Naïm Kattan

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Naïm[1] Kattan

Naïm[1] Kattan (Baghdad, 26 agosto 1928) è uno scrittore e critico letterario iracheno naturalizzato canadese.

È una figura importante della letteratura migrante del Québec.

Arricchisce la letteratura quebecchese con il suo bagaglio "assez chargé, assez composite" (abbastanza pieno, abbastanza composito")[2]. Olivier Germain-Thomas, produttore di trasmissioni letterarie a France Culture, dice al riguardo:

(FR)

« Le cas de Naïm Kattan est différent de la plupart des autres écrivains francophones puisque l’Irak n’a jamais été marqué par la culture française »

(IT)

« Il caso di Naïm Kattan è differente dalla maggior parte degli altri scrittori francofoni poiché l’Iraq non è mai stato segnato dalla cultura francese »

(Olivier Germain-Thomas[3])

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

È nato a Baghdad il 26 agosto 1928 da una famiglia di modeste condizioni economiche, che ha perso tutte le sue fortune. Appartenevano alla nobiltà ebraica, e contavano tra loro dei rabbini. Lo scrittore confida a Jacques Allard in un'intervista:

(FR)

« C’était plus important d’avoir des rabbins dans la famille que d’avoir de l’argent, parce que là était la grande noblesse »

(IT)

« Era più importante avere dei rabbini nella famiglia che del denaro, perché era lì la grande nobiltà »

(Naïm Kattan[4])

Ha compiuto i suoi studi primari all'Alleanza Israelita Universale, dove ha appreso quattro lingue: l'arabo, l'ebraico, il francese e l'inglese. Viene dunque educato in un contesto al tempo stesso ebraico ed arabo, in un'epoca durante la quale il fatto di essere ebreo attirava il rispetto dell'ambiente arabo. Gli ebrei erano colti, perché obbligati a leggere per pregare. In questi anni, la comunità ebraica formava dunque un'élite a Baghdad. Operavano come funzionari, ma anche nella comunità culturale.
Terminati i suoi studi primari Kattan si iscrive in una scuola musulmana, perché desideroso di conoscere la cultura araba. Per lo scrittore studiare in lingua araba significava

(FR)

« Étudier le Coran par coeur, la poésie pré-islamique, être au courant de tout ce qui est le plus musulman et le plus arabe »

(IT)

« Studiare il Corano a memoria, la poesia preislamica, essere al corrente di tutto ciò che è più musulmano e più arabo »

(Naïm Kattan[5])

Nel 1945 si iscrive alla facoltà di legge. Intanto inizia ad interessarsi alla letteratura francese. La sua infanzia e la sua prima giovinezza sono segnate da una serie di eventi traumatici, motivi che ritroviamo nel suo primo romanzo Adieu, Babylone, pubblicato nel 1975: la guerra e il saccheggio.

(FR)

« Des hordes de nomades qui campaient dans les alentours, rejointes par des musulmans des quartiers populaires de la ville, se livrèrent au pillage des quartiers juifs, assassinant plusieurs centaines d’hommes et de femmes et blessant des milliers d’autres »

(IT)

« Delle orde di nomadi accampati nei dintorni, raggiunte da musulmani dei quartieri popolari della città, si occuparono del saccheggio dei quartieri ebraici, assassinando diverse centinaia di uomini e di donne e ferendone altre migliaia »

(Naïm Kattan[6])

Il 3 settembre 1939 scoppia la guerra in Europa. Londra esige che sia applicato il trattato del 1930, trattato che Ghazi I, re dell'Iraq, voleva denunciare per preservare la neutralità del suo paese. Il 6 settembre, Baghdad rompe le relazioni con Berlino. Il 2 maggio 1941 l'armata britannica rovescia il governo di Rashid Ali al-Kaylani, Primo Ministro nazionalista, e ristabilisce un governo filo-britannico diretto dal despota Nuri Al Sa'id. L'Iraq è governato indirettamente dai britannici, la cui presenza si fa sentire a Baghdad: dei campi di concentramento sono infatti costruiti in tutto il paese. Le comunità ebraiche, cattoliche e musulmane, che sino ad allora avevano vissuto in armonia, sono vittime della persecuzione, conoscono quelli che lo scrittore ha definito nel suo romanzo Adieu, Babylone "Les murs édifiés par les préjugés et l'incompréhension"[7] (It. "le mura edificate dai pregiudizi e dall'incomprensione"). In questi anni molti ebrei, che costituivano un terzo della popolazione di Bagdad, lasciano l'Iraq:

