Museo capitolare di Atri

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Museo capitolare di Atri
Atri - Museo capitolare 06.jpg
veduta del portico interno del Duomo di Atri, dove vi è l'entrata al museo
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàAtri
IndirizzoVia Andrea De Litio[1]
Caratteristiche
TipoArte
Sito web

Coordinate: 42°34′49.8″N 13°58′46.78″E / 42.580501°N 13.979661°E42.580501; 13.979661

Il Museo capitolare di Atri è uno dei più antichi d'Abruzzo fondato nel 1912.

Fu voluto da monsignor Raffaele Tini e fu arricchito nel tempo da cospicue donazioni (come quella di ceramiche da parte della famiglia Bindi). Raccoglie opere che vanno dal XIII al XX secolo provenienti dalla città.

Il museo è ospitato nelle sale al piano superiore del chiostro benedettino di un monastero del XII secolo, divenuto nel XV secolo residenza dei canonici del duomo e cimitero episcopale. Comprende dieci sale oltre al chiostro e alla cripta.

La collezione del museo comprende una serie dipinti che vanno dal XIII al XX secolo, tra cui un affresco staccato del XIII-XIV secolo, una Madonna attribuita a Silvestro dell'Aquila e datata tra XV e XVI secolo e una Madonna con Bambino del suo allievo, Carlo dell'Aquila, un trittico con sculture di Tolmezzini, degli inizi del XVI secolo, una Madonna e Santi di Antonio Solario, una Natività e una Flagellazione attribuite a Pedro de Aponte e i Santi Francesco e Leonardo di Ippolito Borghesi, tutti ancora del XVI secolo, una Santa Reparata di Teodosio Ronci e Valerio Ronci e datata al 1605, una Madonna con santi datata al 1615 ed attribuita a Francesco Allegrini e al Cavalier d'Arpino, una Sacra Famiglia e santi di Girolamo Cenatiempo, del XVII secolo e sei Scene della vita di Cristo di Serafino Tamburelli del XVII-XVIII secolo; più recenti tre dipinti di genere di Tommaso Illuminati, del XX secolo.

La collezione di sculture comprende opere del XIII-XVI secolo, tra le quali un'ancóna di San Giacomo, attribuita alla bottega degli intagliatori Moranzoni[2] (XV secolo), una Madonna con il Bambino in terracotta di Luca della Robbia del 1470 circa, un angelo ligneo, opera del fondatore del museo, monsignor Tini, del 1931.

Di particolare interesse la collezione di manoscritti, che comprende un messale, un antifonario e un lezionario abruzzese (XIII secolo), il "decreto di Graziano" della metà del XIV secolo, il "Messale degli Acquaviva" e una raccolta di formulari giuridici, del XV secolo.

Una sala raccoglie la collezione Bindi, con ceramiche dal XVI al XX secolo, tra cui una Natività e un'Adorazione di Francesco Saverio Grue, del XVIII secolo

La raccolta è completata da oggetti liturgici dal XVI al XVIII secolo, tra i quali una serie di busti-reliquiario e resti di un ambone del XIII-XIV secolo, arredi sacri, tra cui armadi di sacrestia e un inginocchiatoio dell'intagliatore Carlo Riccione (XVII secolo), tessuti e paramenti sacri dei secoli XVII e XVIII. Infine sono presenti oggetti liturgici di oreficeria dal XII al XX secolo, tra cui un reliquario in cristallo di rocca di scuola veneziana del XII secolo.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Sala 1 - l'ingresso[modifica | modifica wikitesto]

  • Scuola napoletana del XVI secolo[3]
Pentecoste dalla Cattedrale di Atri[4]
  • Orefici del XVIII secolo
Serie di 8 candelabri dalla Cattedrale di Atri
  • Ignoto del XVIII secolo
Crocifisso dalla chiesa di san Giovanni Battista (san Domenico) ad Atri
Santa Rita,1770 c. dalla chiesa di santo Spirito (santa Rita) ad Atri
Sant'Agostino dalla chiesa di santo Spirito ad Atri[5]
  • Scuola cappuccina del XVIII secolo
Reliquiario dalla chiesa di san Giovanni Battista ad Atri
  • Ignoto del XVII secolo
Ante di confessionale dalla Cattedrale di Atri

Sala 2 - Il Vestibolo[modifica | modifica wikitesto]

