Nazionale di calcio dell'Inghilterra

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Inghilterra Inghilterra
Stemma
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Sport Football pictogram.svg Calcio
Federazione The FA
The Football Association
Confederazione UEFA
Codice FIFA ENG
Soprannome Three Lions
(Tre leoni)
Selezionatore Inghilterra Gareth Southgate
Record presenze Peter Shilton (125)
Capocannoniere Wayne Rooney (53)
Stadio Wembley Stadium
(90 000 posti)
Ranking FIFA 16º[1]
Esordio internazionale
Scozia Scozia 0 - 0 Inghilterra Inghilterra
Glasgow, Regno Unito, 30 novembre 1872
Migliore vittoria
Irlanda Irlanda 0 - 13 Inghilterra Inghilterra
Belfast, Regno Unito, 18 febbraio 1882
Peggiore sconfitta
Ungheria Ungheria 7 - 1 Inghilterra Inghilterra
Budapest, Ungheria, 23 maggio 1954
Campionato del mondo
Partecipazioni 15 (esordio: 1950)
Miglior risultato Oro Campioni nel 1966
Campionato d'Europa
Partecipazioni 9 (esordio: 1968)
Miglior risultato Bronzo Terzo posto nel 1968
Semifinalista nel 1996

La nazionale di calcio dell'Inghilterra (in inglese England national football team) è la selezione calcistica rappresentativa dell'Inghilterra ed è posta sotto l'egida della Federazione calcistica inglese. Insieme a quella scozzese, è la nazionale di calcio più antica del mondo.

Ha conquistato un campionato del mondo nell'edizione del 1966 giocata in casa. Per quanto riguarda i risultati ai campionati europei, gli unici piazzamenti di rilievo sono il terzo posto nell'edizione del 1968 e la semifinale nell'edizione casalinga del 1996; quella inglese è l'unica Nazionale, tra le vincitrici della Coppa del Mondo, a non aver mai conquistato l'alloro continentale.[2]

La posizione più alta raggiunta nella classifica mondiale della FIFA è il terzo posto dell'agosto 2012, mentre la più bassa è il 27º posto del febbraio 1996. Al marzo 2018, occupa la sedicesima posizione.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione d'epoca circa il primo incontro di calcio fra inglesi e scozzesi, 1872

Il primo incontro internazionale che gli annali del calcio registrarono fu disputata fra le due compagini britanniche all'Hamilton Crescent di Glasgow il 30 novembre 1872 e terminò con un pareggio a reti inviolate. Da allora la nazionale albionica ha disputato oltre 800 partite internazionali contro squadre nazionali di tutto il mondo, anche se i primi confronti avvennero quasi esclusivamente all'interno delle isole britanniche sia come amichevoli, sia nell'ambito del cosiddetto Torneo Interbritannico (British Home Championship).[3]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Torneo Interbritannico.

Nelle prime edizioni delle Olimpiadi presero parte rappresentative del Regno Unito variamente composte. Queste rappresentative vinsero gli ori nel 1900, 1908 e 1912.
Nel 1900 il calcio era al suo esordio olimpico assoluto, venne disputato un torneo dimostrativo al quale parteciparono sole tre squadre; trionfò la squadra dilettantistica dell'Upton Park F.C (un sobborgo di Londra) che, ovviamente, rappresentò il Regno Unito. Nel 1908 venne disputato il primo torneo olimpico di calcio ufficiale, in questo torneo e in quello 1912, il Regno Unito venne rappresentato dalla propria nazionale, questo permise al suo commissario tecnico di raccogliere giocatori dilettanti delle quattro federazioni.

Nonostante ciò, non è del tutto esauriente quello che si riporta da più parti, cioè che gli inglesi si arrogassero il ruolo di inventori del calcio e, di conseguenza, non intendessero mescolarsi alle altre nazionali: la Federcalcio inglese entrò infatti a far parte della FIFA nei primissimi anni di vita della federazione internazionale (1906); tuttavia ne uscì nella seconda metà degli anni venti (per la precisione nel 1928) a causa di una serie di divergenze con i vertici (soprattutto francesi) dell'associazione.[4]

Tra i motivi d'attrito vi era l'idea da parte della FIFA, e di Jules Rimet in particolare, di organizzare un proprio campionato mondiale di calcio alternativo al torneo olimpico: questo fatto avrebbe oscurato l'Home Championship e, soprattutto, messo in crisi il sistema delle amichevoli di lusso gestito in proprio dalla potente federazione inglese. Pure, vi erano differenze di vedute sull'introduzione del professionismo nel calcio, evento già consumatosi da tempo sulle isole britanniche, ma visto ancora con sospetto da parte della dirigenza mondiale, che condivideva una visione decoubertiniana dello sport.

La nazionale inglese nel 1893, prima di una sfida contro la Scozia

In tal modo la nazionale dei tre leoni (così soprannominata per via del suo stemma) non prese parte alle prime tre edizioni dei mondiali di calcio, salvo riservarsi il privilegio di mettere in palio il "proprio" titolo morale invitando a misurarsi con loro le squadre di volta in volta ritenute degne. Si ricordano a questo proposito i memorabili incontri con il Wunderteam di Hugo Meisl nel 1932 e con l'Italia di Vittorio Pozzo, campione del mondo nel 1934 e 1938. Le due sfide con gli azzurri vennero giocate rispettivamente a Londra (3-2 per l'Inghilterra) e a Milano (2-2). La prima partita è nota come "battaglia di Highbury".

Dall'umiliazione brasiliana al titolo del 1966[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di calcio 1966.

L'Inghilterra ritornò a far parte del mondo calcistico ufficiale negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, quando uno spirito di collaborazione sovranazionale pareva attraversare il mondo, anche sportivo. Nel 1946 la Football Association ridivenne membro della FIFA, nel 1948 si tennero i primi giochi olimpici del dopoguerra proprio nella capitale inglese e due anni dopo anche il calcio era pronto a ritrovare la sua competizione principale.

Il battesimo inglese nella Coppa Rimet si tenne dunque ai Mondiali brasiliani del 1950, in cui gli inglesi furono eliminati nel girone preliminare. Infatti, dopo una vittoria per 2-0 contro il Cile, la nazionale inglese patì un'inattesa e clamorosa sconfitta contro gli Stati Uniti, che vinsero 1-0 (gol di Gaetjens). La successiva sconfitta per 1-0 con la Spagna (rete di Zarra) affossò definitivamente le loro velleità di riscatto.

Billy Wright, storico capitano inglese negli anni 1950

Ma lo schiaffo peggiore per i giocatori inglesi arrivò il 25 novembre 1953, quando l'Ungheria guidata da Puskás fu la prima nazionale non britannica ad espugnare la "tana" di Wembley battendo i padroni di casa per 3-6. Desiderosi di rivincita, gli inglesi vollero organizzare una nuova partita pochi mesi dopo: il 23 maggio 1954 a Budapest la nazionale dei tre leoni voleva dimostrare che la sconfitta di Wembley era stato solo un episodio, ma i magiari inflissero all'Inghilterra un umiliante 7-1, a tutt'oggi la più pesante sconfitta della nazionale inglese.

