Nell'anno del Signore

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Nell'anno del Signore
Nell'anno.jpg
I titoli di testa
Titolo originaleNell'anno del Signore
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1969
Durata120 min
Generedrammatico, storico
RegiaLuigi Magni
SoggettoLuigi Magni
SceneggiaturaLuigi Magni
ProduttoreBino Cicogna
Casa di produzioneSan Marco Cinematografica, Les Film Corona, Francos Film
Distribuzione (Italia)Euro International Film
FotografiaCardilli Dante
MontaggioRuggero Mastroianni
Effetti specialiCardilli Mario
MusicheArmando Trovajoli
ScenografiaCarlo Egidi, Joseph Hurley
CostumiLucia Mirisola
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Nell'anno del Signore è un film del 1969, scritto e diretto da Luigi Magni e basato su un fatto realmente accaduto, l'esecuzione capitale di due carbonari nella Roma papalina. È il primo della trilogia proseguita con In nome del Papa Re (1977) e In nome del popolo sovrano (1990); film nei quali ricorre il tema del rapporto tra il popolo e l'aristocrazia romana con il potere pontificio, tra gli sconvolgimenti accaduti nel periodo risorgimentale.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Roma, 1825: è in corso il pontificato di Leone XII, caratterizzato da una politica reazionaria e intransigente, in cui la repressione di qualsiasi forma di libertà individuale è attuata da uno stato di polizia e dalle trame del subdolo cardinale Agostino Rivarola. Gli ebrei sono costretti a rimanere rinchiusi nel Ghetto, umiliati da forzati tentativi di conversione; la polizia fa rispettare un rigido coprifuoco.

Malgrado tutto, sulla statua parlante di Pasquino vengono continuamente affissi scritti ironici e duramente critici nei confronti del governo; e si svolgono in segreto riunioni della carboneria, che auspicano una rivoluzione popolare. Due carbonari, Leonida Montanari, romano, e Angelo Targhini, modenese, si ritengono costretti a pugnalare un loro compagno, il principe Filippo Spada, che, in crisi di coscienza a causa di una malattia mortale della sua bambina, si era pentito dell'affiliazione alla carboneria e aveva rivelato dei segreti al suo confessore.

Spada, però, riesce a salvarsi dalle ferite di coltello di Targhini e Montanari e li denuncia alla polizia pontificia: la sorte dei due carbonari è segnata, e dopo un processo sommario, i due sono condannati alla ghigliottina. La storia si intreccia con quella del ciabattino Cornacchia e della sua amante Giuditta, una bella ragazza ebrea. I due, meno colti e meno inclini ai cambiamenti radicali rispetto ai carbonari, si erano legati però di affetto con Montanari e Targhini e si sforzano di aiutarli.

Cornacchia propone al cardinal Rivarola di rivelargli l'identità di Pasquino una volta ottenuta la grazia per i due condannati: dato che Pasquino è lui stesso, il ciabattino offre di fatto la propria vita per quella dei carbonari. Ma è tutto inutile. Qualche giorno prima, infatti, Cornacchia, in un moto di orgoglio di fronte alle offese di Giuditta che lo considerava un buono a nulla, aveva corretto un sacrestano che aveva commesso uno sbaglio mentre stava scrivendo, rivelando quindi che lui non era per nulla stupido e analfabeta come faceva credere in giro. Questa notizia, di persona in persona, era arrivata direttamente al Cardinale che, in questo modo mette in trappola Cornacchia/Pasquino consegnandogli una lettera, spacciandola come una grazia per Montanari, ma con su scritto "Arrestate il latore della presente, Cornacchia" e ordinandogli di portarla alle prigioni e di non farla leggere a nessuno, tranne al Capitano delle Guardie della prigione, perché la "grazia" è un segreto di stato. Cornacchia si rende conto di essere stato messo all'angolo: se consegna la lettera verrà arrestato, se non la consegna rivelerà di essere Pasquino.

Così come ultimo atto di Pasquino scrive un ultimo epigramma che invita il Papa a giustiziare i due Carbonari dato che questa fine, in fin dei conti, è quella che i due condannati segretamente sperano. Infatti questo suo comportamento non è un atto contro Montanari e Targhini, ma cerca di aiutare la loro idea di rivoluzione. Se ci fosse, di fatto, una grazia per i due, come spiega Cornacchia, il popolo considererebbe la Chiesa come un "buon padre" che minaccia punizioni terribili ma senza mai metterle in pratica. Finito di scrivere affida l'ultimo messaggio al suo successore perché lo apponga sulla statua di Pasquino. Dopodiché entra in un monastero per farsi frate.

