Museo delle armi Luigi Marzoli

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Museo delle armi "Luigi Marzoli"
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Armatura da cavallo
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Brescia
Indirizzo Via Castello, 9
Caratteristiche
Fondatori Luigi Marzoli
Apertura 1965
Sito web

Coordinate: 45°32′34.47″N 10°13′30.96″E / 45.542908°N 10.225267°E45.542908; 10.225267

Il Museo delle armi Luigi Marzoli, che si trova nel Mastio Visconteo del Castello della città di Brescia, espone una delle più ricche e storicamente interessanti raccolte di armi antiche d'Europa.

Questa raccolta è il frutto del munifico lascito testamentario, 26 gennaio 1965, con cui l'imprenditore Luigi Marzoli[1] di Palazzolo sull'Oglio legò al comune di Brescia la propria collezione privata di armi antiche, raccolte in un cinquantennio di attente ricerche in Italia e nel mondo. La collezione è una di quelle rammentate da Douglas Cooper nel suo volume del 1963, Great private Collections, accanto alle raccolte dei Rotschild e di sir Denis Mahon.

Celata da parata

.

Sede attuale[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurata nel 1988 su allestimento di Carlo Scarpa e Francesco Rovetta, opera completamente postuma. 580 pezzi (parte dei 1090 pezzi del lascito di Luigi Marzoli). Al nucleo portante della raccolta si aggiungono inoltre altri 300 pezzi appartenenti alle Civiche raccolte, specialmente armi da fuoco del XIX secolo. Dieci le sale espositive.

Le esposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Le armi, fra le quali sono presenti alcuni rari esemplari di eccelsa fattura tecnica e artistica, sia da fuoco che bianche, sono state sistemate in locali appositamente recuperati e restaurati del Mastio del Castello di Brescia che per la sua struttura rappresenta una coerente cornice storica e contribuisce a esaltare quel ricordo di antico che le armi stesse emanano.

Una selezione di esse è esposta nel palazzo cinquecentesco Duranti-Marzoli di Palazzolo sull'Oglio, di proprietà della famiglia Marzoli, dove è nata la collezione.

Il palazzo, con le sue forme imponenti, rappresenta una collocazione prestigiosa per le armi esposte, quasi fosse il loro habitat originario.

Il Palazzo Duranti-Marzoli[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Duranti-Marzoli

Il Palazzo Duranti-Marzoli è una costruzione rinascimentale a due piani del XVI secolo, già dimora dei conti Duranti e acquisito nel 1920 dall'imprenditore Luigi Marzoli.

L'edificio ha una struttura architettonica costituita da due corpi di fabbrica uniti ortogonalmente a L sull'angolo di N/O e che racchiudono, con il portico delimitato da colonne di pietra di Sarnico, un delizioso giardino.

Si tratta di uno degli esempi più interessanti e meglio conservati di dimora nobiliare cinquecentesca dell'area bresciana.

Dal portico si accede al piano terra in cui si trovano il salone con un imponente camino seicentesco e la sala, entrambi riccamente affrescati, 1770-1780. In questi e in altri locali del piano terra sono esposte le armi della collezione.

Il piano nobile, al primo piano, è caratterizzato da un'ampia galleria, anch'essa affrescata.

Portico del palazzo Duranti-Marzoli

Nella facciata esterna a sera sono conficcati due proiettili esito di un cannoneggiamento del 1705 tra le truppe francesi e austriache in occasione della guerra di successione spagnola.

La facciata esterna, sulla strada regia che collega Brescia con Bergamo e Milano, ha un aspetto lineare e austero, quasi castellano, ingentilito da un monumentale portale d'accesso in arenaria grigia di Sarnico sormontato da un balcone delimitato da una cornice dello stesso materiale e stile del portale. L'apertura del balcone è coronata da un timpano spezzato che alleggerisce l'insieme.

Il portale è maggiormente esaltato dalla scalinata che lo unisce al piano stradale sottostante.

Le armi[modifica | modifica wikitesto]

Serie di spade, XV-XVII sec.

La collezione Marzoli si pone tra le prime in Europa assieme a quelle del Museo Stibbert di Firenze, dell'Armeria di Castel Gandolfo, dell'Armeria di Napoli e di quella di Torino sia per la quantità che per la qualità delle armi esposte.

Sono armi costruite nel periodo che va dal XV al XVII secolo per le quelle bianche e fino al XVIII per quelle da fuoco, espressione della capacità e abilità di artigiani prevalentemente lombardi.

« Prove esemplari di una perizia tecnica e di un gusto artistico di maestranze che erano rimaste fedeli ad uno standard di qualità e serietà. »
(Francesco Rossi, Guida del Museo delle Armi Luigi Marzoli, Brescia, Grafo, 1988)
Armatura, XVI sec.