Nel mondiale elvetico del 1954 fu l'Uruguay a sconfiggere gli ex maestri nei quarti di finale, mentre nell'edizione del 1958 fu necessario uno spareggio contro l'Unione Sovietica al primo turno, che vide gli inglesi uscire nuovamente sconfitti. Nel mondiale 1962 in Cile, invece, toccò al Brasile, futuro campione del mondo, eliminare gli inglesi ai quarti.

La nazionale d'oltremanica dovette attendere il mondiale casalingo del 1966 per riuscire a prevalere. La squadra di casa si presentava con i favori del pronostico, perché finalmente in grado di schierare una formazione composta da grandi campioni, come i fratelli Jack e Bobby Charlton, Bobby Moore e Gordon Banks, guidati dalla sagacia tattica di Alf Ramsey. In un mondiale dal basso livello di spettacolo, la formazione di casa superò il primo turno grazie ad un'attenta difesa (quattro gol fatti e nessuno subito). In seguito gli inglesi sconfissero non senza difficoltà l'Argentina per 1-0 (rete di Hurst al 79'): gli inglesi riuscirono a segnare solo dopo che l'arbitro tedesco ebbe espulso il capitano argentino Antonio Rattín, reo di avergli dato un'occhiata ironica dopo una decisione controversa (come dichiarò in seguito lo stesso arbitro, non gli piaceva l'espressione della sua faccia)[5]. In semifinale ebbero ragione del Portogallo: un gol di Eusébio non bastò contro la doppietta di Bobby Charlton.

Il capitano Bobby Moore riceve dalle mani della regina Elisabetta II la Coppa Rimet vinta al campionato del mondo 1966

La finale contro la Germania Ovest, duecentesima partita nella storia dei mondiali, fu una tra le partite più importanti di tutti i tempi: nei 90' regolamentari, la Germania andò in vantaggio con Haller (12'). L'Inghilterra riequilibrò il risultato sei minuti dopo con Hurst e poi passò a condurre con Peters al 78'. All'ultimo minuto, quando i giochi sembravano fatti, Weber riportò il risultato in equilibrio segnando un gol assai contestato dai padroni di casa che lamentavano un fallo di mano dell'attaccante tedesco.

All'undicesimo minuto del primo tempo supplementare Geoff Hurst scoccò un tiro rapido e potente: la palla colpì il lato inferiore della traversa, rimbalzò sulla linea e ritornò in campo. L'azione fu molto veloce e l'arbitro, lo svizzero Dienst, non fu in grado di capire se il pallone avesse interamente oltrepassato la linea di porta e chiese il parere dell'assistente più vicino, il sovietico Tofik Bachramov, che convalidò il gol. Le riprese televisive dimostrarono poi in modo inequivocabile che la palla era rimbalzata sulla linea, senza superarla.[6] Con la Germania sbilanciata in avanti alla ricerca del pareggio, i leoni misero a segno un altro gol proprio allo scadere, ancora con Geoff Hurst, che divenne così l'unico giocatore ad aver segnato una tripletta in una finale mondiale. Il risultato di 4-2 consegnò agli inventori del gioco del calcio, che ricevettero la coppa dalle mani della regina in persona, il loro unico trofeo mondiale.

La fine dell'era Ramsey[modifica | modifica wikitesto]

La Germania Ovest consumò la propria vendetta solo quattro anni dopo, a Messico 1970. I supplementari questa volta riuscirono fatali ai sudditi di Sua Maestà, sconfitti nei quarti per 3 a 2, dopo che durante il match erano passati in vantaggio addirittura di due gol, - e fu la prima vittoria dei tedeschi sugli inglesi. Dopo il 1970 iniziò forse il periodo più buio per la nazionale inglese. Per cominciare, furono ancora i tedeschi ad eliminare gli inglesi nei quarti di finale degli Europei del 1972, vincendo clamorosamente a Wembley e pareggiando nella gara di ritorno. L'eliminazione fu ancora più dolorosa perché proprio gli inglesi avrebbero dovuto ospitare (in caso di passaggio del turno) la fase finale (semifinali e finali) degli Europei del 1972, che invece si svolsero in Belgio e videro la prima vittoria della Germania.

Kevin Keegan, leader tra gli anni 1970 e 1980

Ma il peggio doveva ancora venire perché gli inglesi non riuscirono a qualificarsi alle due successive edizioni dei Mondiali. Nei gironi di qualificazione per il Mondiale in Germania Ovest 1974 furono superati dalla Polonia, che sarebbe poi stata la squadra rivelazione del torneo. A seguito di questo fallimento Ramsey fu esonerato dopo undici anni di guida della Nazionale. I bianchi furono prima brevemente guidati da Joe Mercer, e poi da Don Revie; ma anche lui non riuscì a centrare la qualificazione per i mondiali di Argentina 1978 a favore dell'Italia, che poi sarebbe arrivata quarta nel torneo argentino, e fu costretto a lasciare.

Gli anni ottanta: rinascita con Greenwood e Robson[modifica | modifica wikitesto]

Quella che da molti viene considerata la miglior nazionale inglese dal '66 ad oggi scese in campo nel mundial spagnolo del 1982. Per capire la reale caratura di quella nazionale basti pensare che le squadre inglesi, nelle quali militavano pochissimi stranieri, avevano conquistato tutte le edizioni della Coppa dei Campioni dal 1977 al 1982. Malgrado ciò la formazione britannica guidata da Ron Greenwood fu eliminata nella seconda fase a gironi (ancora dalla Germania Ovest), nonostante avesse fatto sino a quel momento un'ottima impressione (nessuna sconfitta e un solo gol al passivo), tanto da spingere i commentatori a includerli nel novero dei favoriti per la vittoria finale. Greenwood fu quindi sostituito da Bobby Robson, considerato uno dei migliori allenatori della Nazionale inglese.

Al campionato del mondo 1986 gli inglesi superarono con fatica il primo turno: dopo la sconfitta con il Portogallo e il pareggio con il Marocco[7], soltanto la tripletta di Lineker alla Polonia permise di accedere agli ottavi di finale.[8] Battuto per 3-0 il Paraguay[9], il cammino si interruppe nei quarti contro l'Argentina di Maradona: l'asso sudamericano realizzò in tale incontro le sue reti più famose, ovvero la mano de Dios e il gol del secolo. L'unico gol britannico fu messo a segno da Lineker, che si laureò capocannoniere del torneo con 6 centri.[10] L'Europeo 1988 vide invece l'eliminazione nel raggruppamento iniziale, con 3 sconfitte su 3: particolarmente negativa fu quella contro i Paesi Bassi, in cui Van Basten segnò una tripletta.[11]

Gli anni novanta: alterne fortune con quattro allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Paul Gascoigne, genio e sregolatezza degli anni 1990, e Paul Ince, primo capitano di colore della nazionale inglese, festeggiano la qualificazione al campionato del mondo 1998.

