Nazionale di rugby a 15 femminile dell'Italia

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Italia Italia
Stemma
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Prima
tenuta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Tenuta
alternativa
Sport Rugby union pictogram.svg rugby a 15
Federazione Federazione Italiana Rugby
Soprannome «Azzurre»
C.T. Andrea Di Giandomenico
Record presenze Michela Tondinelli (86)
Record punti Veronica Schiavon (351)
Piazzamento 7ª (11 giugno 2018)
Esordio internazionale
Italia 0-0 Francia
Riccione, 22 giugno 1985
Migliore vittoria
Germania 0-52 Italia
Amburgo, 7 aprile 2005
Peggiore sconfitta
Italia 6-76 Inghilterra
Roma, 9 febbraio 2008
Coppa del Mondo
Partecipazioni 4 (esordio: 1991)
Miglior risultato 9ª (2017)
Sei Nazioni
Partecipazioni 12 (esordio: 2007)
Miglior risultato 3ª (2015)

La nazionale di rugby a 15 femminile dell'Italia è la selezione di rugby a 15 femminile che rappresenta l'Italia in ambito internazionale.

Attiva dal 1985, opera dal 1991 sotto la giurisdizione della Federazione Italiana Rugby e partecipa dal 2007 all'edizione femminile del Sei Nazioni. Ha anche vinto tre trofei femminili internazionali FIRA, uno dei quali, quello del 2005, valido per l'assegnazione del titolo di campione d'Europa.

Ha disputato 4 edizioni ufficiali della Coppa del Mondo femminile riportando come miglior piazzamento il nono posto nell'edizione del 2017.

Il suo commissario tecnico è Andrea Di Giandomenico; la squadra non ha un impianto fisso di gioco ed è itinerante anche in manifestazioni come il Sei Nazioni. All’11 giugno 2018 la squadra occupa la 7ª posizione del ranking World Rugby.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni settanta del XX secolo iniziò a svilupparsi un movimento rugbistico femminile, in Veneto in primis ma a seguire anche in altre piazze[1] come Milano, Roma e Benevento[2].

Villorba - CUS Milano, primo incontro certificato di rugby femminile in Italia

Le cronache raccontano che il primo incontro ufficiale di rugby femminile in Italia risale all'aprile 1980 tra una rappresentativa di Villorba e una del CUS Milano, finita 8 a 4 per le venete[1]; nel 1982 da tali pioniere nacque la sezione femminile del Benetton Treviso[3] e successivamente la UISP, nel 1985[4], prese in carico la gestione del rugby femminile italiano istituendo il primo campionato[4] e, a seguire, l'organizzazione di una squadra nazionale.

Il 22 giugno 1985 lo stadio Nicoletti di Riccione (all'epoca in provincia di Forlì) vide l'esordio della nazionale italiana femminile opposta alle pari categoria della Francia[5], che tre anni prima aveva, contro i Paesi Bassi, disputato il primo incontro internazionale femminile di sempre. L'incontro terminò 0-0 e fu replicato un anno più tardi a Bardos, località francese dei Pirenei Atlantici in cui le transalpine vinsero 12-0; i primi punti vennero nel terzo incontro tra le due vicine, a Roma nel 1987: la Francia vinse 16-4 ma l'Italia mise a segno la sua prima meta di sempre.

Nel 1988 l'Italia partecipò al primo campionato europeo organizzato a Bourg-en-Bresse in Francia dal locale club femminile, il più antico del Paese[6]; oltre alle padrone di casa, le altre due partecipanti furono la Gran Bretagna e i Paesi Bassi; l'Italia giunse ultima con 3 sconfitte su altrettanti incontri. L'edizione inaugurale di tale campionato, pur significativa per essere la prima competizione per squadre nazionali femminili, non fu mai riconosciuta come ufficiale dalla FIRA e, a seguire, da Rugby Europe.

