Nazionale di calcio dell'Uruguay

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Uruguay Uruguay
Campione del Sud America in carica Campione del Sud America in carica
Stemma
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Sport Football pictogram.svg Calcio
Federazione Asociación Uruguaya de Fútbol
Codice FIFA URU[1]
Soprannome La celeste o La Olimpica
Selezionatore Uruguay Óscar Tabárez
Record presenze Diego Forlán (107)
Capocannoniere Luis Suárez (39)
Ranking FIFA 12º (Luglio 2013)
Esordio internazionale
Uruguay Uruguay 0 - 6 Argentina Argentina
Montevideo, Uruguay; 20 luglio 1902
Migliore vittoria
Uruguay Uruguay 9 - 0 Bolivia Bolivia
Lima, Perù; 9 novembre 1927
Peggiore sconfitta
Uruguay Uruguay 0 - 6 Argentina Argentina
Montevideo, Uruguay; 20 luglio 1902
Campionato del mondo
Partecipazioni 12 (esordio: 1930)
Miglior risultato Campioni nel 1930, 1950
Copa América
Partecipazioni 41 (esordio: 1916)
Miglior risultato Campioni nel 1916, 1917, 1920, 1923, 1924, 1926, 1935, 1942, 1956, 1959, 1967, 1983, 1987, 1995, 2011
Confederations Cup
Partecipazioni 2 (esordio: 1997)
Miglior risultato Quarto posto nel 1997, 2013

La Nazionale di calcio uruguaiana è la rappresentativa calcistica dell'Uruguay ed è posta sotto l'egida dell'Asociación Uruguaya de Fútbol.

È una delle principali selezioni nazionali della storia del calcio, la prima ad organizzare e vincere un campionato mondiale di calcio. I migliori risultati sono stati ottenuti tra gli anni venti e gli anni cinquanta del XX secolo, quando vinse due mondiali e due medaglie d'oro olimpiche, oltre a svariati titoli continentali. Nel 2010 ha chiuso il mondiale sudafricano al quarto posto, risultato che non raggiungeva da quarant'anni. Nel 2011 ha vinto la Coppa America sedici anni dopo l'ultima volta.

Nel palmarès della nazionale uruguaiana vi sono due Coppe del mondo, quindici Coppe America (record assoluto), due medaglie d'oro olimpiche e il Mundialito disputato a Montevideo tra il 1980 e il 1981. Nelle due Confederations Cup a cui ha partecipato, nel 1997 e nel 2013, ha concluso al quarto posto.

A luglio 2013 l'Uruguay occupa il 12º posto nella classifica mondiale della FIFA[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli albori[modifica | modifica sorgente]

Buenos Aires, 13 settembre 1903. Le nazionali di Uruguay e Argentina posano per una foto di gruppo prima dell'amichevole in programma quel giorno: vincerà l'Uruguay per 3-2 e per la futura Celeste sarà la prima vittoria della sua storia.

Gli esordi della Nazionale uruguaiana coincidono con l'inizio della storia del calcio internazionale in Sudamerica. Nel 1901, per la prima volta in America latina (e anche nel mondo, al di fuori delle Isole britanniche)[3], si affrontano due Nazionali: il 16 maggio l'Uruguay sfida l'Argentina, che si impone di misura (2-3). La prima partita ufficiale per l'Uruguay è Uruguay-Argentina, giocata il 20 luglio 1902 a Montevideo.[4]

Negli anni a seguire le sfide con la selezione albiceleste sarebbero state numerosissime, dando vita a quella fiera rivalità che avrebbe sempre diviso le due nazionali: teatro dei confronti tra Uruguay e Argentina sono soprattutto la Copa Lipton e la Copa Newton, contese tra le due selezioni rispettivamente dal 1905 e dal 1906. Quando nel 1916 si disputa per la prima volta la Coppa America, l'Uruguay ha all'attivo 35 partite giocate, di cui 34 contro gli argentini. La sola gara fino ad allora disputata contro una squadra diversa era stato l'incontro della Copa Centenario Revolución de Mayo contro il Cile, giocatosi il 2 maggio 1910 a Buenos Aires e vinto 3-0 dalla Celeste[5].

I primi titoli internazionali[modifica | modifica sorgente]

L'Uruguay vincitore del Campeonato Sudamericano del 1917. In piedi da sinistra a destra: Pacheco, Vanzzino, Saporiti, Rodríguez, Varela, Foglino e l'allenatore Platero. Accosciati: Pérez, H. Scarone, Romano, C. Scarone e Somma.

Gli anni dieci del XX secolo portano notevoli progressi nel panorama calcistico in Uruguay. Il campionato nazionale è ancora dilettantistico, ma i maggiori club uruguaiani dell'epoca (Montevideo Wanderers, River Plate, Nacional e C.U.R.C.C., il futuro Peñarol) già arricchiscono le proprie file di giocatori di spicco. Calciatori come Alfredo Foglino, Isabelino Gradín, José Piendibene e Ángel Romano (tanto per citarne alcuni), nomi divenuti leggendari nella storia del calcio uruguaiano, andranno a formare l'ossatura della Celeste, che nel 1916 gioca il suo primo grande torneo internazionale.

Quell'anno la CONMEBOL organizza la prima edizione della Coppa America (che all'epoca prende il nome di "Campeonato Sudamericano de Football") in Argentina. Vi prendono parte le nazionali delle quattro federazioni all'epoca affiliate alla CONMEBOL, cioè Uruguay, Argentina, Brasile e Cile. L'Uruguay, guidato dall'allenatore-giocatore Foglino, esordisce con un sonante 4-0 ai danni del Cile, grazie alle doppiette di Gradín e di Piendibene. Sconfigge quindi il Brasile 2-1 (gol di Gradín e di Tognola), per poi amministrare il vantaggio di 1 punto in classifica sull'Argentina (che aveva battuto i cileni, ma pareggiato coi brasiliani) con uno 0-0. Si tratta del primo grande successo della Celeste, oltretutto ottenuto in casa della grande rivale Argentina.

L'anno dopo l'Uruguay viene incaricato di ospitare l'edizione 1917 del Campeonato Sudamericano de Football. La Celeste, passata ora sotto la guida di Ramón Platero, può contare sulla classe di Romano e dei fratelli Carlos ed Héctor Scarone e vince nettamente il torneo, battendo le avversarie (le solite di un anno prima) e chiudendo prima con 3 vittorie su 3 e 9 goal fatti contro nessuno subito.

I due successi consecutivi elevano l'Uruguay al rango di grande potenza calcistica sudamericana. Due anni dopo, nel 1919, la Celeste sfiora il terzo trionfo consecutivo in Brasile, ma viene superata dai padroni di casa nello spareggio, dopo ben 4 tempi supplementari.

I gloriosi anni venti[modifica | modifica sorgente]

L'Uruguay campione sudamericano nel 1920.

La seconda decade del novecento si apre con un nuovo successo della Celeste. Nel 1920 il Cile organizza la quarta edizione del Campeonato Sudamericano de Football e l'Uruguay si presenta nuovamente come grande favorita. La Celeste, che nel frattempo si è arricchita anche dell'estro della giovane ala José Pérez, impatta all'esordio 1-1 contro l'Argentina, ma poi si impone sul Brasile, infliggendo alla Seleção quella che tutt'oggi rimane la più pesante sconfitta nella sua storia: un perentorio 6-0. L'Uruguay non è ancora sazio e nella terza ed ultima partita supera per 2-1 i padroni di casa del Cile. Il successo vale il primo posto e la terza vittoria continentale.

Nel Campeonato Sudamericano de Football 1921 è l'Argentina a vincere il torneo. Nell'edizione del 1922 in Brasile, l'Uruguay abbandona per protesta il torneo, accusando (insieme al Paraguay, che rimane) gli arbitri di favorire la marcia della Nazionale brasiliana,[senza fonte] che alla fine si laurea campione.

Il riscatto della Celeste arriva però ben presto. Nel 1923 il Campeonato torna in Uruguay. La Celeste, allenata da Leonardo De Lucca, si è nel frattempo arricchita di grandi campioni che la renderanno una delle nazionali più forti di sempre: Pedro Cea, Andrés Mazali, Pedro Petrone, José Nasazzi e José Leandro Andrade, unitamente al veterano Héctor Scarone. Essi costituirano la base di una squadra destinata a dominare, negli anni seguenti, il calcio sudamericano e mondiale. Il Campeonato Sudamericano de Football 1923 è un monologo dei padroni di casa, che vincono nuovamente tutte le partite e si aggiudicano il trofeo per la quarta volta nella loro storia.

Il successo continentale dà inoltre all'Uruguay il visto per giocare la sua prima grande rassegna del calcio mondiale, il torneo di calcio ai Giochi olimpici di Parigi 1924. Se a livello continentale la Celeste è all'epoca la massima potenza calcistica, nel resto del mondo, specie nella vecchia Europa, è pressoché sconosciuta. Grande è, dunque, l'occasione per mostrare anche al mondo la classe dei giocatori uruguaiani.

Il primo titolo olimpico[modifica | modifica sorgente]

Olympic flag.svg
Calcio - Giochi della VIII Olimpiade - Parigi 1924
9 giugno 1924 - Stade olympique Yves-du-Manoir (Colombes), Parigi

Uruguay Uruguay - Svizzera Svizzera

3 - 0

Uruguay: Mazali; Nasazzi (C), Arispe, Andrade, Vidal; Ghierra, Urdinarán, Scarone, Petrone; Cea, Romano. Allenatore: Figoli.

Svizzera: Pulver; Reymond, Ramseyer, Oberhauser, Schmiedlin (C); Pollitz, Ehrenbolger, Pache, Dietrich; Abegglen II, Fässler. Allenatore: Duckworth.

Arbitro: Slawick (Francia Francia)

Marcatori: 27' Petrone, 63' Cea, 81' Romano.

Spettatori: 41.000

Il primo problema per la nazionale uruguaiana, in vista del torneo olimpico del 1924, non è la levatura degli avversari d'oltreoceano, ma la mancanza di denaro. All'epoca i viaggi transoceanici si fanno in nave e sono assai costosi. Per di più i giocatori sono ancora dilettanti e scarsi sono i mezzi di cui le formazioni calcistiche dispongono, in un'epoca nella quale si gioca più che altro per passione ed amore di questo sport.

Nonostante la scarsezza di mezzi, l'AUF non vuole impedire ai propri calciatori di partecipare al torneo olimpico. Il maggiore sforzo lo fa Atilio Narancio, dirigente federale e delegato del Nacional, che costituisce un'ipoteca sulla propria casa per acquistare i biglietti per il viaggio in nave dall'Uruguay alla Spagna. Una volta arrivati qui, gli uruguaiani dovranno guadagnarsi il viaggio fino a Parigi, facendo tappa in varie città dove dovranno giocare e vincere contro rappresentative locali. La Celeste riesce nell'impresa (9 vittorie in altrettante gare disputate) e giunge a Parigi in tempo per l'apertura dei giochi[6].

La formula del torneo olimpico è semplice: un primo turno ad eliminazione diretta, poi ottavi, quarti di finale, semifinali e finali (per il bronzo e per l'oro). L'Uruguay dovrà giocare fin dal primo turno e viene abbinato alla Jugoslavia, una delle più forti selezioni europee del tempo. Gli slavi godono dei favori del pronostico, ma per non rischiare brutte sorprese inviano alcuni osservatori a "spiare" l'Uruguay in allenamento. Tuttavia i calciatori uruguaiani se ne accorgono e iniziano a fingere di commettere errori clamorosi, sbagliando passaggi, scontrandosi tra sé e calciando malamente il pallone. Gli osservatori se ne vanno soddisfatti già dopo pochi minuti: «Fanno tenerezza, questi poveri ragazzi venuti da tanto lontano», riferiranno al loro ritorno all'allenatore slavo[7].