Madonna in trono con Santi e Bambinello di Antonio Solario
  • Scuola cappuccina del XVIII secolo[6]
Tabernacolo dalla Cattedrale di Atri
Tabernacolo del santissimo Sacramento,1697 dalla chiesa di san Leonardo (distrutta) ad Atri[7]
Armadio di Sagrestia,1690-92 dalla Cattedrale di Atri
Armadio di Sagrestia,1690-92 dalla Cattedrale di Atri
Armadio di Sagrestia.1690-92 dalla Cattedrale di Atri
  • Scuola locale del XVI-XVII secolo
Annunciazione dalla Cattedrale di Atri
  • Giuseppe Verdecchia (XX sec.)
Veduta dell'antica sagrestia della Cattedrale[9]
  • Ignoto del XVII secolo
Inginocchiatoio con simbolo francescano dalla chiesa di san Francesco ad Atri
  • Ignoto del XV secolo (?)
Busto reliquiario dalla Cattedrale di Atri

Sala 3 - i codici miniati e gli incunaboli[modifica | modifica wikitesto]

Madonna con i Santi

La sala ospita la sezione dei codici miniati e degli incunaboli (quasi 30), provenienti sia dai canonici della Cattedrale che dal Palazzo Acquaviva, contenute in espositori del 1931 opera di Renato Tini. Tra i più importanti segnaliamo:

  • Scuola abruzzese del XII secolo
Libro sull'agricoltura,1140 c.
  • Scuola abruzzese della seconda metà del XIII secolo
Messale dei Frati Minori
Decretali di Francesco di Graziano,1470 c.
  • Scuola bolognese- cassinese della fine del XIV secolo
Messale dei Duci d'Acquaviva
  • Scuola veneziana del XVI secolo
Missale Romanum

Vi sono anche ospitate alcune sculture di notevole fattura, tra cui:

  • Ignoto del XVI secolo
Tabernacolo
  • Ignoti del XVII secolo
Busti- reliquiari dalla Cattedrale di Atri
Armadi di Sagrestia,1690-92 dalla Cattedrale di Atri
Angelo della Morte,1690-92 dalla Cattedrale di Atri
La Giustizia dalla Cattedrale di Atri
Santa Chiara,1690-92 dalla Cattedrale di Atri

Sala 4- i paramenti sacri e i busti reliquiari[modifica | modifica wikitesto]

Armadi della sagrestia

La sala ospita alcuni paramenti sacri di grande pregio, tra cui

  • Scuola Inglese del 1730 c.
Pianeta dalla Cattedrale di Atri[10]
  • Scuola abruzzese del 1750 c.
Pianeta Acquaviva dalla Cattedrale di Atri[11]

Vi sono anche ospitati alcuni reliquiari barocchi, splendidi, di scuola abruzzese; tra i più belli:

  • Scuola napoletana del XVII-XVIII secolo
Busto di San Giacinto martire[12] dalla Cattedrale di Atri
  • Scuola abruzzese del XVII-XVIII secolo
Busto di san Leone(?) dalla Cattedrale di Atri
Busto di santa Colomba dalla Cattedrale di Atri
Coppia di angeli reggicandela dalla Cattedrale di Atri
  • Ignoto del XVII-XVIII secolo
Bracci reliquiario dalle chiese di santo Spirito, san Francesco e san Giovanni Battista

Vi sono anche alcuni quadri:

  • Ignoto del XVIII secolo
San Girolamo penitente (?)[13] provenienza ignota
  • Ignoto del XVII secolo
Madonna del Suffragio dalla chiesa della Madonna delle Grazie ad Atri
  • Scuola abruzzese della fine del XVIII secolo
Ritratto di Antonio Probi[14] dal Seminario di Atri
Ritratto di Claudio Acquaviva d'Aragona[15] dal Seminario di Atri
  • Ignoto del XVIII secolo
Ritratto di Cardinale dal Seminario di Atri
  • Ignoto del XVII secolo
i santi Cosma e Damiano provenienza ignota
  • Scuola abruzzese del XVIII secolo
Santo penitente dal Seminario di Atri
Santo in preghiera davanti Crocifisso dalla chiesa di san Giovanni Battista ad Atri
Angelo Nunziante dalla Cattedrale di Atri
Madonna Annunziata dalla Cattedrale di Atri

Sala 5 - Pinacoteca[modifica | modifica wikitesto]

