Museo della civiltà romana

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Museo della civiltà romana
Roma EUR Colonnato MCR BW.jpg
Colonnato del museo
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
IndirizzoPiazza Giovanni Agnelli 10
Coordinate41°49′53.48″N 12°28′39.87″E / 41.831521°N 12.477741°E41.831521; 12.477741Coordinate: 41°49′53.48″N 12°28′39.87″E / 41.831521°N 12.477741°E41.831521; 12.477741
Caratteristiche
Tipociviltà romana, archeologia e storia
Istituzione1952
Apertura21 aprile 1955
ProprietàEUR s.p.a.
GestioneRoma Capitale
Sito web

Il Museo della civiltà romana è un museo comunale di Roma, sito nel quartiere Europa, che documenta i vari aspetti della civiltà romana, compresi gli usi e i costumi, attraverso una ricchissima collezione di copie di statue, calchi di bassorilievi, riproduzioni in scala di singole opere e di complessi monumentali e diorami anche di grandi dimensioni. I manufatti esposti nel museo offrono la possibilità di esplorare gli antichi monumenti della città e tra di essi spiccano la serie completa dei calchi della Colonna Traiana e il plastico della Roma imperiale realizzato dall'architetto e archeologo Italo Gismondi.

La struttura è chiusa dal 31 gennaio 2014 per lavori di riqualificazione e messa a norma dell'edificio[1], questi ultimi partiti nel 2017.[2] Nel 2013 il museo aveva registrato ben 113 757 ingressi registrati[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Plastico della Roma imperiale: il Foro Romano (a sinistra) e i fori di Cesare (al centro), Traiano, Augusto, Nerva, della Pace (dall'alto in basso); la Basilica di Massenzio

La storia del museo ebbe inizio con l'organizzazione di due mostre sulla civiltà romana: la prima fu la Mostra archeologica del 1911, organizzata dall'archeologo Rodolfo Lanciani presso le Terme di Diocleziano in occasione del primo cinquantenario dell'Unità d'Italia. Tale mostra fu composta principalmente da pregiati calchi e plastici di monumenti e reperti della Roma antica ed era volta ad illustrare l'evoluzione della civiltà romana nelle province imperiali;[4] la seconda fu la Mostra augustea della romanità del 1937, organizzata dall'archeologo e deputato Giulio Quirino Giglioli presso il palazzo delle Esposizioni in occasione delle celebrazioni per il bimillenario della nascita di Augusto.[5] Quest'ultima reimpiegò gli oggetti esposti nella mostra del 1911, che erano già stati traslati precedentemente presso l'ex Pastificio Pantanella in piazza della Bocca della Verità, appositamente convertito in Museo dell'impero romano, e li integrò con diversi altri modellini tra cui il celebre plastico della Roma costantiniana di Italo Gismondi.

Il pregio degli oggetti esposti e il successo della mostra del 1937[6] spinsero per la creazione di uno spazio museale apposito che li ospitasse in via permanente. Come sito si scelse il neonato quartiere realizzato per ospitare l'Esposizione universale del 1942 e nel 1939 fu presentato il progetto per l'edificio, realizzato dagli architetti Pietro Aschieri, Cesare Pascoletti, Gino Peressutti e Domenico Bernardini. L'opera era stata commissionata dalla FIAT[7], allora presieduta dall'imprenditore e senatore Giovanni Agnelli, come mostra delle vittorie fasciste; le opere della Mostra augustea della romanità vi sarebbero state esposte permanentemente al termine dell'Esposizione universale[8], che fu tuttavia differita con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Proprio la sussistenza del conflitto bloccò i lavori per la realizzazione del museo e questi ultimi furono ripresi solo nel corso degli anni '50 su iniziativa del Comune di Roma grazie alla volontà della FIAT di portare a termine l'edificio.[9] Nel 1952 furono inaugurate le prime sale per poi arrivare alla completa apertura al pubblico del complesso il 21 aprile 1955, in occasione del Natale di Roma. FIAT, che era proprietaria del complesso appena inaugurato, cedette il museo all'ente EUR che ne affidò la gestione, in comodato d'uso, al Comune di Roma.

Nel 2004 furono installati nel museo il Planetario, proveniente dalla Sala Ottagona delle Terme di Diocleziano, e il Museo astronomico di Roma.