José Leandro Andrade, leader della nazionale uruguaiana tra gli anni '20 e gli anni '30

Lo storico esordio della Celeste (guidata ora da Ernesto Figoli) al torneo olimpico di calcio va in scena il 26 maggio allo Stade olympique Yves-du-Manoir (meglio noto come "Colombes") di Parigi. Prima della partita si concretizza l'ennesima prova della scarsa reputazione dell'Uruguay in Europa: sul pennone la bandiera nazionale viene issata al contrario, mentre la banda suona addirittura l'inno brasiliano[8], suscitando ovvie riprovazioni tra i membri della spedizione olimpica uruguaiana. I calciatori della Celeste, tuttavia, non si scompongono e in campo le cose vanno contrariamente ad ogni pronostico: l'Uruguay stravince contro la Jugoslavia con un pesantissimo 7-0.

Quattro giorni dopo, agli ottavi, anche gli Stati Uniti sono battuti (3-0), dando così all'Uruguay il lasciapassare per i quarti, dove la Celeste affronterà i padroni di casa della Francia. I transalpini sono tra i favoriti per l'oro, ma gli uruguaiani dimostrano di essere di tutt'altra pasta: Scarone, Petrone (autori di una doppietta ciascuno) e Romano fissano il punteggio su un nettissimo 5-1 per la Celeste.

In semifinale l'Uruguay supera 2-1 i Paesi Bassi, proiettandosi così in finale. Qui, il 9 giugno, la Celeste trova la Svizzera di Max Abegglen. Gli uruguaiani si dimostrano più forti degli elvetici: Petrone, Cea e Romano fissano il punteggio finale sul 3-0, che regala all'Uruguay la prima medaglia d'oro (e, in generale, la prima medaglia olimpica) della sua storia.

Mentre gli uruguaiani celebrano il trionfo, gli avversari sono increduli. Le contromosse per bloccare questa nuova potenza calcistica, capace di superare con tanta facilità le nazionali europee, partono anche da assunti poco veritieri. Ne danno la prova Inghilterra, Austria, Ungheria e Cecoslovacchia, che accusano l'Uruguay di essere stato in ritiro per oltre 2 mesi, sostenendo grosse spese e violando per questo il requisito, all'epoca fondamentale ai Giochi Olimpici, del dilettantismo. Le 4 nazionali suddette non parteciperanno per protesta alla successiva edizione del torneo olimpico di calcio, ma le loro accuse sono ingiuste: se il ritiro uruguaiano è durato così tanto, è stato per la lunga traversata oceanica; e lo stesso denaro speso è stato frutto delle gare disputate dall'Uruguay nel suo viaggio dalla Spagna a Parigi, senza le quali i sudamericani non avrebbero avuto i mezzi per raggiungere la capitale francese[9].

I nuovi successi continentali[modifica | modifica sorgente]

L'Uruguay campione sudamericano nel 1926. Da sinistra a destra, in piedi: Scarone, Fernández, Andrade, Urdinarán, Batignani e Vanzzino. Accosciati: Nasazzi, Recoba, Borjas, Castro e Saldombide.

Il 1924 non ha ancora finito di regalare successi alla Celeste. Dal 12 ottobre al 2 novembre l'Uruguay è di nuovo Paese organizzatore del Campeonato Sudamericano, anche se le spese di questa edizione sono a carico Paraguay (incaricato dell'organizzazione dalla CONMEBOL, ma privo delle infrastrutture necessarie). Gli uruguaiani, sulla cui panchina siede ora Ernesto Meliante, esordiscono con un netto 5-0 sul Cile, per poi battere 3-1 il Paraguay nella seconda partita. La Celeste giunge all'ultima sfida con un punto in più dell'Argentina e le basta un pareggio per vincere il titolo: il match si chiude sullo 0-0 e l'Uruguay fa suo il quinto titolo continentale.

L'anno seguente per la prima volta l'Uruguay non prende parte al Campeonato: pesanti dissidi interni all'AUF (degenerati addirittura nella creazione, a seguito della scissione da parte di 32 club, di un'altra federazione, la Federación Uruguaya de Fútbol) fanno bloccare il campionato e costringono il ritiro della nazionale dal torneo continentale.

L'Uruguay torna comunque nell'edizione 1926 in Cile, quando può contare sull'apporto di un altro grande della storia del calcio mondiale, Héctor Castro. El Manco sigla 6 goal nel torneo continentale e, insieme a Scarone (anch'egli autore di 6 goal), guida la Celeste nella sua marcia inarrestabile: 4 vittorie in altrettante partite e sesto titolo sudamericano.

Nella successiva edizione, nel 1927 in Perù, l'Uruguay trova una fiera avversaria nell'Argentina di Luna e Carricaberry. Le due nazionali giungono alla gara decisiva a pari punti e a 5 minuti dal termine pareggiano 2-2. All'85' un autogol del proprio difensore centrale Canavessi fa perdere l'Uruguay.

Fortunatamente per la Celeste, per il torneo di calcio alle Olimpiadi di Amsterdam 1928 il Sudamerica ha diritto a 3 posti, che vengono assegnati alle prime due classificate (Argentina, Uruguay), più ad un'altra squadra (Cile).

Il secondo titolo olimpico[modifica | modifica sorgente]

Olympic flag.svg
Calcio - Giochi della IX Olimpiade - Amsterdam 1928
13 giugno 1928 - Stadio Olimpico, Amsterdam (ripetizione)

Uruguay Uruguay - Argentina Argentina

2 - 1

Uruguay: Mazali; Nasazzi (C), Arispe, Andrade, Píriz; Gestido, Arremón, Scarone, Borjas; Cea, Figueroa. Allenatore: Giannoti.

Argentina: Bossio; Bidoglio, Paternoster, Medici, Monti (C); Evaristo, Carricaberry, Tarasconi, Ferreira; Perducca, Orsi. Allenatore: Lago Millán.

Arbitro: Mutters (Paesi Bassi Paesi Bassi)

Marcatori: 17' Figueroa, 28' Monti, 73' Scarone.

Spettatori: 28.113

Amsterdam, 10 giugno 1928. Foto di rito prima della finale del torneo olimpico di calcio tra Uruguay e Argentina: da sinistra il capitano uruguaiano Nasazzi, il guardalinee brasiliano (ma della federazione italiana) Gama, l'arbitro olandese Mutters, il guardalinee belga Langenus (che arbitrerà la finale mondiale del 1930) e il capitano argentino Monti (futuro azzurro). La partita finirà 1-1 e sarà ripetuta 3 giorni dopo.

La seconda avventura olimpica della Celeste, sulla cui panchina è nel frattempo giunto Primo Giannoti, prende avvio il 30 maggio 1928. Allo Stadio Olimpico di Amsterdam i primi avversari sono i Paesi Bassi padroni di casa: il fattore campo non basta ai tulipani, che vengono superati per 2-0 dall'Uruguay.

Il 3 giugno la Celeste estromette nei quarti la Germania (4-1), mentre in semifinale, quattro giorni dopo, è l'Italia a cadere di fronte ai sudamericani. Gli azzurri riescono a segnare due goal con Baloncieri e Levratto, ma Cea, Campolo e Scarone fissano il punteggio sul 3-2 che porta la Celeste alla sua seconda finale olimpica consecutiva.

Ad attendere l'Uruguay nella finalissima del 10 giugno c'è proprio la grande rivale Argentina. In una delle più avvicenti e combattute finali olimpiche di sempre, l'Uruguay prende l'iniziativa e nel primo tempo va in goal con Petrone. Nella ripresa tuttavia l'Argentina ritrova il pari con Ferreira, costringendo così la finale ad essere decisa ai supplementari. Il risultato però non si sblocca neanche qui e la gara viene ripetuta 3 giorni dopo, il 13 giugno. Le squadre hanno sulle gambe i 120 minuti della prima sfida, ma nessuna vuole perdere: la ripetizione si apre all'insegna dei goal, con l'uruguaiano Figueroa e l'argentino Monti (futuro azzurro) che fissano il punteggio sull'1-1. Nel secondo tempo entra in scena Scarone, che batte Bossio e regala all'Uruguay il 2-1 finale e la seconda medaglia d'oro olimpica. L'Uruguay rimarrà l'unica nazionale sudamericana ad aver vinto l'oro olimpico per 76 anni (dal 1928 al 2004), prima che l'Argentina vincesse ad Atene con la Nazionale olimpica, successo ripetuto nel 2008 a Pechino. La nazionale uruguaiana è tornata a partecipare, con la Nazionale olimpica, alle olimpiadi di Londra 2012, dopo 84 anni di assenza.

Il trionfo consolida la supremazia mondiale della Celeste, ma non è ancora finita: due anni dopo l'Uruguay conquisterà il titolo più importante della sua storia calcistica, la Coppa del Mondo.

Il primo titolo mondiale[modifica | modifica sorgente]

L'Uruguay campione del mondo 1930. In piedi da sinistra a destra: Gestido, Nasazzi, Ballesteros, Mascheroni, Andrade, Fernández. Accosciati: Dorado, Scarone, Castro, Cea, Iriarte

Già nello stesso 1928, la FIFA decide l'istituzione del Campionato del mondo di calcio e, l'anno dopo, affida l'organizzazione della prima edizione, in programma nel 1930, proprio all'Uruguay.

Campionato mondiale di calcio 1930
30 luglio 1930 - Estadio Centenario, Montevideo

Uruguay Uruguay - Argentina Argentina

4 - 2

Uruguay: Ballesteros; Nasazzi (C), Mascheroni; Andrade, Fernández, Gestido; Dorado, Scarone, Castro, Cea, Iriarte. Allenatore: Suppici.

Argentina: Botasso; Della Torre, Paternoster; J. Evaristo, Monti, Suárez; Peucelle, Varallo, Stábile, Ferreira (C), M. Evaristo. Allenatore: Olazar.

Arbitro: Langenus (Belgio Belgio)

Marcatori: 12' Dorado, 20' Peucelle, 37' Stábile, 57' Cea, 68' Iriarte, 89' Castro.

Spettatori: 93.000

Il Paese sudamericano costruisce per l'occasione lo Stadio del Centenario, all'epoca capace di ospitare oltre 100.000 spettatori. L'Uruguay, guidato da Alberto Horacio Suppici, è inserito nel terzo dei quattro gironi iniziali e il 18 luglio esordisce contro il Perù: Castro è il protagonista del giorno, segnando il goal partita (vinta 1-0 dall'Uruguay), il primo realizzato dalla Celeste al Centenario.

Tre giorni dopo l'Uruguay torna in campo contro la Romania. La sfida è decisiva per vincere il girone e passare il turno: la giovane ala destra Dorado e i bomber Scarone, Anselmo e Cea permettono alla Celeste di imporsi senza problemi con un perentorio 4-0.

In semifinale l'Uruguay ritrova la Jugoslavia che stavolta ha imparato la lezione di 6 anni prima e affronta la Celeste con la massima attenzione. Al 4' Sekulić porta in vantaggio gli slavi, ma è solo un'illusione: una tripletta di Cea, una doppietta di Anselmo e un goal di Iriarte fissano il punteggio sul definitivo 6-1 per i padroni di casa.

La finale si disputa il 3 luglio al Centenario e di fronte all'Uruguay c'è, manco a dirlo, l'Argentina. La partita, oltre che per l'elevata posta in palio, è sentitissima anche per la rivalità tra le due nazionali rioplatensi: così, mentre l'arbitro belga Langenus pretende un'assicurazione sulla vita in favore della propria famiglia e una nave pronta a salpare per l'Europa entro un'ora dal fischio finale[10], l'attaccante uruguaiano Anselmo, tra i più attesi alla vigilia, scappa dallo stadio, colpito da un attacco di panico[11]. La gara si accende già al 12' minuto, quando Dorado porta in vantaggio l'Uruguay, beffando il portiere argentino Botasso con un tiro che gli passa sotto le gambe. L'Argentina reagisce e a metà primo tempo ribalta il punteggio con Peucelle e Stábile. Il primo tempo si chiude con l'Argentina avanti 2-1, ma nella ripresa l'Uruguay è trasformato. Guidato dal suo leader José Leandro Andrade, l'Uruguay coglie il pari al 57' con Cea, portandosi in vantaggio 11 minuti dopo con Iriarte. A 1 minuto dalla fine Castro realizza il 4-2 finale che issa l'Uruguay sul tetto del mondo.