(FR)

« Avec le retour de l’ordre, sortant de leur engourdissement et de leur stupeur, les Juifs recommencèrent à faire des projets d’avenir. Partir venait en tête de liste. Tous les matins, des centains de famille assiégeaient le bureau des passeports »

(IT)

« Con il ritorno dell’ordine, gli ebrei, uscendo dal loro stato d’intorpidimento e di stupore, ricominciarono a fare dei progetti per il futuro. Partire era in testa alla lista. Tutte le mattine, centinaia di famiglie assediavano l’ufficio dei passaporti »

(Naïm Kattan[8])

Il periodo in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1947 Naïm Kattan riceve una borsa di studio dal governo francese che gli dà l'opportunità di proseguire i suoi studi in Francia. Parte quindi per Parigi dove si iscrive alla Facoltà di Lettere. Parigi ha rappresentato per lui l'apertura al teatro, alla musica, ai musei d'arte occidentale, al rapporto con le donne e il luogo della sua seconda nascita.

(FR)

« La France m’apparaissait comme la seule, l’unique détentrice du secret du seul, du véritable Occident. […] Paris a été l’ouverture au monde. […] Paris s’imprimait dans ma mémoire non comme lieu de passage, mais comme ville de seconde naissance »

(IT)

« La Francia mi appariva come la sola, l’unica detentrice del segreto dell’unico, del vero Occidente. […] Parigi è stata l’apertura al mondo. […] Parigi s’imprimeva nella mia memoria non come luogo di passaggio, ma come città della seconda nascita »

(Naïm Kattan[9][10][11])

Gli viene proposto di cambiar nome per passare inosservato, ma decide di conservarlo:

(FR)

« Portant mon nom, j’ai accepté d’assumer, non pas seulement un passé, non pas tant un héritage, car j’en ai emprunté d’autres, mais une mémoire. Et cette mémoire indique la voie de la promesse sans nécessairement en ouvrir la porte. […] Aussi, à travers les civilisations, j’adopte une langue et un pays autres que les miens et je garde mon nom. Je ne subis pas mon destin et ma mémoire, je les accepte et je signe mon nom. Je ne suis pas assez vaniteux et irréfléchi pour prétendre que je suis l’auteur d’un destin que j’assume. Je ne suis l’auteur que du récit qui transforme ce destin en mémoire. C’est ma façon de me battre contre l’oubli. »

(IT)

« Mantenendo il mio nome, ho accettato d’assumere, non soltanto un passato, non tanto un’eredità, poiché ne ho prese in prestito altre, ma una memoria. E questa memoria indica la via della promessa senza necessariamente aprirne la porta. […] Così, attraverso le civilizzazioni, adotto una lingua ed un paese diversi dai miei e conservo il mio nome. Non subisco il mio destino e la mia memoria, le accetto e firmo col mio nome. Non sono così vanitoso e irriflessivo da pretendere di essere l’autore di un destino che assumo. Sono semplicemente l’autore del racconto che trasforma questo destino in memoria. È la mia maniera di battermi contro l’oblio. »

(Naïm Kattan[12])

Durante il suo soggiorno parigino inizia a frequentare anche il gruppo di André Breton. Naïm Kattan non è uno scrittore surrealista, anche se accetta l'immaginario. Il surrealismo, che ha scoperto a Bagdad, grazie ad un britannico, era per lui:

(FR)

« … un modo per uscire dal mio ambiente e di andare verso un’apertura al mondo. Il surrealismo era per me un’apertura verso una sorta di libertà oltre tutte le frontiere,oltre tutte le contrade di un paese, di una famiglia, di una città »

(IT)

« …un modo per uscire dal mio ambiente e di andare verso un’apertura al mondo. Il surrealismo era per me un’apertura verso una sorta di libertà oltre tutte le frontiere, oltre tutte le contrade di un paese, di una famiglia, di una città »

(Naïm Kattan[13])

Il trasferimento oltreoceano[modifica | modifica wikitesto]

Si vede rifiutare il rinnovo del suo passaporto iracheno. Ridotto allo stato di apolide, inizia a lavorare a Parigi come corrispondente di diverse riviste arabe e di giornali francesi: Combat, Opéra, la Gazette des Lettres, l'Âge nouveau. Un giorno un suo amico, un olandese, gli fa sapere che era richiesto un certo numero di conferenzieri che potessero accompagnare degli studenti su un battello diretto a New York. Giovane ed energico, Naïm Kattan decide di partire. L'America gli apriva le sue porte. Nel 1954 emigra in Canada e sceglie Montréal "Pour vivre en français"[14] (It. "per vivere in francese"). In un articolo apparso sul quotidiano Le Devoir lo scrittore parla della sua scelta di vivere a Montréal:

