Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore

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Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore
Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore
Autore Antonio Canova
Data 1803-1806
Materiale Marmo bianco di Carrara
Altezza 340 cm
Ubicazione Apsley House, Wellington Collection, Londra

Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore è una scultura monumentale neoclassica in marmo realizzata dallo scultore trevigiano Antonio Canova tra il 1803 e il 1806, conservata alla Apsley House di Londra. Una copia in bronzo, voluta dal viceré del Regno d'Italia Eugenio di Beauharnais, venne fusa nel 1809 da Francesco e Luigi Righetti e collocata successivamente nel cortile dell'Accademia di belle arti di Brera, dove si trova ancora oggi. La storica Accademia possiede anche una delle cinque copie in gesso prodotte da Canova, restaurata nel 2009 ed ora esposta in Pinacoteca.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Canova scelse di raffigurare Bonaparte secondo un'idea di bellezza ideale tutta italiana che si ricollegava direttamente all'antico: idealizzato all'eroica come un colossale Marte vincitore, seguendo i costumi dell'antica Grecia, Napoleone appare nudo, ad eccezione della clamide militare, appoggiata semplicemente alla spalla sinistra. L'eroe è in piedi, con il braccio sinistro sollevato per sorreggere l'asta, mentre il braccio destro è proteso a reggere un globo dorato, dominato da una Vittoria alata. L'intera figura è affiancata da un tronco d'albero, che ha il compito di sorreggere l'intera composizione.

La figura è ispirata al modello greco, forse l'Atleta degli Uffizi, mentre il deciso incedere deriva probabilmente dal famigerato Apollo del Belvedere. Nonostante la fredda accoglienza riservatagli al suo arrivo a Parigi nel 1811, il colosso venne lodato dalla critica italiana, favorevole alla rappresentazione all'antica degli uomini illustri. La Francia di inizio Ottocento, infatti, era molto più incline alla raffigurazione in abiti contemporanei e alla fedeltà storica che non all'idealizzazione all'antica, come si può notare dalle numerose opere prodotte oltralpe che ritraggono Bonaparte nel periodo che va dal Consolato all'Impero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio dell'Ottocento Antonio Canova poteva essere considerato a buon diritto lo scultore più celebre in assoluto di tutto il panorama artistico europeo. Già lodato per capolavori come Amore e Psiche, le grandi tombe monumentali di Clemente XIV e Clemente XIII e la struggente Maddalena Penitente, il grande artista italiano non passò inosservato a Napoleone Bonaparte, divenuto ormai Primo Console della Repubblica Francese. Canova venne convocato a Parigi nel settembre del 1802: Napoleone richiedeva un ritratto di mano del grande artista. Nonostante le tensioni politiche tra Francia e Stato Pontificio, Canova accettò l'invito e alla fine di settembre giunse a Parigi dove in cinque sedute di posa modellò il bozzetto in argilla del busto di Napoleone. Fu proprio in questa circostanza che il Primo Console commissionò ad Antonio Canova una statua colossale che celebrasse la sua figura. Rientrato a Roma nel 1803, lo scultore trasse il gesso del ritratto eseguito a Saint-Cloud (nonostante il modello sia conservato alla Gipsoteca di Possagno, non si hanno tracce della rispettiva traduzione in marmo) e si mise al lavoro progettando la grande statua in marmo bianco di Carrara realizzando prima una serie di bozzetti preliminari e poi uno studio del ritratto - modellato dal vero in occasione della visita a Parigi - che avrà un successo incredibile, venendo replicato più volte e diventando così una delle più famose effigi di Bonaparte. L'originale (rimasto nella stanza dell'artista fino al giorno della sua morte) è da identificare probabilmente nel busto marmoreo conservato ora nella collezione del Duca di Devonshire a Chatsworth. Dopo l'ultimazione del modello in gesso definitivo, Canova iniziò a lavorare al blocco di marmo, lavoro che si protrasse per tre anni a causa delle innumerevoli commissioni affidate allo scultore di Possagno. L'opera in corso di sbozzatura venne vista da diverse personalità dell'epoca, che ne lodarono immediatamente la grande qualità. Terminato nel 1806, il colosso giunse a Parigi solamente nel 1811, dove venne accolto piuttosto freddamente sia dalla critica che dallo stesso Napoleone, che non esitò a definirlo "troppo atletico" e ne sancì l'occultamento al pubblico nonostante la collocazione di prestigio nel Musée Napoléon, il ribattezzato Louvre. Dopo la caduta di Bonaparte e la conseguente disgrazia della sua figura, la grande statua - nonostante la proposta di acquisto dello stesso Canova - venne venduta dal governo borbonico alla Corona d'Inghilterra, che ne fece dono ad Arthur Wellesley, Duca di Wellington, il vincitore della Battaglia di Waterloo. Nel 1817 il Duca la collocò nella sua residenza londinese, dove si ammira ancora oggi.

