: possessore di una baronia (baronnie) o assunto per brevetto.
  • Ranghi:
    • Dauphin : Delfino di Francia, figlio primogenito del re e quindi erede al trono
    • Fils de France: figlio ultrogenito del re o del Delfino di Francia.
    • Petit-fils de France: nipote di un re per linea maschile.
    • Prince du Sang ("principe del sangue"): un remoto ma legittimo discendente di un re di Francia.[2]
    • Pari di Francia tecnicamente una dignità della Corona (come ad esempio il Maresciallo di Francia), ma divenuto di fatto il più alto rango ereditario della nobiltà francese, spesso in congiunzione col titolo vero e proprio ("Duc et Pair", "Comte-Pair"). La parìa era originariamente concessa solo ai principi di sangue, ad alcuni principi stranieri o legittimati, alle famiglie un tempo predominati nel regno o che ancora detenevano una discreta influenza personale, oltre che ad alcuni vescovi ed arcivescovi. Spesso il titolo era garantito assieme al titolo di duca. Gradualmente ma progressivamente la parìa iniziò ad essere conferita più come ricompensa per servizi militari o diplomatici, ma anche ai favoriti del re (ad esempio les mignons). I pari erano autorizzati a sedere al Parlamento di Parigi, il più importante parlamento del regno.
    • Prince légitimé figli legittimati di un monarca o discendenti illegittimi di un monarca. Il rango dipendeva dal favore presso il re.
    • Prince étranger ("principe straniero"): membri di una famiglia reale straniera o di famiglie principesche naturalizzate alla corte francese come ad esempio i Clèves, Rohan, La Tour d'Auvergne ed i Lorena-Guisa.
    • Cavaliere una persona nobile non titolata che appartiene a un ordine cavalleresco; in precedenza il titolo era concesso alle famiglie nobili più antiche. Successivamente subentrò la distinzione tra Cavaliere (Sieur) che riceveva il titolo tramite cerimonia (con la quale il re toccava le sue spalle con la spada reale), ed il rango minore di Chevalier corrispondente al Knight Bachelor inglese, ovvero al cavaliere che ha ricevuto il rango senza cerimonia.
    • Scudiero (Écuyer) rango minore specifico della nobiltà, chiamato anche valet o noble homme in alcune regioni.
    • Gentleman (Gentilhomme) rango di nobiltà inferiore non specificato
    • Signore (Seigneur) termine per indicare i proprietari terrieri non possidenti una proprietà feudale, né un titolo di rango e né quindi diritti specifici.
    • Bastardo (Bâtard) figlio illegittimo legittimato di un gentiluomo o di un nobile. Solitamente non ottenevano il titolo paterno (se vi erano dei legittimi eredi) ma potevano essere impiegati dal padre e ricevere una rendita. I figli bastardi e le figlie spesso erano sposati con famiglie alleate per rafforzare i legami con casate già note alla famiglia.

L'uso della particella nobiliare de (in francese: la particule) non era ufficialmente controllata in Francia (a differenza del von in area germanica), e pertanto non può essere considerata come evidenza di nobiltà. Nel XVIII e XIX secolo, il de venne adottato da alcuni non nobili (come nel caso di Honoré de Balzac) nel tentativo di apparire nobili.[3]

Ciascun rango di nobiltà — principe reale, principe di linee collaterali della famiglia reale (prince du sang), duca, marchese, conte, visconte, barone, ecc. — conferiva propri privilegi; i duchi ad esempio potevano entrare nelle residenze reali in carrozza, le duchesse potevano sedere (su un tabouret) in presenza della regina. I duchi in Francia — il gruppo più importante di nobili dopo i principi reali — erano a loro volta divisi in "pari" (Duc et Pair) e "non pari". I duchi senza parìa erano a loro volta divisi in due gruppi: quelli che avevano ottenuto una parìa dal re, e quanti erano stati rifiutati dal Parlamento di Parigi e pertanto avevano ricevuto solo successivamente una promozione.