(FR)

« Comme beaucoup de villes nord-américaines, Montréal ressemble aux villes du Moyen-Orient. Dans Bagdad, ma ville natale, il y avait des quartiers: celui des Arméniens, celui des chrétiens assyriens, celui des Chaldéens, des juifs, des musulmans Ch’ites, des musulmans sunnites. La ville était un agglomérat de groupes. La ville était un mosaïque »

(IT)

« Come molte città nord-americane, Montréal assomiglia alle città del Medio Oriente. A Baghdad, la mia città natale, c’erano dei quartieri: quello degli armeni, quello dei cristiani assiri, quello dei caldei, degli ebrei, dei musulmani sciiti, dei musulmani sunniti. La città era un agglomerato di gruppi. La città era un mosaico. »

(Naïm Kattan[15])

A Montréal scopre una città di cui una parte è anglofona, un'altra francofona, un'altra ebrea, italiana e greca. Lo spazio è diviso in quartieri. Tra le diverse parti, lo scrittore riconosce che vi sono tensioni inevitabili, ma non odio, sangue e cadaveri come avviene nelle più antiche città del suo paese natale. La città di Montréal è per lo scrittore "Un esempio di civiltà"[16], la cui lingua comune è il francese, ma dove si ha la libertà di parlare tutte le altre lingue. È a Montréal che prende la decisione di scrivere in francese e dove vengono pubblicate le sue opere. La lingua è per lo scrittore:

(FR)

« Un vecteur inséparable de la substance de son être »

(IT)

« Un vettore inscindibile dalla sostanza del suo essere »

(Naïm Kattan[17])

Partecipa attivamente alla vita culturale e fonda il Bulletin du cercle juif, prima pubblicazione non cattolica in lingua francese apparsa in Canada, di cui è redattore sino al 1967. Al suo arrivo a Montréal constata che gli ebrei e i franco-canadesi non avevano alcun rapporto. Ed è per tale ragione che decide di creare il Bulletin, nel quale esprime senza ambagi il suo particolarismo di ebreo francofono e commenta inoltre le pubblicazioni franco-canadesi per farle conoscere alla comunità ebraica. In seguito all'apparizione del primo numero, lo scrittore riceve una missiva da parte di un professore di lettere, nella quale gli consiglia di sostituire l'aggettivo ebreo con l'aggettivo israelita, poiché il termine ebreo aveva una connotazione negativa. Kattan decide però di mantenere il titolo iniziale:

(FR)

« Pourtant, en changeant d’appellation, il ne change pas de statut, tout au plus acquiert-il une respectabilité apparente. […] Or, depuis le Royaume de Juda, l’Hébreu et l’Israélite portent le nom de Juif et si ce terme a acquis un sens péjoratif, ce fut en raison de la volonté de certaines sociétés d’inférioriser le Juif, de l’humilier, de l’abaisser »

(IT)

« Tuttavia, variando appellativo, non cambia lo status, tutt’al più acquisisce una rispettabilità apparente. […] Orbene, a partire dal regno di Giuda, l’ebraico e l’israelita portano il nome di ebreo e se questo termine ha acquisito un significato spregiativo, fu a causa della volontà di certe società di sottovalutare l’ebreo, di umiliarlo, di svergognarlo. »

(Naïm Kattan[18][19])

Nel corso di questi anni sperimenta lentamente quella che chiama la sua terza nascita. Insegna all'Università Laval, è redattore alla Commissione regale d'inchiesta sul bilinguismo e il biculturalismo. Nel 1961 diventa membro dell'équipe della redazione del Nouveau Journal di Montréal. Al Nouveau Journal svolge il ruolo di cronista di politica internazionale. Dal 1962 ad oggi è critico letterario al quotidiano Le Devoir di Montréal. Collaborando a Le Devoir contribuisce a far conoscere in Québec la letteratura anglo-canadese e la letteratura statunitense, sino ad allora ignorate. Nel 1957 il Canada crede necessaria la creazione di un Consiglio delle Arti al fine di favorire nel paese l'emergere dell'idea di una cultura nazionale. Nel 1967 diventa capo del Service des Lettres et de l'Édition e direttore associato del Consiglio delle Arti del Canada. In questi anni molti scrittori quebecchesi rifiutano di ricevere il premio del Governatore Generale. Assai difficile è gestire un tale organismo in un simile clima politico. Un'organizzazione clandestina, la FLQ (Front de Libération du Québec), fondata nel 1963, conduce da tempo una campagna terroristica a base di attentati dinamitardi in nome della causa di un Québec indipendente e socialista. Il 5 ottobre una cellula del Front de Libération du Québec sequestra a Montréal il diplomatico britannico James Cross. Il 10 ottobre i terroristi passano nuovamente all'attacco con il sequestro di Pierre Laporte, Ministro del Lavoro nel governo provinciale. Uno stato di vero e proprio panico si diffonde in Québec. Nonostante ciò, il Consiglio delle Arti riesce a sopravvivere.

