Nasrin Sotoudeh

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Nasrin Sotoudeh

Nasrin Sotoudeh (Tehran, 30 maggio 1963) è un'avvocata e attivista iraniana militante per i diritti umani.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata nel 1963 in una famiglia iraniana "religiosa, borghese".[1], al college desiderava studiare filosofia. Classificata 53ª all'esame di ammissione all'università nazionale iraniana, ma non avendo voti abbastanza alti per ottenere un posto, si è indirizzata verso la Shahid Beheshti University, dove si è laureata in diritto internazionale[2]. In conseguito, ha sostenuto e superato con successo l'esame di avvocata nel 1995, ma ha dovuto attendere altri otto anni per ottenere il permesso di esercitare la professione forense.[1]

Sposata con Reza Khandan dal 1994[1], hanno due figli.[3] Sotoudeh ha sottolineato che Reza è "veramente un uomo moderno", accanto a lei durante il suo lavoro in ambito sociale e legale.[4]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Sotoudeh ha iniziato la sua carriera presso l'ufficio legale del Ministero dell'edilizia abitativa iraniano e dopo due anni è entrata a far parte della sezione legale della banca statale Tejarat.[1]

Il suo primo impegno nell'ambito dei diritti delle donne è stato una raccolta di interviste, rapporti e articoli per la rivista Daricheh, pubblicazione respinta dal caporedattore che "ha reso Sotoudeh ancora più determinata nel suo lavoro.[1]

All'età di 32 anni ha sostenuto l'esame di avvocato (Kanoon Vokala) e l'abilitazione, diventando una dei componenti più attivi della Società per la protezione dei diritti dell'infanzia (SPRC).[4] Il lavoro di Sotoudeh consisteva anche nella difesa di bambini e delle loro madri maltrattate all'interno del nucleo familiare, ritenendo che molti aggressori siano essi stessi malati o vittime di maltrattamenti e che abbiano bisogno di terapie e farmaci. Allo stesso tempo si augurava che i tribunali facessero un uso migliore degli specialisti dell'infanzia e degli psicologi nella verifica dei casi di abuso sui minori in ambito domestico.[4]

Prima del suo arresto, Sotoudeh ha rappresentato legalmente attivisti e giornalisti come Kourosh Zaim, Isa Saharkhiz, Heshmat Tabarzadi, Nahid Keshavarz, Parvin Ardalan, Omid Memarian e Roya Tolouie, nonché abusi sui minori e procedimenti penali.[5][4] Ha lavorato a stretto contatto con premio Nobel per la pace Shirin Ebadi ei suoi difensori del Centro per i diritti umani.[6][7] Dopo l'arresto di Sotoudeh, Ebadi ha chiesto il suo rilascio ed ha espresso preoccupazione per la sua salute. Nella dichiarazione, Ebadi ha affermato: "La signora Sotoudeh è uno degli ultimi coraggiosi avvocati per i diritti umani rimasti che ha accettato tutti i rischi per aver difeso le vittime delle violazioni dei diritti umani in Iran". Anche l'ex presidente ceco Václav Havel e Zahra Rahnavard, moglie del leader dell'opposizione Mir-Hosein Musavi, hanno chiesto il suo rilascio.[5]

Attivismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2011 ha vinto il premio PEN/Barbara Goldsmith per la libertà di scrittura[8] e nel 2012 il premio Sakharov per la libertà di pensiero;[9] è attiva nella difesa legale di attivisti, oppositori e di donne iraniane arrestate per essersi tolte il velo in pubblico.[10][11]

Scrittrice e attivista iraniana per i diritti umani, nel 2010 è stata arrestata con l'accusa di aver diffuso menzogne contro lo stato e per aver cooperato con il Defenders of Human Rights Center. Nel 2011 è stata condannata a 11 anni di prigione e interdetta dai pubblici uffici. La sua pena è stata successivamente ridotta e Nasrin è poi tornata in libertà nel 2013.[8]

Il 13 giugno 2018 è stata nuovamente condotta in carcere e processata il 30 dicembre 2018, accusata di "reati di sicurezza nazionale". A marzo 2019 è stata condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate[10][11][12] per "incitamento alla corruzione e alla prostituzione" e "commissione di un atto peccaminoso (…) essendo apparsa in pubblico senza il velo"[13]

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il suo ritratto ha ispirato il film diretto da Jeff Kaufman, narrato dal premio Oscar Olivia Colman, con la partecipazione della giornalista statunitense Ann Curry, dell'avvocata e attivista Shirin Ebadi (fondatrice di Defenders of Human Rights Center in Iran e Premio Nobel per la pace nel 2003), di Narges Hosseini (studentessa in sociologia, arrestata per aver protestato contro la legge iraniana sull'hijab), del marito di Nasrin Sotoudeh, l'attivista Reza Khandan, del regista Jafar Panâhi, del giornalista Taghi Rahmani, di Marietje Schaake (componente del Parlamento europeo e del Liberaal Democratische Partij), di Mansoureh Shojaee (leader del movimento per i diritti delle donne iraniane).