La sala presenta notevoli quadri del sec. XV-XVII

  • Scuola spagnola degli inizi del XVI secolo[16]
Flagellazione dalla chiesa di san Pietro (distrutta) di Atri
Natività dalla chiesa di san Pietro (distrutta) di Atri
Madonna con Bimbo in trono tra Angeli musicanti e santi, XV-XVI sec., dalla chiesa di sant'Antonio (distrutta) ad Atri[18]
  • Ignoto degli inizi del XVII secolo[19]
Madonna della Ghiara, copia da Lelio Orsi, dalla Cattedrale di Atri

Ma soprattutto notevoli sculture dal XIII al XVII secolo

  • Scuola umbro- abruzzese del XIII secolo
Madonna con Bimbo[20] dalla Cattedrale di Atri
  • Ignoto del XVII secolo
Coppia di portaceri araldici[21], dalla Cattedrale di Atri
  • Ignoto del XVI secolo
Sant'Antonio Abate in trono dalla chiesa di sant'Antonio (distrutta) di Atri[22]
San Clemente, prima metà XIV secolo, dalla chiesa di san Clemente a Vomano a Notaresco
  • Scuola veneto- friulana degli inizi del XVI secolo
Trittico con sculture lignee policromate, dalla Cattedrale di Atri
  • Ignoto del XVII secolo
Coppia di portaceri lignei, dalla Cattedrale di Atri
  • Scuola abruzzese della seconda metà del XV secolo
Polittico con sculture lignee policromate, dalla Cattedrale di Atri
  • Ignoto del XVII secolo
Portacero ligneo, dalla Cattedrale di Atri
Ancona con san Giacomo e storie della sua vita; predella dipinta attribuita a Jacobello del Fiore[24], dalla Cattedrale di Atri

La sala è ricoperta da graziose mattonelle di ceramica.

Sala 6 - Pinacoteca[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni fregi medievali

Nella sala sono esposte alcune tele del XVI-XVII secolo

  • Ignoto della fine del XVII secolo
Altarino della Maddalena dalla chiesa di santa Reparata ad Atri
Madonna con Bimbo e santi,1615. 1620 dalla chiesa di san Pietro (distrutta) ad Atri
  • Ignoto della fine del XVII secolo
Altarino di san Giovanni dalla chiesa di santa Reparata ad Atri
  • Ignoto della fine del XVI secolo
Resurrezione dalla Cattedrale di Atri
  • Scuola napoletana della seconda metà del XVI secolo
Deposizione nel sepolcro dalla Cattedrale di Atri

E anche alcune sculture dello stesso periodo

  • Ignoto del XVII secolo
Maddalena dalla chiesa di san Giovanni Battista (san Domenico) ad Atri
  • Ignoto della prima metà del XVII secolo
Santa Reparata dalla chiesa di san Pietro (distrutta) ad Atri
  • Ignoto della prima del XVII secolo
San Pietro; san Paolo dalla chiesa di san Pietro (distrutta) ad Atri
  • Ignoto del XVI secolo
Coppia di sedie
  • Ignoto del XVI secolo
Cassone

Sala 7 - Pinacoteca[modifica | modifica wikitesto]

Nella sala sono esposte grosse tele di buona fattura, dal Cinquecento al Settecento.

  • Ignoto del XVII secolo
Tabernacolo; figure dipinte di scuola dalmata dalla chiesa di san Giovanni Battista (san Domenico) ad Atri
  • Scuola fiorentina,1620 c.
Sant'Anna, san Gioacchino e la Vergine bambina dalla Cattedrale di Atri
San Leonardo; san Francesco, fine XVI secolo dalla chiesa di san Leonardo (distrutta) di Atri
Madonna con Bimbo e santi, firmato, dalla chiesa san Leonardo (distrutta) ad Atri
  • Scuola abruzzese della fine del XVIII secolo
Beato Francesco Ronci dal Municipio di Atri
  • Scuola di Guercino, prima metà XVII secolo
Cattura di Cristo dalla Cattedrale di Atri

Non mancano, però, anche alcune sculture barocche

  • Ignoto del XVII-XVIII secolo
Busto reliquiario dalla Cattedrale di Atri
  • Ignoto del XVII-XVIII secolo
Busto reliquiario di san Giovanni dalla Cattedrale di Atri
  • Scuola napoletana della fine del XVIII secolo
Madonna Immacolata dalla chiesa di san Leonardo (distrutta) di Atri
  • Ignoto del XVI secolo
Sedie
  • Ignoto del XVI secolo
Cassoni

Sala 8 - la Collezione Bindi (le ceramiche)[modifica | modifica wikitesto]

