Museo provinciale campano di Capua

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Museo campano)
Jump to navigation Jump to search
Museo Provinciale Campano di Capua
Palazzo Antignano - 008.jpg
L'ingresso di Palazzo Antignano
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàCapua
IndirizzoVia Roma, 68
presso Palazzo Antignano e
l'ex Monastero della Concezione
Caratteristiche
TipoArcheologia, Arte e Storia
Sito web e Sito web

Coordinate: 41°06′39″N 14°12′49″E / 41.110833°N 14.213611°E41.110833; 14.213611

Il Museo Provinciale Campano di Capua (noto anche come Museo Campano) è un museo storico dell'antica Campania (poi di Terra di Lavoro e oggi compresa nella Provincia di Caserta), oltre che uno dei più importanti della Campania e d'Italia[senza fonte]. Conserva la più importante collezione mondiale di Matres Matutae, dette anche Madri di Capua, provenienti dall'antica Capua, l'attuale territorio del Comune di Santa Maria Capua Vetere e il più grande lapidarium (insieme di epigrafi, steli e lapidi su pietra di epoca sostanzialmente romana) dell'Italia meridionale. È di proprietà della Provincia di Caserta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Istituito con Decreto Reale il 21 agosto del 1869, fu aperto al pubblico il 31 maggio 1874, con sede nel centro storico di Capua in Palazzo Antignano (1450 - 1454), in seguito ampliata fino a comprendere l'adiacente settecentesco ex Monastero della Concezione.

Nel 1933 si ritenne opportuno un riordinamento delle numerose collezioni presenti all'interno di esso che fu curato dal prof. Amedeo Maiuri. Il 9 settembre 1943, in piena seconda guerra mondiale, gli alleati anglo-americani bombardarono la cittadina, che riportò gravissimi danni ad abitazioni e monumenti, alcuni dei quali furono rasi al suolo; la stessa sede museale di palazzo Antignano subì danni notevoli alla struttura, mentre le opere furono messe al sicuro, prima dei bombardamenti, grazie all'iniziativa dell'allora direttore Luigi Garofano Venosta. Dal 1945 si procedette ai lavori di ricostruzione, durati fino al 1956, anno in cui avvenne la riapertura. Dopo la riapertura del 1956 furono risistemate le varie sale tanto da riacquistare una nuova immagine e da mostrarsi al pubblico in due reparti: Archeologico e Medioevale in 32 sale di esposizione, tre cortili e un ampio giardino. Fu collocata all'interno la biblioteca di Terra di Lavoro nella quale sono custoditi 70.000 volumi. Una ulteriore chiusura ci fu nel 2009, dovuta a lavori di rammodernamento e riqualificazione funzionale. Il 28 marzo 2012, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Museo Campano, completamente riqualificato, ha riaperto le sue porte ai visitatori.

Palazzo Antignano[modifica | modifica wikitesto]

Gli Antignano furono importante famiglia campana nel XV secolo, in auge presso il Re di Napoli Alfonso I. Tra essi spiccò all'epoca la figura di Francesco, che decise di ricostruire ed ampliare il palazzo gentilizio di Capua: gli conferì un aspetto tardo gotico, ornandolo con un monumentale portale d'ingresso, un'imponente scalinata, entrambe di ispirazione catalano-moresca, e con finestre in stile rinascimentale. La ristrutturazione inglobò anche la chiesa longobarda di San Lorenzo ad Crucem, della quale sono visibili ancora alcuni elementi nel cortile d'ingresso.

Elenco delle sale[modifica | modifica wikitesto]

Stele, lapidi e sarcofagi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1° CORTILE - stele funerarie di età romana repubblicana ed imperiale, capitelli e rilievi, disposti lungo le pareti, tra cui spicca la chiave di volta di un arco dell'Anfiteatro Campano con la protome del dio Volturno;
  • SALA I - ospita il Lapidario, con una ricca raccolta di epigrafi provenienti dal territorio della Campania Felix, catalogate e pubblicate da Theodor Mommsen nel X volume del Corpus Inscriptionum Latinarum.
  • 2° CORTILE e SALA II - sono esposte ancora stele funerarie e l'epigrafe dedicatoria della colonia di Capua (Julia Felix) all'imperatore Adriano, per ricordare il restauro dell'Anfiteatro Campano promosso dallo stesso. L'epigrafe, rinvenuta nel 1726, conserva tutt'oggi la storica integrazione proposta da Alessio Simmaco Mazzocchi nel 1727.
  • SALE III e IV - sarcofagi di epoca imperiale e tardoantica.

Le Matres Matutae[modifica | modifica wikitesto]

Importante testimonianza di un particolare culto indigeno preromano, dedicato alla fertilità, alla protezione della madre e della sua prole, è la collezione delle Matres Matutae, dette popolarmente Madri di Capua, conservate nelle sale V e IX del museo. Provengono da ritrovamenti effettuati dapprima casualmente nel 1845, quando in occasione di lavori agricoli privati, in località Petrara (oggi nel Comune di Curti), vennero ritrovati i resti di un altare con iscrizioni in osco e statue in tufo. In seguito, tra il (1873 - 1887), vennero compiuti nel sito scavi archeologici, che restituirono i resti di un vasto santuario, testimoniati da numerosissime terrecotte architettoniche e votive e da oltre 150 statue in tufo, di varie dimensioni, che raffigurano costantemente donne sedute, che sorreggono uno o più neonati tra le braccia. Un'unica statua in tufo, che invece di avere figli, regge una melagrana (simbolo di fecondità) nella mano destra, e una colomba (simbolo di pace) nella sinistra, è stata interpretata come la rappresentazione della divinità principale venerata nel sito, identificata tradizionalmente in Mater Matuta, divinità italica dell'aurora e delle nascite. Le restanti statue di madri, per contro, raffigurano offerte votive, dedicate dai fedeli per propiziare la salute della donna e dei suoi figli. Le statue, come gli altri reperti provenienti dall'area, attestano la frequentazione del santuario ininterrottamente dal VI al I secolo a.C..