Kattan cerca di difendere l'integrità e la nobiltà della letteratura; si oppone al clericalismo e all'anti-clericalismo; si batte affinché due scrittori, François Hertel e Félix-Antoine Savard siano riconosciuti senza tener conto dei loro rapporti con la Chiesa cattolica. Collabora ad un gran numero di riviste: Liberté, Canadian Literature (Vancouver), Maclean, Tamarack Review (Toronto), La Quinzaine littéraire (Paris), Les lettres nouvelles, Cité libre, Voix et Images, La Presse, Études littéraires, Écrits du Canada français; ed inoltre collabora a delle stazioni radiofoniche di diversi paesi. Più tardi, Kattan lascia il Consiglio delle Arti per divenire professore associato del dipartimento di studi letterari dell'Università del Québec a Montréal. Tale occupazione gli permette di portare avanti il suo sogno, "S'exprimer comme écrivain et servir la littérature"[20] (It. "Esprimersi come scrittore e servire la letteratura").

Lo sviluppo della carriera letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Kattan ha fatto numerosi viaggi: nel Nord America, nel Sud America, in Europa, in Africa e in Asia, dove ha partecipato a dei convegni. Riceve il Premio France-Canada per il suo primo saggio Le réel et le théâtral, pubblicato a Montréal nel 1971, e in seguito tradotto in arabo dalla poetessa libanese Sabah el-Kharrat Zwein, sintesi di una triplice esistenza, nel quale scrive la sua visione dell'Oriente e quella dell'Occidente, evocando tutte le dimensioni della vita: il rapporto tra uomo e donna, il potere e la potenza, l'arte e la vita, l'individuo ed il gruppo. Le réel et le théâtral nasce sotto forma di articolo che lo scrittore invia alla Nouvelle revue française. Dopo aver letto tale articolo, Jean Grosjean, uno dei direttori della rivista, che è anche poeta e traduttore della Bibbia, contatta lo scrittore e lo invita a scrivere un saggio. Ed è così che nasce la sua prima opera critica, che è per lui un modo per affermare la sua decisione di fare del francese la sua propria lingua. Nel 1975 pubblica il suo primo romanzo, Adieu Babylone, racconto della sua infanzia, tradotto in arabo, che ha ricevuto un grande successo, in particolar modo in Francia.

Dal 1994 è membro del Consiglio delle Arti della Comunità Urbana di Montréal. Dal 1994 al 1996 è Presidente del Premio letterario di Ville-Marie. Naïm Kattan è ufficiale dell'Ordine del Canada, cavaliere dell'Ordine del Québec e Ufficiale delle Arti e delle lettere di Francia. È inoltre membro della Società regale del Canada e dell'Accademia delle Lettere del Québec. Le attività di Naïm Kattan, nel loro insieme, costituiscono la proiezione dell'immagine dello scrittore che è anche amministratore, due occupazioni considerate da alcuni come difficili da conciliare, ma secondo Louise Gauthier, abilmente associate da Kattan.

La letteratura secondo Kattan[modifica | modifica wikitesto]

Naïm Kattan, è autore di romanzi, novelle, saggi e critiche ed è inoltre autore di pièces teatrali come La Discrétion et autres pièces. Non cerca di teatralizzare il reale, come è stato fatto in Occidente, ma

(FR)

« Il veut plutôt, allant au-delà de l’échange de paroles, pratiquer un art du second degré qui fasse en sorte que le language quotidien et banal utilisé en cache un autre, suggéré, qu’il s’agit de faire éclater sans violence. Comme dans l’Indiscrétion »

(IT)

« Piuttosto vuole, andando al di là dello scambio di parole, praticare un’arte di secondo grado che faccia in modo che il linguaggio quotidiano e banale utilizzato ne nasconda un altro, suggerito, che si tratta di far scoppiare senza violenza. Come ne l’Indiscrétion »