I nuovi trionfi e la crisi degli anni quaranta[modifica | modifica sorgente]

Severino Varela (qui con la maglia del Peñarol), tra i principali calciatori della nazionale uruguaiana nella seconda metà degli anni '30.

Subito dopo i mondiali del 1930, tra le federazioni calcistiche di Argentina e Uruguay i rapporti si raffreddano notevolmente. In particolare, gli argentini denunciano un clima intimidatorio che si sarebbe venuto a creare nei loro confronti, estrinsecatosi perfino con minacce di morte ai giocatori la notte prima della partita[12]. In ogni caso le tensioni che nella prima metà degli anni trenta infiammano i rapporti tra le due maggiori potenze calcistiche sudamericane rendono difficile il lavoro della CONMEBOL, che solo nel 1935 riesce ad organizzare una nuova edizione del Campeonato Sudamericano in Perù. La Celeste è di nuovo la grande favorita: pur avendo perduto parte dei campioni di 5 anni prima, è ancora guidata dal veterano Héctor Castro e tra gli innesti può contare sulla classe del giovane Aníbal Ciocca, stella, insieme a Castro, del Nacional di Montevideo, che in quegli anni domina il campionato uruguaiano. L'Uruguay esordisce con un successo di misura sui padroni di casa del Perù (1-0), poi rifila un 2-1 al Cile. Grande avversaria è di nuovo l'Argentina, che la Celeste incontra nella gara conclusiva: ambedue le nazionali sono a punteggio pieno, ma nella sfida decisiva al vecchio Estadio Nacional di Lima, l'Uruguay regola la questione già nel primo tempo. Castro, Toboada e Ciocca fissano il punteggio finale sul 3-0, che regala alla Celeste il settimo titolo continentale.

Gli anni a seguire, però, saranno sterili di successi per l'Uruguay. L'anno dopo non può difendere il titolo olimpico ai Giochi di Berlino (nel 1932 ai Giochi di Los Angeles non si era disputato il torneo calcistico), poiché, pur avendone pieno diritto (grazie alla vittoria del Campeonato Sudamericano de Football 1935), la federazione uruguaiana decide di non mandare la squadra per motivi economici[13].

L'argentino naturalizzato uruguaiano Atilio García (qui con la maglia del Nacional), tra i più prolifici attaccanti di tutti i tempi. Il suo impiego nel Campeonato Sudamericano 1945 non bastò, tuttavia, alla Celeste per vincere il titolo.

Analogo destino era accaduto due anni prima, nel 1934, in occasione dei mondiali italiani: l'AUF, per protesta contro la scarsa presenza delle nazionali europee ai mondiali disputati in Uruguay nel 1930, aveva deciso di non mandare la nazionale in Italia[14]: sarebbe stata l'unica volta nella storia del mondiale di calcio nella quale si registrava l'assenza della squadra campione in carica.

E pure nel 1938, in vista dei mondiali francesi, l'Uruguay non si presenterà ai nastri di partenza delle qualificazioni mondiali, rinviando ulteriormente il proprio ritorno al torneo iridato.

In Sudamerica le cose non vanno meglio. Dopo il Campeonato 1937 in Argentina, l'Uruguay sembra poter tornare al successo nell'edizione 1939 in Perù. Guidata dai goal di Severino Varela, l'Uruguay giunge a punteggio pieno all'ultima sfida, quella decisiva con i padroni di casa peruviani. Sulla carta non c'è confronto, ma il fattore campo stavolta gioca un ruolo decisivo: il Perù si impone a sorpresa per 2-1 e fa suo il trofeo continentale per la prima volta.

Nel 1941, nell'edizione in Cile, l'Uruguay fallisce nuovamente nel tentativo di riconquistare il Campeonato Sudamericano. La squadra è forte, con Severino e Obdulio Varela, Gambetta, Porta e Rivero che formano l'ossatura della selezione allenata dalla vecchia gloria Pedro Cea. L'Uruguay perde una sola gara, quella contro l'Argentina (0-1) ma per la Celeste quel risultato risulterà decisivo.

Nel 1942 l'Uruguay torna ad organizzare il Campeonato Sudamericano. Stavolta la Celeste, che ripropone grosso modo la squadra di due anni prima, con l'aggiunta delle stelle del Nacional Zapirain, Paz e Ciocca, parte da grande favorita. Dopo l'esordio a valanga (6-1 sul Cile), l'Uruguay rifila 7 goal all'Ecuador e batte di misura (1-0) il Brasile. Liquida quindi Paraguay (3-1) e Perù (3-0), prima di giocarsi il titolo nell'ultima gara in programma. Questa va in scena il 7 febbraio e al Centenario di Montevideo si rinnova l'eterna lotta con l'Argentina: al 57' una stoccata di Zapirain dà all'Uruguay il trionfo, l'ottavo a livello continentale.

Il prosieguo degli anni quaranta, però, non porta nessun altro successo alla Celeste. Nelle tre edizioni seguenti del Campeonato, l'Uruguay non è più all'altezza dei fasti del passato, malgrado nel 1945 possa schierare il prolifico attaccante (argentino naturalizzato uruguaiano) del Nacional Atilio García, 8 volte capocannoniere della prima divisione uruguaiana. Ne approfitta l'Argentina, che vince 3 edizioni consecutive: l'ultima, quella del 1947, constente agli albicelesti lo storico sorpasso sull'Uruguay, essendosi aggiudicati per la nona volta il Campeonato.

Non va meglio nel 1949 in Brasile: la nazionale uruguaiana rimedia una nuova figuraccia, finendo il Campeonato addirittura al sesto posto. Il torneo viene vinto, seppur dopo uno spareggio contro il Paraguay, dalla Seleção padrona di casa, che si mostra fortissima e grande favorita in vista dei mondiali di calcio in programma per l'anno dopo proprio in Brasile.

Il secondo titolo mondiale[modifica | modifica sorgente]

Campionato mondiale di calcio 1950
16 luglio 1950 - Stadio Mário Filho (Maracanã), Rio de Janeiro

Uruguay Uruguay - Brasile Brasile

2 - 1

Uruguay: Máspoli; M. González, Tejera, Gambetta, Varela (C); Rodríguez Andrade, Ghiggia, Pérez, Míguez; Schiaffino, Morán. Allenatore: López Fontana.

Brasile: Barbosa; Augusto (C), Juvenal, Bauer, Danilo; Bigode, Friaça, Zizinho; Ademir; Jair, Chico. Allenatore: Flávio Costa.

Arbitro: Reader (Inghilterra Inghilterra)

Marcatori: 47' Friaça, 66' Schiaffino, 79' Ghiggia.

Spettatori: 174.000

Ai mondiali di Brasile 1950, l'Uruguay torna a calcare la scena del torneo iridato. La Celeste, allenata da Juan López Fontana, schiera un'ottima formazione, in cui spiccano il capitano Obdulio Varela, la punta Alcides Ghiggia e soprattutto il regista Juan Alberto Schiaffino.

Il cammino della Celeste al mondiale brasiliano inizia con un colpo di fortuna. L'Uruguay è, infatti, sorteggiato nel girone eliminatorio con Bolivia e Francia (quest'ultima invitata in sostituzione di Turchia e Scozia, qualificatesi e successivamente rinunciatarie), ma, dopo il sorteggio, i transalpini rinunciano a partecipare. Essendo ormai tardi per modificare la composizione dei gironi, il gruppo dell'Uruguay si riduce ad un'unica gara tra la Celeste e i modesti boliviani, che vengono agevolmente battuti per 8-0. L'Uruguay si guadagna così, con appena una partita, l'accesso al girone finale a quattro squadre, la cui vincitrice sarà campione del mondo (quella del 1950 fu, infatti, l'unica edizione della Coppa del Mondo in cui non fu disputata una finale).

L'Uruguay campione del mondo 1950. Da sinistra a destra, in piedi (esclusi i membri dello staff tecnico, vestiti di blu con lo stemma dell'AUF trapuntato sul petto): Varela, Tejera, Gambetta, M. González, Máspoli e Rodríguez Andrade. Accosciati: Ghiggia, Pérez, Míguez, Schiaffino e Morán. Il primo degli uomini dello staff da sinistra in piedi (tra Varela e Tejera) è l'allenatore Juan López Fontana.

Qui le avversarie sono la Spagna, la Svezia e il favoritissimo Brasile padrone di casa. L'Uruguay esordisce nel girone finale contro gli iberici il 9 luglio all'Estádio do Pacaembu di San Paolo, ma non riesce ad andare oltre il 2-2. Quattro giorni dopo, nello stesso impianto, si trova di fronte la Svezia: passata per due volte in svantaggio, la Celeste riesce a strappare una sofferta vittoria per 3-2, grazie al goal di Varela e alla doppietta di Míguez.

La gara finale del girone è in programma il 16 luglio al Maracanã di Rio de Janeiro e di fronte all'Uruguay c'è il lanciatissimo Brasile, che nelle precedenti sfide ha travolto sia la Svezia (7-1) che la Spagna (6-1). I 3 punti in classifica dell'Uruguay contro i 4 del Brasile consentono alla Celeste di poter ancora sperare, poiché in caso di vittoria scavalcherebbe in classifica la Seleção. Ma parlare di vittoria contro una squadra che pare invincibile come il Brasile suona come pura utopia: i brasiliani, cui basta un pareggio per conquistare il titolo mondiale, schierano grandi stelle del calibro di Ademir, Jair, Zizinho e Danilo, e sembrano destinati a travolgere anche la selezione uruguaiana. Tutto il Brasile è ormai certo del titolo mondiale e il primo tempo è in effetti appannaggio dei padroni di casa, che in apertura di ripresa trovano il goal con Friaça. L'Uruguay tuttavia non si scompone: al 66' Ghiggia, dopo una lunga corsa sulla fascia, salta un avversario e serve Schiaffino, che spiazza Barbosa. Il Brasile, anziché difendere il risultato, si riversa in attacco per cercare il goal, lasciando così la difesa scoperta ai contropiede uruguaiani. E al 79' l'imprevisto si compie: Ghiggia, servito da Pérez, si trova a tu per tu con Barbosa e lo batte con un fendente diagonale. La rete sarà decisiva: il Brasile non riesce a pareggiare e l'Uruguay scrive una delle pagine più clamorose della storia del calcio. Il capitano Varela alza la coppa del mondo in un clima surreale, in uno stadio ammutolito, simbolo di un Paese che ricorderà la clamorosa disfatta della propria nazionale come O Maracanaço, il Disastro del Maracanã.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disastro del Maracanã.

Gli anni cinquanta e l'inizio del declino[modifica | modifica sorgente]

Gli anni cinquanta si aprono con una nuova fase sterile di successi per la Celeste. Nel Campeonato Sudamericano 1953 l'Uruguay gioca un buon calcio, ma per appena un punto non riesce ad agguantare la prima posizione, insieme a Paraguay e Brasile, che gli avrebbe permesso di accedere allo spareggio per il titolo.

L'anno dopo la Celeste torna al mondiale, precisamente a quello di Svizzera 1954, dove è qualificata d'ufficio in quanto detentrice del titolo. L'Uruguay, che ripropone grosso modo la nazionale che 4 anni prima ha espugnato il Maracanã, supera agevolmente il primo turno, dove batte Cecoslovacchia (2-0) e Scozia (7-0). La vittoria del girone proietta la Celeste nei quarti, dove affronta l'Inghilterra: Borges, Varela, Schiaffino e Ambrois confezionano il 4-2 finale con cui l'Uruguay liquida i "maestri" inglesi. In semifinale l'Uruguay trova l'ostacolo più duro, la fortissima Ungheria di Puskás: i magiari vanno avanti di due goal già nel primo tempo, ma una doppietta di Hohberg nella ripresa riporta gli uruguaiani in gara. Nei supplementari l'Ungheria viene però fuori e una doppietta di Kocsis affonda la Celeste. La conclusione dell'avventura uruguaiana è resa ancor più amara dalla sconfitta (1-3) nella finale per il 3º posto ad opera dell'Austria.