L'ingresso nella F.I.R.[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 la gestione di tutto il rugby femminile passò alla Federazione[7] che, quindi, oltre al campionato, prese in carico anche la nazionale; il primo impegno che la selezione dovette affrontare fu l'edizione inaugurale della Coppa del Mondo, che si tenne nell'aprile di quello stesso anno in Galles[7] e in cui le Azzurre, dopo avere chiuso il proprio girone all'ultimo posto, furono tra le migliori quattro dopo le semifinaliste per il titolo. Nel corso di tale torneo, peraltro, giunse anche la prima vittoria della nazionale, un 18-0 alla Svezia nei play-off dei posti tra il quinto e l'ottavo.

L'attività della nazionale andò a rilento (nei primi 15 anni di esistenza, fino a tutto il 2000, disputò solamente 33 incontri ufficiali), ma nel 1995 giunse terza nel campionato europeo organizzato in casa a Treviso[8], risultato eguagliato un anno più tardi a Madrid in Spagna[8]. Dopo un'eliminazione al primo turno con sesto posto finale nel 1997, giunse il dodicesimo posto alla Coppa del Mondo di rugby femminile 1998 nei Paesi Bassi[9].

Giunsero, ancora, piazzamenti nelle retrovie nei campionati a cavallo dei due millenni (due settimi e un ottavo posto tra il 1999 e il 2001[10]) e nel 2002 la prima vittoria, alla Coppa delle Nazioni tenutasi in Veneto in preparazione alla successiva Coppa del Mondo, in cui l'Italia giunse al dodicesimo posto[11]. Nel 2005 giunse anche la prima vittoria nel campionato europeo che si tenne ad Amburgo in Germania[12]. Nella successiva Coppa delle Nazioni del 2006 l'Italia guidata da Andrea Cococcetta confermò il titolo vinto l'anno prima[13].

L'ammissione al Sei Nazioni[modifica | modifica wikitesto]

A dicembre 2006 il comitato esecutivo del Sei Nazioni decise di allineare la composizione di tutte le categorie del torneo a quella maggiore maschile, che comprendeva Inghilterra, Galles, Irlanda, Scozia, Francia e Italia[14]; all'epoca l'unica differenza con il torneo femminile era la presenza della Spagna, che il comitato rimpiazzò con l'Italia[14] a partire dal 2007.

Facendo seguito al whitewash della prima stagione giunse la prima vittoria assoluta nel 2008 contro la Scozia a Mira per 31-10 nell'ultima giornata del torneo[15]. Il 2010 vide per la prima volta l'Italia conseguire due risultati utili sui cinque incontri del Sei Nazioni: dapprima un pari interno 6-6 a Colleferro contro la Scozia[16] e a seguire la prima vittoria esterna della storia italiana nel torneo, a Bridgend contro il Galles per 19 a 15[17]. Lo score azzurro migliorò ulteriormente nel 2011 con due vittorie, ancora contro Galles, battuto alla Spezia per 12-8[18], e Scozia, sconfitta 26-0 a Edimburgo[19].

Sei Nazioni 2013 a Hersham: Manuela Furlan (di tre quarti con le maniche nere) contrasta l'inglese Lydia Thompson mentre Cristina Molic e Sara Barattin seguono l'azione

Dopo avere evitato nel 2012 il whitewash battendo di nuovo la Scozia, nel 2013 le Azzurre colsero una delle vittorie più prestigiose, battendo la Francia a Rovato per 13-12 nella gara d'apertura del torneo grazie a un calcio piazzato trasformato a tempo scaduto[20] e, nella seconda giornata, ancora una volta la Scozia per la quarta volta consecutiva, circostanza che proiettò l'Italia alla vetta della classifica con tre gare da giocare (tutte successivamente perse). Nel 2014 giunsero di nuovo due vittorie, tra cui la replica di quella esterna in Galles di due anni prima[21]; ma fu nel 2015, edizione valida come qualificazione alla Coppa del Mondo di rugby femminile 2017, che l'Italia disputò il suo miglior torneo della sua ancor recente storia nella competizione: dopo due sconfitte iniziali contro Irlanda e Inghilterra, le italiane batterono in sequenza Scozia, Francia e Galles non solo realizzando quindi, con il terzo posto assoluto alle spalle della coppia Irlanda - Francia (che perse il Grande Slam proprio a causa della sconfitta contro le Azzurre), il loro miglior Sei Nazioni fino ad allora, ma anche portandosi alla guida della classifica provvisoria di qualificazione alla rassegna mondiale[22]; nel 2016, con le vittorie di nuovo su Scozia e Galles, l'Italia colse la qualificazione alla Coppa del Mondo a 15 anni di distanza dalla più recente apparizione[23].