(Jacques Allard[21])

Ragion per cui nei suoi romanzi e nelle sue novelle si susseguono pagine fitte di dialoghi:

(FR)

« Le dialogue est pour moi un rapport à l’autre, il y a toujours un rapport à l’autre, c’est-à-dire c’est l’autre qui dit le contraire ou quelque chose de différent. Ce que je dis moi-même et ce que j’affirme est toujours soit complété soit contredit soit modifié par rapport à l’autre. Je ne suis pas seul dans la parole. La parole de l’autre est un dialogue, un échange, une contradiction, une confirmation. C’est toujours par rapport à l’autre que la parole naît »

(IT)

« Il dialogo è per me una relazione con l’altro, c’è sempre una relazione con l’altro, ossia è l’altro a dire il contrario o qualcosa di diverso. Quello che io stesso dico e ciò che sostengo è sempre o completato o contraddetto o modificato in relazione all’altro. Non sono solo nella parola. La parola dell’altro è un dialogo, uno scambio, una contraddizione, una conferma. È sempre in rapporto all’altro che nasce la parola. »

(Naïm Kattan[22])

Due sono i generi che non ha utilizzato: la poesia e la letteratura infantile:

(FR)

« La poésie parce que, comme je suis narrateur, mon rapport avec le monde n’est pas un rapport de mots, mais de paroles. Il y a une différence et, ce n’est pas un rapport de langue, mais de language. Il y a une différence aussi entre les deux, parce que j’ai changé de langue aussi il faut dire »

(IT)

« La poesia perché, siccome sono narratore, il mio rapporto col mondo non è un rapporto di suoni, ma di parole. C’è una differenza e, non è un rapporto di lingua, ma di linguaggio. C’è una differenza anche tra i due, perché ho cambiato lingua. Bisogna anche dire questo. »

(Naïm Kattan[23])

La sua opera, tradotta in diverse lingue, è celebrata ovunque, perché universale. Difatti i temi ricorrenti sono: i problemi della vita collettiva ed individuale, l'adattamento a dei nuovi ambienti, l'incontro tra culture molto diverse. Allergico ai ghetti, a partire dalla sua infanzia, Naïm Kattan è stato sempre attirato dagli altri, e gli altri nella sua città erano i musulmani:

(FR)

« Je suis souvent passé devant le café kurde. Jamais ne m’y suis-je arrêté, et cela m’eût semblé absurde d’y pénétrer. Non pas par manque de curiosité mais parce que j’aurais eu l’impression de transgresser une loi non écrite, d’attenter à une intimité que rien extérieurement ne protégeait, sauf une entente tacite entre Kurdes et Arabes »

(IT)

« Son passato spesso davanti al caffé curdo. Non mi ci sono mai fermato, e mi sarebbe sembrato assurdo entrarci. Non per mancanza di curiosità ma perché avrei avuto la sensazione di trasgredire una legge non scritta, di attentare ad una intimità che niente esteriormente proteggeva, eccetto una tacita intesa tra curdi ed arabi. »

(Naïm Kattan[24])

Riprendendo una formula di Gaston Miron che diceva che un amore non nega un altro amore, ma lo integra e lo contiene, Naïm Kattan afferma che una cultura non nega l'altra. Le sue culture non si fanno concorrenza:

(FR)

« A Baghdad, j’ai appris la vie double, le partage et la rencontre. L’air que je humais était libérateur, car il était embaumé par la présence de l’autre. J’avais besoin de l’autre pour me retrouver en moi-même; de l’Islam pour commencer à comprendre le judaïsme, du français pour pénétrer la sublime beauté de l’arabe »

(IT)

« A Baghdad, ho appreso la doppia vita, la spartizione e l’incontro. L’aria che respiravo era liberatrice, poiché profumava della presenza dell’altro. Avevo bisogno dell’altro per ritrovarmi in me stesso; dell’Islam per iniziare a capire il giudaismo, del francese per penetrare la sublime bellezza dell’arabo. »

(Naïm Kattan[25])

Lo scrittore si interroga sul destino dei suoi personaggi, abitanti di un universo che è alle volte drammatico e oscuro. Spesso gli è stata posta la domanda "Signor, Kattan, nella sua vita lei va incontro agli altri, lei è cortese, sorride alla gente, mentre nei suoi romanzi e nelle sue novelle ci sono molte cose che non vanno, che non funzionano. Perché?", a cui ha sempre risposto:

(FR)

« La vie est faite de ça. Regardez autour de vous. Est-ce que tout marche bien? »

