Nadia Desdemona Lioce

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Nadia Desdemona Lioce (Foggia, 29 settembre 1959) è un'ex terrorista italiana, componente dell'organizzazione armata di sinistra Nuove Brigate Rosse - Nuclei Comunisti Combattenti[1].

Esponente di primo piano del gruppo terroristico, ha partecipato agli omicidi di Massimo D'Antona nel 1999 e di Marco Biagi, nel 2002. Arrestata il 2 marzo 2003 su un convoglio del treno regionale Roma-Firenze, è attualmente reclusa nella casa circondariale di massima sicurezza Le Costarelle di Preturo a L'Aquila, dove sconta la pena dell'ergastolo in regime di 41-bis.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia, studi e militanza nella sinistra radicale[modifica | modifica wikitesto]

Nata a Foggia nel 1959, Nadia Desdemona Lioce lascia la città pugliese per trasferirsi a Pisa e iscriversi alla facoltà di filosofia dell'università cittadina. Durante i suoi primi anni in Toscana si divide tra l'università e la USL locale, dove trova lavoro come assistente sociale. Nel 1984 si lega sentimentalmente a Luigi Fuccini, più giovane di lei e conosciuto quattro anni prima nelle assemblee del comitato studenti medi, col quale incomincia una convivenza durata dieci anni, in un appartamento nei pressi della Stazione Centrale di Pisa.[3] Nella loro intensa attività politica i due entrano in contatto con gli altri militanti di Azione Rivoluzionaria e con l'associazione Italia-Nicaragua, prima di fondare insieme un proprio comitato filosandinista e partecipare alle lotte studentesche che, verso il 1989, interessa moltissime università italiane con il movimento studentesco "Pantera"; frequentano poi anche un neonato Centro Sociale e la Casa dello Studente[4].

Inizio dell'attività terroristica e della latitanza[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 febbraio del 1995 Fuccini, assieme al fiorentino Fabio Matteini, il quale anni dopo verrà condannato per banda armata e partecipazione all'associazione eversiva Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente[5], vengono arrestati a Roma perché trovati in possesso di armi in quanto, secondo gli inquirenti, si preparavano a rapinare un ufficio postale, reato per cui verranno poi condannati a 3 anni e 11 mesi di reclusione.[6] I due si proclamano prigionieri politici e appartenenti ai Nuclei Comunisti Combattenti. I magistrati ordinano perciò la perquisizione dell'appartamento di Fuccini dove gli agenti della Digos rinvengono, tra le altre cose, un vecchio documento della sinistra antagonista sulla fabbricazione di armi in Toscana dal quale le storiche Brigate Rosse avevano tratto alcuni passi nello stilare la rivendicazione dell'omicidio dell'ex Sindaco di Firenze, Lando Conti, accusato dai terroristi di essere un mercante d'armi.[7]

In quella stessa perquisizione gli agenti riscontrano anche la strana sparizione della Lioce che, convivente di Fuccini, sembrava essersi allontanata in fretta e furia dall'appartamento rendendosi così irreperibile al controllo degli agenti, pur non essendo né ricercata né colpita da ordini d'arresto.[3]

I piani terroristici in clandestinità con il progetto delle Nuove Brigate Rosse[modifica | modifica wikitesto]

Quella che nel 1995 sembra, agli organi inquirenti, solo una curiosa sparizione, in realtà nasconde l'inizio di una clandestinità che la Lioce aveva forse già in progetto da qualche tempo e che, visto l'evolversi degli eventi e l'imprevisto dell'arresto di Fuccini, lei ha dovuto solo anticipare nel tempo. Dai successivi accertamenti e, soprattutto, dalle carte dei processi che la riguarderanno, viene fuori che molto probabilmente, assieme ad altri militanti tra cui Mario Galesi, la Lioce già in quel periodo operava nella fase di ricostituzione delle Brigate Rosse e su un progetto di prosecuzione della lotta armata con la nuova sigla Nuove Brigate Rosse - Nuclei Comunisti Combattenti che seguisse il solco tracciato dai brigatisti storici, dopo l'interruzione dell'azione per la cosiddetta Ritirata Strategica, avvenuta nel 1989. Infatti, già nel 1997, la Digos fiorentina redigeva un'informativa alla magistratura in cui si segnalano i suoi presunti collegamenti con l'organizzazione terroristica dei Nuclei Comunisti Combattenti, ipotizzando un probabile ruolo centrale della donna all'interno del movimento.