La versione bronzea della Pinacoteca di Brera di Milano, voluta dal figliastro di Napoleone, il viceré del Regno d'Italia Eugenio di Beauharnais

La replica in bronzo della Pinacoteca di Brera[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 1807 il ministro Charles-Jean-Marie Alquier, ambasciatore di Francia a Roma, per disposizione del principe Eugenio di Beauharnais, viceré del Regno d'Italia nonché figliastro di Napoleone, commissionò al Canova, per la cifra di cinquemila luigi francesi, una copia esatta in bronzo della statua marmorea.[2] Il bronzo necessario alla realizzazione della statua venne ottenuto fondendo alcuni cannoni di Castel Sant'Angelo, mentre per l'esecuzione furono incaricati Francesco e Luigi Righetti, fonditori romani. La perfetta fusione riuscì solamente al secondo tentativo a causa della difficoltà dell'operazione

Nel maggio 1812 lo stesso Vicerè ordinò che la statua fosse innalzata a Milano in conveniente luogo per cui il Ministro dell'interno Luigi Vaccari (in carica dal 1809 al 1814)[3] invitò il senatore Luigi Castiglioni (politico), allora presidente dell’Accademia di belle arti, di proporre il luogo e un disegno del piedestallo. Quando l'opera giunse a Milano venne posta in un angolo del portico del palazzo delle scienze: i membri dell’accademia di Brera suggerirono di innalzare il monumento in piazza del Duomo o nell'attuale piazza Fontana nel nicchione dell’ antica piazza de’ Tribunali , dove precedentemente si trovava la statua di Filippo II.[2]

Per via della divergenza di opinioni sul dove porre il monumento il viceré dispose che fosse provvisoriamente collocato nel secondo cortile del palazzo del Senato ma, ritardato l’adempimento di quest’ordine, il cavalier architetto Giuseppe Zanoja, allora presidente dell’Accademia, ottenne nel giugno 1813 che fosse temporaneamente deposto nella sala delle antichità.[2]

Caduto Napoleone la statua venne immagazzinata nei sotterranei dell’Accademia dove rimase finché, il 3 marzo 1857, l’Imperatore d’Austria, durante un suo soggiorno a Milano, ordinò che «per quella statua venisse sùbito eretto un conveniente piedestallo, a spese dello Stato, e che sovr’esso la si collocasse poi ne’ pubblici giardini di questa capitale.»[2]

L'ordine, non eseguito, fu uno degli ultimi impartiti a Milano dal'Imperatore austriaco, e il monumento, grazie alla visita di Napoleone III a Milano, venne ricollocato nel cortile d'onore della pinacoteca di Brera, sua collocazione attuale, il giorno 14 agosto 1859 con una grande manifestazione inaugurale e un discorso di Giulio Carcano.[2]

Nel 1980 la Vittoria Alata venne sostituita in seguito al furto dell'originale avvenuto nel 1978.

Nel 2014 il monumentale bronzo è stato sottoposto ad un meticoloso intervento di restauro volto a frenare l'azione degli agenti atmosferici e le conseguenti alterazioni chimico-fisiche del materiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michele Tavola, Torna il Napoleone del Canova: dopo il restyling è come nuovo, ne la Repubblica Milano, 28 aprile 2009, p. 16.
  2. ^ a b c d e Giulio Carcano, Per l'inaugurazione della statua colossale di Napoleone I., opera di Canova, in Milano, il giorno XIV Agosto MDCCCLIX, Milano, coi tipi di Luigi di Giacomo Pirola, 1859.
  3. ^ Regno d'Italia (1805 - 1814), su Lombardia Beni Cuturali, http://www.lombardiabeniculturali.it.

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