(IT)

« La vita è fatta di queste cose. Si guardi attorno. Va tutto bene? »

(Naïm Kattan[26])

Inoltre la sua opera è anche celebrazione dell'Amore e della Vita, vita che ha temuto di perdere durante la guerra:

(FR)

« J’avais treize ans. J’entendais des coups de feu et je me dis: “Ils vont arriver. Ils vont arriver pour me tuer. Je n’ai pas encore vécu, je n’ai pas encore rencontré une femme et je vais mourir”. Je sentais qu’ils pouvaient prendre ma vie sans raison. Je n’avais rien fait. J’étais innocent. J’ai senti qu’il y avait un traumatisme en moi: la vie n’est pas garantie et ne peut pas être protégée. »

(IT)

« Avevo tredici anni. Sentivo degli spari e mi dissi: “Stanno per arrivare. Stanno per venire ad uccidermi. Non ho ancora vissuto, non ho ancora incontrato una donna e sto per morire”. Sentivo che avrebbero potuto prendersi la mia vita senza motivo. Non avevo fatto niente. Ero innocente. Ho avvertito che vi era un trauma in me: la vita non è garantita e non può essere protetta. »

(Naïm Kattan[27])

Opere di Naïm Kattan[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Adieu, Babylone, Montréal, Éditions La Presse, 1975.
  • Les Fruits arrachés, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1977.
  • La Fiancée promise, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1983.
  • La Fortune du passager, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1989.
  • Farida, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1991.
  • La célébration, Montréal, Éditions l'Héxagone, 1997.
  • L'amour reconnu, Montréal, Éditions l'Héxagone, 1999.
  • L'anniversaire, Montréal, Éditions Québec-Amérique, 2000.
  • Le Gardien de mon frère, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 2003.

Novelle[modifica | modifica wikitesto]

  • Dans les déserts, Montréal, Éditions Leméac, 1974.
  • La traversée, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1976.
  • Le Rivage, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1979.
  • Le sable de l'île, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1979.
  • La Reprise, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1985.
  • The Neighbour, raccolta di racconti tradotti in inglese da Judith Madley, Toronto, McClelland & Stewart.
  • A. M. Klein, Montréal, Éditions XYZ, 1994.
  • La distraction, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1994.
  • Le silence des adieux, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1999.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • La Discrétion et autres pièces, Montréal, Éditions Leméac, 1974.

Testi critici[modifica | modifica wikitesto]

  • Le réel et le théâtral, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1970.
  • Reality and Theater, traduzione inglese di Alan Brown, Toronto, House of Anansi.
  • Écrivains des Amériques, Libro I "Les États-Unis", 1972, Libro II "Le Canada anglais", Libro III "L'Amérique latine", 1980.
  • La Mémoire et la promesse, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1978.
  • Le Désir et le pouvoir, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1983.
  • Le repos et l'oubli, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1987.
  • Le Père, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1990.
  • La Réconciliation, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 1993.
  • Portraits d'un pays, Montréal, L'Hexagone, 1994.
  • Culture: alibi ou liberté, Montréal, Éditions Hurubise HMH, 1996.
  • Idoles et images, Montréal, Éditions Bellarmin (l'Essentiel), 1996.
  • Figures bibliques, Montréal, Éditions Guérin littérature, 1997.
  • Les villes de naissance, Montréal, Leméac, 2001.
  • L'Écrivain migrant. Essais sur des cités et des hommes, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 2001.
  • La Parole et le lieu, Montréal, Éditions Hurtubise HMH, 2004.

Bibliografia critica su Naïm Kattan[modifica | modifica wikitesto]

