Nigritella nigra

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Nigritella nera
Nigritella nigra brunkulla.JPG
Nigritella nigra
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Orchidales
Famiglia Orchidaceae
Sottofamiglia Orchidoideae
Tribù Orchideae
Sottotribù Orchidinae
Genere Nigritella
Specie N. nigra
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Monocotiledoni
Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae
Nomenclatura binomiale
Nigritella nigra
(L.) Rchb. f., 1908
Sinonimi

Satyrium nigrum (bas.)
Gymnadenia nigra
Habenaria nigra
Nigritella angustifolia
Orchis nigra
Sieberia nigra

La Nigritella nera (Nigritella nigra (L.) Rchb. f., 1908) è una pianta erbacea della famiglia delle Orchidaceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine generico (Nigritella), ma anche quello specifico (nigra) deriva dal latino e si riferisce al colore scuro dei fiori.
Il binomio scientifico di questa pianta inizialmente era Satyrium nigrum, proposto dal botanico e naturalista svedese Carl von Linné (1707 - 1778) in una pubblicazione del 1753, modificato successivamente in quello attualmente accettato (Nigritella nigra), proposto dal botanico e ornitologo tedesco Heinrich Gustav Reichenbach (1823 – 1889).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta

È una pianta erbacea alta al massimo 20 cm. La forma biologica è geofita bulbosa (G bulb), ossia è una pianta perenne che porta le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presenta organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi o tuberi, strutture di riserva che annualmente producono nuovi fusti, foglie e fiori. È un'orchidea terrestre in quanto contrariamente ad altre specie, non è “epifita”, ossia non vive a spese di altri vegetali di maggiori proporzioni.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono di tipo fascicolato e secondarie da bulbo, e sono posizionate nella parte superiore dei bulbi.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto è composta da 4 - 6 piccoli bulbi ovoidali a forma digitato-lobata le cui funzioni sono quelle di alimentare la pianta, ma anche di raccolta dei materiali nutritizi di riserva.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è breve, semplice ed eretta. La superficie è striata.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

  • Foglie basali: sono poche (massimo una decina) e sono sviluppate normalmente a forma lineare-graminiforme. I margini sono minutamente ciliato-denticolati.
  • Foglie cauline: sono progressivamente ridotte a delle squame patenti simili a brattee.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è una breve spiga terminale con una forma intermedia tra globosa e piramidale con molti piccoli fiori appressati e non contorti sull'asse (il labello si trova nella posizione originaria superiore). I fiori si trovano alle ascelle di brattee lunghe quanto i fiori stessi. Questi ultimi inoltre sono molto profumati (di vaniglia). Lunghezza della spiga: pochi centimetri. Le brattee sono verdognole alla base, ma annerite all'apice con bordi rossicci.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono ermafroditi ed irregolarmente zigomorfi, pentaciclici (perigonio a 2 verticilli di tepali, 2 verticilli di stami (di cui uno solo fertile – essendo l'altro atrofizzato), 1 verticillo dello stilo)[1]. I fiori sono colorati di porpora in una tonalità molto scura, quasi nera.