Ma la vera storia della sua militanza da clandestina di quegli anni verrà poi descritta nelle ordinanze di custodia cautelare richieste dalla Procura di Roma che, il 22 ottobre 2002, nell'ambito nell'inchiesta sull'omicidio D'Antona, il Gip Maria Teresa Covatta emette nei riguardi dei presunti appartenenti alle Br-Pcc Antonino Fosso, Michele Mazzei, Francesco Donati, Franco Galloni e gli stessi Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, questi ultimi due all'epoca ancora irreperibili.[8] E come infatti si legge nelle motivazioni della richiesta: "La clandestinità della Lioce è inequivoco indizio di appartenenza al sodalizio criminoso oggetto dell'indagine [sulle Br-Pcc, ndr], con funzioni significative che hanno motivato le ragioni politico-militari della sua assenza. La scelta della clandestinità è sintomatica del ruolo determinante all'interno della struttura."[9]

L'arresto e la reazione armata[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 marzo 2003 la Lioce, che assieme all'altro brigatista Mario Galesi sta viaggiando sul treno regionale Roma-Firenze, è sottoposta a un normale controllo dei documenti da agenti della PolFer, nei pressi di Castiglion Fiorentino. Temendo di essere scoperti, i due brigatisti decidono di impugnare le armi e di aprire il fuoco contro gli agenti, colpendo a morte il sovrintendente Emanuele Petri. Anche Galesi, ferito gravemente durante la sparatoria, morirà poco dopo il trasporto in ospedale, mentre la Lioce, riconosciuta come terrorista, sarà arrestata, ponendo fine così alla sua latitanza.[10] In suo possesso, al momento della cattura, gli agenti rinvengono due computer palmari, un biglietto da visita della società Graphocart-Strabilia di Roma e una scheda telefonica prepagata.

E proprio l'analisi del contenuto dei suoi palmari porterà alla luce diversi documenti con possibili obiettivi da colpire, risoluzioni strategiche e diverse altre prove che collegavano i due (fino ad allora sconosciuti) terroristi con la sigla Nuove Brigate Rosse e con gli omicidi di Massimo D'Antona e di Marco Biagi.[11] Un mese dopo l'arresto, il 2 aprile 2003, nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio Biagi, condotta dal Pubblico ministero Paolo Giovagnoli, sono emesse altre quattro ordinanze di custodia cautelare per altrettanti appartenenti alle Nuove BR che, con ruoli diversi, avrebbero partecipato all'assassinio del giuslavorista: oltre al nome della Lioce ci sono anche quelli di Simone Boccaccini, Cinzia Banelli e Roberto Morandi.

I processi e le condanne[modifica | modifica wikitesto]

La prima condanna all'ergastolo per la Lioce è stata irrogata dalla prima sezione penale della Corte d'assise di Firenze che, per la sparatoria sul treno Roma-Firenze del 2 marzo 2003 in cui la Lioce e Galesi uccisero l'agente di polizia ferroviaria Emanuele Petri, a conclusione del processo il 2 marzo 2006 cioè esattamente tre anni dopo i fatti, decreta il carcere a vita per la brigatista accusata di concorso in omicidio, rapina, resistenza e detenzione di armi, con l'aggravante del terrorismo.[12] Nel processo per l'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, assassinato a Bologna con sei colpi di pistola, la sera del 19 marzo 2002, la Corte d'appello emette una condanna all'ergastolo per la brigatista che, il 7 dicembre 2006 dopo quella sentenza, decide di non fare ricorso in Cassazione al contrario di tutti gli altri accusati che, dopo tre gradi di giudizio, si vedono confermate tutte le condanne all'ergastolo per loro.[13]

Dopo tre gradi di giudizio, nel processo per l'omicidio del consulente del Ministero del Lavoro Massimo D'Antona, avvenuto a Roma il 20 maggio del 1999, la Prima sezione penale della Corte di cassazione conferma, il 28 giugno 2007, la condanna all'ergastolo alla Lioce. Altre condanne le sono state inflitte anche per gli attentati alla sede della Commissione di Garanzia sullo Sciopero, a quella della CISL di Milano (entrambi effettuati nel 2000) e all'Istituto Affari Internazionali di Roma nel 2001, oltre che per quattro rapine realizzate in Toscana, tra il 1998 e il 2003, con lo scopo di reperire fondi per finanziare le attività terroristiche delle in Nuove BR.[14][15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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