  • Allard, Jacques, Naïm Kattan ou la fortune du migrant, "Voix et images", vol IX, 1, autunno 1985.
  • Allard, Jacques,Naïm Kattan romancier: La promesse du temps retrouvé, "Voix et images", vol. 11, 1, autunno 1985.
  • Allard, Jacques,Naïm Kattan. L'écrivain du passage. "D'où je viens, où je vais". Un entretien avec Simone Douek suivi de saluts, hommages et lectures, Montréal, Blanc Silex Éditions, 2002.
  • Beaudoin, Réjean, Adieu, Babylone et toute la terre à devorée, Le roman québécois, Montréal, Boréal, 1991.
  • Benesty-Sroka, Ghila, Naïm Kattan: juif, arabe, montréalais, “Tribune juive”, vol. 5, 2, sett.-ott. 1987.
  • Boissonnault, Pierre, La fiancée promise, "Québec français", 53, marzo 1984.
  • Bordeleau, Francine, Compte rendu du livre Farida de Naïm Kattan, "Lettres québécoises", 66, estate 1992.
  • Burguet, Frantz-André, Le sable de l'île, "Magazine littérature", 70, 1989.
  • Chantal Guy, La mécène et la putaine: même language, La Presse, 8 aprile 2002.
  • Chartrand, Robert, D'où écrivent-ils?, "Le Devoir", 31 marzo-1º aprile 2001.
  • Cloutier, Guy, Un inventaire de la mémoire jusque dans ses radicelles. Le repos et l'oubli ou la littérature québécoise vue par Naïm Kattan, "Le Soleil", 11 aprile 1987.
  • Gilles, Costaz, La Mémoire et la Promesse et le Rivage, "Le sefatin", 9 luglio 1979.
  • Cusson, Marie, Présence dans la cité. L'écrivain migrant: essais sur des cités et des hommes de Naïm Kattan, "Spirale", 181, novembre-dicembre 2001.
  • Dotoli, Giovanni, Culture et littérature canadiennes de langue française. Entretien avec Naïm Kattan, Fasano, Schena editore, 2003.
  • Dugas, Guy, Identité, exil et mémoire des langues dans l'œuvre littéraire de Naïm Kattan, "Présence Francophone", 44, 1994.
  • Fédéric, Martin, Compte rendu du livre La célébration, "Lettres québécoises", 87, autunno 1987.
  • Gauthier, Louise, La mémoire sans frontières. Émile Ollivier, Naïm Kattan et les écrivains migrants au Québec, Sainte-Foy, Les Éditions de l'IQRC: Presse de l'Université Laval, 1997.
  • Gauvin Lise/Miron Gaston, Écrivains contemporains du Québec depuis 1950, Parigi, Éditions Seghers, 1989.
  • Giguère, Suzanne, Passeurs culturels. Une littérature en mutation. Entretien avec Naïm Kattan, Sainte-Foy, les Éditions del'IQRC: Presse de l'Université Laval, 2001.
  • Jean, Michel, Compte rendu du livre Le père de N. Kattan, "Philosopher", 13, 1992.
  • Lamontagne Marie-Andrée, Noblesse de l'étranger, "Le devoir", nov.-dic. 2002.
  • LaRue, Monique, Une chevauchée planétaire, "Spirale", 39, dicembre 1983.
  • Lévesque, Gaëtan, Lectures, "Lettres québécoises", 33, printemps 1984.
  • Martel, Réginald, Naïm Kattan. Les femmes du pays froid, "La Presse", 3 marzo 1984.
  • Martin, Frédéric, Compte rendu du livre La célébration de Naïm Kattan, "Lettres québécoises", 87, autunno 1997.
  • Michel, Jean, Compte rendu du livre Le père de Naïm Kattan,"Philosopher", 13, 1992.
  • Pascal, Gabrielle, Le voyage comme fuite et comme éducation, "Lettres québécoises", 59, automne 1990.
  • Pellerin, Gilles, Les fiancées de la terre promise. La fiancée promise de Naïm Kattan, "Lettres québécoises", 33, primavera 1984.
  • Racine, Noële, Vivre à rebours. L'amour reconnu de Naïm Kattan, "Spirale", luglio-agosto 1999.
  • Rahimieh, Nasrin, Naïm Kattan, "le discours arabe", and His Place in the Canadian Literary Discourse, Canadian Literature/Littérature canadienne, 127, inverno 1990.
  • Renaud, André, Le dualisme de Naïm Kattan, "Lettres québécoises", 47, autunno 1987.
  • Royer, Jean, Naïm Kattan: "J'ai choisi Montréal pour vivre en français". La littérature québécoise porte une dimension de l'homme tel qu'il vit en Amérique, "Le Devoir", 25 aprile 1981.
  • Royer, Jean, Naïm Kattan. L'héritier du livre, Écrivains contemporains, Montréal, l'Héxagone, 1989.
  • Saletti, Robert, Ces écrivains venus d'ailleurs, "Le Devoir", 5 ottobre 1997.
  • Simard, Sylvain, Naïm Kattan romancier: La Promesse du temps retrouvé, "Voix et images", vol. XI, 1, autunno 1985.
  • Soucy, Jean-Yves, Naïm Kattan. La grande aventure de la quotidianneté, "Livre d'ici", vol. 6 , 49, 9 settembre 1987.
  • Tournier, Michel, De Bagdad à Montréal: une trajectoire fabuleuse, "Le monde", 11 giugno, 1976.
  • Vanasse, André, Naïm Kattan, pilier du Conseil des Arts du Canada, "Lettres québécoises", 66, estate 1992.
  • Vigneault, Robert, L'essai, cette passion du sens, "Lettres québécoises", 31, autunno 1983.
  • Whitfield, Agnès, Compte rendu du livre Le père de Naïm Kattan, "Lettres québécoises", 62, estate 1991.