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
X, P 3+3, [A 1, G (3)], infero, capsula[2]
  • Perigonio: il perigonio è composto da 2 verticilli con 3 tepali (o segmenti) ciascuno (3 interni e 3 esterni). Tutti i segmenti sono molto simili tra di loro (a parte il labello) ed hanno una forma lanceolata con apice acuto (i due interni sono lievemente più stretti). La disposizione di questi segmenti è patente.
  • Labello: il labello è intero e semplice (non diviso in due parti). Rispetto ad altre orchidee è più simili agli altri tepali, ma solamente un po' più grande (allargato alla base). Sul retro è presente un piccolo sperone (1 – 3 mm).
  • Ginostemio: lo stame con le rispettive antere (in realtà si tratta di una sola antera fertile biloculare – a due logge) è concresciuto (o adnato) con lo stilo e lo stigma e forma una specie di organo colonnare chiamato "ginostemio"[3]. In questa specie quest'organo è molto corto. Il polline è conglutinato in pollinii (o masse polliniche). Le masse polliniche sono collegate al retinacolo tramite una caudicola. Il retinacolo consiste in una ghiandola vischiosa sporgente e nuda (privo di borsicola). L'ovario, sessile in posizione infera è formato da tre carpelli fusi insieme[1], e non è contorto.
  • Fioritura: da luglio ad agosto.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una capsula. Al suo interno sono contenuti numerosi minutissimi semi piatti. Questi semi sono privi di endosperma e gli embrioni contenuti in essi sono poco differenziati in quanto formati da poche cellule. Queste piante vivono in stretta simbiosi con micorrize endotrofiche, questo significa che i semi possono svilupparsi solamente dopo essere infettati dalle spore di funghi micorrizici (infestazione di ife fungine). Questo meccanismo è necessario in quanto i semi da soli hanno poche sostanze di riserva per una germinazione in proprio[4].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

La riproduzione di questa pianta avviene in due modi:

  • per via sessuata grazie all'impollinazione degli insetti pronubi; la germinazione dei semi è tuttavia condizionata dalla presenza di funghi specifici (i semi sono privi di albume – vedi sopra). La disseminazione è di tipo anemocora.
  • per via vegetativa in quanto uno dei bulbi possiede la funzione vegetativa per cui può emettere gemme avventizie capaci di generare nuovi individui.
  • Impollinazione: il labello di questa orchidea non è molto vistoso (come in altre orchidee) in quanto non ha una funzione attrattiva primaria per gli insetti impollinatori. Questi sono tipicamente delle farfalle che sono attratte di più dall'insieme dell'infiorescenza e dai suoi profumi. Inoltre il labello essendo specializzato per le farfalle non è resupinato (ruotato di 180°) per facilitare l'accesso al nettario contenuto nello sperone ad altri insetti con proboscide più grande[5].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Le Orchidaceae sono una delle famiglie più vaste della divisione tassonomica delle Angiosperme; comprende 788 generi e più di 18500 specie[6]. Il genere Nigritella non è molto numeroso e comprende solamente alcune piccole orchidee terricole, a distribuzione prevalentemente Eurasiatica.
Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Orchidaceae all'ordine Orchidales mentre la moderna classificazione APG la colloca nel nuovo ordine delle Asparagales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella iniziale).
La posizione tassonomica di questa pianta è in via di definizione in quanto alcuni botanici la considerano appartenente al genere Nigritella, mentre altri la fanno appartenere al genere Gymnadenia con la denominazione Gymnadenia nigra (L.) Rchb.f. (1856)[7]. Le incertezze sono dovute oltre che alle differenze morfologiche tra i due generi considerate fondamentali da alcuni botanici o di poca importanza da altri, ma anche dovute ad alcune analisi filogenetiche a favore della fusione dei due generi che però non sono state convalidate da ulteriori ricerche[8].
Il numero cromosomico di N. nigra è: 2n = 40[9].

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

La tassonomia di questa specie ha seguito da vicino i problemi di classificazione dell'intero genere per cui anche se Sandro Pignatti nella sua ormai datata ma pur sempre autorevole ”Flora d'Italia” descrive per il territorio italiano una sola specie: Nigritella nigra (L.) Rchb. f.[10], attualmente si propongono due sottospecie presenti in Italia[8]:

  • Nigritella nigra subsp. rhellicani (Teppner & E. Klein) H. Baumann, Künkele & R. Lorenz – Nigritella comune: è la sottospecie più comune abbastanza diffusa nelle Alpi. Si distingue soprattutto per la dentellatura presente sui bordi delle brattee fiorali; la colorazione più scura e un labello più stretto e strozzato alla base.
  • Nigritella nigra subsp. austriaca Teppner et E. Klein: comune nelle Alpi, rara nell'Appennino settentrionale. Si distingue in quanto le brattee dell'infiorescenza si presentano con dei bordi lisci; l'infiorescenza ha una forma più ovoidale con fiori appena più grandi e una colorazione più chiara (verso il rosso).