Dopo un inizio 2017 insolitamente (visti i risultati degli anni precedenti) chiuso senza vittorie e con un solo punto di bonus, giunse la partecipazione alla Coppa del Mondo in Irlanda in cui l'Italia, nella fase a gironi, dovette fronteggiare Stati Uniti, Inghilterra e le rivali continentali della Spagna, che già quattro anni prima avevano estromesso le Azzurre dalla qualificazione alla Coppa del 2014[24]. La fase iniziale del mondiale fu chiusa senza vittorie e l'Italia finì insieme alle iberiche nelle semifinali per i posti tra il nono e il dodicesimo; dopo aver battuto 22-0 il Giappone le Azzurre ritrovarono le rivali nella finale per il nono posto e prevalsero per 20-15[25], realizzando quindi il loro miglior piazzamento mondiale.

Ancora nel 2018 l'Italia si assicurò due vittorie con bonus (Scozia in casa e Galles fuori, per la prima volta al Millennium Stadium di Cardiff[26] e chiuse in classifica a pari punteggio con l'Irlanda, terza per la miglior differenza punti fatti/subiti.

Colori e simboli delle uniformi[modifica | modifica wikitesto]

La maglia della nazionale, come gran parte delle tenute degli sportivi che rappresentano l'Italia a livello internazionale, è azzurra, anche se la tonalità è spesso variata nel corso degli anni.

Il disegno e il fornitore delle uniformi da gioco è lo stesso di quella maschile, ovvero la bolognese Macron[27], che ha un accordo di sponsorizzazione tecnica di 8 anni con la Federazione Italiana Rugby dal 1º luglio 2017 al 30 giugno 2025[27]. In precedenza, dal 2012 al 2017, lo sponsor tecnico della nazionale femminile fu la tedesca Adidas, che forniva equipaggiamento a tutte le selezioni nazionali italiane[28]. Prima dell'unificazione degli sponsor tecnici nel 2012 la nazionale femminile vestiva equipaggiamento Gilbert e lo scudetto federale presentava, sul campo bianco, una lettera f nera minuscola in stile di scrittura a mano, mentre la nazionale maschile era rifornita da Kappa.

La prima maglietta vestita dalle atlete italiane nel 1985 fu completamente bianca per doveri di ospitalità, dovendo ricevere a Riccione la Francia: a produrla fu la citata Adidas e lo stemma, non essendo all'epoca la nazionale ancora ufficialmente sotto giurisdizione F.I.R., fu un generico scudetto tricolore sovrastato dalla scritta ITALIA in lettere d'oro su campo azzurro Savoia[29]; già qualche anno più tardi, alla Coppa del Mondo di rugby femminile 1991, la maglietta riportò le insegne federali sullo scudetto invece del generico nome ITALIA[30].

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Statistiche della nazionale di rugby a 15 femminile dell'Italia.

A tutta la stagione sportiva 2017-18 la giocatrice con il maggior numero di presenze internazionali per l'Italia è la romana Michela Tondinelli (1975-), che vanta 86 presenze tra il 18 marzo 1990 (esordio a Birmingham contro la Gran Bretagna) e il 27 aprile 2013 (a Madrid contro la Spagna)[31]; a seguire le trevigiane Veronica Schiavon (82) e Sara Barattin (81), quest'ultima l'unica in attività al 2018.

