NGC 6939

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NGC 6939
Ammasso aperto
NGC 6939
NGC 6939
Scoperta
ScopritoreWilliam Herschel
Anno1798
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneCefeo
Ascensione retta20h 31m 30s[1]
Declinazione+60° 39′ 42″[1]
Distanza3860[2] a.l.
(1185[2] pc)
Magnitudine apparente (V)7,8[1]
Dimensione apparente (V)7'
Caratteristiche fisiche
TipoAmmasso aperto
ClasseII 1 r
Età stimata1,0 - 1,3 miliardi di anni[3]
Altre designazioni
Mel 231; Cr 423; OCl 217[1]
Mappa di localizzazione
NGC 6939
Cepheus IAU.svg
Categoria di ammassi aperti

Coordinate: Carta celeste 20h 31m 30s, +60° 39′ 42″

NGC 6939 è un ammasso aperto visibile nella costellazione di Cefeo.

Osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Mappa per individuare NGC 6939.

È visibile 1,5 gradi a sudovest della stella η Cephei; si tratta di un piccolo ammasso le cui due stelle principali, che brillano di decima magnitudine, sono poste ai vertici di nordovest e sudest dell'oggetto, mentre le componenti centrali sono di magnitudine a partire dalla 12. Un binocolo 10x50 è sufficiente per scorgerlo ma permette di intravedere solo una leggera chiazza chiara; con un telescopio di 100mm di apertura appare invece già in massima parte risolto, mentre con uno strumento da 200mm si contano diverse decine di stelle fino alla magnitudine 14 e nessuna nebulosità apparente di fondo.

La declinazione molto settentrionale di quest'ammasso favorisce notevolmente gli osservatori dell'emisfero nord; dalle regioni boreali si presenta estremamente alto nel cielo nelle notti d'estate, mentre dall'emisfero australe resta sempre molto basso e nelle regioni lontane dai tropici non è osservabile.[4] Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale è quello compreso fra giugno e novembre.

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

NGC 6939 venne individuato per la prima volta da William Herschel nel 1798, attraverso un telescopio riflettore da 18,7 pollici; il figlio John Herschel lo inserì nel General Catalogue of Nebulae and Clusters col numero 2083.[5]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

NGC 6939 è un ammasso piuttosto evoluto situato ad una latitudine galattica piuttosto elevata; la sua distanza è stimata sui 1185 parsec (3860 anni luce)[2] e ricade così all'interno del Braccio di Orione, in corrispondenza di una regione molto ricca di nubi molecolari per via della presenza della Fenditura del Cigno. La sua distanza dal centro della Via Lattea è stimata sui 9700 parsec.[3]

La sua età, determinata tramite studi fotometrici e probabilmente compresa fra 1,0 e 1,3 miliardi di anni, lo rende un ammasso piuttosto vecchio, anche se non fra i più vecchi conosciuti; al suo interno sono state rilevate evidenze che alcune delle sue componenti possano essere stelle doppie.[3] Poche delle sue componenti sono state identificate come stelle variabili: ne sono infatti note soltanto sei fra le giganti rosse, due delle quali sono variabili a eclisse del tipo Algol e una del tipo W Ursae Majoris, quest'ultima nota come V466 Cephei.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d SIMBAD Astronomical Database, su Results for NGC 6939. URL consultato il 27 giugno 2013.
  2. ^ a b c WEBDA page for open cluster NGC 6939, su univie.ac.at. URL consultato il 27 giugno 2013.
  3. ^ a b c Andreuzzi, Gloria; Bragaglia, Angela; Tosi, Monica; Marconi, Gianni, UBVI photometry of the intermediate-age open cluster NGC 6939, in Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol. 348, nº 1, febbraio 2004, pp. 297-306, DOI:10.1111/j.1365-2966.2004.07366.x. URL consultato il 27 giugno 2013.
  4. ^ Una declinazione di 61°N equivale ad una distanza angolare dal polo nord celeste di 29°; il che equivale a dire che a nord del 29°N l'oggetto si presenta circumpolare, mentre a sud del 29°S l'oggetto non sorge mai.
  5. ^ Catalogo NGC/IC online - result for NGC 6939, su ngcicproject.org. URL consultato il 27 giugno 2013.
  6. ^ Kafka, S.; Gibbs, D. G., II; Henden, A. A.; Honeycutt, R. K., WIYN Open Cluster Study. XX. Photometric Monitoring of the Galactic Cluster NGC 6939, in The Astronomical Journal, vol. 127, nº 3, marzo 2004, pp. 1622-1631, DOI:10.1086/382102. URL consultato il 27 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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