Altre sottospecie (non presenti in Italia) sono:

  • Nigritella nigra subsp. nigra: (sottospecie nominale descritta dalla presente voce) nativa della penisola scandinava.

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ad ibridazioni intraspecifiche (tra le varie sottospecie) e naturalmente interspecifiche, questa specie partecipa anche a ibridazioni intergeneriche col genere Gymnadenia:

  • Gymnigritella heufleri (Kerner) Camus – Ibrido con Gymnadenia odoratissima: la parte basale del labello è leggermente trilobata (in Nigritella i tre lobi sono più profondamente incisi) ed ha un portamento più obliquo; lo sperone è più breve dei tepali; la lunghezza dell'infiorescenza è intermedia tra le due specie (non è cilindrica come in Gymnadenia, ma neppure conica come in Nigritella); il colore è più chiaro (rosa deciso) rispetto al bruno-purpureo della Nigritella.

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa voce ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Satyrium nigrum L. (1753) (basionimo)
  • Gymnadenia nigra (L.) Rchb.f. (1856)
  • Habenaria nigra (L.) R.Br. in W.T.Aiton (1813)
  • Nigritella angustifolia L.C.M. Richard (1818)
  • Orchis nigra (L.) Scop. (1772)
  • Sieberia nigra (L.) Spreng. (1817)

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Tutte le specie del genere Nigritella sono molto simili tra di loro e facilmente si ibridano creando individui intermedi di difficile separazione. Sul territorio italiano si sono individuate due specie principali (più varie sottospecie e varietà) oltre a quella di questa voce. Qui descriviamo brevemente i caratteri distintivi delle due specie:

  • Nigritella rubra (Wettst.) K.Richt., 1890 – Nigritella rossa: si distingue subito per l'infiorescenza decisamente rosso-chiara e a forma più ovoidale-cilindrica; anche il labello è lievemente diverso: più allargato e con i margini basali rialzati quasi congiunti (si presenta quindi con delle fauci tubuliformi).
  • Nigritella corneliana (Beauverd) Gölz & H.R.Reinhard, 1986 – Nigritella di Cornelia Rudio: l'infiorescenza è più simile alla Nigritella rubra ma con una colorazione ancora più chiara (quasi rosato-biancastra); la base del fusto è inoltre ricca di foglie (fino a 18 contro le 6 – 10 della Nigritella nigra).

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

L'unico interesse per questa orchidea è nel giardinaggio rustico o alpino. Ha bisogno di una terra tipo castagno mista a sabbia, in una posizione soleggiata ma fresca al riparo della pioggia battente[11].

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

In alcune aree è una pianta protetta quindi ne è vietata la raccolta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pignatti, Vol. 3 pag. 700
  2. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 19 gennaio 2010.
  3. ^ Musmarra, pag. 628
  4. ^ Strasburger, vol. 2 - pag. 808
  5. ^ Botanica sistematica, pag. 133
  6. ^ Strasburger, vol. 2 - pag. 807
  7. ^ World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su apps.kew.org. URL consultato il 19 gennaio 2010.
  8. ^ a b G.I.R.O.S. - Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee, su giros.it. URL consultato il 19 gennaio 2010.
  9. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 19 gennaio 2010.
  10. ^ Pignatti, Vol. 3 pag. 725
  11. ^ Motta, vol. 3 - pag. 92

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • T.G. Tutin, V.H. Heywood et Alii, Flora Europea, Cambridge University Press 1976. ISBN 052108489X
  • Rossi W. Orchidee d'Italia. Quad. Cons. Natura 15. Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica, Bologna, 2002.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 92.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 725, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 1114.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 807, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 287, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Gruppo italiano per la ricerca sulle orchidee spontanee (GIROS), Orchidee d'Italia. Guida alle orchidee spontanee, Cornaredo (MI), Il Castello, 2009, ISBN 978-88-8039-891-2.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001, p. 33.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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