No potho reposare

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
A Diosa
ArtistaMaurizio Carta
Autore/iSalvatore Sini, Giuseppe Rachel
GenereCanzone popolare
Musica d'autore
Data1936
EtichettaPathé E15128 [1]

A Diosa (più conosciuta come No potho reposare) è una canzone scritta nel 1920 dal compositore Giuseppe Rachel col tempo di valzer inglese[2], sulle parole della omonima poesia, scritta nel 1915, dell'avvocato sarulese Salvatore Sini[3]. Questo brano è un canto d'autore di ispirazione folklorica e da tempo è entrato a far parte della cultura e della tradizione popolare sarda[4].

Murales che rappresenta Salvatore Sini e alcuni versi del poema a Sarule

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Già dal 1921 il brano musicale faceva parte del repertorio del "Corpo musicale filarmonico" di Nuoro, diretto dallo stesso Rachel. Nel 1936 il tenore mogorese Maurizio Carta, che aveva iniziato dal 1928 a incidere per la Casa discografica Pathé, incise in un 78 giri tre strofe di A Diosa (insieme alle strofe di Muttos)[5].

Nel 1957 a Torino, per iniziativa del musicista e musicologo Gavino Gabriel, fu realizzata una versione del Coro di Nuoro, solista Mario Delussu[6].

Nel 1966 fu la volta delle versioni di due cori nuoresi: il Coro Barbagia, con la voce solista del tenore Giuseppe Tanchis, pubblicato nel loro LP Sardegna canta e prega inciso dalla RCA Italiana, e del Coro di Nuoro, La Sardegna nel canto e nella danza.[7]. In seguito diversi cori nuoresi inseriranno il brano nel loro repertorio: il Coro Ortobene, Su Nugoresu, Sos Canarios e altri. Ben il presto il brano si diffuse anche nel resto dell'isola: l'Associazione Corale Luigi Canepa di Sassari la incise nel 1990.

Nel 1978 Maria Carta incise il pezzo in un 45 giri per la Polydor, nel 1981 la cantante folk Anna Loddo incise il pezzo, per la Fonit Cetra, all'interno dell'album Tremolio di canne (ca so tremende che fozzas de canna) e nel 1984 fu il gruppo pop del Coro degli Angeli a pubblicarla nell'album Misterios per la Tekno Records, in seguito fece parte del repertorio di Tazenda, Bertas, Andrea Parodi, Duo Puggioni, Cordas e Cannas e Elena Ledda.

Dagli anni novanta in poi la canzone è entrata a far parte del repertorio di numerosi cori nazionali ed internazionali. Lo stesso vale per cantanti e musicisti, spesso grazie alle collaborazioni con artisti sardi, primo fra tutti Andrea Parodi.

Nel 2001 il compositore Hardy Mertens scrisse le Variazioni sinfoniche su "No potho reposare" canto della nostalgia[8].

Metrica, ispirazione e testo[modifica | modifica wikitesto]

«Ti cherio abbratzare ego et vasare
pro ti versare s'anima in su coro,
ma dae lontanu ti deppo adorare.»

«Ti vorrei abbracciare e baciare
per versarti la mia anima nel cuore:
ma ti devo adorare da lontano.»

(versi di Salvatore Sini di Sarule)

Il titolo della poesia è A Diosa, il nome che il poeta dà alla donna e che in spagnolo significa Dea. Il componimento poetico è composto da nove sestine, formate da sei versi endecasillabi con schema: ABABCC. Tuttavia questo fa parte di un poema che è costituito da un'altra composizione di altrettante strofe intitolata A Diosu (risposta di Diosa), che sono appunto la risposta dell'amata allo spasimante lontano. I cui primi versi recitano:

« Si tue non bi podes reposare,
non riposat Diosa, amore, coro».

Si tratta quindi di un poema amoroso costituito da una corrispondenza fra due amanti che vivono lontani.

L'accoppiamento dei nomi Diosa e Diosu ricorda quello dei nomi dei due pastori Dulcineo e Dulcina, che compaiono nel VI libro del romanzo Los diez libros de Fortuna de Amor del poeta algherese Antonio Lo Frasso[9]. Anche i versi delle prime strofe del componimento di Sini ricordano vagamente i versi del Lo Frasso, del poema Non podende sufrire su tormentu, contenuti nel suo romanzo scritto in spagnolo e con componimenti in catalano ed in sardo. Scriveva Lo Frasso:

Non poto dia e note reposare
qui ya m'agato mortu in d'ogni hora
et torrende in me vengio a pensare
qui tota sa culpa tenes señora

Interpreti[modifica | modifica wikitesto]

Variazioni sinfoniche[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Progetto "A Diosa"[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre del 2017 fra le iniziative relative alla candidatura di Nuoro a Capitale italiana della cultura 2020 è stato presentato un videoclip[11].del regista Renzo Gualà in cui il brano è stato eseguito da sette cori e la voce solista del tenore Piero Pretti.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ No potho reposare Il disco
  2. ^ Antonio Fadda, Identità e culture per un turismo integrato in Sardegna, Milano, 2013, p. 118 n. 172
  3. ^ Paolo Mercurio, Introduzione alla Musica Sarda, collana “Ethnomusica & Istruzione”, cap. Tre canti sardi di tradizione colta, pp. 191-201, Milano, 2014 ISBN 978-88-6885-013-5
  4. ^ A. Fadda, cit., p. 118
  5. ^ Altro pezzo composto da Giuseppe Rachel
  6. ^ vedi on line su Cronache Nuoresi
  7. ^ A. Strinna,, No potho reposare Una delle canzoni più antiche e più popolari della tradizione musicale sarda Archiviato il 22 gennaio 2015 in Internet Archive., Cantosardoachitarra.it
  8. ^ Inciso dall'Orchestra Groot Harmonieorkest van de Belgische Gidsen di Bruxelles diretta da Norbert Nozy nel 2009
  9. ^ Antonio Lo Frasso, Los diez libros de Fortuna de Amor, Barcellona, 1573
  10. ^ henergys, istentales-Bertoli coro ortobene-Non Poto Reposare.wmv, 09 gennaio 2010. URL consultato il 26 ottobre 2017.
  11. ^ Progetto a Diosa, Non Potho Reposare, 08 settembre 2017. URL consultato il 09 settembre 2017.
  12. ^ "A Diosa", un video per Nuoro Capitale italiana della Cultura

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Musica Portale Musica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di musica