Napoleone Cozzi

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Napoleone Cozzi

Napoleone Cozzi (Trieste, 5 febbraio 1867Monza, 23 dicembre 1916) è stato un alpinista, pittore e decoratore italiano. Fu uno dei primi interpreti dell'alpinismo senza guida nelle Dolomiti e precursore dell'arrampicata sportiva a Trieste, avendo individuato per primo nelle falesie della Val Rosandra un luogo privilegiato di allenamento; anni dopo la sua morte vi fiorì la prima scuola italiana di roccia sotto la guida di Emilio Comici, suo ammiratore e continuatore ideale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Triestino ma di famiglia friulana originaria di Travesio, si distinse presto sia per le sue doti artistiche che per quelle sportive: frequentò la scuola di disegno Banco Modello sotto la guida del maestro Eugenio Scomparini[1], praticò il cannottaggio, la corsa e fu maestro di scherma e pattinaggio presso la Società Ginnastica Triestina. Fece parte, fin dalla minore età, della Società degli Alpinisti Triestini che nel 1885 divenne la Società Alpina delle Giulie, dove fu cooptato nella Commissione Grotte. Fu alpinista di punta a cavallo fra il XIX e il XX secolo a capo della cosiddetta "Squadra Volante". Aderì all'irredentismo e subì anche un processo per terrorismo nel 1904, ma dal quale fu assolto. Nel 1914 si allontanò da Trieste e si arruolò nell'esercito italiano. Morì in seguito a malattia a Monza nel 1916.

La Squadra Volante[modifica | modifica wikitesto]

Cozzi mentre si allena in Val Rosandra

A cavallo dei secoli XIX e XX fu il capocordata della cosiddetta "Squadra Volante" (a cui aderirono, tra gli altri, Alberto Zanutti, Giuseppe Marcovig, Antonio Carniel e Tullio Cepich) che si distinse per la soluzione di molti problemi alpinistici dell'epoca nelle Alpi Orientali, tra i quali resta celebre il passaggio chiave del Campanile di Val Montanaia - tuttora noto come "Fessura Cozzi" - al centro anche di una famosa "beffa alpinistica" quando la "Squadra della Scarpa Grossa" (Gilde zum große Kletterschuh) di W. von Glanvell e K.G. von Saar soffiò a Cozzi e compagni la conquista del Campanile proprio grazie alle informazioni a lui carpite la sera prima[2]. La Squadra Volante ebbe comunque modo di effettuare diverse prime ascensioni nel gruppo del Civetta, del Cridola e nelle Alpi Carniche, ritagliandosi un ruolo di rilievo nella stagione del V grado.

A differenza del suo mentore Julius Kugy, Napoleone Cozzi avversò l'utilizzo di guide alpine e per acquisire la necessaria dimestichezza con la roccia, analogamente a molti altri suoi contemporanei europei appartenenti alla prima generazione di alpinisti senza guida, inaugurò a Trieste la consuetudine di allenarsi arrampicando su palestre di roccia naturali in Val Rosandra precorrendo la moda dell'arrampicata sportiva[3].

Il processo per le bombe alla Ginnastica Triestina[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1904 le guardie imperial-regie trovarono delle bombe "alla Orsini" nascoste sotto l'impiantito della palestra della Ginnastica Triestina. Il 15 luglio Napoleone Cozzi fu arrestato assieme ad altri cospiratori per alto tradimento. Nell'anno successivo fu inviato a processo a Vienna, fu un caso internazionale: ci fu persino un tentativo di interferenza di Francesco Crispi tramite l'ambasciata di Berlino[4]. Cozzi alla fine venne assolto e fu rilasciato dopo 10 mesi di carcere. Dieci anni dopo si allontanò da Trieste raggiungendo la famiglia a Travesio. All'entrata in guerra dell'Italia venne arruolato come sergente nel Battaglione alpini "Tolmezzo", risultando suddito del Regno d'Italia per via delle origini familiari e non risultando quindi disertore per l'Impero austro-ungarico. Morì nel sanatorio di Monza nel dicembre 1916 per una non meglio identificata malattia (lo scrittore Livio Isaak Sirovich ha ipotizzato trattarsi di sifilide)[5].

Attività artistica[modifica | modifica wikitesto]

Assieme al suo maestro Eugenio Scomparini decorò l'interno del Politeama Rossetti di Trieste ed il Teatro di Zagabria. Da solo decorò il teatro di Pirano, mentre a Trieste suoi furono gli affreschi del Caffè San Marco, degli interni della sede della Ginnastica Triestina e del Nuovo Frenocomio. Alcuni studiosi, prima fra tutti Melania Lunazzi nel catalogo della prima mostra monografica dedicata a Cozzi nel 2007, gli attribuiscono anche gli affreschi di casa Caprin[6].