La sala ospita la collezione di ceramiche abruzzesi di Castelli dal XVI al XIX secolo, oltre alla ceramica povera del XIX-XX sec. di Bussi, Lanciano, Atri e Torre de Passeri. Sono 160 i pezzi esposti, alcuni provenienti dalla chiesa di san Donato a Castelli, dei più famosi ceramisti castellani: i Grue, i Cappelletti, i Fuina e i Gentili. Tra gli artisti esposti: Francesco Antonio Saverio Grue, Giacomo Gentili il Giovane, Bernardino Gentili il Vecchio e Anastasio Grue. Vi sono anche esposti alcuni albarelli della manifattura di Rapino, secolo XIX. Oltre ai pezzi, pregevolissimi, della Collezione Bindi (che è una delle principali raccolte di ceramica abruzzese), ve ne sono altri molto importanti:

Madonna con Bambino ,1470 c., maiolica bicolore dalla Cattedrale di Atri
  • ignoto del XVIII secolo
Ritratto di Cardinale
  • Ignoto del XVIII secolo
Beato Francesco Ronci (?) o Beato Rodolfo Acquaviva (?)

Nella sala è anche esposta una lapide con relativo busto di Vincenzo Bindi, il donatore della sua collezione al museo, oltre ad una laurea datata 1795 di Francesco Antonio Grue.

Sala 9 - le terrecotte[modifica | modifica wikitesto]

È la sala dedicata alle terrecotte, comunicante con quella precedente, separata da questi da due vasi in ceramica. Le statue in terracotta vanno dal XIII al XVI secolo.

  • Ignoto del XIII secolo
Frammento dell'ambone della Cattedrale con l'Aquila di san Giovanni dalla Cattedrale di Atri
Madonna con Bambino,1480-85 dalla chiesa di san Pietro (distrutta) ad Atri
Busto di Madonna', in origine policroma, fine XV secolo, dalla chiesa di sant'Agostino ad Atri
  • Scuola abruzzese del XVI secolo
Santa Caterina d'Alessandria dalla chiesa di sant'Agostino ad Atri
San Giuseppe d'Arimatea dalla chiesa di sant'Agostino ad Atri

Sala 10- le oreficerie (la sala degli argenti)[modifica | modifica wikitesto]

Questa sala ospita oltre 100 pezzi di oreficeria, dal XIII al XX secolo. La maggior parte dei pezzi viene dalla Cattedrale, ma gli altri vengono tutti dalle chiese di S.Chiara, S.Agostino, S.Nicola, S.Domenico e S.Reparata. I pezzi sono di varie scuole; molto presente quella abruzzese, oltre a pezzi della scuola orafa di Atri, che rientra nella lunga lista di artisti della scuola atriana. La scuola orafa di Atri fu l'unica dell'Abruzzo a sopravvivere fino al XVII secolo con artisti di alto livello (pur operando solo nella provincia di Teramo): infatti tutte le altre scuole orafe abruzzesi nel XVII secolo erano praticamente scomparse, per via della crescita di notorietà dei pezzi provenienti da Napoli. Qui presentiamo solo le oreficerie più importanti:

  • Teodosio e Valerio Ronci (fratelli Ronci) (Atri, XVI-XVII sec.)

Busto della patrona S.Reparata, in oro e argento,1608 (ancor oggi utilizzato per la festa patronale). Atri, chiesa di S.Reparata

  • Francesco Antonio Marrone (Atri, XVI-XVII sec.)

Croce astile, legno e argento, prima metà del Seicento (ancor oggi utilizzato per le messe e le processioni). Atri, Cattedrale

  • Scuola napoletana della seconda metà del XVIII secolo

Ostensorio, oro e argento dalla chiesa di S.Nicola, Atri

  • Scuola napoletana della prima metà del XIX secolo

Ostensorio, argento dalla chiesa di S.Giovanni Battista (S.Domenico), Atri

  • Ignoto del XIX secolo

Ostensorio dei Cinturati di S.Agostino,1858, argento dalla chiesa di S.Agostino, Atri

  • Scuola napoletana del XVIII secolo

Navicella,1778, argento dalla chiesa di S.Chiara, Atri

  • Ignoto della metà del XIII secolo

Pastorale dei primi vescovi atriani, avorio dalla Cattedrale, Atri

  • Scuola senese del XIV secolo

Pastorale, smalto e oro dalla Cattedrale, Atri

  • Scuola abruzzese della prima metà del XIV secolo

Tre placche in oro: Angelo, Angelo, Presentazione al Tempio dalla Cattedrale, Atri