L'anno dopo l'Uruguay fallisce nuovamente nel Campeonato Sudamericano (vinto ancora dall'Argentina), ma nell'edizione 1956 la Celeste torna finalmente sul tetto del calcio latino-americano. La rassegna continentale va in scena proprio in Uruguay e per i padroni di casa le chances di vittoria sono tante: le reti di Míguez ed Escalada sospingono l'Uruguay, che pareggia solo il match contro il Brasile e batte Paraguay (4-2), Perù (2-0), Cile (2-1) e Argentina (1-0).

Al nono trionfo non fanno però eco nuove vittorie. Nell'edizione 1957 del Campeonato Sudamericano la Celeste vince tutte le partite, tranne lo scontro diretto con l'Argentina di Maschio e Angelillo: alla fine l'Uruguay si piazza proprio a 2 punti dagli albicelesti.

Di lì a poco l'Uruguay conosce la prima umiliante eliminazione durante le qualificazioni ai mondiali. In vista di Svezia '58 viene inserito nel raggruppamento, sulla carta abbordabile, contro Paraguay e Colombia, ma toppa nelle trasferte: contro i cafeteros non va oltre l'1-1, mentre in Paraguay viene addirittura sommerso 5-0 dai blanquirrojos. Le due vittorie al Centenario sono ininfluenti: in Svezia vola il Paraguay e l'Uruguay deve vedere i mondiali in televisione.

Nel 1959 torna in scena il Campeonato Sudamericano, di cui in quell'anno si giocano addirittura due edizioni. La prima, svoltasi in Argentina, se la aggiudicano i padroni di casa, ma nella seconda, organizzata dall'Ecuador, la spunta l'Uruguay. La Celeste, che ha il suo uomo-goal in Mario Ludovico Bergara, fa in breve tempo il vuoto, vincendo matematicamente il suo decimo titolo già nove giorni prima dell'ultima giornata.

Gli anni sessanta[modifica | modifica sorgente]

Due anni dopo vanno in scena le qualificazioni per i mondiali cileni del 1962. Per il Sudamerica lo schema è alquanto semplice: solo 6 squadre sono in lizza, essendo Brasile e Cile sono già qualificati (rispettivamente come campione in carica e Paese ospitante). Le altre sudamericane sono divise in gironi da 2, che si risolveranno sul doppio confronto di andata e ritorno. L'Uruguay pesca la Bolivia e, nonostante la notevole differenza di valore tra le due squadre, fatica non poco per piegare la Verde: all'andata, all'Hernando Siles di La Paz, l'altitudine (oltre 3600 metri) fa faticare la Celeste, che passa in vantaggio a metà primo tempo con Luis Cubilla, ma viene raggiunta nella ripresa. Nel ritorno al Centenario l'Uruguay parte bene e chiude il primo tempo avanti per 2-0; nella ripresa, però, la Bolivia tenta il tutto per tutto, accorcia le distanze e sfiora ripetutamente il pareggio.

Luis Cubilla (qui con la maglia del River Plate), tra i principali attaccanti uruguaiani tra gli anni sessanta e gli anni settanta.

L'avventura al mondiale cileno si chiude presto per la Celeste. Sorteggiata nel gruppo A, dopo aver battuto 2-1 la Colombia all'esordio, perde contro Jugoslavia (1-3) e URSS (1-2): i 2 punti in classifica valgono solo il terzo posto, insufficiente per proseguire ai quarti di finale.

La successiva manifestazione in cui si cimenta l'Uruguay sarà nuovamente il mondiale. Nel 1963 infatti non partecipa all'edizione del Campeonato in Bolivia, soprattutto per i problemi legati all'altura.

I tifosi della Celeste rivedranno la propria nazionale in un torneo internazionale solo in occasione dei mondiali inglesi del 1966. Dopo aver agevolmente superato le qualificazioni contro Perù e Venezuela, l'Uruguay viene inserito nel gruppo A contro Inghilterra, Francia e Messico. La Celeste, allenata da Ondino Viera, ottiene all'esordio un preziosissimo 0-0 contro i padroni di casa inglesi a Wembley, merito soprattutto delle parate di Ladislao Mazurkiewicz. Batte quindi la Francia 2-1, per poi cogliere un nuovo 0-0, stavolta contro il Messico. I 4 punti in classifica regalano all'Uruguay il secondo posto e la qualificazione ai quarti contro la Germania Ovest. I tedeschi passano dopo appena 11 minuti con Haller, ma l'Uruguay resiste. I sudamericani cercano ripetutamente il pareggio, ma alla fine, esausti, crollano sotto i colpi della Germania Ovest, che con Beckenbauer, Seeler e nuovamente Haller chiude il match con un perentorio 4-0.

L'anno dopo torna il Campeonato Sudamericano, per l'ultima volta sotto questo nome. L'edizione 1967 viene ospitata proprio dall'Uruguay. La Celeste, nel frattempo passata sotto la guida di Juan Carlos Corazzo, si affida soprattutto su Mazurkiewicz, Oyarbide, Rocha e Urruzmendi per tornare al successo continentale. L'Uruguay parte bene e all'esordio batte con un secco 4-0 la Bolivia campione in carica, prima di superare il Venezuela con lo stesso punteggio. Al terzo incontro però rischia di compromettere il proprio cammino: contro il Cile infatti è solo 2-2, mentre l'Argentina viaggia a punteggio pieno. L'Uruguay vince 2-0 contro il Paraguay la gara seguente, ma nell'ultima sfida deve assolutamente battere l'Argentina, avanti di 1 punto in classifica. Gli albicelesti, cui basta il pareggio per vincere il torneo, si difendono e l'Uruguay inizia a disperare: ma al 74' Rocha trova la stoccata vincente che dà all'Uruguay l'undicesimo trionfo continentale.

Gli anni settanta[modifica | modifica sorgente]

Tre anni dopo l'Uruguay si rituffa in un'altra manifestazione internazionale, i mondiali di Messico 1970. La Celeste, allenata ora da Juan Hohberg, supera con relativa facilità il girone eliminatorio contro Cile ed Ecuador e si accomoda nel gruppo B della fase finale, contro Italia, Svezia e Israele. La selezione uruguaiana, che può schierare campioni del calibro di Mazurkiewicz, Espárrago e Cubilla, esordisce nel migliore dei modi, battendo 2-0 Israele. Nella seconda partita l'Italia di Gigi Riva è un ostacolo assai più duro e il punteggio finale è di 0-0. I 3 punti in classifica consentono comunque alla Celeste di guardare con ottimismo la sfida finale contro la Svezia, ma la gara contro gli scandinavi rischia di trasformarsi in una clamorosa disfatta: al 90' infatti Grahn sorprende Mazurkiewicz, e solo la miglior differenza reti salva l'Uruguay dall'eliminazione.

Una fase dell'incontro dei mondiali di Germania Ovest 1974 tra Uruguay e Bulgaria, finita 1-1: nell'immagine l'uruguaiano Pavoni (con i baffi) e il bulgaro Nikodimov.

Nei quarti la Celeste ha di fronte un ostacolo temibile, l'URSS, con cui va in scena una partita estenuante: sotto il sole di Città del Messico le due squadre chiudono i tempi regolamentari sullo 0-0, poi, a 3 minuti dallo scadere del secondo tempo supplementare, Espárrago trova di testa la rete che vale il ritorno in semifinale dopo 16 anni. Qui l'avversario è il più forte di tutti, il Brasile di Pelé, favoritissimo per la vittoria finale. Gli uruguaiani, che hanno pure nelle gambe i 120 minuti del match contro i sovietici, passano al 19' con Cubilla e resistono alla Seleção quasi per un tempo. Poi al 45' Clodoaldo pareggia i conti e nella ripresa Jairzinho e Rivelino chiudono la contesa sul 3-1 per il Brasile.

Nella finale per il 3º posto contro la Germania Ovest, i tedeschi la spuntano per 1-0 con gol di Overath. Mazurkiewicz viene votato dalla critica come miglior portiere del torneo.

Quattro anni dopo l'Uruguay torna al mondiale, disputato proprio in Germania Ovest. La Celeste denota già qualche difficoltà nelle qualificazioni, dove supera a fatica il raggruppamento contro Colombia ed Ecuador. Nella fase finale viene inserita nel gruppo C contro Paesi Bassi, Bulgaria e Svezia. Dopo la sconfitta iniziale contro i tulipani, l'Uruguay cerca di rifarsi nelle partite successive. Invece il pareggio per 1-1 contro la Bulgaria e la sconfitta per 0-3 contro la Svezia fanno sì che la Celeste concluda all'ultimo posto e la conseguente eliminazione al primo turno.

L'anno seguente torna la rassegna continentale sudamericana, che da questa edizione prende ufficialmente il nome di "Coppa America". Nessun Paese organizza questa edizione (né le due successive) e le partite si giocano tutte in sfide di andata e ritorno. L'Uruguay entra in gioco direttamente in semifinale, in quanto campione uscente, ma subisce una disfatta contro la Colombia, perdendo 0-3 fuori casa e non riuscendo a recuperare nel ritorno a Montevideo (solo 1-0).

Gli anni settanta proseguono con l'innesto di giocatori come Hugo de León e Waldemar Victorino. Nel 1978 la squadra non riesce a qualificarsi per i mondiali argentini, uscendo battuto nel girone contro Bolivia e Venezuela.

L'anno dopo in Coppa America l'Uruguay è inserito nel girone iniziale contro Ecuador e Paraguay. La sconfitta iniziale proprio contro l'Ecuador, l'avversario più debole, compromette il cammino della Celeste.

Il calcio uruguaiano vuole in fretta voltare pagina e chiudere la brutta decade degli anni settanta, la prima in cui la Celeste non sia riuscita a vincere nulla.

La ripresa degli anni ottanta[modifica | modifica sorgente]

Il portiere Rodríguez, capitano dell'Uruguay, solleva la Coppa d'Oro dei Campioni del Mondo.
Coppa d'oro dei Campioni del mondo
10 gennaio 1981 - Estadio Centenario, Montevideo

Uruguay Uruguay - Brasile Brasile

2 - 1

Uruguay: Rodríguez; Diogo, Olivera, de León, Martínez; Krasouski, de la Peña (36' Barrios), Paz; Ramos, Victorino, Morales. Allenatore: Máspoli.

Brasile: João Leite; Edevaldo, Oscar, Luizinho, Júnior; Batista, Cerezo, Paulo Isidoro; Tita (51' Serginho), Sócrates, Zé Sérgio (81' Éder). Allenatore: Santana.

Arbitro: Linemayr (Austria Austria)

Marcatori: 50' Barrios, 62' Sócrates, 80' Victorino.

Spettatori: 71.250

Gli anni ottanta portano subito una nuova vittoria nella bacheca nella nazionale uruguaiana. Tra il 30 dicembre 1980 e il 10 gennaio 1981 si disputa a Montevideo la Coppa d'Oro dei Campioni del Mondo (meglio nota come Mundialito), indetta in occasione del cinquantenario del primo campionato del mondo. Vi partecipano tutte le nazionali che hanno fino ad allora vinto almeno una volta il titolo mondiale, eccezion fatta per l'Inghilterra, che rifiuta l'invito e viene sostituita dai Paesi Bassi (finalista nelle ultime due edizioni del mondiale). Le squadre partecipanti sono in totale sei, divise in due gironi da tre squadre ciascuno. L'Uruguay gioca contro Paesi Bassi e Italia e, battendole entrambe per 2-0 e vincendo il girone.