Qualificati senza problemi al campionato del mondo 1990[12], i britannici passarono la fase a gironi grazie al successo contro l'Egitto dopo i pareggi con Irlanda e Olanda.[13] L'accoppiamento degli ottavi mise l'Inghilterra di fronte al Belgio, sconfitto con un gol di Platt a 1' dalla fine dei supplementari[14]; nei quarti fu poi battuto il Camerun per 3-2, con la doppietta di Lineker dal dischetto che ribaltò il temporaneo vantaggio degli africani.[15] In semifinale, la Germania batté ai rigori i bianchi d'Albione che terminarono la rassegna al quarto posto perdendo anche con l'Italia: si trattò della seconda volta in cui la squadra risultava tra le prime 4 a livello mondiale.[16]

In seguito, allenata da Graham Taylor, la formazione non superò il primo turno al campionato d'Europa 1992[17]; mancò inoltre la qualificazione ai Mondiali 1994, perdendo contro Norvegia e Olanda le gare decisive.[18] L'occasione del riscatto giunse con l'Europeo 1996 - disputato proprio in Inghilterra - ma non fu pienamente sfruttata[19]; i padroni di casa raggiunsero le semifinali, arrendendosi alla Germania dagli 11 metri.[20] Ancor più bruciante fu l'eliminazione al campionato del mondo 1998, patita contro l'Argentina negli ottavi: agevolati dall'espulsione di Beckham[21], i sudamericani vinsero ai rigori. Proprio in questo torneo, il giovane Michael Owen - nuovo fenomeno nazionale - si impose all'attenzione generale segnando anche 2 gol.[22]

2000-2007: il ciclo di Eriksson e la parentesi di McClaren[modifica | modifica wikitesto]

Archiviato il vecchio secolo con un ulteriore fallimento (l'uscita ai gironi dall'Europeo belga-olandese), il 7 ottobre 2000 la Nazionale britannica giocò per l'ultima volta a Wembley prima della demolizione: la gara con la Germania, valida per le eliminatorie del Mondialie 2002, finì 1-0 a favore dei tedeschi.[23] Dopo l'incontro, Keegan rassegnò le dimissioni da commissario tecnico.[23] Poche settimane più tardi, fu annunciato l'ingaggio di Eriksson: lo svedese risultò il primo straniero a sedersi sulla panchina dei Tre Leoni.[24] Il 1º settembre 2001 l'Inghilterra si tolse la soddisfazione di battere i tedeschi, piegandoli con un netto 5-1 a Monaco di Baviera: mattatore della partita fu Owen, a segno per 3 volte.[25] L'aritmetico accesso al Mondiale venne conquistato 35 giorni dopo a Manchester, quando un gol di Beckham su punizione - a un minuto dal fischio finale - regalò il 2-2 contro la Grecia e il pass per la manifestazione.[26][27] Giunta al torneo da grande favorita[28], la squadra deluse ancora una volta: superato a stento il girone[29], si arrese al Brasile nei quarti.[30]

Wayne Rooney, il miglior marcatore (nonché il più giovane) nella storia dei Tre Leoni

Al campionato d'Europa 2004, l'Inghilterra esordì perdendo con la Francia: i transalpini, detentori del titolo continentale, ribaltarono il gol di svantaggio nei minuti finali dopo che Beckham aveva fallito il rigore del possibile 2-0.[31][32] Le successive vittorie contro Svizzera (3-0[33]) e Croazia (2-4[34]) diedero comunque la qualificazione per i quarti, oltre a esaltare il giovane Wayne Rooney: l'appena maggiorenne centravanti, divenuto nel 2003 il più precoce marcatore nella storia della Nazionale, realizzò infatti due doppiette.[35] Entrata nelle prime otto d'Europa, la formazione si fermò contro il Portogallo (padrone di casa) facendosi battere ai rigori.[36] Eriksson rimase in panchina anche per le qualificazioni al Mondiale 2006, dove la sua squadra venne sconfitta (a Belfast) dalla rivale Irlanda del Nord.[37] La disfatta, che pure attirò le critiche della stampa[38], non pregiudicò la partecipazione al torneo.[39] Il rapporto tra allenatore e mass media continuò tuttavia ad incrinarsi[40], tanto che già nel maggio 2006 la Federazione annunciò il nome del sostituto: Steve McClaren, in carica dopo il Mondiale.[41] L'ultima gara con Eriksson in panchina fu il quarto di finale del torneo, in cui gli inglesi cedettero ancora ai lusitani (sempre dal dischetto).[42]

L'avventura di McClaren cominciò all'insegna delle polemiche, quando Beckham rinunciò ai gradi di capitano[43]: per tutta risposta, lo "Spice Boy" fu escluso dalle convocazioni.[44] La qualificazione al campionato d'Europa 2008 - parsa fattibile all'inizio - fallì inoltre clamorosamente[45], per le sconfitte con Russia e Croazia[46]: gli stessi sovietici e balcanici ottennero i primi due posti nel girone, eliminando dunque gli inglesi.[47]

Dal 2008: Capello e Hodgson[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2007, la Federazione nominò Fabio Capello nuovo commissario tecnico.[48] Il suo lavoro fu giudicato da subito positivo, con l'Inghilterra che si qualificò al campionato del mondo 2010 con 9 vittorie (8 delle quali consecutive) in 10 partite.[49] Nella fase finale, i bianchi d'Albione faticarono però più del previsto: dopo aver pareggiato con Stati Uniti e Algeria[50], accedettero agli ottavi soltanto battendo di misura la Slovenia.[51] Fu nuovamente la Germania a sbarrare loro il passo, battendoli per 4-1.[52]

A 4 anni dall'ingaggio, Capello rassegnò le dimissioni per gli insanabili contrasti con la Federazione[53]: a far da sfondo alla vicenda fu il caso di John Terry e Anton Ferdinand, allorché il primo venne accusato di atteggiamenti razzisti verso il secondo e destituito della fascia di capitano.[53] Il tecnico lasciò l'incarico per la decisione assunta in piena autonoma dalla FA, senza richiedere il suo parere.[54] Prima dell'Europeo 2012, la carica fu così affidata a Roy Hodgson.[55] L'Inghilterra passò il girone davanti alla Francia, con cui aveva pareggiato al debutto per poi sconfiggere Svezia e Ucraina.[56][57] Venne eliminata ai quarti dall'Italia, perdendo ai rigori dopo che in 120' di gioco il risultato non si era sbloccato.[58]