L'esposizione è costituita da armature e parti di armature, a carattere prevalentemente difensivo, del XV-XVII secolo, di armi bianche corte e lunghe da pugno e in asta del XV-XVII secolo e di armi da fuoco corte e lunghe ivi compresi 15 cannoni del XV-XVIII secolo.

Particolarmente interessanti e belle le armature da cavalleria, celate, petti e schiene, schiniere, gambiere, scarselloni, spallacci, testiere e barde per i cavalli tipiche dell'artigianato lombardo.

Accanto a queste, dalla funzione difensiva, sono esposti spadoni, spade, stocchi, pugnali e mazze chiaramente offensivi. Tipico lo stocco, sottile e acuto, fatto per inserirsi tra le piastre delle armature avversarie e squarciarle quasi come per aprire crostacei d'acciaio.

Le celate, a difesa della testa, molte riccamente incise, richiamano simbolismi medievali che raccontano una cavalleria mitica, ma lontana dalla realtà.

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Affascinanti le armature complete da cavaliere, sia da guerra che da parata, manifestazioni dell'abilità meccanica raggiunta dagli artigiani bresciani che li ha resi famosi in tutta Europa.
I corsaletti finemente cesellati testimoniano una finezza artistica unica.

Particolarmente belle le armature da parata cinquecentesche delle guardie papali che assieme alle rotelle da pompa[2] sono più oggetti d'arte che strumenti bellici.

Meravigliano per la loro originalità alcune armature da parata per bambini, segno di una società militaresca e aristocratica.

Numerose le armi offensive corte tra cui si distiguono per originalità gli enormi spadoni a due mani, utili a falciare le armi in asta, e le cinquedee, specie di spade corte e larghe. A queste si affianca una lunga serie di armi in asta, quali falcioni e alabarde di varia forma e tipologia, alcune artisticamente incise.

Pistole, a focile e a ruota

Le armi da fuoco seicentesche con accensione a focile[3] sono ampiamente rappresentate sia nella versione corta che lunga, quali pistoletti, pistole, terzette, mazzagatti per la prima e archibugi, carabine, schioppi, trombini e fucili per la seconda.

Nella produzione di armi da fuoco eccelsero, per quanto riguarda l'Italia, gli artigiani bresciani della Valtrompia, particolarmente del distretto di Gardone Val Trompia, dove la disponibilità delle materie prime, dell'acqua necessaria per il funzionamento delle macchine idrauliche unita a una capacità tecnica affinata in secoli di produzione armiera resero possibile una tradizione che dura ancora.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Armi in Asta
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Da bambino
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Da bambino
  1. ^ Luigi Marzoli, (1883-1965), fu un imprenditore di Palazzolo sull'Oglio titolare di un'importante fabbrica di macchinari per l'industria tessile di fama mondiale. La sua passione per la meccanica fine e per le armi antiche lo portò a collezionare armi da difesa e d'offesa, sia bianche che da fuoco, acquistandole ovunque nel mondo. Nel 1965 lasciò per testamento la sua collezione, più di un migliaio di pezzi, al comune di Brescia che ne fece il nucleo centrale del Museo delle armi Angelo Marzoli.
  2. ^ La rotella da pompa era uno scudo circolare finemente lavorato a sbalzo con scene mitologiche e riccamente intarsiato d'oro. Utilizzato ad pompam vel ostentationem, era il simbolo della ricchezza e della potenza del suo possessore.
  3. ^ Il sistema a focile ovvero ad "acciarino" è costituito da una piastra metallica dalla forma più o meno arcuata che incorpora al suo interno una serie di molle (dal profilo cosiddetto a V) agenti su leve e parti meccaniche alle quali, nel profilo esterno, sono vincolati il "cane" e la "martellina" quest'ultima a copertaura del relativo "bacinetto" (o volgarmente scodellino)contenente la polvere d'innesco. Questa si accende mediante il contatto tra la stessa ed i trucioli metallici incandescenti (resi tali attraverso l'attrito di sfregamento tra la pietra focaia trattenuta dal cane e la "martellina" che si trova contrappostta a quest'ultimo), all'atto della pressione del dito sul grilletto il quale ha la mera funzione di liberare l'energia potenziale accumulata dalla cinematica interna dell'acciarino avviando di fatto il processo di sparo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Pranzo. Armi bresciane dalla raccolta di Luigi Marzoli. Milano, 1943
  • Francesco Rossi, Nolfo di Carpegna. Armi antiche dal Museo Civico Lugi Marzoli. Milano, 1969
  • Francesco Rossi, Elena Lucchesi Ragni. Antiche armi. Proposta per il Museo Luigi Marzoli. Brescia, 1985
  • Francesco Rossi. Guida del Museo delle Armi Luigi Marzoli. Brescia, Grafo, 1988

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]