Il 31 gennaio 2014 è stata disposta la chiusura del museo per permettere lo svolgimento di lavori di riqualificazione e adeguamento alle norme dell'edificio.[1] La chiusura del museo ha suscitato la preoccupazione di studiosi, archeologi, intellettuali e personalità dello spettacolo sia per lo stato di conservazione delle opere custodite dal museo che per il degrado dell'area circostante.[10] I lavori sono partiti nel 2017[2] e hanno permesso la riapertura dell'adiacente Planetario e museo astronomico

Edificio[modifica | modifica wikitesto]

Lato sinistro del Museo della civiltà romana

L'edificio è costituito da due corpi di fabbrica laterali, collegati da un terzo corpo, costituito da un colonnato scenografico rialzato e aperto verso la zona verde delle Tre Fontane. Le mura sono ricoperte da un bugnato in peperino e le colossali colonne sono in travertino. Sotto al piano del colonnato si trova la lunga galleria interrata che collega i due corpi laterali e in cui sono esposti i calchi della Colonna Traiana. Particolarità suggestiva della struttura è la quasi totale assenza di finestre e i soffitti a lucernario, caratteristiche che evitano al visitatore il contatto con il mondo esterno e lo aiutano a immergersi anche emozionalmente nel passato. A ricordo del contributo dalla FIAT, la piazza compresa tra i tre corpi dell'edificio è intitolata al senatore Giovanni Agnelli.[11]

Allestimento[modifica | modifica wikitesto]

Statua che mostra l'aspetto di un guerriero piceno, ricostruito in base al guerriero di Capestrano (sala della Roma arcaica)

Immediatamente prima della sua chiusura nel 2014, il museo era diviso in 59 sezioni su una superficie di 12 000 metri quadrati, in sale dall'altezza media di 10 metri, tale da consentire la ricostruzione in scala 1:1 di facciate di monumenti.

Tra i pezzi di maggiore interesse ricordiamo il grande plastico di Roma antica ai tempi di Costantino I, ossia nel IV secolo d.C. (sala XXXVIII). Il modello (al quale è dedicata una vastissima sala) è in scala 1:250. La ricostruzione, realizzata dall'architetto Italo Gismondi, risponde a rigorosi criteri scientifici, avendo come base la Forma Urbis Severiana, una carta marmorea risalente al III secolo d.C., e la Forma Urbis Romae dell'archeologo Rodolfo Lanciani[12]. Il modello inoltre continua a essere aggiornato e modificato alla luce di nuove scoperte[13].

Di estremo interesse sono anche i calchi dei rilievi della Colonna Traiana, costruita nel 113 d.C. su progetto di Apollodoro di Damasco per celebrare le vittorie riportate dall'imperatore Traiano sui Daci, nelle due guerre daciche, del 101-102 e del 105 e 106 d.C. (sala LI). La riproduzione dei rilievi della colonna esposta in questo museo è una delle tre serie fatte realizzare da Napoleone III nel 1861; le altre due sono esposte in Francia, a Saint-Germain-en-Laye e in Inghilterra, al Victoria and Albert Museum. La copia presente al Museo venne donata dal Bonaparte a papa Pio IX e successivamente concessa da Pio XII in deposito perpetuo al Museo della Civiltà Romana. L'attuale esposizione orizzontale delle scene, che si sviluppano per circa 200 metri, consente una visione ravvicinata di tutti i rilievi nello stato di conservazione del 1800 e permette di prendere contatto con le 2500 figure di uno dei massimi capolavori dell'arte romana.

Anche di grande interesse sono i calchi dei rilievi del grande fregio di Traiano, alto 3 metri e lungo oltre 18 metri (sala XXXVIII). Essi permettono di ammirare nella sua originaria unità questa importante opera scultorea, che all'epoca dell'imperatore Costantino fu divisa in quattro parti e posto sull'arco a lui dedicato, dove ancor oggi si trova diviso in quattro blocchi, due nel passaggio del fornice centrale e due in alto sull'attico[14][15].

Altri plastici di grande interesse sono quello di Villa Adriana (sala XII) e quello della Roma arcaica (sala XVIII), in scala 1:1000.

Il percorso è diviso in due settori, uno cronologico e uno tematico. Il primo, che si articola in dodici sale, offre una sintesi storica di Roma dalle origini al VI secolo d.C.; il settore tematico si snoda lungo altre dodici sale e documenta i vari aspetti della vita quotidiana e della cultura materiale. La serie dei calchi della Colonna Traiana è esposta all'interno del settore tematico e al termine di esso si incontra il grande plastico della Roma imperiale.

Settore cronologico[modifica | modifica wikitesto]

Le prime quattro sale ospitavano la biglietteria e i servizi.

Di seguito si elencano i materiali più importanti esposti in ogni singola sala. I materiali elencati sono soltanto una scelta dei tanti presenti[16].

Settore tematico[modifica | modifica wikitesto]

