Nature Boy

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Nature Boy
ArtistaNat King Cole
Tipo albumSingolo
Pubblicazione29 marzo 1948
Durata2:56
GenereJazz[1]
Pop[1]
EtichettaCapitol
Registrazione22 agosto 1947 al Radio Recorders di Los Angeles[2]
Formati45 giri
NoteLato B: Lost April (The King Cole Trio)
Nat King Cole - cronologia
Singolo precedente
Route 66
(1946)
Singolo successivo
Mona Lisa
(1950)

Nature Boy è una popolare canzone scritta da eden ahbez e registrata per la prima volta nell'agosto del 1947 dal pianista e cantante statunitense Nat King Cole, accompagnato dall'orchestra diretta da Frank De Vol. Il brano fu pubblicato in un singolo dalla Capitol Records il 29 marzo 1948 con la canzone Lost April sul lato B, eseguita dal King Cole Trio. Nature Boy riscosse successo di critica e di pubblico e diede l'opportunità a Cole di farsi apprezzare anche dal pubblico bianco. Nel 1999 il brano fu premiato con un Grammy Hall of Fame Award.

Dopo la versione originale di Cole fu registrato da numerosi musicisti fra cui Frank Sinatra e Sarah Vaughan. In tempi più recenti la canzone divenne un classico del pop e del jazz e fu interpretata da molti altri artisti, tra i quali Tony Bennett e Lady Gaga, che la inclusero nell'album jazz Cheek to Cheek realizzato insieme e pubblicato nel 2014. È stata utilizzata anche in diversi film come Il ragazzo dai capelli verdi, Il talento di Mr. Ripley e nel musical Moulin Rouge!, per il quale David Bowie ne incise una versione techno.

Origine del brano[modifica | modifica wikitesto]

Eden ahbez, il cui vero nome era George McGrew, aveva adottato il nuovo nome dopo che nel 1941 era arrivato a Los Angeles, dove era entrato in contatto con la filosofia Naturmensch e Lebensreform influenzata dal movimento tedesco Wandervogel.[3][4] Gli aderenti a questa filosofia erano capelloni e barbuti crudisti vegani chiamati Nature Boys, ai quali McGrew si unì scegliendo il nome eden ahbez con le iniziali minuscole.[5] Compose in quel periodo Nature Boy nella grotta in cui era andato a vivere nei pressi di Palm Springs. La canzone, in parte autobiografica, è un tributo a Bill Pester, che era mentore di ahbez per avergli aveva fatto scoprire Naturmensch e Lebensreform.[6]

Musica e testo[modifica | modifica wikitesto]

Scritta come ballata pop, la struttura armonica si basa spesso sulla progressione II-V-I in re minore. Il testo è riferito al gruppo di Los Angeles dei Nature Boys, una sorta di precursori degli hippy, dei quali ahbez era membro.[7] È stato ipotizzato che il testo sia un autoritratto di ahbez, che il nature boy protagonista si possa identificare in un bimbo che spiega l'amore e le relazioni o in un hippy che parla delle proprie esperienze, e che il brano sia una mistica canzone per vagabondi in cui viene evocato un profondo senso di perdita e di sfortuna, riscattato dal verso finale in cui si parla dell'amore come principale ragione di vita.[8]

Disco di Nat King Cole[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1947, ahbez fece vedere uno spartito del brano al manager di Nat King Cole chiedendogli invano di sottoporlo al suo assistito, lo diede quindi a Otis Pollard, collaboratore di Cole.[9] Fu così che il cantante conobbe la canzone e se ne innamorò, iniziò a cantarla durante i concerti e il pubblico ne fu entusiasta.[10] Si mise quindi alla ricerca di ahbez, che era sparito,[11] e dopo avere scoperto dove abitava andò a farsi dare il permesso per registrarla.[9]

Il brano fu registrato il 22 agosto 1947 insieme all'orchestra diretta da Frank De Vol, l'arrangiatore della Capitol Records.[12] Furono utilizzati strumenti a corda e flauti per dare risalto al lato incantevole che la composizione trasmette.[10] Le prime due battute della melodia si rifanno a quella del secondo movimento nel Quintetto per piano nº 2 del compositore Antonín Dvořák (1887).[13]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Nat King Cole era famoso come jazzista e leader del King Cole Trio, e la canzone fece di lui uno dei più famosi e acclamati interpreti della musica pop di quegli anni.[1] Il 45 giri entrò per la prima volta nella classifica statunitense Billboard 100 il 16 aprile 1948 e vi rimase 15 settimane, raggiungendo la 1ª posizione. Giunse invece al 2º posto nella classifica dei singoli di R&B.[14] Vendette un milione di copie nel 1948 e fu per Billboard il disco dell'anno.[15][16]