La pellicola contiene la canzone originale "How Can I Tell You?" scritta da Lynn Ahrens (testo) e Stephen Flaherty (musica) e interpretata da Angélique Kidjo. Disponibile negli Stati Uniti e Canada sulle principali piattaforme di streaming, il film è stato realizzato clandestinamente, da persone che hanno rischiato l'arresto. Il documentario è stato presentato nel 2020 al Doc NYC, Boston GlobeDocs Fest, Denver Film Festival, al International Human Rights Film Festival in Germania, e l'anno seguente al Festival Cinéma & Droits Humains a Parigi e Imagine! Festival of Ideas & Politics in Irlanda. Ha ricevuto il premio "Seal of Peace" come Miglior documentario al Festival Internazionale Cinema e Donne di Firenze nel 2020.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Premio Sacharov per la libertà di pensiero, consegnato dal Parlamento europeo (2012)[14]
  • 2021 - 18 settembre 2021 riceve il riconoscimento "Premio Pisa Donna 2020" da parte del Comune di Pisa.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cittadinanza onoraria del Comune di Bologna - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza onoraria del Comune di Bologna
«Per essersi schierata, a costo dell’incolumità personale, a tutela dei diritti di cittadine e cittadini iraniane vittime di soprusi giudiziari e dell’arbitrio politico, secondo principi e idealità che rispecchiano i valori fondanti della città di Bologna»
— 12 novembre 2020[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (EN) Azadeh Davachi, Imprisoned -- Nasrin Sotoudeh: A Mother, A Lawyer, An Activist..., su Payvand, 15 settembre 2010. URL consultato il 30 maggio 2021.
  2. ^ (EN) Nasrin Sotoudeh (Iran), su The Right Livelihood Foundation.
  3. ^ (EN) Iran: Demand Release Of Human Rights Lawyer, Nasrin Sotoudeh(F), su Amnesty, 9 September 2010. URL consultato il 30 maggio 2021.
  4. ^ a b c d (EN) Syma Sayyah, Nasrin Sotoudeh: The Ardent, Passionate and Dedicated Attorney at Law, su Payvand, 29 maggio 2005. URL consultato il 30 maggio 2021.
  5. ^ a b (EN) Jailed Iran Lawyer 'Gets Family Visit, Ends Hunger Strike', su Radio Free Europe, 26 ottobre 2010. URL consultato il 30 maggio 2021.
  6. ^ (EN) Jailed Iranian opposition lawyer on hunger strike, su Fox News, 26 ottobre 2010. URL consultato il 30 maggio 2021.
  7. ^ (EN) Iran cracking down on lawyers who defend dissidents, su The Washington Post, 6 novembre 2010. URL consultato il 30 maggio 2021 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2016).
  8. ^ a b (EN) Nasrin Sotoudeh, Iran, Pen.org
  9. ^ (EN) Award of the Sakharov Prize to Nasrin Sotoudeh and Jafar Panahi: extracts from the ceremony, Europa.eu
  10. ^ a b Nasrin Sotoudeh, la sua condanna è un insulto al genere umano, Il Fatto Quotidiano
  11. ^ a b Nasrin Sotoudeh, l’avvocata e attivista iraniana per i diritti umani condannata a 38 anni di carcere e 148 frustate, Il Fatto Quotidiano
  12. ^ Il mondo condanni il terribile deterioramento della situazione dei diritti umani dell'Iran, su Amnesty International.
  13. ^ Appello Di Nessuno Tocchi Caino Per Nasrin Sotoudeh, su Nessuno Tocchi Caino.
  14. ^ Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00707, su Senato delle Repubblica Italiana, 19 marzo 2019. URL consultato il 30 maggio 2021.
  15. ^ Cittadinanza onoraria a Nasrin Sotoudeh - Comune di Bologna, su comune.bologna.it, 12 novembre 2020. URL consultato il 3 febbraio 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Collectif, Antoinette Fouque, Mireille Calle-Gruber e Béatrice Didier, Le Dictionnaire universel des créatrices, Éditions des femmes, 2015, ISBN 978-2-7210-0651-6.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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