  • Scuola romana del XVIII secolo

Calice donato dal Card.Troiano Acquaviva d'Aragona,1730 circa, oro e argento dalla Cattedrale Atri

  • Manifattura italiana del XX secolo

Calice donato da papa Giovanni Paolo II durante la visita del 1985, oro e argento dalla Cattedrale, Atri

  • Ignoto del XV-XVI secolo

Piatto per elemosine, argento sbalzato dalla Cattedrale, Atri

  • Ignoto della fine del XVI secolo

Piatto per elemosine, argento sbalzato dalla parrocchiale di Poggio Cono, frazione di Teramo

  • Scuola veneziana della fine del Duecento

Complesso reliquiario della santa Croce: croce reliquiario in cristallo di rocca e tavole dipinte con il Ritrovamento della vera Croce dalla Cattedrale, Atri

  • Scuola abruzzese della seconda metà del XV secolo

Croce reliquiario, argento sblazato, dorato, cesellato, niello dalla Cattedrale, Atri

  • Scuola abruzzese del XVI secolo

Croce processionale,1518, argento sbalzato, dorato e rame dorato

Da ricordare che le teche che ospitano le oreficerie sono state donate dalla Fondazione Tercas, che opera molto per rivalutare i beni culturali della provincia di Teramo. Inoltre, nella sala, sono esposti anche un: pezzo di legno con la raffigurazione di santa Reparata, del 2006; i bozzetti delle tele con la Vita di Gesù, realizzate nel 1739 da Serafino Tamburelli e provenienti dalla chiesa di S.Domenico.

Sala 11: la collezione Illuminati[modifica | modifica wikitesto]

La sala fu aperta durante i restauri del 1994 e vi fu quindi collocata questa raccolta di scultura. La collezione è costituita da alcuni pezzi d'arte moderna molto significativi dello scultore Tommaso Illuminati (Atri, 1883- 1972) uno dei massimi scultori del primo Novecento italiano e seppur nato, vissuto quasi sempre e morto nella sua Atri, ebbe contatti con tutta l'Europa e le opere qui esposte sono le principali della sua produzione artistica più feconda (1910- 1940). Furono donate al Museo nel 1988 dai figli dello scultore. Sono quasi 20 le opere esposte (realizzate sia in legno che in bronzo), tra cui si possono annoverare l'Egloga (1911), Contadino umbro (1922), Annunciazione (1926), Madonna con Bimbo (1930), Gesù (1923), Ritratto di donna (1913), Ritratto di mia madre (1939- 1940), Motivo floreale (1925). Vi sono inoltre anche due piccole tele realizzate intorno al 1930, Cristo crocifisso- effetto giorno e Cristo crocifisso- effetto notte: sono opere anche queste di Tommaso Illuminati, che era specializzato anche nella pittura. Al centro della sala è collocato un sedile- cassapanca del 1923, in legno, dove sono intagliate delle figure di alcune donne abruzzesi.

Il Chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Veduta del chiostro

Il chiostro è una mirabile costruzione del XII secolo, ma subì pesanti ristrutturazioni nel Quattrocento, quando l'ex monastero benedettino divenne residenza del Vescovo; ma già pochi decenni prima, a fine Trecento, erano state attuate alcune modifiche. In epoca imprecisata, molto probabilmente nel XIX secolo, furono chiusi gli archi del lato nord e aperte piccole finestrelle: la struttura originaria fu poi ripristinata durante i restauri del 1954- 1964. Il Chiostro "del Duomo" è diviso in due ordini, l'inferiore e superiore, con al centro il pozzo del XVI secolo. Nei due ordini del chiostro sono collocati materiali lapidei dall'epoca romana al XIX secolo.

Sala 12: ordine superiore del chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Nei mesi estivi (Giugno- Settembre) vi si accede tramite una porta nella sala 11, mentre nel resto dell'anno bisogna tornare nella biglietteria dove c'è una porta che immette anche questa nell'ordine superiore del chiostro. Qui sono collocati alcuni materiali lapidei databili tra il II e il XIX secolo; vi si possono notare colonne, resti di finestre, balaustre, pietre tombali, stemmi, statue ecc. provenienti da varie zone di Atri e anche da alcune chiese della città. Degni di nota sono un mosaico romano raffigurante un cavallo, resti di una finestra e di un portale gotico di inizio Duecento, le balaustre del belvedere (XIX secolo), una statua in pietra di San Giovanni Battista del XV secolo (proveniente dall'omonima chiesa atriana), lo stemma degli Acquaviva d'Aragona duchi di Atri (1500 circa) e soprattutto un brano musicale datato 1577 tratto da uno spartito del maestro Cesare Tudino (Atri, 1530 circa- 1592) che nel Cinquecento fu noto e apprezzato maestro di cappella del Duomo di Atri.