Steven Gerrard, capitano d'inizio terzo millennio

Hodgson condusse la squadra a qualificarsi per il campionato del mondo 2014[59], dove la prima partita fu persa (2-1) contro gli azzurri.[60] Il successivo passo falso, contro l'Uruguay, costò l'eliminazione[61]: nell'ultima partita, ininfluente ai fini della classifica, si registrò un pari senza gol con la Costa Rica.[62] L'Inghilterra ottenne in seguito l'accesso all'Europeo 2016 con punteggio pieno, vincendo tutti i 10 incontri della fase eliminatoria.[63] All'esordio della fase finale, tuttavia, fu confermata la tradizione negativa che non ha mai visto gli inglesi vincere la partita di debutto nella rassegna continentale: la Russia pareggiò infatti nel recupero.[64] Battendo per 2-1 il Galles e pareggiando a reti bianche con la Slovacchia[65], la formazione raggiunse gli ottavi[66]: a sorpresa, in tale turno, perse con l'Islanda venendo eliminata.[67] Alle dimissioni di Hodgson[68], fece seguito l'arrivo di Sam Allardyce: questi - a sua volta - lasciò dopo appena 67 giorni[69], essendo rimasto coinvolto in un caso di corruzione che gettava ombre sull'intero movimento calcistico inglese.[70] Nel mese di novembre la conduzione tecnica passò nelle mani di Gareth Southgate[71][72], con cui l'Inghilterra si qualificò al campionato del mondo 2018 da imbattuta.[73]

Impianto di gioco[modifica | modifica wikitesto]

Tra i vari stadi in cui ha giocato la Nazionale d'oltremanica, particolarmente noto è il primo Wembley: fu inaugurato nel 1923, venendo poi demolito 80 anni dopo.[74] È stato quindi ricostruito nel 2007, mantenendo lo stesso nome[75]: l'apertura avvenne il 24 marzo di quell'anno, con un'amichevole dell'Under-21 contro i pari età dell'Italia (3-3 il finale).[76] Oltre agli accadimenti sportivi, il Wembley legò la sua fama anche alle statistiche: rimase infatti inespugnato fino al 25 novembre 1953, quando l'Ungheria divenne la prima squadra capace di violare tale impianto.[77] Ospitò inoltre la vittoriosa finale dei Mondiali 1966.

Altri impianti che sono stati teatro delle partite dei Tre Leoni sono l'Highbury (abbattuto nel 2006[78]) e l'Old Trafford.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il classico abbinamento cromatico inglese, maglia bianca e pantaloncini blu, qui in una delle sue versioni più iconiche, sfoggiata a Euro 1980

La classica divisa casalinga dell'Inghilterra è composta da maglia bianca, pantaloncini blu e calzettoni bianchi; in genere il colore blu è variato spesso, anche se la tonalità notte è quella più tradizionale nonché l'attuale. Dal 1998 la maglia è spesso decorata con ornamenti color rosso, per avvicinarla ai crismi della bandiera nazionale; inoltre, talvolta non è insolito vedere i giocatori inglesi scendere in campo in totale completo bianco.

In trasferta, altrettanto classica è la tenuta rossa con pantaloncini bianchi e calzettoni rossi, la più amata e la più famosa anche perché usata nel Mondiale del 1966 vinto in casa – nonostante nella storia, gli inglesi non ne ebbero bisogno fino a una partita contro una selezione non britannica. In realtà la seconda divisa non è stata sempre rossa: dal 1935[79] al 1959[80] l'Inghilterra scendeva spesso in campo in tenuta blu. Nel 1996 invece, durante l'Europeo tenutosi proprio in patria, l'allora sponsor tecnico propose una muta d'un tenue blu indaco: tale combinazione fu utilizzata contro Bulgaria, Germania e Georgia, ma trovò scarsi consensi sia tra i tifosi, attaccatissimi alla casacca rossa della tradizione, sia tra gli addetti ai lavori, dato che tale tonalità poco contrastava col bianco della prima tenuta;[81] la maglia rossa fu pertanto ripristinata dopo due soli anni, e utilizzata stabilmente fino a giorni nostri salvo che nel biennio 2011-2012, quando si tentò una nuova sperimentazione con una casacca blu navy abbinata a pantaloncini color celeste.[82]

Situazione più unica che rara nel panorama delle compagini nazionali, nel corso della sua storia l'Inghilterra ha più volte sfoggiato anche delle terze maglie. Già nei Mondiali del '70 vestì una divisa celeste contro la Cecoslovacchia.[83] Nel 1973 invece si ricorse a un'uniforme simile a quella del Brasile, composta da una maglia gialla e da pantaloncini blu, utilizzata ancora contro la Cecoslovacchia e in seguito vista pure con Polonia e Italia.[84] Ai Mondiali 1986, l'Inghilterra scese in campo in maglia bianca e pantaloncini celesti contro l'Argentina. Tra il 1986 ed il 1993 ci furono infine varie terze maglie color celeste (tra cui una rimasta famosa tra i collezionisti, coi leoni d'Inghilterra sullo sfondo[85]), ma che furono raramente usate in occasioni ufficiali.

Moore in maglia gialla nel 1973, per un'amichevole in casa dell'Italia

Per oltre vent'anni il fornitore tecnico dell'Inghilterra è stata la Umbro ma, dopo l'annuncio della vendita della società da parte della proprietaria Nike, proprio il colosso americano dello swoosh è subentrato come sponsor tecnico dal 2013. Precedentemente, per brevi periodi le maglie erano state firmate da aziende come Bukta e Admiral.

Per quanto concerne i dettagli, sul petto dei giocatori inglesi è presente lo stemma della propria federazione, uno scudo bianco con bordatura blu scuro, recante all'interno i tre leoni d'Inghilterra e le rose rosse tipiche della dinastia Tudor; il richiamo è fortemente ispirato all'emblema nazionale. L'unica differenza tra il crest sulle maglie e quello della federazione risiede nella dicitura posta sopra di essi, che se nel primo caso è un "ENGLAND" scritto in stampatello maiuscolo, nel secondo è invece un "The FA" in stampatello normale. Sopra lo stemma è inoltre posta una stella che rappresenta la vittoria al Mondiale del '66.

Confronti con le altre Nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Incontri ufficiali della Nazionale di calcio dell'Inghilterra.

Questi sono i saldi dell'Inghilterra nei confronti delle Nazionali con cui sono stati disputati almeno 10 incontri.

  • Nota bene: come previsto dai regolamenti FIFA, le partite terminate ai rigori dopo i tempi supplementari sono considerate pareggi.