Targhini e Montanari, in attesa della fine, sono imprigionati in Castel Sant'Angelo. Viene inviato loro un frate, che insiste perché si confessino per salvarsi l'anima in punto di morte: ma i carbonari restano fermi nel loro ateismo. Gli eventi sembrano dar ragione al cardinal Rivarola: il popolo non vuole la libertà, ma il quieto vivere e ogni tanto qualche diversivo, costituito nella fattispecie da un ghigliottinamento pubblico. Targhini e Montanari vengono così portati in piazza del Popolo davanti al boia. In quel momento il povero frate irrompe e va verso i due. Nonostante le sue suppliche al cardinale di liberare i due, decide almeno di assolverli nella pubblica piazza, ma viene bloccato proprio su ordine di Rivarola e trascinato via. I due vengono giustiziati senza il conforto dei sacramenti.

Nino Manfredi e Claudia Cardinale in una scena del film

Incongruenze storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Targhini non era modenese, come mostrato nel film, bensì bresciano, residente a Roma, mentre Montanari, anziché romano, era cesenate; Montanari, inoltre, viene rappresentato come un uomo maturo, sulla quarantina, mentre nella realtà entrambi i carbonari erano sui venticinque anni, con Targhini più grande del Montanari di un anno.
  • Nel film, la sentenza di morte dei due carbonari viene attribuita al cardinal Rivarola, sebbene sia storicamente accertato che Rivarola non fu coinvolto nel processo e nella condanna, e la pena capitale fu irrogata dal governatore di Roma, Mons. Bernetti. Inoltre, il cardinal Rivarola anziché essere veneto, come mostrato nella pellicola, era in realtà genovese.
  • Alla proposta di Giuditta di fuggire con lei a Napoli, entrambi i carbonari obiettano che Napoli era sotto il governo non meno terribile del "re Ferdinando": ma l'azione si svolge nel 1825, e Ferdinando I delle Due Sicilie era morto il 4 gennaio dello stesso anno, quindi è da ritenere che fosse in realtà sul trono il suo successore Francesco I.
  • Cornacchia cita in un'occasione "santa Rita da Cascia": ma Rita da Cascia fu riconosciuta santa solo nel 1900.
  • In una scena girata in Piazza Mattei, nel Ghetto, Giuditta afferma che in un palazzo della stessa piazza abitavano Paolina Bonaparte con la madre Letizia. In realtà Madama Letizia abitava nel Palazzo Bonaparte di Piazza Venezia, ben distante dal Ghetto, e Paolina passò gli ultimi anni della sua vita (morì nello stesso 1825) a Firenze.
  • Mastro Titta era nato nel 1779 quindi, all'epoca dell'esecuzione, aveva circa 46 anni. L'attore che lo interpreta nel film, invece, è decisamente vecchio.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Targa alla memoria di Targhini e Montanari
  • Il film si conclude con Montanari che prima di porgere il capo alla ghigliottina dice "Buonanotte popolo", poi è inquadrata una targa commemorativa apposta nel 1909 da un'associazione libertaria, quindi la scena si allarga e si identifica come luogo dell'esecuzione Piazza del Popolo come appariva al tempo della realizzazione del film, fine anni '60, con le auto parcheggiate. All'uscita dalle sale, il pubblico romano faceva la fila per andare a vedere questa targa (a fianco a Porta del Popolo, sul lato sinistro).[senza fonte]
  • Il successo del film fu tale che i cinema di Roma provarono per la prima volta le proiezioni all'una del mattino, con grande successo.[senza fonte]
  • La scelta del cast fu più complessa di quanto possa sembrare. Il regista avrebbe voluto scegliere attori semisconosciuti ma la produzione, preoccupata per i contenuti anticlericali del film, gli chiese di inserire almeno un nome noto. La scelta era caduta su Nino Manfredi ma non sembrava sensato inserire un unico attore noto in un film con tanti ruoli di primo piano. Si decise così di scritturare attori noti per tutti i ruoli di spicco.
  • Nino Manfredi interpreterà ancora il ruolo di un Pasquino (stavolta ambientato nel 1870) nel film La notte di Pasquino.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora, composta dal maestro Armando Trovajoli, e che vede la collaborazione della vocalist Edda Dell'Orso (per il celebre Tema di Giuditta), è composta da questi brani:

  1. Nell'Anno Del Signore
  2. Castel S. Angelo
  3. Paolina
  4. Angelo e Giuditta
  5. I Carbonari
  6. Addio
  7. Sotto La Ghigliottina
  8. Ouverture Nell'anno Del Signore
  9. Tema Di Giuditta
  10. La Processione Dei Condannati
  11. Dichiarazione D'amore
  12. Pasquino
  13. Sapessi Quanto Amore
  14. Coro Della Morte
  15. Piazza Del Popolo
  16. Nell'Anno Del Signore (Suite)
  17. Serenata Per Giuditta

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