Musica per archi, percussioni e celesta

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Musica per archi, percussioni e celesta
CompositoreBéla Bartók
Numero d'operaSz. 106, BB 114
Epoca di composizionesettembre 1936
Prima esecuzione21 gennaio 1937
Organicoviolini, viole, violoncelli, contrabbassi, arpa, xilofono, rullante, piatti, tam-tam, grancassa, timpani e celesta
Movimenti
4

Musica per archi, percussioni e celesta[1], Sz. 106, BB 114 è una delle composizioni più note del compositore ungherese Béla Bartók. Commissionata da Paul Sacher per celebrare il decimo anniversario della orchestra da camera Basler Kammerorchester, lo spartito è del 7 settembre 1936. La prima esecuzione del brano è avvenuta a Basilea, Svizzera il 21 gennaio 1937, da parte dell'orchestra da camera diretta da Sacher, ed è stato pubblicato nello stesso anno dalla Universal Edition[1].

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Come indica il titolo, il pezzo è stato scritto per strumenti ad arco (violini, viole, violoncelli, contrabbassi, e arpa)[2], strumenti a percussione (xilofono, rullante, piatti, tam-tam, grancassa, e timpani) e celesta. L'organico comprende anche un pianoforte, che può essere classificato come uno strumento a percussione o ad arco (il musicista addetto alla celesta suona anche il pianoforte in alcuni passaggi a 4 mani col pianista)[1].

Il pezzo è in quattro movimenti, il primo e il terzo lenti, il secondo e quarto rapidi. Tutti i movimenti sono scritti senza alterazioni in chiave[1][2]:

  1. Andante tranquillo
  2. Allegro
  3. Adagio
  4. Allegro molto

Il primo movimento è una fuga lenta. La sua indicazione del tempo cambia continuamente. Si basa intorno alla nota la, con la quale inizia e termina il movimento. Gli archi iniziano con la sordina, e man mano che entrano più voci, la tessitura si infittisce e la musica diventa più forte fino al punto culminante su mi bemolle, lontano un tritono dal la. Le sordine vengono poi rimosse, e la musica diventa gradualmente più tranquilla con i dolci arpeggi della celesta. Il movimento si conclude con la seconda frase del soggetto della fuga suonato delicatamente insieme alla sua inversione. Del materiale dal primo movimento viene riproposto nel resto della composizione, come ad esempio il soggetto della fuga[1][2].

Il secondo movimento è rapido, con un tema in 2/4 che si trasforma in 3/8 tempo verso la fine. Esso è contrassegnato dalle forti sincopi del pianoforte e dagli accenti delle percussioni che creano una danza vorticosa, evolvendo in una sezione estesa di pizzicati, con una conclusione simile ad un concerto per pianoforte[1][2].

Le battute 1-5 del primo movimento e le battute 204–9 del secondo

Il terzo movimento è un lento esempio di quella che viene spesso chiamata "musica notturna" di Bartók. Vi sono glissando dei timpani, la cui cosa era una tecnica insolita al momento della composizione del lavoro, poiché era ritenuta una prerogativa dello xilofono. È noto comunemente che il ritmo dello xilofono solista che apre il terzo movimento si basa sulla successione di Fibonacci[1][2].

L'ultimo movimento ha il carattere di una vivace danza popolare[1][2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Terenzio SACCHI LODISPOTO, Bela Bartok - Musica per archi, percussione e celesta, su www.flaminioonline.it. URL consultato il 29 aprile 2016.
  2. ^ a b c d e f NOVECENTO STORICO (PDF), su euraneri.altervista.org.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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