Saldo positivo[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale Giocate Vinte Pareggiate Perse Reti fatte Reti subite Differenza reti Ultima vittoria Ultimo pareggio Ultima sconfitta
Scozia Scozia 113 48 24 41 201 172 +29 11 novembre 2016 23 maggio 1987 17 novembre 1999
Galles Galles 102 67 21 14 247 91 +156 16 giugno 2016 20 maggio 1981 2 maggio 1984
Irlanda Irlanda 57 46 8 3 230 49 +181 16 novembre 1949 5 novembre 1947 22 ottobre 1927
Irlanda del Nord Irlanda del Nord 41 29 8 4 93 32 +61 26 marzo 2005 13 novembre 1985 7 settembre 2005
Francia Francia 30 17 5 8 69 36 +33 17 novembre 2015 11 giugno 2012 17 novembre 2010
Germania Germania 30 13 5 12 51 41 +10 26 marzo 2016 26 giugno 1996 19 novembre 2013
Spagna Spagna 25 12 4 9 41 28 +15 12 novembre 2011 15 novembre 2016 13 novembre 2015
Svezia Svezia 24 8 9 7 38 32 +6 15 giugno 2012 20 giugno 2006 14 novembre 2012
Svizzera Svizzera 24 16 5 3 56 19 +37 8 settembre 2015 4 giugno 2011 30 maggio 1981
Portogallo Portogallo 23 10 10 3 46 25 +21 2 giugno 2016 1º luglio 2006 12 giugno 2000
Ungheria Ungheria 22 15 2 5 56 30 +26 11 agosto 2010 28 aprile 1999 31 maggio 1962
Belgio Belgio 21 15 5 1 70 25 +45 2 giugno 2012 29 maggio 1998 9 maggio 1936
Danimarca Danimarca 19 12 4 3 36 19 +17 5 marzo 2014 11 giugno 1992 17 agosto 2005
Polonia Polonia 19 11 7 1 30 11 +19 15 ottobre 2013 17 ottobre 2012 6 giugno 1973
Austria Austria 18 10 4 4 58 27 +31 16 novembre 2007 4 settembre 2004 13 giugno 1979
Irlanda Irlanda 16 5 8 3 20 14 +6 26 marzo 1985 7 giugno 2015 15 febbraio 1995
Argentina Argentina 14 6 6 2 21 15 +6 12 novembre 2005 23 febbraio 2000 22 giugno 1986
Jugoslavia Jugoslavia 14 5 5 4 23 20 +3 13 dicembre 1989 5 giugno 1974 5 giugno 1968
Cecoslovacchia Cecoslovacchia 12 7 3 2 25 15 +10 25 aprile 1990 25 marzo 1992 30 ottobre 1975
Norvegia Norvegia 12 7 3 2 28 7 +21 3 settembre 2014 11 ottobre 1995 2 giugno 1993
Finlandia Finlandia 11 9 2 0 36 7 +29 24 marzo 2001 11 ottobre 2000 -
URSS URSS 11 5 3 3 19 13 +6 21 maggio 1991 6 dicembre 1967 18 giugno 1988
Turchia Turchia 11 9 2 0 33 1 +32 22 maggio 2016 11 ottobre 2003 -
Bulgaria Bulgaria 10 6 4 0 16 2 +14 2 settembre 2011 9 giugno 1999 -
Stati Uniti Stati Uniti 10 7 1 2 36 9 +27 28 maggio 2008 12 giugno 2010 9 giugno 1993

Saldo negativo[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale Giocate Vinte Pareggiate Perse Reti fatte Reti subite Differenza Ultima vittoria Ultimo pari Ultima sconfitta
Italia Italia 27 8 9 10 33 31 +2 15 agosto 2012 27 marzo 2018 14 giugno 2014
Brasile Brasile 25 4 10 11 23 34 −11 6 febbraio 2013 2 giugno 2013 14 novembre 2009
Paesi Bassi Paesi Bassi 20 5 9 6 29 26 +3 18 giugno 1996 12 agosto 2009 29 marzo 2016
Romania Romania 11 2 6 3 10 10 ±0 2 giugno 1970 12 ottobre 1994 20 giugno 2000
Uruguay Uruguay 11 3 3 5 11 15 −4 1º marzo 2006 29 marzo 1995 19 giugno 2014

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Inghilterra 1966

Partecipazioni ai tornei internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Campionato del mondo
Edizione Risultato
1930 Non partecipante
1934 Non partecipante
1938 Non partecipante
1950 Primo turno
1954 Quarti di finale
1958 Primo turno
1962 Quarti di finale
1966 Campione Gouden medaille.svg
1970 Quarti di finale
1974 Non qualificata
1978 Non qualificata
1982 Secondo turno
1986 Quarti di finale
1990 Quarto posto
1994 Non qualificata
1998 Ottavi di finale
2002 Quarti di finale
2006 Quarti di finale
2010 Ottavi di finale
2014 Primo turno
2018 Qualificata
Campionato europeo
Edizione Risultato
1960 Non partecipante
1964 Non qualificata
1968 Terzo posto Bronze medal europe.svg
1972 Non qualificata
1976 Non qualificata
1980 Primo turno
1984 Non qualificata
1988 Primo turno
1992 Primo turno
1996 Semifinali
2000 Primo turno
2004 Quarti di finale
2008 Non qualificata
2012 Quarti di finale
2016 Ottavi di finale
Giochi olimpici[86]
Edizione Risultato
Confederations Cup
Edizione Risultato
1992 Non invitata
1995 Non invitata
1997 Non qualificata
1999 Non qualificata
2001 Non qualificata
2003 Non qualificata
2005 Non qualificata
2009 Non qualificata
2013 Non qualificata
2017 Non qualificata


Legenda: Grassetto: Risultato migliore, Corsivo: Mancate partecipazioni


Statistiche dettagliate sui tornei internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Anno Luogo Piazzamento V N P Gol
1930 Uruguay Uruguay Non partecipante - - - -
1934 Italia Italia Non partecipante - - - -
1938 Francia Francia Non partecipante - - - -
1950 Brasile Brasile Primo turno 1 0 2 2:2
1954 Svizzera Svizzera Quarti di finale 1 1 1 8:8
1958 Svezia Svezia Primo turno 0 3 1 4:5
1962 Cile Cile Quarti di finale 1 1 2 5:6
1966 Inghilterra Inghilterra Campione Gouden medaille.svg 5 1 0 11:3
1970 Messico Messico Quarti di finale 2 0 2 4:4
1974 bandiera Germania Ovest Non qualificata - - - -
1978 Argentina Argentina Non qualificata - - - -
1982 Spagna Spagna Secondo turno 3 2 0 6:1
1986 Messico Messico Quarti di finale 2 1 2 7:3
1990 Italia Italia Quarto posto 3 3 1 8:6
1994 Stati Uniti Stati Uniti Non qualificata - - - -
1998 Francia Francia Ottavi di finale 2 1 1 7:4
2002 Corea del Sud Corea del Sud / Giappone Giappone Quarti di finale 2 2 1 6:3
2006 Germania Germania Quarti di finale 3 2 0 6:2
2010 Sudafrica Sudafrica Ottavi di finale 1 2 1 3:5
2014 Brasile Brasile Primo turno 0 1 2 2:4
2018 Russia Russia Qualificata 0 0 0 0:0

Europei[modifica | modifica wikitesto]

Anno Luogo Piazzamento V N P Gol
1960 Francia Francia Non partecipante - - - -
1964 Spagna Spagna Non qualificata - - - -
1968 Italia Italia Terzo posto Bronzen medaille.svg 1 0 1 2:1
1972 Belgio Belgio Non qualificata - - - -
1976 Jugoslavia Jugoslavia Non qualificata - - - -
1980 Italia Italia Primo turno 1 1 1 3:3
1984 Francia Francia Non qualificata - - - -
1988 bandiera Germania Ovest Primo turno 0 0 3 2:7
1992 Svezia Svezia Primo turno 0 2 1 1:2
1996 Inghilterra Inghilterra Semifinali 2 3 0 8:3
2000 Belgio Belgio / Paesi Bassi Paesi Bassi Primo turno 1 0 2 5:6
2004 Portogallo Portogallo Quarti di finale 2 1 1 10:6
2008 Austria Austria / Svizzera Svizzera Non qualificata - - - -
2012 Polonia Polonia / Ucraina Ucraina Quarti di finale 2 2 0 5:3
2016 Francia Francia Ottavi di finale 1 2 1 4:4

