Museo nazionale degli strumenti musicali

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Museo nazionale degli strumenti musicali
Museo degli strumenti musicali a Roma.jpg
Il museo
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
IndirizzoVia di Santa Croce di Gerusalemme 9/a
Caratteristiche
TipoMusicale
Apertura1964
GestioneMIBACT - Polo museale del Lazio
DirettoreSandra Suatoni
Visitatori9 164[1] (2015)
Sito web

Coordinate: 41°53′20.04″N 12°30′52.92″E / 41.8889°N 12.5147°E41.8889; 12.5147

Il Museo nazionale degli strumenti musicali è sito nella Palazzina Samoggia in piazza Santa Croce in Gerusalemme 9/a (l'accesso è a fianco della Chiesa di Santa Croce di Gerusalemme), a Roma. Il museo, proprietà del MIBACT è dal dicembre 2014 uno dei 43 musei di competenza del Polo museale del Lazio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tra quanti si sono dedicati alla raccolta degli strumenti musicali vi sono Athanasius Kircher ed Evan Gorga. Il collezionista gesuita Kircher, come appare dal libro di Andrea Cionci "Il tenore collezionista" edito da Edizioni Nardini nel 2004, pare che sia stato un esperto di organologia. Con l'arrivo dei piemontesi a Roma la collezione Kircher fu dispersa, invece il Gorga ebbe dei problemi economici e di spazio; tuttavia gli rimasero circa 3000 pezzi stipati in dieci appartamenti di Via Cola di Rienzo 285 a Roma e, successivamente, entrarono, come possedimento dello Stato italiano il 27 settembre 1949 quando lo stato stesso si impegnò a pagare i debiti di Gorga.

Gli strumenti musicali erano, ad ogni modo, una delle 30 collezioni con più di 150000 pezzi della raccolta Gorga, privi in origine di una propria sede di esposizione. Tra le altre collezioni di Gorga, non presenti nel museo, sono da citare: giocattoli, terrecotte, farmacie da viaggio, ferri chirurgici e bilance. La sede per gli strumenti musicali all'inizio fu un problema, questa fu in seguito trovata mediante l'interessamento della professoressa Luisa Cervelli la quale si batté per il restauro e la catalogazione sistematica. In seguito acquisì vari altri strumenti tra cui l'arpa Barberini, il pianoforte di Bartolomeo Cristofori, i cornamuti cinquecenteschi di Weier, il claviciterio. Il secondo piano, che dovrà accogliere gli strumenti del XIX secolo è ancora in fase di allestimento. Altri strumenti, depositati nei magazzini limitrofi saranno esposti in una palazzina attigua a restauro ultimato.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il museo è strutturato nella seguente maniera[3]:

pianerottolo di accesso alle sale
Vi sono esposte uno strumento in stile liberty destinato solo ad arredare creato da Carlo Bugatti, padre dell'industriale costruttore di automobili, un ciac-ciac, strumento realizzato e dipinto da Giacomo Balla, accanto vi è una chitarra che il Balla stesso suonava, un'ultima vetrina ospita un corno Cazzani-Kalison donato dal cornista Domenico Ceccarossi.[4]
Ingresso del museo, che dispone anche di un auditorium
sale I e II (strumenti archeologici)
Sala I - Tra gli strumenti musicali emersi tra varie campagne di scavo sono esposte in questa sala dei fischietti in terracotta, usati per attività ludiche oltre che a vari strumenti a percussione (i sistri, crotali e sonagli) il cui impiego non può essere provato sempre e, nel caso dei sistri, addirittura escluso. Delle statuine e delle lucerne rappresentano degli strumenti musicali. Un pezzo di intonaco trovato a Lucus Feroniae raffigura uno strumento a due corde detto bicordo, di cui questa è l'unica rappresentazione attualmente nota.[5]
Sala II - Tra gli altri strumenti sono da citare un corno fittile ancora funzionante usato, verosimilmente, per lanciare dei segnali, Pico Cellini lo attribuisce alla civiltà dei falisci in un periodo compreso tra il VI-V secolo a.C., uno strumento più recente è una doppia tibia romana o etrusca, il cui restauro dovrebbe rendere possibile una ricostruzione di una sua copia, fuori dalle vetrine vi è un Aes thermarum, una sottospecie di gong bronzeo che avvertiva i clienti dell'apertura e della chiusura delle terme romane, veniva percosso da un percussore bronzeo di cui l'originale è alle Terme Stabiane di Pompei, mentre in questo museo viene esposta la copia. Una statua di terracotta alta circa un metro mostra un suonatore di cetra. Quattro ponticelli per cetra chiudono la sala.[6]
sala III (strumenti extraeuropei)
Da citare sono: uno shamisen, un koto (degli strumenti a corde del Giappone), un oboe cinese, dei flauti cinesi tra cui uno shakuhachi, una p'ip'a (sorta di strumento a corda cinese), siringhe di Pan, corni peruviani, dei vasi silvadores (una civiltà incaica) delle chitarre spagnole del tipo bandurria, una quijada (trattasi di uno strumento a percussione formato da una mascella di asino che viene percossa con le mani), nove charango (strumento a corde simil mandolino), un rebab (strumento a corde del Marocco), dei corni d'avorio, un qanun (strumento con 63 corde citato anche nelle Mille e una notte), una darabouka (strumento a percussione arabo) ed un sarangi (cordofono dell'India).[7]
sala IV (strumenti popolari)
Tra gli strumenti e gli oggetti esposti in questa sala sono da citare: una statuetta in bronzo che raffigura un uomo orchestra risalente al XIX secolo, un mandolino liberty "Plettnarpa" risalente al XX secolo, una mandola/mandolino double face forse usato per la sua comodità da alcuni suonatori ambulanti.[8]
sala V (l'invenzione del pianoforte)
In questa sala vi sono esposti dei pianoforti del tipo: a coda di Carlo Arnoldi, risalente al XVIII secolo costruito con sette tipi di legno diversi; tutto intorno vi sono altri pianoforti europei risalenti al '700, tutti rettangolari di: Longman and Broderip, Erard (1781 di Parigi), D. Morandi (1795 di Milano), L. Viola (1795 di Bologna), J. M. Scholly (1798 di Roma, l'autore era un tedesco che lavorava a Roma); Inoltre vi è un Clavicordo di anonimo del 1690.[9]
sala VI ("la musica in cammino")
La sala espone strumenti per le processioni, per il passeggio, per le serenate, per la caccia, per i musicanti da strada.
Oltre ai violini, agli organi da processione, alle chitarre ed ai mandolini sono da citare un cembalo pieghevole per mezzo di cerniere e richiudibile in tre sezioni, quindi, portatile, un'arpa eolia che suona mediante il vento ed emetteva dei suoni particolari, due ghironde, tre lire-chitarre (sorta di strumentineoclassici di fine '700, un Harmoniflute, sorta di fisarmonica a pedale che mette in funzione un mantice facendo in modo che le mani fossero libere di suonare le tastiere ed un piccolo harmonium portatile a doppia tastiera, questi ultimi due strumenti sono ottocenteschi.[10]
sala VII ("la musica militare")
In questa sala sono mostrati gli strumenti a percussione ed a fiato usati nelle bande militari.
sala VIII ("la musica da chiesa")
oltre agli organi e alle campane, vi sono dei campanelli, una tromba, un organo positivo da processione con pedaliera ed un organino guida voci.
sala IX ("la musica in casa")
In questa sala sono esposti una glassarmonica, un organo positivo da camera a canne ed ance, strumenti in miniatura, dei virginali, dei campanelli da tavolo e degli spinettini.
sala X laboratorio del cembalaro (in allestimento)
In questa sala verrà riproposto il laboratorio di un cembalaro sulle scie della "Polyanthea technica" di Giampiero Pinaroli del 1732. Vi saranno esposti un banco e degli attrezzi di lavoro che provengono dal Museo delle arti e tradizioni popolari, inoltre verrà mostrata la cassa di un clavicembalo per mostrarne il suo interno e coperchi di clavicembalo della collezione Gorga risalenti al XVII e XVIII secolo.[11]
sala XI (Medioevo e Rinascimento)
La sala ospita una tromba del 1461, vari flauti e piccoli corni, un cembalon organo positivo con cassa cinquecentesca, delle spinette pentagonali, arpetta gotica, dei cistrum e dei liuti.
sala XII (XVI-XVII secolo)
vi sono collocati dei clavicembali, un clavicordo, una spinetta pentagonale, un salteri, delle chitarre, dei mandolini milanesi e napoletani.
sala XIII (XVII-XVIII secolo)
La sala ospita dei clavicembali, dei chitarroni, una tiorba, un tiorbino, delle viole da gamba, dei violoncelli, dei fagotti, un piccolo fagotto, dei violini e delle viole d'amore.
sala XIV (XVII-XVIII secolo)
vi vengono mostrati degli organi positivi, delle arpe, dei cembali, dei flauti traversi, degli ottavini, dei clarinetti, degli oboi, dei piccoli corni, un liuto e dei chitarroni.
sale XVI, XVII e XVIII (strumenti meccanici del XIX-XX secolo)
vi sono esposti dei carillon a ciondolo, tabacchiere e scatole musicali,[disambigua] organini a canne e ad ance, strumenti a dischi e nastri perforati, piani ed organi a cilindro e serinette, provenienti dalla Collezione Gorga.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg È raggiungibile dalla stazione San Giovanni.
Metropolitana di Roma C.svg È raggiungibile dalla stazione San Giovanni.
Ferrovia Roma-Giardinetti.svg
 È raggiungibile dalla stazione Porta Maggiore.
È raggiungibile dalla fermata P.za di Porta Maggiore del tram 3
È raggiungibile dalla fermata P.za di Porta Maggiore del tram 5
È raggiungibile dalla fermata P.za di Porta Maggiore del tram 14
È raggiungibile dalla fermata P.za di Porta Maggiore del tram 19

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati visitatori 2015 (PDF), su beniculturali.it. URL consultato il 15 gennaio 2016.
  2. ^ Antonio Latanza, Introduzione, in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, pagg.3-5.
  3. ^ Antonio Latanza, Primo piano, in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, p. 9. Tranne dove diversamente indicato
  4. ^ Antonio Latanza, Pianerottolo di accesso alle sale (XX sec.), in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, p. 11.
  5. ^ Antonio Latanza, Sala I, in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, p. 12.
  6. ^ Antonio Latanza, Sala II, in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, p. 12.
  7. ^ Antonio Latanza, Sala III Strumenti extraeuropei, in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, pp. 16-17.
  8. ^ Antonio Latanza, Sala IV strumenti popolari, in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, pp. 18-19.
  9. ^ Antonio Latanza, Sala V L'invenzione del pianoforte, in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, pagg.20-21.
  10. ^ Antonio Latanza, Sala VI La musica in cammino, in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, pagg.22-23.
  11. ^ Antonio Latanza, Sala X Laboratorio di cembalaro (in allestimento, in Guida al Museo nazionale degli strumenti musicali, Roma, Gebart s.r.l., luglio 2004, p. 32.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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