Nikolaj Vasil'evič Krylenko

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Nikolaj Vasil'evič Krylenko
Krilenko.jpg

Commissario del popolo per la giustizia dell'URSS
Durata mandato 20 luglio 1936 –
19 gennaio 1938
Capo del governo Vjačeslav Molotov
Successore Nikolaj Ryčkov

Commissario del popolo per la giustizia della RSFS Russa
Durata mandato maggio 1931 –
20 luglio 1936
Capo del governo Daniil Sulimov
Predecessore Nikolaj Janson
Successore Ivan Bulat

Commissario del popolo per gli affari bellici e marittimi della Russia sovietica
Durata mandato 12 novembre 1917 –
14 marzo 1918
Cotitolare Vladimir Antonov-Ovseenko, Pavel Dybenko
Capo del governo Lenin
Successore Lev Trockij

Presidente della Corte suprema dell'URSS
Durata mandato 28 novembre 1923 –
2 febbraio 1924
Successore Aleksandr Vinokurov

Procuratore della RSFS Russa
Durata mandato maggio 1929 –
5 maggio 1931
Predecessore Nikolaj Janson
Successore Andrej Vyšinskij

Dati generali
Partito politico Partito bolscevico, Partito Comunista di tutta l'Unione (bolscevico)

Nikolaj Vasil'evič Krylenko (Bechteevo, 2 maggio 1885Mosca, 29 luglio 1938) è stato un giurista sovietico di grande fama e tra il 1936 ed il 1938 ricoprì la carica di Commissario del popolo per la giustizia dell'URSS.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia quasi sicuramente ucraina di condizione media, nel 1904 venne mandato a studiare giurisprudenza a San Pietroburgo, allora capitale della Russia zarista. Lì entrò presto in contatto con movimenti di stampo comunista e socialista, tanto che venne presto costretto a riparare in esilio per alcuni anni.

Arruolatosi nell'esercito zarista all'inizio della prima guerra mondiale (secondo alcuni vi venne costretto) presto diventò un fedelissimo di Lenin ed un personaggio di spicco nel suo entourage. Diventato commissario alla Guerra (22 novembre 1917) in seguito alla destituzione di Nikolaj Nikolaevič Duchonin, trattò con la Germania la pace di Brest-Litovsk (1918)[1], propugnando la costituzione dell'Armata rossa secondo criteri opposti a quelli gerarchici dell'esercito zarista[2].

Da quel momento fece carriera come Procuratore dell'URSS con il compito di debellare la dissidenza al comunismo. Grande Accusatore dei più grandi processi degli anni tra il 1918 e il 1922, Krylenko "affermava che il Comitato esecutivo centrale del partito ha il diritto di interferire in qualsiasi processo, che esso grazia e commina pene capitali illimitatamente, a proprio arbitrio; che i tribunali sono, al tempo stesso, creatori del diritto e «arma politica»: «non mi si dica – sosteneva Krylenko – che il nostro tribunale deve funzionare appoggiandosi unicamente su norme scritte esistenti. Noi viviamo nel processo della rivoluzione; noi stiamo creando un nuovo diritto e nuove norme etiche»."[3] Krylenko assolse talmente bene il suo compito[4] che fece una rapida carriera e venne presto considerato uno dei maggiori uomini del potere sovietico.

Partecipò alla stesura dei codici penali del 1922, 1926 e 1934 e, inoltre, elaborò un progetto nel 1927. Dal 1924 alla sua morte fu anche direttore dell'importante rivista di scacchi 64.

Nel 1929, assieme allo studioso Evgenij Bronislavovič Pašukanis, elaborò la teoria del "principio di corrispondenza dei fini". Nel 1930, nella sua qualità di Procuratore generale dell'Urss sostenne l'accusa nel processo contro il partito Industriale, organizzazione costituita attraverso capitali francesi finalizzata a far fallire l'economia dell'URSS. Nel 1936 venne promosso Commissario alla Giustizia per i suoi meriti.

Tuttavia - al pari di altri noti giuristi sovietici che avevano teorizzato il superamento della sovrastruttura giuridica una volta esauritasi la fase dello stato intermedio[5], fra i quali lo stesso Evgenij Bronislavovič Pašukanis - si trovò presto in contrapposizione con Stalin[6] e quindi venne improvvisamente destituito nel gennaio 1938 e, poco dopo, arrestato. Dopo una lunga attesa venne processato e condannato a morte per presunte irregolarità ed incapacità nella gestione del suo ministero.

La condanna venne tuttavia revocata post mortem e la sua figura completamente riabilitata nel 1956.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guadagnandosi l'epiteto di "ordinatore di rese" nella polemica contro i disfattisti della prima guerra mondiale: Tomaso Monicelli, La marcia dell’Internazionale, «L’Idea Nazionale», 24 febbraio 1918.
  2. ^ Sul suo ruolo nell'elezione degli ufficiali da parte dei coscritti, v. Balkelis Tomas, Demobilization and Remobilization of German and Lithuanian Paramilitaries after the First World War, Journal of Contemporary History, vol. 50, n. 1, 2015, p. 43.
  3. ^ F. Stella, La giustizia e le ingiustizie, Bologna, Il Mulino, 2016, p. 79.
  4. ^ Pur sviluppando un "larvato conflitto" con i metodi "extra-giudiziari" di Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij: v. Werth, Nicolas. L'OGPU en 1924. Radiographie d'une institution à son niveau d'étiage, in Cahiers du monde Russe, vol. 42, no. 2/4, 2001, p. 401 e seguenti.
  5. ^ Sulla sua divergenza con Andrej Vyšinskij in ordine al ruolo dell'analogia nella "legalità rivoluzionaria", v. Rittersporn Gábor T., «Police politique, magistrats, terreur. Justice et violence institutionnalisée en URSS», Vingtième Siècle. Revue d'histoire, 2010/3 (n° 107), p. 21-37.
  6. ^ The Fall of Krylenko and Rakhimbaev, The Economist (London, England), Saturday, September 25, 1937, Vol. 128, Issue 4909, p.607.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Huskey Eugene, Vyshinskii, Krylenko and the Shaping of the Soviet Legal Order, in Slavic Review, 46, (1987), 3-4, p. 414-428.

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Controllo di autoritàVIAF (EN56668317 · ISNI (EN0000 0001 0800 5058 · LCCN (ENn84128150 · GND (DE121672026 · BNF (FRcb12264068m (data) · WorldCat Identities (ENn84-128150
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