Il 10 gennaio l'Uruguay trova in finale il Brasile, vincitore del gruppo B contro Argentina e Germania Ovest. Dopo un primo tempo a reti inviolate, al 50' Barrios porta in vantaggio l'Uruguay. Passano appena 12 minuti e l'arbitro austriaco Linemayr concede un rigore al Brasile: Sócrates spiazza Rodolfo Rodríguez e per la Celeste è tutto da rifare. A 10 minuti dal termine, però, Victorino indovina di testa il goal partita e l'Uruguay fa suo il Mundialito.

L'anno dopo l'Uruguay si cimenta nelle qualificazioni ai mondiali di Spagna '82 contro Perù e Colombia. La Celeste vince a fatica la gara d'esordio contro la Colombia a Montevideo (3-2), ma esce clamorosamente battuta, sempre in casa, dal Perù (1-2). La sconfitta inguaia la posizione in classifica della Celeste, che nelle trasferte coglie due miseri pareggi. Per l'Uruguay è secondo posto e inattesa eliminazione, mentre in Spagna vola il Perù.

Gli anni a seguire sono tuttavia migliori per la Celeste, nelle cui file giungono di lì a poco i giovani attaccanti Enzo Francescoli, uno dei più forti calciatori uruguaiani della seconda metà del Novecento, e Carlos Aguilera.

Copa América 1983
27 ottobre 1983 - Estadio Centenario, Montevideo

Uruguay Uruguay - Brasile Brasile

2 - 0

Uruguay: Rodríguez; Diogo, Gutiérrez, Acevedo, Agresta; González, Barrios, Cabrera; Aguilera (85' Bossio), Francescoli, Acosta (75' Ramos). Allenatore: Borrás.

Brasile: Leão; Leandro, Márcio, Mozer, Júnior; China (60' Tita), Jorginho, Renato; Renato Gaúcho, Roberto Dinamite, Éder. Allenatore: Parreira.

Arbitro: Ortiz (Paraguay Paraguay)

Marcatori: 41' Francescoli, 80' Diogo.

Spettatori: 65.000

4 novembre 1983 - Estádio Fonte Nova, Salvador de Bahia

Brasile Brasile - Uruguay Uruguay

1 - 1

Brasile: Leão; Paulo Roberto, Márcio, Mozer, Júnior; China, Jorginho, Sócrates; Tita (77' Renato Gaúcho), Roberto Dinamite (43' Careca), Éder. Allenatore: Parreira.

Uruguay: Rodríguez; Diogo, Gutiérrez, Acevedo, Agresta; González, Barrios, Cabrera; Aguilera (82' Bossio), Francescoli, Acosta (46' Ramos). Allenatore: Borrás.

Arbitro: Pérez (Perù Perù)

Marcatori: 23' Jorginho, 77' Aguilera.

Spettatori: 95.000

Nel 1983 l'Uruguay punta nuovamente a vincere la Coppa America, in quella che sarà l'ultima edizione senza Paese organizzatore. La Celeste affronta al primo turno Cile e Venezuela e parte con il piede giusto, vincendo le due gare iniziali in casa (2-1 ai cileni e 3-0 ai venezuelani). Nel ritorno a Santiago contro il Cile subisce però l'offensiva dei Rojos (che nel frattempo avevano battuto 5-0 il Venezuela), uscendo sconfitta 0-2. L'Uruguay rischia di non passare il turno e nel match di Caracas contro il Venezuela è salvato solo da Aguilera, che sigla il goal partita ad appena 3 minuti dalla fine. Con una differenza reti nettamente migliore, al Cile basta vincere 1-0 contro i modesti venezuelani per superare il turno. Invece, il 21 settembre a Caracas, i Rojos non riescono a perforare il muro difensivo eretto dal Venezuela e, a sorpresa, vengono fermati sullo 0-0. L'Uruguay vince fortunosamente il girone ed avanza in semifinale, dove affronta il Perù.

La Celeste cerca il riscatto contro i peruviani, per l'eliminazione alle qualifazioni mondiali di 2 anni prima, e nella semifinale di andata, a Lima, strappa un pesante successo esterno (0-1) grazie al solito Aguilera. Al ritorno al Centenario, il Perù pareggia i conti con Malásquez a metà del primo tempo, ma in avvio di ripresa Cabrera realizza l'1-1 che proietta l'Uruguay in finale.

Il 27 ottobre al Centenario di Montevideo va in scena la finale di andata: avversario dell'Uruguay è il Brasile di Júnior, Éder e Sócrates, grande favorito, se non altro per aver estromesso l'Argentina nel primo turno (anche se in semifinale ha avuto ragione del Paraguay campione uscente solo grazie al sorteggio benevolo). L'Uruguay tuttavia ha cuore a sufficienza per regolare la Seleção: Francescoli e Diogo confezionano infatti il 2-0 con cui la Celeste può guardare con relativa tranquillità al ritorno in Brasile.

La finale di ritorno si disputa il 4 novembre all'Estadio Fonte Nova di Salvador de Bahia. Il Brasile, partito forte in cerca della rimonta, trova il goal a metà primo tempo con Jorginho. La Seleção tenta ripetutamente di trovare il 2-0 con cui pareggerebbe i conti, ma al 77' è gelata da Aguilera: il futuro genoano batte di testa Leão e l'Uruguay riconquista dopo 16 anni la Copa América, la dodicesima della sua storia.

Due anni dopo, l'Uruguay torna nelle qualificazioni per i mondiali, stavolta in vista di Messico '86. La Celeste vince il girone contro Cile ed Ecuador, grazie alla vittoria finale contro i cileni al Centenario e torna al mondiale dopo 12 anni.

Copa América 1987
12 luglio 1987 - Estadio Antonio Vespucio Liberti (Monumental), Buenos Aires

Uruguay Uruguay - Cile Cile

1 - 0

Uruguay: Pereira; Domínguez, Gutiérrez, Trasante, Pintos Saldaña; Matosas, Perdomo, Bengoechea; Alzamendi (86' Peña), Francescoli, Sosa. Allenatore: Fleitas.

Cile: Rojas; Reyes, Gómez, Astengo, Hormazábal; Mardones, Contreras, Puebla (19' Toro (63' Rubio)), Pizarro; Letelier, Basay. Allenatore: Aravena.

Arbitro: Arppi Filho (Brasile Brasile)

Marcatori: 56' Bengoechea.

Spettatori: 35.000

La squadra allenata da Borrás, sorteggiata nel girone contro Germania Ovest, Danimarca e Scozia, rimedia due pareggi e una sconfitta per 1-6 contro i danesi, piazzandosi terza e qualificandosi agli ottavi solo come quarta delle sei terze classificate. Al turno seguente il cammino degli uruguaiani si interrompe: contro l'Argentina futura campione del mondo, l'Uruguay subisce la rete di Pasculli a fine primo tempo e non riesce a pareggiare.

La magra rimediata in Messico produce l'immediato licenziamento di Borrás, sostituito da Roberto Fleitas. In vista della Coppa America 1987 il nuovo commissario tecnico effettua nuovi innesti, a cominciare dai centrocampisti Bengoechea e Perdomo e dal giovane attaccante Ruben Sosa.

Il torneo continentale va in scena in Argentina e i padroni di casa, campioni del mondo in carica, sono logicamente i grandi favoriti. L'Uruguay, essendo campione uscente del Sudamerica, entra direttamente in semifinale e si trova di fronte proprio l'Argentina di Maradona e Caniggia. Per nulla intimoriti dalla levatura degli avversari, gli uruguaiani sorprendono tutti, andando in goal con Alzamendi a fine primo tempo e difendendo il punteggio fino alla fine. L'Argentina è beffata ed eliminata: sarà l'Uruguay a sfidare in finale il lanciatissimo Cile, che nel primo turno ha rifilato un secco 4-0 al Brasile.

Il 12 luglio, al Monumental di Buenos Aires, l'Uruguay piega i cileni grazie alla rete di Bengoechea al 56' e vince la sua tredicesima Coppa America, la seconda consecutiva.

Due anni dopo, nell'edizione '89 in Brasile, gli uruguaiani, allenati ora da Oscar Tabárez, sfiorano il tris, piazzandosi secondi nel girone finale dietro ai padroni di casa. Nello stesso anno la Celeste stacca il biglietto per Italia '90, facendo immaginare che la nazionale sudamericana stia progressivamente tornando agli alti livelli di un tempo.

Gli anni novanta e il nuovo declino[modifica | modifica sorgente]

Invece l'avvio della nuova decade infrange le illusioni dei tifosi uruguaiani. Ai mondiali in Italia l'Uruguay gioca al primo turno nel gruppo E, contro Spagna, Belgio e Corea del Sud. L'esordio contro le furie rosse porta notevoli rimpianti alla Celeste, che sbaglia un rigore con Ruben Sosa e alla fine non va oltre lo 0-0. Nel secondo confronto col Belgio di Scifo l'Uruguay non entra mai in partita, finendo battuto con un perentorio 1-3. Per il passaggio agli ottavi occorre una vittoria contro la Corea del Sud, obiettivo sulla carta abbordabile: invece l'Uruguay rischia grosso e solo un goal di testa del giovane Daniel Fonseca al 90' consente alla Celeste di agguantare il terzo posto.

Agli ottavi l'Uruguay trova però un durissimo ostacolo, l'Italia di Totò Schillaci padrona di casa. Gli azzurri fanno la partita e nel secondo tempo chiudono la pratica con Schillaci e Serena: finisce 2-0 e l'Uruguay esce dal mondiale.

Non saranno migliori gli anni a seguire. Nella Copa América 1991, in Cile, l'Uruguay neppure supera il primo turno: i celesti, allenati da Luis Cubilla, pareggiano ben 3 gare su 4 e alla fine la differenza reti li condanna a vantaggio di Colombia e Brasile.

Nell'edizione 1993 in Ecuador, la Celeste gioca il primo turno contro i padroni di casa, gli USA e il Venezuela. Il girone appare relativamente facile, ma dopo uno striminzito 1-0 agli States, l'Uruguay pareggia contro il Venezuela (2-2) ed esce battuto dalla sfida con gli ecuadoriani. Il secondo posto, dietro all'Ecuador, è agguantato, ma agli ottavi il sogno finisce: contro la Colombia di Valderrama e Asprilla l'Uruguay pareggia 1-1 ed esce ai rigori.

Nello stesso anno la Celeste fallisce la qualificazione a USA '94: inserita nel girone contro Brasile, Bolivia, Ecuador e Venezuela, subisce la clamorosa forma dei boliviani, che strappano all'Uruguay la seconda posizione utile per qualificarsi, dietro al Brasile futuro campione del mondo.

Copa América 1995
23 luglio 1995 - Estadio Centenario, Montevideo

Uruguay Uruguay - Brasile Brasile

1 - 1 (5-3 rig.)

Uruguay: Alvez; Méndez, Herrera, Moas, Silva (35' Adinolfi); Dorta (45' Bengoechea), Gutiérrez, Poyet, Francescoli; Fonseca (45' Martínez), Otero. Allenatore: Núñez.

Brasile: Taffarel; Jorginho, Aldair, André Cruz, Roberto Carlos; Dunga, César Sampaio, Juninho Paulista (69' Beto), Zinho; Edmundo, Túlio. Allenatore: Zagallo.

Arbitro: Brizio Carter (Messico Messico)

Marcatori: 30' Túlio, 51' Bengoechea.
Sequenza rigori: Francescoli gol, Roberto Carlos gol, Bengoechea gol, Zinho gol, Herrera gol, Túlio parato, Gutiérrez gol, Dunga gol, Martínez gol.

Spettatori: 60.000

Nel 1995 l'Uruguay organizza la Copa América: è l'occasione per rivincere un grande torneo, se non altro contando sul fatto che l'Uruguay ha finora sempre vinto nelle edizioni giocate in casa. La selezione di Héctor Núñez ha i suoi punti di forza in Francéscoli, Fonseca, Ruben Sosa e Bengoechea e gioca un buon calcio per tutto il primo turno. Venezuela e Paraguay sono facilmente superati dalla Celeste, che chiude prima il girone con il pareggio nella terza gara contro il Messico.