Relativamente invece alle marcature, la citata Veronica Schiavon è la miglior realizzatrice della nazionale con 351 punti nell'arco di una carriera internazionale durata 15 anni, dalla coppa delle Nazioni 2002 alla Coppa del Mondo di rugby femminile 2017[32].

L'esordio della nazionale nel 1985 contro la Francia fu un pareggio, risultato che a livello di full international l'Italia ottenne solo in un'altra occasione, il citato 6-6 contro la Scozia; la sua vittoria più netta, invece, risale alla semifinale del vittorioso campionato europeo del 2005, in cui la Germania fu battuta 52-0 con otto mete, sei delle quali trasformate[33]. Al Tre Fontane di Roma giunse altresì il peggiore passivo subito dall'Italia, per mano dell'Inghilterra al Sei Nazioni 2008: 6-76, frutto di 12 mete inglesi, 8 delle quali trasformate[34].

L'avversario incontrato più frequentemente è la Francia, la formazione che tenne a battesimo l'Italia: dal 1985 al 2018 le due formazioni si sono incontrate 20 volte e l'Italia ha vinto due volte, la prima nel 2013, e pareggiato una, la citata gara d'esordio del 1985.

Commissari tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Elvis Lucchese, Le donne del rugby. Dalla clandestinità agli autografi, una rivoluzione culturale, in Corriere del Veneto, 2 aprile 2015. URL consultato l'8 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2015).
  2. ^ Italia — Francia femminile: 25 anni fa il primo test match ufficiale, su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 12 marzo 2010. URL consultato il 12 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2018).
  3. ^ Le Red Panthers: sfida e coraggio in campo, in Logyn, Eurosystem SpA, 10 settembre 2013. URL consultato l'8 giugno 2018 (archiviato dall'url originale l'8 giugno 2018).
  4. ^ a b Tiziana Bottazzo, Adesso le donne che fanno sport hanno la loro Carta dei Diritti, in la Gazzetta dello Sport, 6 marzo 1985. Da Valeria Frigerio (a cura di), La «Carta dei diritti delle donne nello sport» ed altre storie… Bologna, 14 novembre 2010 (PDF), su uisp.it, Unione Italiana Sport Per tutti. URL consultato l'8 giugno 2018 (archiviato dall'url originale l'8 giugno 2010).
  5. ^ Christian Marchetti, Rugby, dal 1985 ad oggi: ecco il cap per tutte le azzurre, in il Messaggero, 20 novembre 2013. URL consultato il 12 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).
  6. ^ (FR) Sandra Méallier, Les Violettes Bressanes : 40 ans de rugby féminin, in France 3, 26 ottobre 2013. URL consultato il 13 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2018).
  7. ^ a b Liliana Fornasier, Due atlete sarde in maglia azzurra ai mondiali di rugby (PDF), in il Messaggero Sardo, 30 aprile 1991. URL consultato il 13 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2018).
  8. ^ a b Volpe, pp 330 e segg.
  9. ^ (EN) Previous Women’s Rugby World Cup results (PDF), su rwcwomens.com, World Rugby. URL consultato il 14 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
  10. ^ (FR) Palmarès du Championnat d'Europe Féminin de Rugby, su fira-aer-rugby.com, Rugby Europe. URL consultato il 14 luglio 2018.
  11. ^ (EN) Italy 3 Kazakhstan 20 - 11th/12th, su irb.org, World Rugby, 25 maggio 2002. URL consultato il 14 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2002).
  12. ^ Ad Amburgo l'Italia femminile vince la Coppa Europa FIRA, in Federazione Italiana Rugby, 9 aprile 2005. URL consultato il 15 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2005).
  13. ^ Europei femminili, Italia ancora campione: a San Donà Olanda battuta 28-7, su federugby.it, 29 aprile 2006. URL consultato il 15 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2006).
  14. ^ a b (ES) Jesús Garrido, Al rugby femenino español lo echaron del VI Naciones, ¿y si se crea otro torneo?, in Confidencial, 28 novembre 2016 (archiviato dall'url originale l'8 maggio 2018).
  15. ^ Italia femminile: fantastica vittoria delle Azzurre contro la Scozia, su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 16 marzo 2008. URL consultato il 15 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2008).