Riferimenti storici[modifica | modifica wikitesto]

  • Charles Saint-Prot, Histoire de l'Irak. De Sumer à Saddam Hussein, Parigi, Ellipses, 1999.
  • Codignola Luca-Luigi Bruti Liberati, Storia del Canada. Dalle origini ai giorni nostri, Milano, Bompiani, 1999.
  • Giancarlo Lannutti, Breve storia dell'Iraq. Dalle origini ad oggi, Roma, Datanews Editrice Srl, 2002.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Numerosi erano coloro che in Israele all’epoca si chiamavano Klein, che in yiddish e in tedesco vuol dire "piccolo". Tale nome è stato reso in ebraico Kattan. Naïm vuol dire invece seducente, "piacente"; mentre in arabo Naïm vuol dire "paradisiaco". Difatti, nel Corano il paradiso è designato col nome El Naïm, mentre l’inferno è designato col nome El Djaïm. Kattan in arabo vuol dire cotoniere. Tale nome deriva dalla parola "cotone", cfr. S. Douek, D’où je viens, où je vais, in J. Allard, L’écrivain du passage, op. cit., p. 21
  2. ^ Ibid., p. 15
  3. ^ Germain-Thomas Olivier, Les idées qui s’aiment, in Jacques Allard, L’écrivain du passage, Montréal, Blanc Silex Éditions, 2002, p. 127.
  4. ^ Jacques Allard, Naïm Kattan où la fortune du migrant, cit. in Louise Gauthier, La mémoire sans frontières. Émile Ollivier, Naïm Kattan et les écrivains migrants au Québec, Sainte-Foy, les Éditions de l’IQRC: les Presses de l’Université Laval, 1997, p. 73.
  5. ^ Ibid., p. 74.
  6. ^ N. Kattan, L’écrivain migrant. Essais sur des cités et des hommes, op. cit., p. 65.
  7. ^ N. Kattan, Adieu, Babylone, Montréal, La Presse, 1975, p. 15.
  8. ^ Ibid., p. 33.
  9. ^ Ibid., p. 116.
  10. ^ Angela Liguori, "Entretien avec Naïm Kattan", Rivista di studi canadesi, 19, 2006, p. 171.
  11. ^ N. Kattan, Les villes de naissance, Montréal, Leméac, 2001, p. 71.
  12. ^ N. Kattan, Le repos et l’oubli, cit. in L. Gauthier, La mémoire sans frontières. Émile Ollivier, Naïm Kattan et les écrivains migrants au Québec, op. cit., pp. 83-84.
  13. ^ Angela Liguori, "Entretien avec Naïm Kattan", Rivista di studi canadesi, 19, 2006, p. 172.
  14. ^ N. Kattan, J'ai choisi Montréal pour vivre en français. La littérature québécoise porte une dimension de l'homme tel qu'il vit en Amérique, “Le Devoir”, 25 aprile 1981, p. 8
  15. ^ Ibid.
  16. ^ Ibid.
  17. ^ N. Kattan, J’ai choisi le français, “Relations”, 668, aprile-maggio 2001, p. 15.
  18. ^ N. Kattan, L’Écrivain migrant. Essais sur des cités et des hommes, op. cit., 2001, p. 25.
  19. ^ Ibid.
  20. ^ 35. André Vanasse, "Naïm Kattan, pilier du Conseil des Arts du Canada", Lettres québécoises, 66, estate 1992, p. 5.
  21. ^ J. Allard, “Voix et images”, vol. XI, 1, autunno 1985, p. 8.
  22. ^ Angela Liguori, "Entretien avec Naïm Kattan", Rivista di studi canadesi, 19, 2006, pp. 181-182.
  23. ^ Ibid., p. 162.
  24. ^ N. Kattan, Le réel et le théâtral, Montréal, les Éditions Hurtubise HMH, 1970, p. 110.
  25. ^ N. Kattan, Les villes de naissance, op. cit., p. 26.
  26. ^ Angela Liguori, "Entretien avec Naïm Kattan", Rivista di studi canadesi, 19, 2006, p. 193.
  27. ^ Ibid., p. 169.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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