Tutte le rose[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Coppa del Mondo FIFA 1950
Ditchburn, P Williams, D Aston, D Eckersley, D Ramsey, D Scott, D Taylor, D Wright, C Baily, C Cockburn, C Dickinson, C Hughes, C Nicholson, C Watson, A Bentley, A Finney, A Mannion, A Matthews, A Milburn, A Mortensen, A Mullen, CT: Winterbottom
Coppa del Mondo FIFA 1954
Merrick, 2 Staniforth, 3 Byrne, 4 Wright, 5 Owen, 6 Dickinson, 7 Matthews, 8 Broadis, 9 Lofthouse, 10 Taylor, 11 Finney, 12 Burgin, 13 Green, 14 McGarry, 15 Wilshaw, 16 Quixall, 17 Mullen, 18 Chilton, 19 Armstrong, 20 Jezzard, 21 Haynes, 22 Hooper, CT: Winterbottom
Coppa del Mondo FIFA 1958
McDonald, 2 Howe, 3 Banks, 4 Clamp, 5 Wright, 6 Slater, 7 Douglas, 8 Robson, 9 Kevan, 10 Haynes, 11 Finney, 12 Hopkinson, 13 Hodgkinson, 14 Sillett, 15 Clayton, 16 Norman, 17 Brabrook, 18 Broadbent, 19 Smith, 20 Charlton, 21 A'Court, 22 Setters, CT: Winterbottom
Coppa del Mondo FIFA 1962
Springett, 2 Armfield, 3 Wilson, 4 Robson, 5 Swan, 6 Flowers, 7 Connelly, 8 Greaves, 9 Hitchens, 10 Haynes, 11 Charlton, 12 Hodgkinson, 13 Kevan, 14 Anderson, 15 Norman, 16 Moore, 17 Douglas, 18 Hunt, 19 Peacock, 20 Eastham, 21 Howe, 22 Banks, CT: Winterbottom
Coppa del Mondo FIFA 1966
Banks, 2 Cohen, 3 Wilson, 4 Stiles, 5 J. Charlton, 6 Moore, 7 Ball, 8 Greaves, 9 B. Charlton, 10 Hurst, 11 Connelly, 12 Springett, 13 Bonetti, 14 Armfield, 15 Byrne, 16 Peters, 17 Flowers, 18 Hunter, 19 Paine, 20 Callaghan, 21 Hunt, 22 Eastham, CT: Ramsey
Coppa del Mondo FIFA 1970
Banks, 2 Newton, 3 Cooper, 4 Mullery, 5 Labone, 6 Moore, 7 Lee, 8 Ball, 9 B. Charlton, 10 Hurst, 11 Peters, 12 Bonetti, 13 Stepney, 14 Wright, 15 Stiles, 16 Hughes, 17 J. Charlton, 18 Hunter, 19 Bell, 20 Osgood, 21 Clarke, 22 Astle, CT: Ramsey
Coppa del Mondo FIFA 1982
Clemence, 2 Anderson, 3 Brooking, 4 Butcher, 5 Coppell, 6 Foster, 7 Keegan, 8 Francis, 9 Hoddle, 10 McDermott, 11 Mariner, 12 Mills, 13 Corrigan, 14 Neal, 15 Rix, 16 Robson, 17 Sansom, 18 Thompson, 19 Wilkins, 20 Withe, 21 Woodcock, 22 Shilton, CT: Greenwood
Coppa del Mondo FIFA 1986
Shilton, 2 M.G. Stevens, 3 Sansom, 4 Hoddle, 5 Martin, 6 Butcher, 7 Br. Robson, 8 Wilkins, 9 Hateley, 10 Lineker, 11 Waddle, 12 Anderson, 13 Woods, 14 Fenwick, 15 G.A. Stevens, 16 Reid, 17 Steven, 18 Hodge, 19 Barnes, 20 Beardsley, 21 Dixon, 22 Bailey, CT: Bo. Robson
Coppa del Mondo FIFA 1990
Shilton, 2 M.G. Stevens, 3 Pearce, 4 Webb, 5 Walker, 6 Butcher, 7 Br. Robson, 8 Waddle, 9 Beardsley, 10 Lineker, 11 Barnes, 12 Parker, 13 Woods, 14 Wright, 15 Dorigo, 16 McMahon, 17 Platt, 18 Hodge, 19 Gascoigne, 20 Steven, 21 Bull, 22 Beasant, CT: Bo. Robson
Coppa del Mondo FIFA 1998
Seaman, 2 Campbell, 3 Le Saux, 4 Ince, 5 Adams, 6 Southgate, 7 Beckham, 8 Batty, 9 Shearer, 10 Sheringham, 11 McManaman, 12 Neville, 13 Martyn, 14 Anderton, 15 Merson, 16 Scholes, 17 Lee, 18 Keown, 19 L. Ferdinand, 20 Owen, 21 R. Ferdinand, 22 Flowers, CT: Hoddle
Coppa del Mondo FIFA 2002
Seaman, 2 Mills, 3 A. Cole, 4 Sinclair, 5 Ferdinand, 6 Campbell, 7 Beckham, 8 Scholes, 9 Fowler, 10 Owen, 11 Heskey, 12 Brown, 13 Martyn, 14 Bridge, 15 Keown, 16 Southgate, 17 Sheringham, 18 Hargreaves, 19 J. Cole, 20 Vassell, 21 Butt, 22 James, 23 Dyer, CT: Eriksson
Coppa del Mondo FIFA 2006
Robinson, 2 G. Neville, 3 A. Cole, 4 Gerrard, 5 Ferdinand, 6 Terry, 7 Beckham, 8 Lampard, 9 Rooney, 10 Owen, 11 J. Cole, 12 Campbell, 13 James, 14 Bridge, 15 Carragher, 16 Hargreaves, 17 Jenas, 18 Carrick, 19 Lennon, 20 Downing, 21 Crouch, 22 Carson, 23 Walcott, CT: Eriksson
Coppa del Mondo FIFA 2010
James, 2 Johnson, 3 A. Cole, 4 Gerrard, 5 Dawson, 6 Terry, 7 Lennon, 8 Lampard, 9 Crouch, 10 Rooney, 11 J. Cole, 12 Green, 13 Warnock, 14 Barry, 15 Upson, 16 Milner, 17 Wright-Phillips, 18 Carragher, 19 Defoe, 20 King, 21 Heskey, 22 Carrick, 23 Hart, CT: Capello
Coppa del Mondo FIFA 2014
Hart, 2 Johnson, 3 Baines, 4 Gerrard, 5 Cahill, 6 Jagielka, 7 Wilshere, 8 Lampard, 9 Sturridge, 10 Rooney, 11 Welbeck, 12 Smalling, 13 Foster, 14 Henderson, 15 Oxlade-Chamberlain, 16 Jones, 17 Milner, 18 Lambert, 19 Sterling, 20 Lallana, 21 Barkley, 22 Forster, 23 Shaw, CT: Hodgson