  • SALA V - gli unici e pochi elementi strutturali del Tempio della Mater Matuta rinvenuti;
  • SALE VI-IX - collezione delle Matres Matutae, disposte secondo criteri estetici.

Sala X[modifica | modifica wikitesto]

Sculture in marmo e calcare, affreschi e mosaici, tra cui spicca la statua di Diana cacciatrice e la serie di mosaici provenienti dal vicus adiacente il Tempio di Diana Tifatina (Sant'Angelo in Formis), databili tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C.

Collezione di vasellame[modifica | modifica wikitesto]

Vi è anche una collezione di vasi di ogni genere ed epoca, provenienti da zone differenti di sviluppo della cultura osco-campana e delle altre culture ivi attive nei secoli.

Oggetti metallici[modifica | modifica wikitesto]

Le terrecotte[modifica | modifica wikitesto]

Altra collezione celebre del museo, è rappresentata dalla raccolta di terrecotte, di cui la maggior parte del VI-V secolo a.C., epoca della cultura italiota campana.

  • SALA XVI - statue votive di notevoli dimensioni provenienti dai santuari dell'antica Capua;
  • SALA XVII - teste e busti ex voto;
  • SALA XVIII - figure umane di diverse dimensioni e soggetti;
  • SALA XIX - terrecotte di soggetti non umani, manufatti di pietra neolitici ed eneolitici, statuine egizie ed oggetti in osso e avorio;
  • SALE XXII e XXIII - terrecotte architettoniche, come antefisse, tegole semicilindriche ornamentali, ed antepagmente, lastre rettangolari ornamentali utili a protezione delle travi.

Reparto medievale[modifica | modifica wikitesto]

Area dedicata alla collezione di oggetti della Capua longobarda, capitale del Principato autonomo.

  • SALA XXIV - elementi architettonici prodotti tra il X ed il XIII secolo;
  • SALA XXV - marmi preromani riutilizzati come materiale di costruzione nel periodo longobardo;
  • SALA XXVI - sculture dell'epoca di Federico II di Svevia, tra le quali i resti della monumentale Porta Roma in Capua (1234-1240);
  • SALA XXVII - sculture rinascimentali, tra cui spicca la pietra tombale di Rinaldo Fieramosca, padre di Ettore.

Pinacoteca[modifica | modifica wikitesto]

  • SALA XXVIII - opere pittoriche prodotte in un arco di sei secoli (XIII - XVIII secolo), più due sculture policrome: un Crocifisso del XIII secolo e un'Annunciata del XVI secolo;
  • SALA XXIX - auditorium del museo con stemmi delle famiglie capuane ed iscrizioni in marmo;
  • SALA XXX - iscrizioni di epoca longobarda, angioina ed aragonese;
  • SALA XXXI - sculture dei secoli XVI, XVII e XVIII;
  • SALA XXXII - stemmi capuani e di dinastie del Regno delle Due Sicilie

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Il museo è completato da una ricca biblioteca, che conserva pergamene (circa 800), e circa 50.000 tra documenti, stampe e manoscritti provenienti dalla provincia (Terra di Lavoro), risalenti dal Cinquecento al XIX secolo. La biblioteca è suddivisa in 'emeroteca', tra cui il quotidiano "Il Mattino" (dal 1848), una sala topografica della zona, un archivio storico capuano (dal XV al XIX secolo), la Sala Marzano, con documenti storico-politici donati dal Sen. Giuseppe Marzano, le Sale Ferdinando Palasciano, con testi di medicina appartenuti al medico capuano, ed una sezione di storia moderna e contemporanea.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • ADRIANI A., Cataloghi del Museo Provinciale Campano. Sculture in tufo, Napoli 1939.
  • BONGHI JOVINO M., Capua: il santuario del Fondo Patturelli, in Santuari d'Etruria (a cura di Colonna G. ), Milano 1985.
  • CHIOFFI L., Museo Provinciale Campano di Capua. La raccolta epigrafica, Capua 2005.
  • CHIOFFI L., Epigrafi di Capua dentro e fuori il Museo Provinciale Campano, Capua 2008.
  • CIOFFI R., BARRELLA N. (a cura di), Il Museo Campano di Capua. Storia di un'istituzione e delle sue raccolte, Napoli 2009.
  • KOCH H., Hellenistische Architekturstücke in Capua. Roemische Mitteilungen XXII, 1907, pp. 361–428.
  • Il Museo Provinciale Campano di Capua nel centenario della fondazione, Caserta 1974.
  • MINOJA M., Il bucchero del Museo provinciale campano. Ricezione, produzione e commercio del bucchero a Capua, Roma 2000.
  • NASSA M., Sul Medagliere del Museo Campano – Introduzione e note ad alcuni documenti epistolari, in Associazione Storica del Medio Volturno 2000, pp. 221 – 248.
  • QUILICI GIGLI S. (a cura di), Ricerche intorno al santuario di Diana Tifatina, Carta Archeologica e ricerche in Campania, Fasc. 6, Roma, 2012.
  • VON WILAMOWITZ MOELLENDORF U., Scavi nelle Curti vicino a S. Maria di Capua, Bollettino dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica 1873, pp. 145–152.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàISNI (EN0000 0001 2186 8472