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Niqab

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Donne che indossano il niqāb in Turchia.

Il niqāb (in arabo: نقاب‎) è un velo presente nella tradizione araba preislamica e in quella islamica, che copre l'intero corpo della donna, compreso il volto, lasciando scoperti solo gli occhi.[1]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Di solito si compone di due parti, divise fra loro: la prima è formata da un fazzoletto di stoffa leggero e traspirante, che viene collocato al di sotto degli occhi a coprire naso e bocca, e legato al di sopra delle orecchie, mentre la seconda parte è formata da un pezzo di stoffa molto più ampio del primo, che nasconde i capelli e buona parte del busto, da legare dietro la nuca, e poi lasciato cadere morbido lungo le orecchie.[1] Esistono, tuttavia, altri tipi di "velo", che variano in modo più o meno consistente e sono utilizzati in diversi territori.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel Vicino Oriente, il niqāb è spesso associato al wahhabismo, corrente fondamentalista legata all'Arabia Saudita; esso è tuttavia presente anche in aree non toccate da questo movimento. La maggioranza delle donne musulmane praticanti, tuttavia, in Egitto come in Africa Settentrionale, indossa un ḥijāb che copre soltanto i capelli.

Questioni legali[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Velo islamico § Il velo integrale in Italia.

In Italia l'utilizzo nel niqāb in pubblico non è espressamente vietato.

Talvolta, tuttavia, il pubblico ministero ha promosso l'azione penale nei confronti di alcune donne che indossavano l'indumento in pubblico, facendo leva sull'articolo 5 della Legge 22 maggio 1975, n. 152[2], che punisce l'utilizzo in luoghi pubblici o aperti al pubblico di qualunque mezzo idoneio a rendere difficoltosa il riconoscimento della persona, senza che vi sia un giustificato motivo, e comunque durante le manifestazioni sportive o pubbliche.[3] ed alcuni Tribunali hanno ritenuto fondata l'iniziativa.[4]

Durante la XVI legislatura sono stati presentati alcuni disegni di legge[5] promossi da politici della Lega Nord, UdC[6] e Popolo delle Libertà[7][8] volti ad introdurre una punizione espressa, ma il parlamento ha sempre ritenuto di evitarne l'approvazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Di cosa parliamo quando parliamo di "velo", ilpost.it, 20 agosto 2016. URL consultato il 21 agosto 2016.
  2. ^ Cosiddetta Legge Reale.
  3. ^ Il testo della norma è il seguente:
    « Art. 5. È vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l'uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.
    Il contravventore è punito con l'arresto da uno a due anni e con l'ammenda da 1.000 a 2.000 euro.
    Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l'arresto in flagranza. »
  4. ^ La storia della multa alla donna con il niqab in Friuli, Il Post.it, 12 novembre 2016.
  5. ^ Servizio Studi - Dipartimento istituzioni, Divieto di indossare gli indumenti denominati burqa e niqab - A.C. 2422 e abb. - Testo a fronte tra l'art. 5 della Legge 152/1975 e A.A.C. 627, 2422, 2769, 3018, 3020, 3183, 3205, 3368, 3715, 3719, 3760 - Seconda edizione
  6. ^ Atto Camera: 3018 - "Modifica all'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, concernente il divieto di indossare gli indumenti denominati burqa e niqab" (3018)
  7. ^ Disegno di legge a firma della senatrice Ada Spadoni Urbani - Atto Senato n. 2343 - XVI Legislatura.
  8. ^ Atto Camera: 2422 - XVI Legislatura

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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