Le gerarchie nobiliari erano poi ulteriormente complicate dalla presenza di ordini cavallereschi — i Chevaliers du Saint-Esprit (Cavalieri dello Spirito Santo) creati da Enrico III nel 1578; l' Ordre de Saint-Michel creato da Luigi XI nel 1469; l' Ordre de Saint Louis creato da Luigi XIV nel 1696 — dall'incarico ufficiale e dalla posizione alla corte reale (i Grandi ufficiali della Corona di Francia come ad esempio il grand maître de la garde-robe (gran maestro del guardaroba reale) o il grand panetier (Gran paettiere di Francia), che da tempo immemorabile avevano cessato le loro funzioni effettive a corte, godevano di propri privilegi.

Anche il poter prendere parte alla cerimonia del risveglio del re a Versailles (il più breve e intimo petit lever du roi ed il più formale grand lever du roi), era accessibile esclusivamente su invito del re e pertanto anche l'acquisizione di questo privilegio era basata sul favore ottenuto verso il monarca.

Status economico[modifica | modifica wikitesto]

Studi economici sulla nobiltà di Francia hanno rivelato grandi differenze nello status finanziario dei diversi nobili. Sul finire del XVIII secolo, una famiglia ricca poteva dirsi tale con una rendita compresa tra le 100.000 e le 150.000 livres annue, anche se le famiglie più prestigiose potevano ottenerne molte di più. La nobiltà provinciale che godeva di un minimo di 10.000 livres annue aveva un minimo di lusso, ma molte potevano permettersi anche meno.[4]

Nel corso del XVIII secolo, il conte di Boulainvilliers, un nobile rurale, propose l'idea che la nobiltà francese era discesa dalla stirpe vittoriosa dei Franchi, mentre i non nobili erano discendenti dei Galli conquistati. La teoria, priva di qualsiasi fondamento, forniva nel contempo un alibi per le classi nobili impoverite.[5]

Codici aristocratici[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di cosa fosse un nobile venne radicalmente trasformata tra il XVI ed il XVII secolo. Attraverso i contatti col rinascimento italiano e il concetto di perfetto cortigiano espresso da Baldassare Castiglione nella sua opera, il rude guerriero venne rimodellato nel XVII secolo in quello che divenne noto come l'honnête homme (l'uomo onesto), depositario di virtù come l'eloquenza, la danza, le maniere raffinate, il gusto per le arti, la curiosità intellettuale, le attitudini spirituali o platoniche per l'amore, la capacità di scrittura. Uno dei valori tipici dell'aristocrazia francese era l'ossessione per la "gloria" (la gloire) e la grandezza (la grandeur) e quindi la spettacolarizzazione del potere, del prestigio e del lusso.[6]

La Reggia di Versailles, i balletti di corte, i ritratti, gli archi trionfali, erano tutte rappresentazioni della gloria e del prestigio del re e della classe aristocratica. La nozione di gloria (militare, artistica, ecc.) era vista in un contesto di modell romano imperiale e perciò non era concepita come vanità, ma come un imperativo per le classi agiate. Ai nobili era richiesto di essere "generosi" e "magnanimi" e di mostrare un certo disinteresse nelle cose del mondo - da cui l'espressione francese noblesse oblige - e di controllare le proprie emozioni, specialmente la paura, la gelosia e il desiderio di vendetta. I nobili francesi prima del periodo di Luigi XIV si indebitarono follemente per la costruzione di lussuose residenze e castelli, e dalla sua epoca in poi si dedicarono alle loro residenze cittadine (hôtel particulier) e nell'acquisto di preziosi vestiti, dipinti, argenterie, porcellane e mobilio della migliore fattura.

I valori tradizionali dell'aristocrazia francese iniziarono ad essere criticati dalla metà del XVII secolo: Blaise Pascal, ad esempio, offrì una feroce analisi della spettacolarizzazione del potere e François de La Rochefoucauld presentò argomenti simili sugli atteggiamenti di facciata di certa nobiltà.