Europei[modifica | modifica wikitesto]

Campionato d’Europa UEFA 1968
Banks, 2 Newton, 3 Wilson, 4 Mullery, 5 Labone, 6 Moore, 7 Ball, 8 Hunt, 9 B. Charlton, 10 Hurst, 11 Peters, 12 Stepney, 13 West, 14 Knowles, 15 J. Charlton, 16 Wright, 17 Stiles, 18 Summerbee, 19 Hunter, 20 Bell, 21 Greaves, 22 Thompson, CT: Ramsey
Campionato d'Europa UEFA 1980
Clemence, 2 Neal, 3 Sansom, 4 Thompson, 5 Watson, 6 Wilkins, 7 Keegan, 8 Coppell, 9 Johnson, 10 Brooking, 11 Woodcock, 12 Anderson, 13 Shilton, 14 Cherry, 15 E. Hughes, 16 Mills, 17 McDermott, 18 R. Kennedy, 19 Hoddle, 20 Mariner, 21 Birtles, 22 Corrigan, CT: Greenwood
Campionato d'Europa UEFA 1988
Shilton, 2 M.G. Stevens, 3 Sansom, 4 Webb, 5 Watson, 6 Adams, 7 Br. Robson, 8 Steven, 9 Beardsley, 10 Lineker, 11 Barnes, 12 Waddle, 13 Woods, 14 Anderson, 15 McMahon, 16 Reid, 17 Hoddle, 18 Hateley, 19 Wright, 20 Dorigo, CT: Bo. Robson
Campionato d'Europa UEFA 1992
Woods, 2 Curle, 3 Pearce, 4 Keown, 5 Walker, 6 Wright, 7 Platt, 8 Steven, 9 Clough, 10 Lineker, 11 Sinton, 12 Palmer, 13 Martyn, 14 Dorigo, 15 Webb, 16 Merson, 17 A. Smith, 18 Daley, 19 Batty, 20 Shearer, CT: Taylor
Campionato d'Europa UEFA 1996
Seaman, 2 G. Neville, 3 Pearce, 4 Ince, 5 Adams, 6 Southgate, 7 Platt, 8 Gascoigne, 9 Shearer, 10 Sheringham, 11 Anderton, 12 Howey, 13 Flowers, 14 Barmby, 15 Redknapp, 16 Campbell, 17 McManaman, 18 Ferdinand, 19 P. Neville, 20 Stone, 21 Fowler, 22 Walker, CT: Venables
Campionato d’Europa UEFA 2000
Seaman, 2 G. Neville, 3 P. Neville, 4 Campbell, 5 Adams, 6 Keown, 7 Beckham, 8 Scholes, 9 Shearer, 10 Owen, 11 McManaman, 12 Southgate, 13 Martyn, 14 Ince, 15 Barry, 16 Gerrard, 17 Wise, 18 Barmby, 19 Heskey, 20 Phillips, 21 Fowler, 22 Wright, CT: Keegan
Campionato d’Europa UEFA 2004
James, 2 G. Neville, 3 A. Cole, 4 Gerrard, 5 Terry, 6 Campbell, 7 Beckham, 8 Scholes, 9 Rooney, 10 Owen, 11 Lampard, 12 Bridge, 13 Robinson, 14 P. Neville, 15 King, 16 Carragher, 17 Butt, 18 Hargreaves, 19 J. Cole, 20 Dyer, 21 Heskey, 22 Walker, 23 Vassell, CT: Eriksson
Campionato d’Europa UEFA 2012
Hart, 2 Johnson, 3 Cole, 4 Gerrard, 5 Kelly, 6 Terry, 7 Walcott, 8 Henderson, 9 Carroll, 10 Rooney, 11 Young, 12 Baines, 13 Green, 14 Jones, 15 Lescott, 16 Milner, 17 Parker, 18 Jagielka, 19 Downing, 20 Oxlade-Chamberlain, 21 Defoe, 22 Welbeck, 23 Butland, CT: Hodgson
Campionato d’Europa UEFA 2016
Hart, 2 Walker, 3 Rose, 4 Milner, 5 Cahill, 6 Smalling, 7 Sterling, 8 Lallana, 9 Kane, 10 Rooney, 11 Vardy, 12 Clyne, 13 Forster, 14 Henderson, 15 Sturridge, 16 Stones, 17 Dier, 18 Wilshere, 19 Barkley, 20 Alli, 21 Bertrand, 22 Rashford, 23 Heaton, CT: Hodgson

Taça das Nações[modifica | modifica wikitesto]

Taça das Nações 1964
Banks, P Waiters, D Armfield, D Cohen, D Moore, D Norman, D Thomson, D Wilson, C Eastham, C Flowers, C Milne, C Mullery, C Paine, C Thompson, A Byrne, A Charlton, A Greaves, A Hunt, A Pickering, CT: Ramsey

Rosa attuale[modifica | modifica wikitesto]

Lista dei 26 giocatori convocati da Gareth Southgate per le partite amichevoli contro Germania e Brasile in programma il 10 e 14 novembre 2017.

Presenze e reti aggiornate al 8 ottobre 2017.

N. Pos. Giocatore Data nascita (età) Pres. Reti Squadra
P Joe Hart 19 aprile 1987 (31 anni) 75 0 Inghilterra West Ham United
P Jack Butland 10 marzo 1993 (25 anni) 6 0 Inghilterra Stoke City
P Jordan Pickford 7 marzo 1994 (24 anni) 1 0 Inghilterra Everton
D Gary Cahill 19 dicembre 1985 (32 anni) 58 4 Inghilterra Chelsea
D Kyle Walker 28 maggio 1990 (27 anni) 32 0 Inghilterra Manchester City
D Phil Jones 21 febbraio 1992 (26 anni) 24 0 Inghilterra Manchester Utd
D John Stones 28 maggio 1994 (23 anni) 22 0 Inghilterra Manchester City
D Ryan Bertrand 5 agosto 1989 (28 anni) 19 1 Inghilterra Southampton
D Danny Rose 2 luglio 1990 (27 anni) 14 0 Inghilterra Tottenham Hotspur
D Michael Keane 11 gennaio 1993 (25 anni) 4 0 Inghilterra Everton
D Kieran Trippier 19 settembre 1990 (27 anni) 3 0 Inghilterra Tottenham Hotspur
D Harry Maguire 5 marzo 1993 (25 anni) 3 0 Inghilterra Leicester City
D Joe Gomez 23 marzo 1997 (21 anni) 3 0 Inghilterra Liverpool
C Jordan Henderson 17 giugno 1990 (27 anni) 36 0 Inghilterra Liverpool
C Raheem Sterling 8 dicembre 1994 (23 anni) 35 2 Inghilterra Manchester City
C Ashley Young 9 luglio 1985 (32 anni) 31 7 Inghilterra Manchester Utd
C Eric Dier 15 gennaio 1994 (24 anni) 23 3 Inghilterra Tottenham Hotspur
C Fabian Delph 21 novembre 1989 (28 anni) 9 0 Inghilterra Manchester City
C Jesse Lingard 15 dicembre 1992 (25 anni) 8 0 Inghilterra Manchester Utd
C Jake Livermore 14 novembre 1989 (28 anni) 7 0 Inghilterra West Bromwich
C Harry Winks 2 febbraio 1996 (22 anni) 1 0 Inghilterra Tottenham Hotspur
C Ruben Loftus-Cheek 23 gennaio 1996 (22 anni) 3 0 Inghilterra Crystal Palace
A Jamie Vardy 11 gennaio 1987 (31 anni) 19 6 Inghilterra Leicester City
A Marcus Rashford 31 ottobre 1997 (20 anni) 15 2 Inghilterra Manchester Utd
A Tammy Abraham 2 ottobre 1997 (20 anni) 2 0 Inghilterra Swansea City
A Dominic Solanke 14 settembre 1994 (23 anni) 1 0 Inghilterra Liverpool