Il suo stile era influenzato dal simbolismo e dallo Jugendstil con un'impronta neorinascimentale e neotiepolesca acquisita dal maestro Scomparini. Come artista fu molto apprezzato da Silvio Benco che ne lodò soprattutto la rapidità nell'esecuzione[7], caratteristica congeniale alla realizzazione dei suoi peculiari acquerelli dipinti durante le sue scalate in montagna[8].

I taccuini di acquerelli[modifica | modifica wikitesto]

Salite sulle Alpi[modifica | modifica wikitesto]

Nel seguente elenco sono riportate alcune delle salite più significative di Napoleone Cozzi sulle Alpi.

Intitolazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 ottobre 1930 la Società Alpina delle Giulie gli intitolò un suo rifugio sul Tricorno a 2150 m nei pressi della Sella Dolič che dopo la seconda guerra mondiale fu ribattezzato Tržaška koča na Doliču ("rifugio dei Triestini")[13]. Il Comune di Trieste gli dedicò nel 1956 una via nel rione di San Giovanni. La punta Cozzi, vetta da lui conquistata, gli fu intitolata dopo che inizialmente lo stesso l'aveva erroneamente identificata come monte Toro .

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sergio Duda, Napoleone Cozzi, in Alpi Giulie, vol. 2, nº 105, 2011. URL consultato il 26 giugno 2014.
  2. ^ Melania Lunazzi, La prima ascensione del Campanile di Val Montanaia, Intraisass. URL consultato il 26 giugno 2014.
  3. ^ Tullio Piemontese, Arrampicare a Trieste, Trieste, Lint, 1984, pp. 92-93.
  4. ^ Livio Isaak Sirovich, Cime Irredente, Torino, Vivalda, 1996, pp. 158-159.
  5. ^ Livio Isaak Sirovich, Cime Irredente, Torino, Vivalda, 1996, pp. 352-357.
  6. ^ Sito ufficiale dell'Accademia Musical Trieste, ubicata presso la Casa Caprin, amtt.it. URL consultato il 27 giugno 2014.
  7. ^ Matteo Gardonio, Un affresco ritrovato di Napoleone Cozzi a Trieste, in Arte in Friuli. Arte a Trieste, nº 26, Mariano del Friuli (UD), Edizioni della Laguna, 2007, pp. 239-242.
  8. ^ Napoleone Cozzi, pittore e alpinista, Sistema Informativo Regionale per il Patrimonio Culturale. URL consultato il 27 giugno 2014.
  9. ^ Creta Grauzaria, m 2065 - Parete e cresta Sud - Via Direttissima, Quartogrado.com. URL consultato il 27 giugno 2014.
  10. ^ Punta Cozzi - via normale, Quartogrado.com.
  11. ^ Sergio Ramella, Torre Venezia - via normale, ramellasergio.it.
  12. ^ Torre Trieste, si rievoca l’ascesa di Cozzi e Zanutti, in Il Corriere delle Alpi, 14 luglio 2010.
  13. ^ Rifugio Napoleone Cozzi, MarassiAlp. URL consultato il 27 giugno 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lunazzi Melania: L'inizio di una nuova era: la scalata del Campanile di Val Montanaia, in Caterina, Ferri, Antonio Giusa, Melania, Lunazzi, Antonio Massarutto, Alpi Carniche. Itinerari alpinisti dell'Ottocento, LEG editore, Gorizia, 2000, pp. 53–63
  • Lunazzi, Melania: Ardimenti e incantevoli ozi. Le Dolomiti Friulane negli acquerelli di Napoleone Cozzi, - Ed. Nuovi Sentieri, Belluno; 2004.
  • Lunazzi, Melania: Gli acquerelli di Napoleone Cozzi, in “Le Alpi Venete” autunno-inv. 2004-2005, a. LVIII n. 2, pp. 218–221
  • Lunazzi, Melania: Il Campanile di Val Montanaia: una cima ed un primato da dividere a metà, in “Sul livello del mare”, 20/2005
  • Lunazzi, Melania: Napoleone Cozzi (1867-1916): artista, patriota, alpinista, in Sot la Nape, maggio-agosto 2006, pp. 53-60
  • Lunazzi, Melania: Napoleone Cozzi. Da Trieste alle Alpi: Napoleone Cozzi artista, alpinista, patriota, catalogo della mostra, Toppo di Travesio, 1º aprile - 3 giugno 2007, editore Comune di Travesio, Travesio (PN) 2007.
  • P. Crivellaro, Scorribande d'alta quota, in Domenicale de il Sole 24 Ore, marzo 2007
  • Lunazzi, Melania: Il Fantomatico Monte Toro. Napoleone Cozzi e la sua Squadra Volante, in «Charta geographica», giugno 2007, pp. 50–61
  • Martelli C. H.: Dizionario degli Artisti di Trieste, dell'Isontino, dell'Istria e della Dalmazia, Hammerle ed., Trieste 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]