Con lo spostamento della corte reale a Versailles negli anni '80 del Seicento, Luigi XIV modificò anche il ruolo dei nobili. Versailles divenne una gabbia dorata dove gli aristocratici francesi erano costretti a rimanere ed a giocare ogni giorno il modo per potersi mantenere in piedi finanziariamente e nel favore del re. I nobili provinciali che si rifiutarono di entrare a Versailles venivano relegati in importanti posizioni militari o di stato. Venne imposta un'attenta etichetta: una sola parola poteva distruggere o promuovere una carriera.

Il potere e la protesta[modifica | modifica wikitesto]

Prima che Luigi XIV imponesse la propria volontà alla nobiltà, le grandi famiglie di Francia ritenevano di avere tutti i diritti di ribellarsi contro gli inaccettabili abusi reali. Le guerre di religione, la Fronda, le rivolte civili durante la minore età di Carlo VIII e le reggenze di Anna d'Austria prima e di Maria de' Medici furono tutti risvolti dell'opposizione alla perdita dei diritti della nobiltà a scapito del rafforzamento del potere centrale.

L'elaborazione dello stato dell' ancien régime venne resa possibile riconducendo il clentelismo a cui si era giunti verso un nuovo punto focale (il re e lo stato), creando un potere controvalente (la borghesia, la noblesse de robe).[7] Dalla fine del XVII secolo, ogni atto di esplicita o implicita protesta era trattato come una forma di lèse-majesté e duramente represso.

L'abolizione dei privilegi durante la Rivoluzione Francese[modifica | modifica wikitesto]

L'abolizione dei privilegi, rilievo di Léopold Morice al "Monumento alla Repubblica", Parigi

All'inizio della Rivoluzione Francese, il 4 agosto 1789, a causa delle enormi tasse che i contadini dovevano ormai versare al governo ed alla nobiltà, venne abolita la banalità del sistema maierale dall'Assemblea Nazionale Costituente; le terre dei nobili vennero slegate dal loro status speciale di feudi e la nobiltà venne sottoposta alla medesima tassazione degli altri connazionali, perdendo i propri privilegi tradizionali (diritto di caccia, di signoraggio della giustizia, onori funebri specifici, ecc.). Ai nobili, ad ogni modo, venne concesso di mantenere i loro titoli.

La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino venne adottata con voto dell'Assemblea il 26 agosto 1789, ma l'abolizione della nobiltà non avvenne contestualmente. La dichiarazione citava solo nel proprio articolo il fatto che "l'uomo nasce libero e ha eguali diritti; le distinzioni sociali sono basate unicamente ad uso della comunità". Si dovette attendere il 19 giugno 1790 per l'abolizione della nobiltà ereditaria.

La nobiltà dalla Rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nobiltà del Primo impero francese.

La nobiltà ed i titoli ereditari vennero aboliti dalla rivoluzione del 1789 e dalla rivoluzione del 1848, ma i titoli ereditari vennero restaurati in Francia nel 1852 e da allora non sono mai stati aboliti ufficialmente per legge. Ad ogni modo, dal 1875, il presidente della repubblica francese non ha confermato né conferito ulteriori titoli di nobiltà francese (l'uso dei titoli può ancora oggi essere autorizzato dal presidente, se stranieri, come nel caso più recente risalente al 1961), ma lo stato francese ha il compito di verificarli, di proteggerli e di perseguirne gli abusi.

La Restaurazione di Luigi XVIII vide il ritorno della vecchia nobiltà (mentre gli ultra realisti richiedevano addirittura la restituzione delle loro terre di famiglia). La legge elettorale del 1817 limitò il suffragio solo ai più ricchi e prestigiosi membri (meno dello 0,5%) della popolazione, parte che includeva molti rappresentanti della vecchia nobiltà.