Nei quarti si mette in luce il futuro vicentino Marcelo Otero, che con Fonseca confeziona la vittoria sulla Bolivia. In semifinale è invece la Colombia a cadere (2-0), lasciando all'Uruguay via libera per la finale.

Qui, il 23 luglio al Centenario di Montevideo, l'Uruguay trova di fronte il Brasile campione del mondo in carica. La Seleção passa in vantaggio nel primo tempo con il promettente Túlio, ma nella ripresa una perfetta punizione calciata da Bengoechea si insacca a fianco di un Taffarel rimasto immobile.

Il pareggio rimanda tutto ai rigori. Qui i primi due rigoristi per parte si mostrano freddissimi; poi, dopo la marcatura di Herrera, il portiere uruguaiano Alvez intercetta il tiro di Túlio. Dopo i goal di Gutiérrez e Dunga, si presenta sul dischetto Martínez: il giovane attaccante uruguaiano spiazza Taffarel e regala all'Uruguay la sua quattordicesima Coppa America, pareggiando così il conto con i successi dell'Argentina.

Il trionfo continentale non porta però sviluppi positivi in casa uruguaiana. Nell'edizione 1997 della Coppa America, disputata in Bolivia, la Celeste viene clamorosamente estromessa al primo turno, nonostante l'arrivo in squadra di Álvaro Recoba. Di lì a poco fallisce anche la qualificazione ai mondiali di Francia '98, classificandosi terzultima nel grande girone unico sudamericano, introdotto in quell'occasione dalla FIFA.

Nel 1999 la crisi della Celeste è palese. All'edizione della Coppa America disputata quell'anno in Paraguay gran parte dei titolari fanno sapere di non voler partecipare, costringendo così l'allenatore Víctor Púa a convocare una squadra di giovani. Tra i selezionati gli "italiani" López (del Cagliari) e Zalayeta (della Juventus, ma quell'anno in prestito all'Empoli), nonché future conoscenze della Serie A, quali Carini, Guigou e Magallanes.

Pochi scommetterebbero sul cammino del "giovane" Uruguay, che al primo turno strappa il terzo posto grazie alla vittoria di misura sull'Ecuador, cui fanno contorno le sconfitte contro le ben più quotate Colombia e Argentina. Il tabellone è impietoso e ai quarti i ragazzi uruguaiani sono contrapposti al Paraguay padrone di casa, lanciatissimo alla caccia del terzo successo continentale. Al 15' Benítez porta il Paraguay in vantaggio, ma a metà ripresa l'Uruguay improvvisamente tira fuori la propria grinta: Zalayeta confeziona la rete del pareggio e la gara si decide ai rigori. Qui si erge a protagonista assoluto il diciannovenne portiere uruguaiano Carini, che intercetta il tiro di Benítez. Magallanes dal dischetto batte Tavarelli e l'Uruguay è a sorpresa in semifinale.

Qui l'avversario è il Cile, che l'Uruguay affronta a viso aperto, portandosi in vantaggio a metà primo tempo con Lembo. Il Cile pareggia però nella ripresa con Zamorano: anche in questo caso saranno decisivi i rigori per decidere chi passerà in finale. Il copione si ripete: Carini para su Aros e Magallanes segna il rigore decisivo.

In finale però il sogno dei ragazzi di Púa si infrange. Il Brasile di Ronaldo e Rivaldo è troppo più forte, e i due attaccanti siglano il 3-0 finale.

L'avvio del nuovo millennio[modifica | modifica sorgente]

Il terzo millennio inizia con l'Uruguay impegnato nella Copa América 2001 in Colombia. Il primo turno contro Bolivia, Costa Rica e Honduras, regala inattese difficoltà alla Celeste, che si piazza terza dietro alle sorprendenti squadre centroamericane.

Nei quarti l'Uruguay ritrova i costaricani, ma stavolta la musica cambia e il 2-1 proietta la Celeste in semifinale contro il Messico. L'avventura in Colombia termina però mestamente, con i messicani che battono l'Uruguay. Nella finale per il terzo posto la Celeste si arrende anche di fronte all'Honduras, che vince ai rigori dopo il 2-2 ai tempi regolamentari.

La selezione uruguaiana alla Coppa America 2007, prima della partita contro il Perù.

Nel frattempo, la Celeste, nelle cui file sono definitivamente entrati molti dei giovani reduci della Copa América 1999, si qualifica ai mondiali di Giappone e Corea del Sud 2002. Nel girone sudamericano l'Uruguay strappa sul filo di lana il quinto posto, giungendo a pari punti (27) con la Colombia, ma con una differenza reti migliore (+6 contro +5). La strada per i mondiali passa per lo spareggio contro l'Australia. All'andata, il 20 novembre 2001 a Melbourne, i canguri passano 1-0 grazie al rigore siglato da Kevin Muscat nel secondo tempo, ma 5 giorni dopo, a Montevideo, le cose cambiano: Darío Silva e el Chengue Morales fissano il 3-0 che riporta l'Uruguay al mondiale 12 anni dopo.

Diego Forlán, tra i principali calciatori attualmente nel giro della Celeste.

Al torneo iridato per l'Uruguay ci sono la Francia campione in carica, la Danimarca e il Senegal. L'esordio è amaro, 1-2 contro la Danimarca di Tomasson, ma anche il prosieguo non è migliore. Dopo il pareggio a reti bianche con la Francia in crisi nera, l'Uruguay si gioca tutto contro il Senegal. A fine primo tempo gli africani sono già avanti 3-0, ma la Celeste cerca disperatamente la vittoria: Morales, Forlán e Recoba riescono a costruire il pareggio, ma il quarto goal, quello che servirebbe per qualificarsi, non arriva e l'Uruguay esce al primo turno.

Due anni dopo, nella Copa América 2004 in Perù, l'Uruguay ha un sussulto. La squadra, passata sotto la guida di Jorge Fossati, stenta nuovamente al primo turno, dove pareggia col Messico (2-2), batte l'Ecuador (2-1) e viene sconfitta dall'Argentina (4-2), raggiungendo comunque il terzo posto. Ai quarti di fronte alla Celeste c'è il Paraguay di Gamarra, che nel primo turno ha pure battuto il Brasile: l'Uruguay affronta la gara votato all'offensività e batte gli avversari per 3-1.

In semifinale però l'avventura termina: la Celeste pareggia 1-1 col Brasile, che poi vince ai rigori, e si consola con il terzo posto conquistato a spese dei campioni in carica della Colombia.

Nel 2005 si disputano le qualificazioni ai mondiali di Germania 2006 e l'Uruguay sembra ripetere la performance di 4 anni prima. Si classifica nuovamente quinto, strappando la piazza di un soffio (stavolta 1 punto) alla Colombia e giocando lo spareggio contro l'Australia. Stavolta però il match coi canguri finisce male: l'Uruguay vince 1-0 all'andata al Centenario, ma al ritorno a Sydney l'Australia si impone con lo stesso punteggio e poi ha la meglio ai rigori, grazie alle prodezze del proprio estremo difensore Mark Schwarzer.

Dopo la mancata qualificazione torna in panchina Tabárez, che guida i suoi alla Copa América 2007 in Venezuela. La Celeste, che ha il suo uomo chiave in Diego Forlán, è inserita nel gruppo A contro i padroni di casa, il Perù e la Bolivia. Nonostante le buone impressioni della vigilia, l'esordio è pessimo: il Perù di Claudio Pizarro affossa gli uruguaiani con un perentorio 3-0, facendo suonare più di un campanello d'allarme per Tabárez. L'Uruguay raddrizza le cose nella seconda partita contro la Bolivia, con cui ottiene un misero ma importante 1-0, grazie al goal nella ripresa di Sánchez. Il pareggio contro il sorprendente Venezuela, che vince il girone e per la prima volta si qualifica ai quarti, regala all'Uruguay il terzo posto e la qualificazione come miglior terza classificata.

Ai quarti la Celeste affronta nuovamente il Venezuela: all'iniziale goal di Forlán risponde per i vinotintos Juan Arango, che manda le squadre all'intervallo sull'1-1. Nella ripresa però l'esperienza degli uruguaiani viene fuori e García, C. Rodríguez e nuovamente Forlán siglano il 4-1 finale, che dà all'Uruguay la sua quarta semifinale consecutiva.

L'avversario è qui di nuovo il Brasile e come 3 anni prima la Seleção si impone ai rigori. L'avventura uruguaiana si chiude poi con la sconfitta per 3-1 contro il Messico nella finale per il terzo posto.

I Mondiali 2010[modifica | modifica sorgente]

Diego Forlán sul dischetto durante la partita del primo turno contro il Sudafrica. L'Uruguay (in maglia bianca) vincerà 3-0.

Il successivo appuntamento per la Celeste sono le qualificazioni per i mondiali di Sudafrica 2010.

Il cammino dell'Uruguay inizia con un beneaugurante 5-0 rifilato a Montevideo alla Bolivia. Il prosieguo, però, è tutt'altro che facile: le successive 15 partite portano alla Celeste solo 4 vittorie, a fronte di 6 pareggi e 5 sconfitte. A due giornate dal termine gli uomini di Tabárez sono al sesto posto, a un passo dall'eliminazione. Il 10 ottobre 2009 allo Stadio Atahualpa di Quito va in scena una partita delicatissima contro l'Ecuador, al momento quarto classificato e con due punti di vantaggio sull'Uruguay: la spunta la Celeste solo al 94', grazie a un rigore trasformato da Forlán.

Quattro giorni dopo si torna in campo, al Centenario contro l'Argentina allenata da Maradona, anch'essa a rischio eliminazione. Nell'ennesima edizione del derby rioplatense, i biancocelesti hanno la meglio con una rete di Mario Bolatti. L'Uruguay limita i danni grazie alla sconfitta dell'Ecuador in Cile e si piazza quinto, posto che gli vale la possibilità di giocarsi l'accesso ai mondiali con la quarta classificata della zona CONCACAF, ovvero la Costa Rica.

L'andata, disputata il 14 novembre 2009 a San José, finisce 1-0 per la Celeste, grazie al gol del capitano Diego Lugano. Quattro giorni dopo, a Montevideo, all'Uruguay è sufficiente il pareggio per 1-1 (gol di Abreu per l'Uruguay e di Centeno per i costaricani) per volare in Sudafrica. La Celeste torna così ai mondiali dopo otto anni.

Il 4 dicembre 2009 il sorteggio di Città del Capo inserisce l'Uruguay nel gruppo A, contro i padroni di casa del Sudafrica, il Messico e la Francia.
L'11 giugno 2010, al Green Point Stadium di Città del Capo, l'avventura mondiale degli uruguaiani inizia con un pareggio per 0-0 contro la Francia. La successiva partita, giocata il 16 giugno al Loftus Versfield Stadium di Pretoria, contro i padroni di casa del Sudafrica vede la Celeste trionfare per 3-0 con una doppietta di Diego Forlán e il gol di Álvaro Pereira al 95'. Il 22 giugno, al Royal Bafokeng Stadium di Rustenburg, l'Uruguay conquista una nuova vittoria, superando il Messico per 1-0 con goal di Luis Alberto Suárez. I sette punti in classifica consentono agli uruguaiani di vincere il gruppo A e di qualificarsi agli ottavi di finale.
Qui, il 26 giugno, l'Uruguay affronta, al Nelson Mandela Bay Stadium di Port Elizabeth, la Corea del Sud. Contro gli asiatici, la Celeste si porta rapidamente in vantaggio, dopo 8 minuti di gioco, con Suárez. Già al 23', però, la Corea del Sud pareggia con Lee Chung-Yong, che realizza la prima rete subita dall'Uruguay al mondiale sudafricano. Al 35' del secondo tempo, con la gara che pare ormai avviata ai supplementari, Suárez sigla il goal della vittoria per l'Uruguay, che torna così ai quarti di finale dopo 40 anni dall'ultima volta.