Record individuali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Calciatori della Nazionale inglese.

Dati aggiornati al 27 giugno 2016.

Nota: in grassetto i giocatori tuttora in attività
Record presenze
# Giocatore Periodo Pres. Reti

1

Peter Shilton 1970-1990 125 0

2

Wayne Rooney 2003-2017 119 53

3

David Beckham 1996-2009 115 17

4

Steven Gerrard 2000-2014 114 21

5

Bobby Moore 1962-1973 108 2

6

Ashley Cole 2001-2014 107 0

7

Frank Lampard 1999-2014 106 29

7

Bobby Charlton 1958-1970 106 49

9

Billy Wright 1946-1959 105 3

10

Bryan Robson 1980-1991 90 26
Record reti
# Giocatore Periodo Reti Pres. Reti/pr.

1

Wayne Rooney 2003-2017 53 119 0,45

2

Bobby Charlton 1958-1970 49 106 0,46

3

Gary Lineker 1984-1992 48 80 0,6

4

Jimmy Greaves 1959-1967 44 57 0,77

5

Michael Owen 1998-2008 40 89 0,45

6

Nat Lofthouse 1950-1958 30 33 0,91

6

Alan Shearer 1992-2000 30 63 0,48

6

Tom Finney 1946-1958 30 76 0,39

9

Vivian Woodward 1903-1911 29 23 1,26

9

Frank Lampard 1999-2014 29 106 0,27

Commissari tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Men's Ranking, su fifa.com, 15 marzo 2018.
  2. ^ L'Inghilterra non vince mai, su ilpost.it, 28 giugno 2016.
  3. ^ * RSSSF. Dati e statistiche
  4. ^ * Giovanni Armillotta. Come Fifa comanda. «I Quaderni speciali di Limes», n.2 - 2005
  5. ^ Inghilterra-Argentina Archiviato il 19 gennaio 2008 in Internet Archive.
  6. ^ I goal di Inghilterra-Germania 4-2
  7. ^ Leonardo Coen, Quella regale inferiorità, in la Repubblica, 8 giugno 1986, p. 22.
  8. ^ Lineker tre gol, Inghilterra salva, in la Repubblica, 12 giugno 1986, p. 18.
  9. ^ Lineker colpisce ancora, in la Repubblica, 19 giugno 1986, p. 19.
  10. ^ Bruno Perucca, Maradona trafigge gli inglesi, in La Stampa, 23 giugno 1986, p. 16.
  11. ^ "Abbiamo avuto un po' di fortuna", in la Repubblica, 16 giugno 1988, p. 26.
  12. ^ Inghilterra, largo successo sulla Polonia, in la Repubblica, 4 giugno 1989, p. 32.
  13. ^ Fulvio Bianchi, Va l'Inghilterra ma è brutta..., in la Repubblica, 22 giugno 1990, p. 5.
  14. ^ Gianni Mura, Platt, un gol prima dei rigori, in la Repubblica, 27 giugno 1990, p. 9.
  15. ^ Carlo Coscia, Inghilterra-thrilling, salvata da due rigori, in La Stampa, 2 luglio 1990, p. 10.
  16. ^ Mario Sconcerti, L'Italia chiude bene la sua avventura, in la Repubblica, 8 luglio 1990, p. 2.
  17. ^ Licia Granello, Fuori Francia e Inghilterra, in la Repubblica, 18 giugno 1992, p. 25.
  18. ^ Fabrizio Bocca, Inghilterra ormai fuori, in la Repubblica, 14 ottobre 1993, p. 27.
  19. ^ Fulvio Bianchi, Olanda umiliata, Kluivert la salva, in la Repubblica, 19 giugno 1996, p. 43.
  20. ^ Corrado Sannucci, Southgate sbaglia decide Moeller, in la Repubblica, 27 giugno 1996, p. 45.
  21. ^ Gianni Mura, Nessuno è super l'Italia può farcela, su repubblica.it, 1º luglio 1998.
  22. ^ Giancarlo Galavotti e Carlo Laudisa, Owen bambino prodigio ha stupito il mondo, in La Gazzetta dello Sport, 2 luglio 1998.
  23. ^ a b Tuttocalcio 7 ottobre, su www2.raisport.rai.it, 8 ottobre 2000.
  24. ^ Eriksson, ct inglese, su www2.raisport.rai.it, 31 ottobre 2000.
  25. ^ Giancarlo Galavotti, Pierfrancesco Archetti e Marco Degli Innocenti, L'Inghilterra travolge la Germania, in La Gazzetta dello Sport, 2 settembre 2001.
  26. ^ Alessandro Tommasi, Che spavento per l'Inghilterra ma Beckham fa il miracolo, in la Repubblica, 7 ottobre 2001, p. 45.
  27. ^ Paolo Prestisimone, Argentina e Francia sono già in pole position, su repubblica.it, 7 ottobre 2001.
  28. ^ Luca Calamai, Manlio Gasparotto e Fabio Licari, INGHILTERRA-ITALIA 1-2, in La Gazzetta dello Sport, 28 marzo 2002.
  29. ^ Andrea Di Nicola, L'Inghilterra si riscatta battuta l'Argentina, su repubblica.it, 7 giugno 2002.
  30. ^ Massimo Vincenzi, Inghilterra a casa Brasile in semifinale, 21 giugno 2002.
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  86. ^ Come da regolamento FIFA vengono considerate le sole edizioni comprese tra il 1908 ed il 1948 in quanto sono le uniche ad essere state disputate dalle Nazionali maggiori. Per maggiori informazioni si invita a visionare questa pagina.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Armillotta. Come Fifa comanda. «I Quaderni speciali di Limes», n. 2 - 2005
  • Antonio Papa, Guido Panico. Storia sociale del calcio in Italia dai club dei pionieri alla nazione sportiva (1887-1945), Il Mulino, Bologna 1993, ISBN 88-15-08764-8.

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