Naša Stvar

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Naša Stvar
Nomi alternativiSanta Alleanza, Mafja
Area di origineBelgrado (Zemun, Surčin, Novi Beograd)
Aree di influenzaSerbia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Repubblica di Macedonia, Unione europea, Nord America, Australia, Africa, Sud America
Periodoanni 1970 circa - in attività
Alleati'Ndrangheta
Sacra Corona Unita
Organizacija
Mafia bulgara
AttivitàEstorsione
Racket
Traffico di droga
Traffico di armi
Intimidazione dei testimoni
Gioco d'azzardo
Riciclaggio di denaro
Rapimento
Racket della Prostituzione
Corruzione
Evasione fiscale
Infiltrazione politica

Naša Stvar (in lingua italiana "Cosa nostra"), anche informalmente mafia serba, è un'organizzazione criminale serba attiva nell'Unione europea: Belgio, Bulgaria, Francia ma anche in Montenegro, Bosnia e Croazia[1]. Ha interessi nel traffico d'armi, contrabbando, traffico di droga, racket della prostituzione e gioco d'azzardo. In origine, gestivano il traffico di sigarette[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Durante le guerre jugoslave degli anni '90 il rapporto tra autorità politiche, servizi di sicurezza e crimine organizzato si saldò, soprattutto di fronte alla comune gestione del mercato nero e del contrabbando, derivato dai saccheggi delle truppe paramilitari durante la guerra in Bosnia[2]. Un esempio è dato dalla figura di Željko Ražnatović soprannominato 'Arkan’, ex rapinatore e capo ultras della Stella Rossa di Belgrado che si mise alla testa della Guardia Volontaria Serba (chiamate in suo onore "Tigri di Arkan"), gruppo paramilitare responsabile di crimini di guerra durante i conflitti in Croazia e Bosnia[3].

Nel dopoguerra, i gruppi paramilitari serbi portarono con sé il sistema di rapporti con la criminalità organizzata e confluirono nei servizi di sicurezza, soprattutto nell'Unità per le operazioni speciali (JSO), anche nota come Crvene Beretke (Berretti Rossi). Quest’unità fu guidata a partire dal 1999 da Milorad Ulemek detto ‘Legija’ (il 'legionario'), il quale era stato in passato il vice comandante della Guardia Volontaria Serba di Arkan e legato ai boss del clan di Zemun (Mile Luković detto ‘Kum’ e Dušan Spasojević detto ‘Siptar’), gruppo criminale tra i più potenti di Belgrado che veniva coinvolto nelle operazioni che i Berretti Rossi compivano per sbarazzarsi degli oppositori politici del Presidente Slobodan Milošević, come la sparizione e l'omicidio dell'ex Presidente Ivan Stambolić[4]. In questo periodo venne assassinato in un hotel di Belgrado anche Željko Ražnatović ‘Arkan’ e la sua morte segnò la fine della pax mafiosa e fu il pretesto ideale per scatenare una serie di omicidi che portarono al regolamento di conti all’interno del mondo criminale, con ovviamente il clan di Zemun nelle vesti di protagonista[5].

L'omicidio del Primo ministro Zoran Đinđić, avvenuto il 12 marzo 2003 su ordine di Milorad Ulemek, portò ad un giro di vite contro la malavita serba e i servizi di sicurezza corrotti: i boss di Zemun Luković e Spasojević furono uccisi in un conflitto a fuoco con la polizia, 180 membri del clan vennero arrestati[6] mentre i Berretti Rossi furono sciolti[2][4]. Ulemek venne condannato a 40 anni di carcere come mandante dell'omicidio Đinđić.

Dopo l'uccisione di Arkan e lo smantellamento del clan di Zemun a seguito del delitto Đinđić la mafia serba ha cambiato pelle, polverizzandosi in piccoli gruppi ed investendo nel traffico di cocaina: nel 2013 viene smantellata l'organizzazione del montenegrino Darko Šarić, che era uno dei principali fornitori di cocaina in Europa occidentale; la droga veniva acquistata in Sudamerica e rivenduta in diversi Stati europei con la collaborazione della 'Ndrangheta[7][8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La Santa Alleanza balcanica e il traffico di cocaina [collegamento interrotto], in Antimafia duemila.
  2. ^ a b La retata di Belgrado è caccia agli intoccabili - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato l'11 settembre 2020.
  3. ^ la Repubblica/mondo: Arkan, boia di Milosevic una vita di violenze, su www.repubblica.it. URL consultato l'11 settembre 2020.
  4. ^ a b Serbia, uccisi i mandanti del delitto Djindjic - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato l'11 settembre 2020.
  5. ^ Dietro la morte di Arkan la faida delle mafie serbe - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato l'11 settembre 2020.
  6. ^ Ruspe contro i killer di Djindjic - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 13 settembre 2020.
  7. ^ Ernesto Savona, European Money trails, Luigi Pellegrini Editore, 2000, p, ISBN 90-5702-362-8.
  8. ^ Droga: con la fine dell'impero di Darko Šarić, smantellato il suo cartello a Milano, su Il Fatto Quotidiano, 2 aprile 2014. URL consultato il 12 settembre 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]