In quegli anni il mercato musicale statunitense risentiva dei problemi razziali e per un artista di colore come King Cole era difficile entrare a far parte del mainstream incentrato sulla musica pop. Secondo lo scrittore Krin Gabbard, Cole dovette rifarsi il trucco per sembrare un bianco quando girò il filmato in cui si esibiva in Nature Boy.[17] Malgrado fosse diventato famoso già nel 1930 come leader del suo trio, dopo il grande successo ottenuto con Nature Boy si rese conto di essere entrato tra i musicisti preferiti dal pubblico bianco,[10] sciolse il trio e si dedicò alla carriera da solista. Considerò Nature Boy una delle sue preferite tra le proprie registrazioni.[18]

Il successo ottenuto da Cole con la canzone permise all'autore ahbez di incassare con le royalty circa 20.000 dollari, cifra a quel tempo considerevole.[11] Secondo la rivista Billboard, ahbez tenne per sé il 50% delle royalty e versò il resto a chi lo aveva aiutato, circa il 25% lo diede a Loraine Tatum che contribuì alla scrittura del testo e il rimanente a Pollard, il collaboratore di Cole che aveva fatto avere al cantante lo spartito.[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Stephen Cook, Nat King Cole - Nature Boy [Living Era], su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 13 gennaio 2017.
  2. ^ (EN) Nat "King" Cole Discography, su jazzdiscography.com. URL consultato il 13 gennaio 2018.
  3. ^ (EN) Hippie Roots & The Perennial Subculture, Hippy.com (archiviato dall'url originale il 30 agosto 2007).
  4. ^ Iacobbo, 2004, p. 171.
  5. ^ (EN) Nature Boy (1948), JazzStandards.com.
  6. ^ Richmond, 2006, p. 114.
  7. ^ (EN) Woo, Elaine, Gypsy Boots, 89; Colorful Promoter of Healthy Food and Lifestyles (Los Angeles Times).
  8. ^ Knapp, 2010, p. 104.
  9. ^ a b Mark, 2001, p. 3602.
  10. ^ a b c Dimery, 2011, p. 200-201.
  11. ^ a b (EN) Heusen, Van, Nature Boy: 'I Look Crazy But I'm Not' (Life), vol. 24, 10 maggio 1948, p. 131–135, ISSN 0024-3019 (WC · ACNP).
  12. ^ (EN) Ruhlmann, William, Nature Boy, su AllMusic, All Media Network.
  13. ^ Gottlieb, Jack, Funny, It Doesn't Sound Jewish: Comparative Studies of Domestic Labor and Self-Employment, 2012, p. 78.
  14. ^ Whitburn, 1973, p. 71.
  15. ^ Talevski, 2010.
  16. ^ (EN) The Billboard Second Annual Disc Jockey Poll (Billboard), vol. 21, nº 35, 2 ottobre 1948, p. 12, ISSN 0006-2510 (WC · ACNP).
  17. ^ Gabbard, 1996, p. 245.
  18. ^ Schuller, 1991, p. 824.
  19. ^ (EN) 'Nature Boy' Scramble, But Bing No Cut (Billboard), vol. 21, nº 14, 17 aprile 1948, p. 15, ISSN 0006-2510 (WC · ACNP).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Dimery, Robert, 1001 Songs: You Must Hear Before You Die, Hachette UK, 2011, ISBN 978-1-84403-717-9.
  • (EN) Gabbard, Kirk, Jammin' At The Margins: Jazz And The American Cinema, University of Chicago Press, 1996, ISBN 978-0-226-27788-2.
  • (EN) Gottlieb, Jack, Funny, It Doesn't Sound Jewish: Comparative Studies of Domestic Labor and Self-Employment, State University of New York Press, 2012, ISBN 978-0-7914-8502-6.
  • (EN) Iacobbo Karen e Iacobbo Michael, Vegetarian America: A History, Greenwood Publishing Group, 2004, ISBN 978-0-313-36164-7.
  • (EN) Knapp, Raymond, The American Musical and the Performance of Personal Identity, Princeton University Press, 2010, ISBN 978-1-4008-3268-2.
  • (EN) Landis, Joseph C., Memoirs of the Yiddish Stage, Queens College Press, 1984, OCLC 11649641.
  • (EN) MacDonald, Laurence E., The Invisible Art of Film Music: A Comprehensive History, Scarecrow Press, 2013, ISBN 978-0-8108-8398-7.
  • (EN) Mark, Richard, Our L.A. County Lifeguard Family, Los Angeles County Fire Department, 2001, ISBN 978-0-615-60476-3.
  • (EN) Richmond, Akasha, Hollywood Dish: More Than 150 Delicious, Healthy Recipes from Hollywood's Chef to the Stars, Penguin Books, 2006, ISBN 978-1-58333-241-2.
  • (EN) Schuller, Gunther, The Swing Era: The Development of Jazz, 1930–1945, Oxford University Press, 1991, ISBN 978-0-19-507140-5.
  • (EN) Talevski, Nick, Rock Obituaries – Knocking on Heaven's Door, Omnibus Press, 2010, ISBN 978-0-85712-117-2.
  • (EN) Whitburn, Joel, Joel Whitburn's Top Pop Singles, 1940–1955, Record Research, 1973.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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