Napoleone Bonaparte stabilì un proprio sistema nobiliare durante il Primo impero francese e molti di questi nuovi aristocratici ottennero conferma dei loro titoli anche dopo la sua caduta. Vennero creati in tutto 2200 nuovi titolati da Napoleone I:

  • Principi e duchi:
    • principi sovrani (3)
    • duchi gran feudatari (20)
    • principi della vittoria (4)
    • duchi della vittoria (10)
    • altri duchi (3)
  • Conti (251)
  • Baroni (1516)
  • Cavalieri (385)

(Nel 1975 vi erano ancora 239 famiglie che portavano titoli risalenti all'epoca napoleonica nella loro creazione, di cui 130-140 erano titolati, oltre a un solo principe ed a sette duchi.) Napoleone inoltre curò la fondazione di un nuovo ordine cavalleresco nel 1802, la Légion d'honneur, che ancora oggi esiste.

Tra il 1830 ed il 1848 Luigi Filippo mantenne la Camera dei Pari stabilita dalla Restaurazione (pur rendendo la parìa non ereditaria) e garantì titoli ereditari (senza "nobiltà").

Anche il Secondo impero francese di Napoleone III conferì titoli sino all'abolizione della monarchia nel 1870. La Terza repubblica francese tornò nuovamente ai principi di eguaglianza espressi dalla Rivoluzione e l'uso dei titoli venne ufficialmente sanzionato, pur essendo stato eliminato ufficialmente solo il concetto legale e lo status di "nobile".

Ad ogni modo oggi i titoli nobiliari garantiti sotto il periodo monarchico e non solo sono considerati come parte del cognome se trasmessi per via ereditaria maschile,[8] e non possono divenire parte del cognome solo per auto-assunzione o per uso prolungato,[9] e godono della medesima protezione da parte del governo francese anche se non conferiscono alcuna precedenza (come invece avviene nella Parìa del Regno Unito).[10] La regolazione dei titoli è garantita da un ufficio del Ministero di Giusizia, che può verificare ed autorizzare il portatore a fare un uso legale del titolo in documenti ufficiali come certificati di nascita.[11]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

In Francia, i discendenti di famiglie nobili spesso usano un anello a sigillo (chevalière) che riporta lo stemma della casata e che viene portato solitamente sull'anulare della mano sinistra, al contrario dell'uso che si fa nella maggior parte degli altri paesi europei (dove è portato sul mignolo della mano destra o sinistra a seconda delle tradizioni del paese); le nobildonne francese lo portano invece sul mignolo della mano sinistra.

Ancien Régime[modifica | modifica wikitesto]

Royal Crown of France.svg Re (Roi de France) Crown of the Dauphin of France.svg Delfino di Francia Crown of a Royal Prince of the Blood of France.svg Principe del sangue reale Crown of a Prince of the Blood of France.svg Principe del sangue
Crown of a Duke of France.svg Duca e Pari di Francia Crown of a Duke of France (variant).svg Duca Crown of a Marquis of France.svg Marchese e Pari di Francia Crown of a Marquis of France (variant).svg Marchese
Crown of a Count of France.svg Conte e Pari di Francia Crown of a Count of France (variant).svg Conte Old Crown of a Count (France & Belgium).svg Count (antica) Crown of a Viscount of France (variant).svg Visconte
Crown of a Vidame of France.svg Vicedama Crown of a Baron of France.svg Barone Crown of a Chevalier of France.svg Corona di cavaliere Torse of a Chevalier of France.svg Tortiglione da cavaliere

Impero napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Imperial Crown of Napoleon.svg Imperatore Crown of a Napoleonic Prince Souverain.svg Principe imperiale Biret prince.png Principe Biret duc.png Duca
Biret comte.png Conte Biret baron.png Barone Biret Chevalier.png Cavaliere Bonnet d`honneur.png Bonnet
d'honneur

Monarchia di luglio[modifica | modifica wikitesto]