Una fase del quarto di finale tra l'Uruguay e il Ghana, vinto dai sudamericani ai calci di rigore

Nei quarti di finale, il 2 luglio al First National Bank Stadium di Johannesburg, l'avversaria dell'Uruguay è il Ghana, vittorioso negli ottavi contro gli Stati Uniti. Gli africani passano in vantaggio allo scadere del primo tempo con Muntari, ma l'Uruguay trova il pari con Forlán al 10' della ripresa, fissando il punteggio sull'1-1, con cui si chiudono i tempi regolamentari. Ai supplementari, all'ultimo minuto del secondo extra-time, il Ghana sfiora il goal vittoria, con la palla, indirizzata verso la porta uruguaiana, bloccata da un intervento di mano di Suárez. L'arbitro, il portoghese Benquerença, espelle l'attaccante sudamericano e assegna un rigore ai ghanesi: Gyan, tuttavia, calcia il pallone sulla traversa e la partita si decide ai rigori. Qui risulta decisivo l'estremo difensore uruguaiano Muslera, che para i rigori di Mensah e Adiyiah, rendendo oltretutto ininfluente l'errore dal dischetto di Maxi Pereira. Il rigore decisivo per l'Uruguay è trasformato da Abreu, che riporta così la Celeste tra le prime quattro del mondo dopo 40 anni.
In semifinale, il 6 luglio al Green Point Stadium di Città del Capo, l'Uruguay trova di fronte l'Olanda. In una partita molto equilibrata, i tulipani trovano il vantaggio al 19' con van Bronckhorst, ma la Celeste pareggia al 41' con Forlán. Nella ripresa, tuttavia, l'Olanda si riporta in vantaggio al 70' con Sneijder e, appena tre minuti più tardi, Robben sigla il 3-1 per gli olandesi, che di fatto chiude la partita. L'Uruguay tenta il tutto per tutto, ma l'assalto finale produce solo la rete di Maxi Pereira al secondo minuto di recupero.

L'autobus della nazionale uruguaiana durante i festeggiamenti per il quarto posto ai mondiali 2010 a Montevideo.

La sconfitta in semifinale conduce la Celeste alla finale per il terzo e quarto posto, nella quale, il 10 luglio, al Nelson Mandela Bay Stadium di Port Elizabeth, i sudamericani si trovano di fronte la Germania. Al 19' Müller porta in vantaggio i tedeschi, ma l'Uruguay pareggia al 28' con Cavani e ribalta il punteggio al 6' della ripresa con Forlán. Dopo appena 5 minuti, tuttavia, la Germania pareggia con Jansen e all'85 Khedira dà ai tedeschi la vittoria.

L'Uruguay si classifica quarto per la terza volta, risultato che non coglieva dai mondiali di Messico '70. Inoltre, per la prima volta dopo Svizzera '54 (anche in quel mondiale giunse quarta), è la squadra sudamericana meglio classificatasi in assoluto nel torneo mondiale (a Inghilterra '66 giunse ai quarti di finale insieme all'Argentina).
Dal canto suo, Diego Forlán viene eletto dalla FIFA miglior giocatore del torneo, divenendo il primo uruguaiano a conseguire tale riconoscimento[15]. Tra l'altro, con 5 reti siglate, lo stesso Forlán si posiziona al primo posto, insieme al tedesco Müller, all'olandese Sneijder e allo spagnolo Villa, nella classifica dei marcatori e, con le precedenti regole FIFA, l'attaccante sudamericano sarebbe stato anche il primo uruguaiano a laurearsi capocannoniere della fase finale di un mondiale. Tuttavia, l'attuale regolamento della FIFA riconosce tale solo Müller, in quanto autore di più assist (3, contro 1 a testa degli altri)[16].

L'ottima prova ai mondiali sudafricani consente, inoltre, all'Uruguay di raggiungere il sesto posto nella classifica mondiale della FIFA del 14 luglio 2010, avanzando di ben 10 posizioni rispetto al ranking del 26 maggio precedente[2].

La quindicesima Coppa America[modifica | modifica sorgente]

L'anno successivo ai mondiali, l'Uruguay si cimenta nella Coppa America disputata in Argentina, per la quale il commissario tecnico Tabárez conferma per gran parte la squadra convocata in Sudafrica.

Il sorteggio inserisce la Celeste nel gruppo C contro Perù, Cile e Messico.

All'esordio, il 4 luglio allo Stadio del Bicentenario di San Juan contro i peruviani, l'Uruguay ottiene un pareggio per 1-1 con reti di Guerrero per il Perù e di Suárez, per l'Uruguay, allo scadere del primo tempo.
Con identico punteggio si conclude la seconda partita, l'8 luglio allo Stadio Malvinas Argentinas di Mendoza contro il Cile: all'iniziale goal, all'8' del secondo tempo, di Álvaro Pereira per l'Uruguay, risponde, undici minuti, dopo il cileno Sánchez.

L'esultanza dei calciatori uruguaiani dopo il goal dell'1-0 marcato da Suárez nella finale contro il Paraguay.

Il difficoltoso avvio della Celeste è rimediato nella terza e ultima partita, il 12 luglio allo Stadio Ciudad de La Plata, contro il Messico, grazie alla vittoria per 1-0 con goal di Álvaro Pereira.

I 5 punti in classifica consentono all'Uruguay di conquistare il secondo posto (dietro al Cile con 7 punti) e di qualificarsi ai quarti di finale, ove affronta l'Argentina padrona di casa.

La partita, disputata il 16 luglio allo Stadio Brigadier General Estanislao López di Santa Fe, inizia bene per l'Uruguay, che passa in vantaggio dopo appena 5 minuti con Diego Fernando Pérez. L'Argentina pareggia 12 minuti dopo con Higuaín e il punteggio non si sblocca dall'1-1 neppure ai tempi supplementari. Ai rigori, è decisivo l'errore dell'argentino Tévez, il cui tiro è parato da Muslera.

L'Uruguay in festa con la Coppa America dopo la vittoria contro il Paraguay.

L'Uruguay si qualifica così in semifinale per la quinta edizione consecutiva della Coppa America, ove affronta nuovamente il Perù. Il 19 luglio, a La Plata, la Celeste batte per 2-0 gli avversari con doppietta di Suárez, raggiungendo dopo 12 anni la finale della Coppa America.

In finale, il 24 luglio, al Monumental di Buenos Aires, l'Uruguay affronta il Paraguay (che, ai quarti di finale, aveva eliminato ai rigori il Brasile e, in semifinale, il Venezuela). La Celeste sfiora il goal in più occasioni già nei primi minuti di gara: l'Uruguay batte tre calci d'angolo nei primi 5 minuti, mentre, sempre a inizio partita, un colpo di testa di Lugano viene deviato in angolo dal difensore paraguaiano Ortigoza con la mano, non ravvisato dall'arbitro brasiliano Sálvio Fagundes[17].
All'11', comunque, l'Uruguay trova la rete del vantaggio con Suárez, raddoppiando a pochi minuti della fine del primo tempo con Forlán.
All'89', è nuovamente l'attaccante dell'Inter a siglare la rete che fissa il punteggio finale sul 3-0 per la Celeste.

L'Uruguay vince per la quindicesima volta la Coppa America, a distanza di 16 anni dall'ultima affermazione, e torna ad essere la squadra sudamericana con il maggior numero di titoli continentali in assoluto, staccando la nazionale argentina, ferma a quota quattordici dal 1993.

Confederations Cup 2013[modifica | modifica sorgente]

Nel 2013 l'Uruguay partecipa alla FIFA Confederations Cup in Brasile da campione continentale: la squadra allenata da Tabarez supera il girone con due vittorie (2-1 contro la Nigeria e 8-0 contro Tahiti) dopo aver perso all'esordio con la Spagna. Battuta in semifinale proprio dai brasiliani (per 2-1, con il capitano Forlàn che si fa parare un calcio di rigore da Jùlio César), la Celeste perde anche la finale di consolazione contro l'Italia ai rigori (dopo aver rimontato per due volte lo svantaggio, grazie alla doppietta di Edinson Cavani).

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

L'uniforme[modifica | modifica sorgente]

Dal 1901, anno della prima partita, al 1910 la nazionale uruguaiana non ha avuto un'uniforme ufficiale.

La storica sfida contro l'Argentina del 16 maggio 1901 vede l'Uruguay scendere in campo con la maglia dell'Albion di Montevideo, dai colori blu e rosso. La scelta di questa divisa si lega alla volontà di omaggiare quello che era stato il primo team uruguaiano a vincere una partita all'estero, nel 1896 contro gli argentini del Retiro a Buenos Aires[18].

Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La prima divisa di gioco dell'Uruguay

Dopo una grande quantità di "esperimenti", nel 1910 avviene la scelta definitiva. Un altro grande club uruguaiano dell'epoca, il River Plate Football Club di Montevideo (oggi scomparso), vince quell'anno il suo secondo titolo nazionale e subito dopo batte i fortissimi argentini dell'Alumni Athletic Club. La vittoria dà un grande prestigio al calcio uruguaiano e l'AUF decide di adottare come uniforme ufficiale la stessa utilizzata dal River Plate in quell'occasione: maglietta celeste, pantaloncini e calzettoni neri (corrispondente alla casacca di riserva del River Plate)[19]. La divisa resterà sempre tale, tranne i pantaloncini, divenuti blu tra il 1992 e il 1996, anno in cui tornarono neri. Tuttavia i pantaloncini ed i calzettoni vengono utilizzati di colore celeste, come la maglia, in alcune partite in cui gli avversari possono avere la stessa combinazione cromatica.

Circa invece la maglia di riserva, ormai da oltre settant'anni l'Uruguay adotta abitualmente una casacca rossa, accompagnata da pantaloncini e calzettoni bianchi. La scelta di tale divisa avviene nel 1935, in occasione del Campeonato Sudamericano de Football di quell'anno. Nell'ultima partita, disputata il 27 gennaio a Lima, l'Uruguay e l'Argentina decidono di affrontarsi utilizzando divise che rendano i giocatori più distinguibili al pubblico, ma anche a sé stessi: l'Argentina sceglie una maglia bianca, l'Uruguay quella rossa. Il rosso porta fortuna agli uruguaiani, che vincono 3-0. Da allora l'uniforme rossa sarebbe stata la tradizionale casacca di riserva della nazionale uruguaiana, per quanto l'AUF l'avrebbe adottata ufficialmente solo nel 1991[20].

La maglia rossa come seconda divisa non è stata, comunque, costante, ricorrendo talora l'Uruguay a una maglia bianca, soprattutto in occasione dei mondiali di calcio: così è avvenuto, ad esempio, ai mondiali di Messico '86, nelle partite contro la Danimarca[21] e l'Argentina[22]; ai mondiali di Italia '90, nelle partite contro il Belgio[23], la Corea del Sud[24] e l'Italia[25]; e ai mondiali di Sudafrica 2010, nella partita contro i padroni di casa[26].

Dal 2006 fornitore tecnico è la tedesca Puma.

Lo stemma: la particolarità dell'uso delle stelle da parte dell'AUF[modifica | modifica sorgente]

Nonostante l'Uruguay abbia vinto solo due mondiali, sullo stemma dell'AUF campeggiano quattro stelle. Si ricordi, in proposito, che le federazioni nazionali di calcio appongono tradizionalmente una stella dorata al proprio stemma per ogni mondiale vinto.

Delle 4 stelle presenti sullo stemma dell'AUF, due fanno riferimento alle vittorie mondiali del 1930 e del 1950, ma le altre due ai tornei olimpici conquistati nel 1924 e nel 1928: ciò è confermato nel sito ufficiale dell'AUF, ove, nella presentazione di apertura, compaiono i riferimenti a Colombes (Parigi 1924) e ad Amsterdam (1928)[27]. Tali tornei, insieme a quello delle Olimpiadi di Anversa del 1920 (vinto dal Belgio), furono organizzati dalla FIFA, che li riconobbe come "mondiali di calcio per dilettanti" (la decisione fu presa nel congresso del 1914)[28].