  16. ^ 6 Nazioni femminile, Italia v Scozia 6-6, su federugby.it, 28 febbraio 2010. URL consultato il 15 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2018).
  17. ^ Massimo Calandri, C'è un'Italia che vince: le ragazze trionfano in Galles, in la Repubblica, 22 marzo 2010. URL consultato il 7 aprile 2010.
  18. ^ Massimo Calandri, Sorpresa, c'è un'Italia che vince: è di donne, in la Repubblica, 27 febbraio 2011. URL consultato il 16 luglio 2018.
  19. ^ RBS 6 Nazioni femminile: impresa dell'Italia, 26-0 alla Scozia, su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 20 marzo 2011. URL consultato il 16 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2018).
  20. ^ 6 nazioni femminile, l'Italia batte la Francia 13-12, su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 2 febbraio 2013. URL consultato il 16 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2018).
  21. ^ 6 Nazioni femminile, l'Italia batte il Galles per 12-11, su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 2 febbraio 2014. URL consultato il 16 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2018).
  22. ^ Simone Battaggia, Rugby, Sei Nazioni femminile: battuto anche il Galles, terzo successo, in la Gazzetta dello Sport, 21 marzo 2015. URL consultato il 22 marzo 2015.
  23. ^ Rugby, Sei Nazioni donne, l'Italia batte la Scozia e va al Mondiale, in la Gazzetta dello Sport, 28 febbraio 2016. URL consultato il 16 febbraio 2018.
  24. ^ Italia femminile: sfuma la qualificazione mondiale (PDF), su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 27 aprile 2013. URL consultato il 3 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
  25. ^ Roberto Parretta, Rugby donne, Mondiale: brava Italia. Batte la Spagna 20-15 e chiude nona, in la Gazzetta dello Sport, 26 agosto 2017. URL consultato il 16 maggio 2018.
  26. ^ (EN) Paul Eddison, Italy Women finish strongly to claim victory at Principality Stadium, su sixnationsrugby.com, Six Nations Rugby, 11 marzo 2018. URL consultato il 28 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2018).
  27. ^ a b FIR e Macron insieme fino al 2025 (PDF), su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 3 luglio 2017. URL consultato il 5 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2017).
  28. ^ Giacomo Bagnasco, Adidas e Azzurri: il rugby cambia maglia, in Il Sole 24 ORE, 13 settembre 2012. URL consultato il 21 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 1º novembre 2015).
  29. ^ Nº 21, Silvia Lolli, Italia 1985, su ilmuseodelrugby.it, Fango e Sudore, Il Museo del Rugby, 29 luglio 2013. URL consultato il 16 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2018).
  30. ^ Nº 13, Silvia Lolli, Italia 1991, su ilmuseodelrugby.it, Fango e Sudore, Il Museo del Rugby, 29 luglio 2013. URL consultato il 16 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2018).
  31. ^ Rugby, FIR: premi carriera a Bortolami, Lo Cicero, Masi e Tondinelli, in la Repubblica, 10 novembre 2016. URL consultato il 16 luglio 2018.
  32. ^ Mondiali femminili, l'omaggio di FIR alle veterane azzurre, su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 28 agosto 2017. URL consultato il 14 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2018).
  33. ^ Coppa Europa femminile, Azzurre in finale: Germania travolta 52-0, su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 7 aprile 2005. URL consultato il 18 luglio 2005 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2005).
  34. ^ Italia — Inghilterra 6-76, su federugby.it, Federazione Italiana Rugby, 9 febbraio 2008. URL consultato il 16 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 10 febbraio 2008).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Volpe e Paolo Pacitti, Rugby 2009, 14ª ed., Roma, Zesi srl, 2009 [1996].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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