Crown of Orléans.svg Re dei
Francesi

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bluche, 84.
  2. ^ Alcuni di questi principi erano davvero molto remoti ed imparentati coi re delle dinastie dei Valois o con principi di sangue reale come ad esempio i principi di Carency, cadetti di Giovanni I di Borbone, conte di La Marche e dei principi di Courtenay, cadetti di Luigi VI di Francia
  3. ^ Colin Lucas, Nobles, Bourgeois and the Origins of the French Revolution, in Past & Present, vol. 60, Oxford University Press, August 1973, pp. 90–91, DOI:10.1093/past/60.1.84.
  4. ^ Viguerie, 1233.
  5. ^ Viguerie, 781–2.
  6. ^ See Bénichou.
  7. ^ See Major.
  8. ^ "La transmission des titres ne se fait plus, dans le droit moderne, que de mâle à mâle." Trib. Civ. Falaise, 21 Fév 1959
  9. ^ "si le titre nobiliaire suit, en général, les règles du nom patronymique, il ne s'acquiert pas, comme lui, par le simple usage, même prolongé; il lui faut, à l'origine, une investiture émanant de l'autorité souveraine" Civ. 11 mai 1948, Dalloz 1948 335.
  10. ^ "Les titres nobiliaires, dépouillés aujourd'hui de tout privilège féodal et même de tout privilège de rang, n'ont plus qu'un caractère personnel et honorofique et ne peuvent même plus être considérés, du point de vue juridique, que comme un complément du nom patronymique permettant de mieux distinguer l'identité des personnes, tout en perpétuant de grands souvenirs; si, en vertu de cette sorte de lien de subordination entre le titre nobiliaire et le nom patronymique, il est dû la même protection au titre qu'au nom, on ne lui doit pas une protection spéciale et privilégiée." Paris, 2 Jan 1896. Dalloz 1896 2.328
  11. ^ Texier, Alain. Qu'est-ce que la noblesse? Paris, 1987, pp. 407-10

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bénichou, Paul. Morales du grand siècle. Paris: Gallimard, 1948. ISBN 2-07-032473-7
  • Bluche, François. L'Ancien Régime: Institutions et société. Collection: Livre de poche. Paris: Fallois, 1993. ISBN 2-253-06423-8
  • Chaussinand-Nogaret, Guy. The French Nobility in the Eighteenth Century. Cambridge: Cambridge University Press, 1985.
  • Ford, Franklin L. Robe & Sword: The Regrouping of the French Aristocracy after Louis XIV. Cambridge MA: Harvard University Press, 1953.
  • Dioudonnat, Pierre-Marie. Encyclopedie de la Fauss Noblesse et de la Noblesse d’Apparence. New ed. Paris: Sedopols, 1994.
  • Hobsbawm, Eric. The Age of Revolution. New York: Vintage, 1996. ISBN 978-0-679-77253-8
  • La Chesnaye-Desbois et Badier, François de (comp). Dictionnaire de la Noblesse de la France. 3d ed. 18v. Paris: Bachelin-Deflorenne, 1868–73 (Kraus-Thomson Organization, 1969).
  • Major, J. Russell. From Renaissance Monarchy to Absolute Monarchy: French Kings, Nobles & Estates. Baltimore: Johns Hopkins, 1994. ISBN 0-8018-5631-0
  • Elias, Norbert. The Court Society. (Originally publ., 1969) New York: Pantheon, 1983. ISBN 0-394-71604-3
  • Pillorget, René and Suzanne Pillorget. France Baroque, France Classique 1589–1715. Collection: Bouquins. Paris: Laffont, 1995. ISBN 2-221-08110-2
  • Soboul, Albert. La Révolution française. Paris: Editions Sociales, 1982. ISBN 2-209-05513-X
  • Viguerie, Jean de. Histoire et dictionnaire du temps des Lumières 1715-1789. Collection: Bouquins. Paris: Laffont, 1995. ISBN 2-221-04810-5
  • Wright, Gordon. France in Modern Times. 4th ed. New York: Norton, 1987. ISBN 0-393-95582-6

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