Per propria scelta, pertanto, l'AUF si riconosce campione del mondo per quattro volte. La Federazione calcistica del Belgio non fa altrettanto per il torneo di Anversa della VII Olimpiade e sul suo stemma non compare alcuna stella, operando, sullo stesso argomento, una scelta diversa. La FIFA in merito non ha dato indicazioni specifiche, ma il fatto che il mondiale del 1930, il primo professionistico, fu organizzato come "1er Campeonato Mundial de Football Uruguay 1930" lascia intendere un allineamento della stessa alla posizione belga. A conferma di questo, sul sito ufficiale della FIFA, nella pagina dedicata alle presenze ed ai successi della nazionale uruguaiana nelle fasi finali del mondiale, compaiono due stelle[29].

Partecipazioni ai tornei internazionali[modifica | modifica sorgente]

Campionato del mondo
Edizione Risultato
1930 Campione W.Cup2.svg
1934 Non partecipa
1938 Non partecipa
1950 Campione W.Cup2.svg
1954 Quarto posto
1958 Non qualificato
1962 Primo turno
1966 Quarti di finale
1970 Quarto posto
1974 Primo turno
1978 Non qualificato
1982 Non qualificato
1986 Ottavi di finale
1990 Ottavi di finale
1994 Non qualificato
1998 Non qualificato
2002 Primo turno
2006 Non qualificato
2010 Quarto posto
Copa América
Edizione Risultato
1916 Campione Coppa America calcio.svg
1917 Campione Coppa America calcio.svg
1919 Secondo posto Silver medal southamerica.svg
1920 Campione Coppa America calcio.svg
1921 Terzo posto Bronze medal southamerica.svg
1922 Terzo posto Bronze medal southamerica.svg
1923 Campione Coppa America calcio.svg
1924 Campione Coppa America calcio.svg
1925 Non partecipa
1926 Campione Coppa America calcio.svg
1927 Secondo posto Silver medal southamerica.svg
1929 Terzo posto Bronze medal southamerica.svg
1935 Campione Coppa America calcio.svg
1937 Terzo posto Bronze medal southamerica.svg
1939 Secondo posto Silver medal southamerica.svg
1941 Secondo posto Silver medal southamerica.svg
1942 Campione Coppa America calcio.svg
1945 Quarto posto
1946 Quarto posto
1947 Terzo posto Bronze medal southamerica.svg
1949 Sesto posto
1953 Terzo posto Bronze medal southamerica.svg
1955 Quarto posto
1956 Campione Coppa America calcio.svg
1957 Terzo posto Bronze medal southamerica.svg
1959 Sesto posto
1959 (II) Campione Coppa America calcio.svg
1963 Non partecipa
1967 Campione Coppa America calcio.svg
1975 Semifinali
1979 Primo turno
1983 Campione Coppa America calcio.svg
1987 Campione Coppa America calcio.svg
1989 Secondo posto Silver medal southamerica.svg
1991 Primo turno
1993 Quarti di finale
1995 Campione Coppa America calcio.svg
1997 Primo turno
1999 Secondo posto Silver medal southamerica.svg
2001 Quarto posto
2004 Terzo posto Bronze medal southamerica.svg
2007 Quarto posto
2011 Campione Coppa America calcio.svg
Giochi olimpici[30]
Edizione Risultato
1908 Non partecipante
1912 Non partecipante
1920 Non partecipante
1924 Oro Gold medal.svg
1928 Oro Gold medal.svg
1936 Non partecipante
1948 Non partecipante
Confederations Cup
Edizione Risultato
1992 Non qualificato
1995 Non qualificato
1997 Quarto posto
1999 Non qualificato
2001 Non qualificato
2003 Non qualificato
2005 Non qualificato
2009 Non qualificato
2013 Quarto posto


Legenda: Grassetto: Risultato migliore, Corsivo: Mancate partecipazioni


Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Uruguay 1930, Brasile 1950
Argentina 1916, Uruguay 1917, Cile 1920, Uruguay 1923, Uruguay 1924, Cile 1926, Perù 1935, Uruguay 1942, Uruguay 1956, Ecuador 1959, Uruguay 1967, Copa América 1983, Argentina 1987, Uruguay 1995, Argentina 2011
Parigi 1924, Amsterdam 1928
1980[31]

Rosa attuale[modifica | modifica sorgente]

Convocati dal c.t. Óscar Tabárez

Statistiche aggiornate a novembre 2013.

N. Pos. Giocatore Data nascita (età) Pres. Gol Squadra
1 P Fernando Muslera 16 giugno 1986 (1986-06-16) (27 anni) 55 -65+ Turchia Galatasaray Galatasaray
12 P Juan Castillo 17 aprile 1978 (1978-04-17) (36 anni) 13 -13 Uruguay Danubio Danubio
23 P Martín Silva 25 marzo 1983 (1983-03-25) (31 anni) 4 -1+ Paraguay Olimpia Olimpia
2 D Diego Lugano Captain sports.svg 2 novembre 1980 (1980-11-02) (33 anni) 91 9 Inghilterra West Bromwich West Bromwich
3 D Diego Godín 16 febbraio 1986 (1986-02-16) (28 anni) 75 3 Spagna Atletico Madrid Atlético Madrid
4 D Sebastián Coates 7 ottobre 1990 (1990-10-07) (23 anni) 13 1 Inghilterra Liverpool Liverpool
13 D Matías Aguirregaray 1º aprile 1989 (1989-04-01) (25 anni) 4 0 Argentina Estudiantes Estudiantes
16 D Maxi Pereira 8 giugno 1984 (1984-06-08) (29 anni) 87 3 Portogallo Benfica Benfica
19 D Andrés Scotti 14 dicembre 1975 (1975-12-14) (38 anni) 40 1 Uruguay Nacional Nacional
22 D Martín Cáceres 7 aprile 1987 (1987-04-07) (27 anni) 55 1 Italia Juventus Juventus
5 C Walter Gargano 23 luglio 1984 (1984-07-23) (29 anni) 60 1 Italia Parma Parma
6 C Álvaro Pereira 28 novembre 1985 (1985-11-28) (28 anni) 54 5 Brasile San Paolo San Paolo
7 C Cristian Rodríguez 30 settembre 1985 (1985-09-30) (28 anni) 70 8 Spagna Atletico Madrid Atlético Madrid
8 C Sebastián Eguren 8 gennaio 1981 (1981-01-08) (33 anni) 54 7 Brasile Palmeiras Palmeiras
14 C Nicolás Lodeiro 21 marzo 1989 (1989-03-21) (25 anni) 24 3 Brasile Botafogo Botafogo
15 C Diego Pérez 18 maggio 1980 (1980-05-18) (33 anni) 87 2 Italia Bologna Bologna
17 C Egidio Arévalo 27 settembre 1982 (1982-09-27) (31 anni) 52 0 Messico Morelia Morelia
18 C Gastón Ramírez 2 dicembre 1990 (1990-12-02) (23 anni) 26 0 Inghilterra Southampton Southampton
20 C Álvaro González 29 ottobre 1984 (1984-10-29) (29 anni) 41 2 Italia Lazio Lazio
9 A Luis Suárez 24 gennaio 1987 (1987-01-24) (27 anni) 76 39 Inghilterra Liverpool Liverpool
10 A Diego Forlán 19 maggio 1979 (1979-05-19) (34 anni) 107 36 Giappone Cerezo Osaka Cerezo Osaka
11 A Abel Hernández 8 agosto 1990 (1990-08-08) (23 anni) 11 7 Italia Palermo Palermo
21 A Edinson Cavani 14 febbraio 1987 (1987-02-14) (27 anni) 60 20 Francia Paris SG Paris SG

Record individuali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calciatori della Nazionale uruguaiana.
Presenze
Giocatore Anni Pres. (Reti)
1 Diego Forlán 2002- 107 (36)
2 Diego Lugano 2003- 91 (9)
3 Diego Pérez 2001- 87 (2)
4 Maxi Pereira 2005- 87 (3)
5 Rodolfo Rodríguez 1976-1986 78 (0)
6 Luis Suárez 2007- 76 (39)
7 Diego Godín 2005- 75 (3)
8 Fabián Carini 1999-2009 74 (0)
9 Enzo Francescoli 1982-1997 73 (17)
10 Sebastián Abreu 1996-2012 70 (26)
Reti
Giocatore Anni Reti (Pres.)
1 Luis Suárez 2007- 39 (76)
2 Diego Forlán 2002- 36 (107)
3 Héctor Scarone 1917-1930 31 (52)
4 Ángel Romano 1911-1927 28 (69)
5 Óscar Míguez 1950-1958 27 (39)
6 Sebastián Abreu 1996-2012 26 (70)
7 Pedro Petrone 1924-1930 24 (29)
8 Carlos Aguilera 1983-1997 23 (64)
9 Fernando Morena 1971-1983 22 (54)
10 Edinson Cavani 2008- 20 (60)
  • Grassetto = Milita attualmente in Nazionale

Allenatori[modifica | modifica sorgente]

Alberto Horacio Suppici, ct. dell'Uruguay campione del mondo 1930.
Óscar Tabárez, attuale allenatore della Celeste.
 

Tutte le rose[modifica | modifica sorgente]

Mondiali[modifica | modifica sorgente]


Campeonato Sudamericano de Football/Copa América[modifica | modifica sorgente]


Confederations Cup[modifica | modifica sorgente]


Giochi olimpici[modifica | modifica sorgente]

NOTA: Per le informazioni sulle rose successive al 1948 visionare la pagina della Nazionale olimpica.

Mundialito[modifica | modifica sorgente]


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Iain Jeffree, FIFA Country Codes in Rec.Sport.Soccer Statistics Foundation, 12 luglio 2007. URL consultato il 17 ottobre 2009.
  2. ^ a b (EN) Classifica mondiale della FIFA, FIFA.com. URL consultato il 20 dicembre 2012.
  3. ^ (EN) Marcela Mora y Araujo, Can Uruguay cause an upset in the oldest South American derby? in The Guardian, 10 ottobre 2008. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  4. ^ (DEENESFR) Uruguay - Argentina 0:6, IFFHS. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  5. ^ (EN) Uruguay - International Results in Rec.Sport.Soccer Statistics Foundation. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  6. ^ (ES) 9 de junio de 1924: Uruguay obtiene el campeonato olímpico de fútbol en el estadio Colombes, París in Uruguay educa. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  7. ^ La nascita del calcio in Sudamerica in Storie di calcio. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  8. ^ Olimpiadi - Aneddoti olimpici in La lanterna del popolo. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  9. ^ Mario Bardi, Speciale Mondiali di calcio Francia '98 - L'Uruguay apre e vince in La Gazzetta dello Sport Magazine, 14 marzo 1998, p. 59.
  10. ^ La vittoria della Celeste in Enciclopedia del calcio. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  11. ^ Storia dei mondiali di calcio in Storia dei mondiali di calcio. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  12. ^ Mario Bardi, Speciale Mondiali di calcio Francia '98 - L'Uruguay apre e vince in La Gazzetta dello Sport Magazine, 14 marzo 1998, p. 63.
  13. ^ Southamerican Championship 1935 in Rec.Sport.Soccer Statistics Foundation. URL consultato il 4 maggio 2009.
  14. ^ Italia 1934 - I mondiali sbarcano in Europa in Corriere dello Sport - Stadio. URL consultato il 7 giugno 2010.
  15. ^ (EN) Forlan: A reward for Uruguayan football in FIFA, 12 luglio 2010. URL consultato il 12 luglio 2010.
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  29. ^ (EN) Uruguay in FIFA. URL consultato il 17 giugno 2010.
  30. ^ Come da regolamento FIFA vengono considerate le sole edizioni comprese tra il 1908 ed il 1948 in quanto sono le uniche ad essere state disputate dalle Nazionali maggiori. Per maggiori informazioni si invita a visionare questa pagina.
  31. ^ Sebbene la competizione si svolse a cavallo tra il 1980 ed il 1981, essa è molto spesso citata come Mundialito 1980.

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