Una vera curiosità è la palla del campanile del duomo (XV secolo) con lo squarcio provocato dal fulmine nel 1996: si trovava collocata in cima alla torre campanaria, poi gravemente danneggiata a causa del fulmine e quindi sostituita da una uguale che funge da parafulmine.

Sala 13: ordine inferiore del chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Vi si può accedere solo scendendo le scale accanto alla biglietteria. In questa porzione del chiostro si trovano alcuni lunettoni con i resti di alcuni affreschi di fine Trecento, raffiguranti la vita di Cristo e alcuni santi. Vi si possono ammirare soprattutto reperti romani (colonne, capitelli, basamenti, mosaici..). Al centro del chiostro, in mezzo ad un prato fiorito, si trova il pozzo ottagonale eretto nel Cinquecento sui resti di uno medievale: a sormontare il pozzo si trova una struttura a baldacchino (con un busto di santo in cima) ivi collocata nel 1763. Vi si può vedere anche il transetto sinistro della chiesa di Santa Reparata, che qui affaccia.

Sala 14: la cisterna romana[modifica | modifica wikitesto]

La cisterna romana viene spesso (ed erroneamente) chiamata 'cripta', ma non lo è mai stata pur trovandosi sotto il duomo. Si trova sotto un luogo sacro perché il duomo di Atri, come già detto, è stato costruito sulle terme romane, sotto il quale vi erano le cisterne che lo alimentavano.Se le terme furono distrutte, la cisterna rimase intatta e, anzi, nel Trecento, fu trasformata in un piccolo luogo di culto dedicato alla Madonna[25]. Pur essendo stata trasformata in luogo di culto, non cambio minimamente la sua struttura. Vi si accede tramite alcune scalette dell'ordine inferiore del chiostro. Davanti l'ingresso sono degne di nota un mosaico romano, alcuni materiali lapidei del XVIII secolo e una croce in legno del XIX secolo. Il portale di accesso alla cisterna è opera di maestranze abruzzesi del XII secolo. Il piano della cisterna è leggermente ribassato e quindi bisogna scendere alcune scale, accanto alle quali sono collocate alcuni materiali lapidei romani. Lungo le volte e le colonne della cisterna si trovano affreschi del XIV e XV secolo, opere delle botteghe dei più importanti artisti attivi in queste epoche nel duomo di Atri: il Maestro di Offida e Antonio di Atri. Della prima bottega sono da ricondurre gli affreschi raffiguranti Santa Margherita da Cortona, una santa regina e un Sant'Antonio abate, l'Annunciazione, Madonna con Santi, San Giovanni Battista e Santa Caterina d'Alessandria. Della bottega di Antonio di Atri sono gli affreschi raffiguranti cinque santi (San Leonardo, San Lorenzo, Sant'Antonio abate, San Giacomo il Maggiore e un santo martire) e cinque sante (Santa Caterina d'Alessandria, Sant'Elena, Sant'Agnese, Santa Lucia e una santa penitente), e un affresco raffigurante San Cristoforo. Da ricondurre sempre alla bottega di Antonio, e non alla mano del maestro, è l'affresco con "Cristo in mandorla tra la Madonna e San Giovanni e committente" datato 1437 e una volta stellata con la luna, il sole e il volto di Cristo. Vi sono poi altri affreschi di fine Trecento- inizio Quattrocento, sempre di artisti abruzzesi ma non riconducibili alle botteghe dei due suddetti pittori. Nella cisterna romana si trova anche la tomba del "beato Nicola", il cui corpo è andato però perduto, un santo molto venerato dagli atriani ma il cui culto non fu mai confermato dalla Chiesa.

Sala 15: carte vescovili[modifica | modifica wikitesto]

È quella saletta che si trova prima dell'ingresso all'ordine inferiore del chiostro, ma la cui visita è sempre inclusa alla fine. In questa saletta sono esposte in una bacheca alcune fotocopie delle lettere scritte da vescovi e papi (gli originali si trovano nell'annessa Biblioteca Capitolare) tra il XIV e il XVII secolo e indirizzate alla diocesi di Atri. In questa saletta si trovano anche alcune schede informative illustrate in cui si parla del restauro del pozzo del chiostro e del campanile del duomo.

