Niccolò Placido I Branciforte

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Nicolò Placido Branciforti Lanza
Nicolò Placido Branciforti - Leonforte presso Scuderia.jpg
Nicolò Placido Branciforti, mezzobusto situato in una nicchia al centro, nella parte superiore, della Scuderia principesca in Leonforte
Conte di Raccuja
Stemma
In carica 1596-1622
Predecessore Giuseppe Branciforti Lanza
Successore Giuseppe Branciforti
I° Principe di Leonforte
Duca di Santa Lucia
In carica 1622-1661
Investitura 23 luglio 1622
Successore Giuseppe Branciforti
Trattamento Don
Altri titoli Barone di Tavi, Signore di Carlentini
Nascita 1593ca.
Morte Leonforte, 16 settembre 1661
Sepoltura Chiesa dei pp. Cappuccini
Luogo di sepoltura Leonforte
Dinastia Branciforti
Padre Giuseppe Branciforti Lanza
Madre Agata Lanza Gioeni
Consorte Caterina Branciforti Barresi
Figli
  • Giuseppe
  • Agata
  • Maria
  • Francesco
  • Caterina
  • Placida
  • Margherita
Religione Cattolicesimo
Motto "In fortitudine bracchi tui"

Niccolò Placido Branciforti Lanza, principe di Leonforte (1593 ca. – Leonforte, 16 settembre 1661), è stato un nobile e politico italiano del XVI e XVII secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque intorno al 1593 da Giuseppe, V conte di Raccuja, e dalla di lui seconda moglie la nobildonna Agata Lanza Gioeni dei conti di Mussomeli.[1] Il padre morì nel 1596 e gli succedette ancora bambino nel titolo di Conte di Raccuja, e fu affidato alla tutela della madre congiuntamente alla zia Beatrice Branciforte col marito Federico Spadafora, barone di Venetico.[1] Nel 1599, la madre si risposò con Ercole Branciforte Settimo, duca di San Giovanni, appartenente a un ramo collaterale della sua famiglia, e il giovane Niccolò crebbe nella villa del patrigno a San Michele, nei pressi di Cammarata, sede di un'importante corte aristocratica.[2]

Nel 1613, il Branciforti ebbe il suo primo incarico politico come pretore di Palermo, che ricoprì anche nel 1624-25.[2][3] Erede della Baronia di Tavi, nel Val di Noto, con privilegio dato dal re Filippo III di Spagna il 1º febbraio 1613, esecutoriato il 21 aprile 1614, ebbe concessa la licenza a popolare il feudo per fondarvi il casale di Leonforte.[4] Sul nuovo feudo, con privilegio dato dal re Filippo IV di Spagna il 23 luglio 1622, esecutoriato il 10 ottobre dell'anno medesimo, ebbe concesso il titolo di I° Principe di Leonforte.[5]

Disegno del mezzobusto del principe Nicolò Placido Branciforti

Branciforti fu governatore della nobile Compagnia della Pace di Palermo negli anni 1615 e 1621, deputato del Regno di Sicilia nel 1621, vicario generale in Val di Noto nel 1627 e nel 1654, per la difesa delle coste siciliane contro i Turchi, e nel 1630 comprò dalla Regia Corte la città di Carlentini per 31 062 scudi, di cui assunse la signoria.[5] Nel 1642-45, il Principe di Leonforte ricoprì l'incarico di Stratigoto di Messina.[5] Giovanni Andrea Massa, conte di San Giovanni La Punta, gli donò il casale di Santa Lucia, nei pressi di Catania, su cui, con privilegio dato il 4 luglio 1651 dal re Filippo IV di Spagna, esecutoriato il 6 novembre dello stesso anno, ebbe investitura del titolo di I duca di Santa Lucia.[6]

Morì a Leonforte il 16 settembre 1661, e fu sepolto nella locale Chiesa dei Cappuccini.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Il principe Niccolò Placido Branciforti sposò, nel 1611, la nobildonna Caterina Branciforti Barresi (1591-1634), sua cugina, figlia di Fabrizio, III principe di Butera, da cui ebbe sette figli, Giuseppe, Agata, Maria, Francesco, Caterina, Placida e Margherita. Queste ultime tre figlie femmine del Principe di Leonforte, si diedero alla vita religiosa ed entrarono nel monastero delle Stimmate di San Francesco di Palermo con i nomi di suor Placida Caterina, suor Agata Rosalia, suor Caterina Giuseppa.[7]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine di San Giacomo della Spada - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Giacomo della Spada
— 1617[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b G. Macrì, Logiche del lignaggio e pratiche familiari. Una famiglia feudale siciliana tra '500 e '600., in Mediterranea : ricerche storiche. Quaderni vol. 1, Associazione Mediterranea, 2004, pp. 18-19.
  2. ^ a b S. Montana, UNA COMMITTENZA NOBILE IN SICILIA TRA CINQUE E SEICENTO. LE ARCHITETTURE DEI BRANCIFORTE DI RACCUJA (1552-1661) I vol. (PDF), su iris.unipa.it.
  3. ^ V. Coronelli, Biblioteca universale sacro-profana, antico-moderna, vol. 6, Tivani, 1703, p. 1066.
  4. ^ D. Ligresti, Sul tema delle colonizzazioni in Sicilia nell'età moderna, in Archivio Storico per la Sicilia Orientale, vol. 70, Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale, 1974, p. 377.
  5. ^ a b c F. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, parte seconda, vol. 1, Stamperia Santi Apostoli, 1757, p. 54.
  6. ^ F. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, parte seconda, vol. 2, Stamperia Santi Apostoli, 1757, p. 104.
  7. ^ SANTA LUCIA, Francesco Branciforte Barresi duca di, su treccani.it. URL consultato il 29-08-2019.
  8. ^ V. Castelli, principe di Torremuzza, Fasti di Sicilia, vol. 1, Pappalardo, 1820, p. 136.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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