Nat Turner

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Stampa raffigurante la cattura di Nat Turner su disegno di William Henry Shelton, apparsa nell'opera A Popular History of the United States

Nathan Turner, noto come Nat Turner (2 ottobre 180011 novembre 1831), è stato un schiavo statunitense che guidò la cosiddetta rivolta degli schiavi di Nat Turner, scoppiata nella Contea di Southampton in Virginia nell'agosto 1831.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nato nella Contea di Southampton, dove trascorse la sua intera esistenza, dimostrò sin dalla tenera età una intelligenza particolarmente vivace grazie alla quale imparò subito a leggere e scrivere. Educato a coltivare una profonda religiosità si immerse nella lettura della Sacra Bibbia e nella preghiera, fino a sfociare nel vero e proprio misticismo, dichiarando di sentire la voce di Dio e di avere visioni che gli comunicavano messaggi divini. Queste manifestazioni mistiche influenzarono fortemente la sua esistenza, al punto da indurlo, all'età di 23 anni, di far ritorno dal suo padrone dopo una ricambolesca fuga di circa un mese.

Con lo scopo di fare opera di proselitismo, Turner spesso predicava e leggeva i testi sacri al cospetto dei suoi compagni di schiavitù, che presto lo soprannominarono il Profeta.

La nonna di Nat Turner era stata condotta in catene, all'età di tredici anni, dalla Costa d'oro in America e, subito dopo lo sbarco, diede alla luce una bambina, la madre di Nat, che era stata concepita durante il viaggio. La madre di Nat morì quando il figlio aveva quindici anni; il padre era scappato tempo prima abbandonando la famiglia. Ben presto il bambino sembrò troppo intelligente per essere allevato come uno schiavo qualunque e il suo padrone volle insegnargli a leggere e a scrivere. Così la vita del giovane fu diversa da quella degli altri ragazzi di colore: niente fatiche pesanti, solo lavori nei quali poteva mettere a frutto l'intelligenza naturale e l'istruzione ricevuta. Faceva il falegname, costruiva macchine, sperimentava trappole e altri congegni, viveva insomma come un operaio povero. Leggeva e meditava la Bibbia tanto da essere considerato il miglior conoscitore del libro sacro di tutta la contea. Per questo venne chiamato il Predicatore. I neri erano considerati dai bianchi esseri inferiori, a metà strada fra gli animali e gli uomini, stupidi, vigliacchi e incapaci di qualsiasi azione. Gli stessi neri a forza di essere trattati come animali si erano convinti della loro inferiorità e solo nella religione riuscivano a trovare una spinta alla ribellione. Così avvenne pure per Nat Turner. Durante i lunghi digiuni di penitenza e di preghiera credeva di avere delle visioni e di ricevere segni della volontà divina che lo incitavano a compiere una grande impresa. Leggeva e ripeteva continuamente quei brani della Bibbia nei quali trovava conferma al proprio fervore religioso: «Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate di nuovo porre sotto il peso della schiavitù»; «si spezzino le catene della malvagità, si sciolgano i legami del giogo, si lascino liberi gli oppressi, s'infranga ogni sorta di catene»; «presto sarà il momento in cui gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi».

Nella sua esaltazione religiosa e nell'ansia di libertà, Nat vedeva se stesso come un implacabile strumento di punizione e sognava che, ad un suo cenno, tutti gli schiavi si sarebbero sollevati per formare un nero, maestoso esercito del Signore. Quando credette di aver ricevuto l'ultimo segno divino, Nat decise di passare all'azione. Aveva trentun anni. Insieme con alcuni compagni studiò accuratamente il piano servendosi di una carta topografica che aveva ricopiato nella biblioteca del padrone. Nat intendeva marciare su Jerusalem, capitale della contea, e conquistare l'armeria. Quindi gli insorti si sarebbero rifugiati nelle Paludi della Morte, a cinquanta chilometri dalla città, dove la difficoltà del terreno, le armi conquistate e l'abbondanza di selvaggina e di pesce avrebbero consentito loro di resistere agli attacchi dei bianchi. La rivolta scoppiò il 21 agosto 1831. La tattica usata dagli insorti fu quella di massacrare senza pietà tutti i bianchi che incontravano per impedire che fosse data notizia dell'insurrezione, per rifornirsi d'armi e di cavalli e per spingere altri schiavi ad unirsi a loro. Il gruppo, inizialmente composto di 25 persone, aumentò fino a 75. Vennero uccisi 55 bianchi e altri 20 furono feriti. Una ragazzetta sfuggita al massacro corse a dare l'allarme e gli insorti furono fermati a un chilometro da Jerusalem dalle truppe a cavallo di tre contee a cui si erano uniti i proprietari bianchi della zona.

I ribelli, molti dei quali si erano ubriacati nonostante il severo divieto di Nat, non riuscirono a superare l'ostacolo e si diedero alla fuga. Inutilmente Nat sperò che i 10.000 neri della contea si ribellassero e si unissero a lui. Svaniva così il suo sogno. Anzi, parecchi neri si schierarono con i padroni né si poteva sperare che si comportasse diversamente gente abituata fin dalla nascita a ubbidire a tutti gli ordini senza pensare. Nat fu catturato il 30 ottobre. Durante il processo dichiarò di non sentirsi colpevole e di non provare rimorso, perché sterminare i bianchi per liberare i neri era una cosa santa. Fu impiccato l'11 novembre. Dei suoi compagni 16 vennero impiccati, 15 deportati e 25 assolti o prosciolti per evitare che i loro proprietari dovessero pagare i danni causati dalla rivolta, I bianchi si vendicarono poi per proprio conto uccidendo un centinaio di neri che non avevano partecipato alla rivolta. I corpi degli impiccati furono regolarmente sepolti tranne quello di Nat Turner, che venne consegnato ai medici i quali lo scuoiarono e della carne fecero grasso. Dalla sua pelle fu ricavato un portamonete. Immediatamente dopo il processo vennero emanate delle leggi che vietavano ai padroni bianchi di liberare i propri schiavi e di insegnare ai bambini neri a leggere e a scrivere.

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