Orari di apertura al pubblico e ingresso[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo è aperto nel periodo invernale (16 settembre- 14 giugno) la mattina dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e il pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 17.00, con chiusura settimanale il mercoledì. Nel periodo estivo (15 giugno- 15 settembre) è aperto la mattina dalle 10.00 alle 12.00 e il pomeriggio dalle 16.00 alle 20.00. In concomitanza di importanti eventi è aperto anche la sera dalle 21.00 alle 22.30.

L'ingresso "ufficiale" del museo è la cancellata in ferro situata in Via De Litio, ma questa è ormai quasi del tutto inutilizzata e l'ingresso attuale si trova nel duomo, ed è una porta collocata nell'antisagrestia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ attualmente l'ingresso su Via De Litio apre solo poche volte, quindi per accedere al Museo si passa per l'ingresso che si trova in fondo alla navata sinistra della Cattedrale; vi è inoltre un ingresso su Via dei Musei che però viene usato solo quando il Duomo è chiuso per restauri oppure nei giorni di grande affluenza.
  2. ^ Lemmi sui diversi membri della famiglia Moranzoni o Moranzon Archiviato il 4 gennaio 2008 in Internet Archive. (s.v. Moranzon) nel sito DizionarioArtistiLegno di Paolo Cesari,
  3. ^ Nel Museo, la didascalia indica l'opera come realizzata nel secolo XVIII, ma si tratta di un errore: infatti tutti i critici hanno ricondotto l'opera al Cinquecento, alcuni accostandola ai modi di Fabrizio Santafede.
  4. ^ C'è chi ha ipotizzato che l'opera provenga invece dalla chiesa di Santo Spirito, dove oggi sull'altare maggiore campeggia una tela sempre raffigurante la Pentecoste e realizzata agli inizi del Seicento sempre da artisti napoletani che si rifanno al Santafede. La provenienza da Santo Spirito è poco convincente: il quadro del museo fu realizzato nella seconda metà del Cinquecento e sembra poco logico far realizzare dopo nemmeno 20 anni un'altra tela dallo stesso ambito artistico.
  5. ^ Le due piccole tele, forse collocate in sagrestia o nell'annesso oratorio della scomparsa confraternita del Suffragio, sono state per secoli confuse con altre due tele firmate dal Prepositi e datate 1771, raffiguranti i medesimi santi e conservati nella sagrestia della chiesa di Santo Spirito. Nelle due piccole tele del Museo Capitolare, al Prepositi (o forse alla sua bottega) è da ricondurre la sola Santa Rita, mentre il Sant'Agostino (nome di comodo dato al santo raffigurato, che non presenta nessun attributo del santo) è forse di un'epoca precedente e di altro stile.
  6. ^ Si tratta del tabernacolo, molto trasformato nel XIX secolo, che fino a pochi anni fa campeggiava nella Cappella del SS.Sacramento nel Duomo di Atri. Fu poi sostituita da un altro tabernacolo più antico, del XVI-XVII secolo.
  7. ^ Il cappuccino fu molto attivo nel teramano e rappresenta il massimo esponente dei "marangoni" abruzzesi: ad Atri realizzò anche la cancellata dell'altar maggiore sempre nella chiesa di San Leonardo ad Atri, che andò distrutta durante la demolizione della chiesa negli anni sessanta. Fra' Felice firmò anche dei reliquari sempre nella chiesa cappuccina, ma essi furono rubati e dispersi dopo le soppressioni post- unitarie (1861). Da: Abruzzo Cultura - Tabernacoli lignei - Autori
  8. ^ Carlo Riccione, il massimo scultore barocco della regione, prese dimora ad Atri con moglie (e forse figli) dal 1677 al 1692, per 13 anni. Gli unici documenti che riguardano l'artista sono propri quelli del soggiorno atriano e per molto tempo si è creduto lo scultore originario di Atri: in realtà è nativo del piccolo borgo di Fano Adriano. Non si sa dove morì, forse tornò a Fano Adriano oppure restò ad Atri: in questo caso il soggiorno atriano dello scultore va ben oltre il 1692.
  9. ^ La sagrestia del Duomo si trovava dietro il presbiterio e per accerdervi bisognava passare per l'attuale antisagrestia e per la stanza adibita oggi a biglietteria del museo: fu poi distrutta durante i restauri del 1954- 1964 per lasciar vedere le finestre romaniche e le opere ivi contenute furono portate nel Museo Capitolare, dove si trovano oggi.