L'imponente sala che conserva le copie di tutti i rilievi della Colonna Traiana
  • Sala L: della medicina e della farmacia
    • copia della statua della dea Igea da Rodi (Museo Archeologico Nazionale); copia della statua del dio Asclepio dei Musei Capitolini di Roma.
  • Sala LI: della Colonna Traiana
    • si trova qui la serie completa de calchi della Colonna Traiana e il modellino del monumento.
  • Sala LII: dell'industria e dell'artigianato
  • Sala LIII: dell'agricoltura, della pastorizia e dell'agrimensura
    • riproduzione di macine per grano, sul tipo di quelle ritrovate a Ostia antica; modellino architettonico di un'abitazione rustica romana: quella di Boscoreale (Napoli)
  • Sala LIV: della caccia, della pesca e dell'alimentazione
  • Sala LV: del commercio e della vita economica
  • Sala LVI: dei porti
  • Le ultime tre sale (LVII-LVIX) erano destinate all'accoglienza di mostre temporanee.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Scenografia per il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Dal dopoguerra la piazza antistante il museo viene usata, spesso, come scenografia già pronta per film di carattere storico mitologico come i peplum degli anni 50/60, uno dei primi film girati sul luogo fu O.K. Nerone, di Mario Soldati del 1950, sino ai recenti serial televisivi sull'Antica Roma. Nel 2015 il colonnato è stato trasformato in un cimitero per girare delle scene di Spectre, un film della serie di James Bond[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Chiusura del Museo della Civiltà Romana, su www.museociviltaromana.it. URL consultato il 1º agosto 2021.
  2. ^ a b Al via i lavori al Museo della Civiltà Romana - aperto il cantiere da venerdì 9 giugno 2017, su museociviltaromana.it, 15 giugno 2017. URL consultato il 1º agosto 2021.
  3. ^ [1]
  4. ^ Mostra Archeologica del 1911, su museociviltaromana.it. URL consultato il 1º agosto 2021.
  5. ^ Mostra Augustea della Romanità, su museociviltaromana.it. URL consultato il 1º agosto 2021.
  6. ^ Autori Vari, 'Guida del Museo della Civiltà Romana, edita da: Comune di Roma, Soprintendenza Beni Culturali, Museo della Civiltà Romna, Roma 1988
  7. ^ Autori Vari, Palazzo del Museo della Civiltà Romana in EUR guida degli istituti culturali, pag. 56-57, Leonardo arte, Milano (1995). ISBN 88-7813-545-3
  8. ^ Autori vari, Mostra Augustea della Romanità - catalogo, casa editrice C. Colombo, Roma 1937
  9. ^ Museo della Civiltà Romana, su museociviltaromana.it. URL consultato il 1º agosto 2021.
  10. ^ Tina Lepri, Chiuso da tre anni il Museo della Civiltà Romana all'Eur è diventato simbolo d'inciviltà della capitale, in Il Giornale dell'Arte, 13 gennaio 2017. URL consultato il 1º agosto 2021.
  11. ^ Le caratteristiche architettoniche dell'immobile, come i soffitti altissimi e le volumetrie assai scenografiche sono necessarie per l'esposizione dei materiali di grandi dimensioni presenti. Ci sono però problemi di tenuta termica e di costi di gestione. Sono stati necessari ripetuti interventi di risanamento, tra cui la lunga disinfestazione dalle termiti, la cui invasione danneggiò molti originali allestimenti in legno delle collezioni ed ha procurato danni allo stesso plastico della Roma imperiale.
  12. ^ Iniziato nel 1933, il plastico comprendeva originariamente soltanto il centro monumentale di Roma. L'ampliamento all'intera cinta aureliana fu realizzato per l'inaugurazione del Museo nel 1955.
  13. ^ Sonia Gallico, Roma e la Città del Vaticano, ATS Italia Editrice, 2007.pag. 285.
  14. ^ I calchi del fregio furono realizzati per la "Mostra Augustea della Romanità" inaugurata il 23 settembre del 1937 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma), sulla base dei rilievi dell'arco di Costantino
  15. ^ Ranuccio Bianchi Bandinelli, Il maestro delle imprese di Traiano, Roma 2003, p. 48.
  16. ^ La scelta è stata effettuata in base alle segnalazioni riportate nelle varie guide del Museo e nelle guide della città di Roma, tra cui quella del TCI
  17. ^ Pagina su Roma del sito di Dall'Italia con amore - Guida alle location Italiane di James Bond di Marco Donna

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Autori vari, Mostra Augustea della Romanità, casa editrice C. Colombo, Roma 1937. Il volume è il catalogo della mostra tenutasi a Roma nel 1937-1938 in occasione del bimillenario della nascita dell'imperatore Augusto; i materiali elaborati per tale mostra costituiscono il nucleo fondamentale delle raccolte del museo attuale (con numerose immagini).
  • Giulio Quirino Giglioli, Museo dell'impero romano, casa editrice R. Garroni, 1929
  • Supplemento al Catalogo della Mostra Augustea della Romanità, 1943
  • Autori vari, Museo della Civiltà Romana, catalogo; casa editrice C. Colombo, Roma 1964
  • Annamaria Liberati, Elspeth Thompson, Il Museo Della Civiltà Romana, casa editrice Latium, 1988
  • Autori Vari, 'Guida del Museo della Civiltà Romana, edita da: Comune di Roma, Soprintendenza Beni Culturali, Museo della Civiltà Romana, Roma 1988
  • Patricia Ann Gilson, Rituals of a Nation's Identity: Archaeology and Genealogy in Antiquities Museums of Rome, edizioni ProQuest, 2008 (con numerose immagini)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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