  10. ^ La pianeta fu donata dalla regina d'Inghilterra dopo il viaggio che il cardinale Troiano Acquaviva vi fece. Il cardinale, atriano e figlio del duca Giovan Girolamo Acquaviva d'Aragona, ne fece dono al Capitolo del Duomo.
  11. ^ Fu donata dall'ultima duchessa dello Stato di Atri, Isabella Acquaviva d'Aragona, sorella di Ridolfo Acquaviva d'Aragona; morì senza prole nel 1760 e così Atri tornò ad essere compreso nel Regno di Napoli. Durante il suo governo, dal 1757 alla morte, il ducato non si trovò in buone condizioni e perse le città di Acquaviva Picena, Caserta, Arena e Popoli
  12. ^ Il santo non presenta nessun attributo se non la palma e un libro, ma possiamo bene identificarlo per la scritta che è presenta sul piedistallo: S(.)HYACINT.M
  13. ^ Quadro rovinatissimo, e l'identificazione del santo raffigurato è difficile. È stato ritrovato recentemente nei depositi del Duomo, anche se molto probabilmente non fu realizzato per la Cattedrale.
  14. ^ Un caritglio nel quadro identifica il Vescovo, che commissionò ad Andrea De Litio gli affreschi del Coro.
  15. ^ Un cartiglio nel quadro lo idenfica. Fino al 1767 era conservato nel Convento dei Gesuiti, annesso alla chiesa di Sant'Andrea
  16. ^ per molto tempo si è attribuiti queste due tavole, a volte inserendole anche nel catalogo del pittore, al pittore di Saragozza Pedro de Aponte, pensando che potesse risalire al soggiorno italiano dell'artista avvenuto tra il 1506 e il 1511. Nel XIX secolo si credevano le uniche opere rimaste in Italia del grande Juan de Borgoña. Successivamente si propose un'attribuzione al Perugino per via della figura di San Giuseppe e del paesaggio che rimandano all'arte umbra; infine si è dirottati verso Fernando Yáñez de la Almedina che soggiornò in Italia nello stesso periodo del De Aponte e che veniva chiamato "Ferrandino Spagnolo". Si era addirittura tentato di ricondurre l'opera al Bramantino. Alla fine tutte le attribuzioni sono risultate errate, ma resta fermo il fatto che l'opera è di scuola spagnola seppur vi siano alcune influenze lombarde e umbre. Informazioni tratte da: Storia dell'arte nell'Italia meridionale - Francesco Abbate - Google Libri
  17. ^ Alla fine del secolo scorso molti hanno messo in discussione l'attribuzione al Solario, e avvicinandola più a Bernardino di Mariotto e datandola dopo il suo soggiorno marchigiano, quindi intorno al 1525.
  18. ^ L'opera fu tolta dalla chiesa intorno al 1805, e fece un "tour" tra le varie chiese atriane: San Francesco, Santa Chiara, Santissima Trinità, San Giovanni battista (San Domenico) per arrivare nel 1914 nel Duomo da dove poi confluì al Museo. Dall'archivio delle scomparse confraternite del Suffragio, Santo Rosario, della Penitenza e dai documenti delle Clarisse e dei Francescani.
  19. ^ Nel XIX secolo la piccola tela fu ridipinta e se ne alterò la conservazione. Restaurata nel Novecento, si avanzò l'ipotesi che l'opera potesse essere addirittura di Lelio Orsi e Michelangelo Buonarroti, ma ovviamente la datazione non concorda. Da "Atri Turistica", 1979.
  20. ^ Si tratta secondo molti studiosi una delle principali opere della scultura abruzzese del Duecento.
  21. ^ Come rilevano le varie foto conservate nella Biblioteca Capitolare, fino al 1962 le due opere erano collocate nel Duomo.
  22. ^ L'opera fu trasferita sin dal XVIII secolo nel Duomo, dove infatti nel 1912 si trovava.
  23. ^ l'attribuzione sarebbe confermata dal fatto che l'artista in quel periodo era attivo in Abruzzo, nell'attuale provincia di Teramo.
  24. ^ attribuzione confermata dal fatto che l'artista intorno al 1430 realizzò un polittico nella vicina Cellino Attanasio (oggi a L'Aquila) e nel 1439 realizzò il noto Polittico del Duomo di Teramo.
  25. ^ secondo alcuni serviva anche da rifugio per gli atriani in caso di assedi e guerre, visto che era un luogo ben riparato

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