Museo archeologico regionale Antonio Salinas

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Museo Archeologico Regionale
"Antonio Salinas"
Museoarcheosalinas.JPG
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Palermo
Indirizzo Via Bara all'Olivella, 24
Caratteristiche
Tipo Archeologia
Apertura 1866[1]
Proprietà Regione Siciliana
Direttore Francesca Spatafora
Sito web

Coordinate: 38°07′14.88″N 13°21′37.8″E / 38.1208°N 13.3605°E38.1208; 13.3605

Il Museo archeologico regionale "Antonio Salinas" ha sede a Palermo e possiede una delle più ricche collezioni archeologiche d'Italia, testimonianze della storia siciliana in tutte le sue fasi che vanno dalla preistoria al medioevo. Al suo interno sono conservati i reperti e manufatti dei popoli che hanno determinato la storia dell'isola: fenici, punici, greci, romani e bizantini, ma anche manufatti di altri popoli come gli Egizi e gli Etruschi.

Museo nazionale fino al 1977, è stato dedicato ad Antonio Salinas, celebre archeologo e numismatico palermitano, che lo diresse.

Complesso architettonico[modifica | modifica wikitesto]

Chiostro minore

La Casa dei Padri della Congregazione di San Filippo Neri, attuale sede del museo, venne iniziata sul finire del XVI secolo su progetto dell'architetto Antonio Muttone e l'edificio fu completato nel XVII secolo. Il complesso monumentale include anche la chiesa di Sant'Ignazio e l'Oratorio di San Filippo Neri.

Dal 1866 al 1870 fu effettuato un importante rimaneggiamento degli spazi per la conversione in sede museale. Rimane, come testimonianza della precedente destinazione d'uso, la splendida seicentesca cappella dei Padri Filippini con soffitti stuccati ed affrescati, ornata in legno, oro ed avorio. Durante le ristrutturazioni del 2009, in quella che era la sala ricreativa dei religiosi, è venuto fuori un soffitto ligneo con decorazioni policrome del '600, precedentemente occultato da una copertura ottocentesca.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Chiostro maggiore
Sala delle colonne
Sala delle metope del tempio Y di Selinunte
Sale dedicate alla necropoli di Selinunte
Sala dedicata ai santuari di Selinunte.
Sala delle metope dei templi C, E ed F di Selinunte.

Un primo nucleo del museo nasce nel 1814 come museo dell'università di Palermo nella Casa dei Padri Teatini di San Giuseppe ed era composta da donazioni di opere di diverse collezioni private appartenenti a nobili palermitani. Tra i vari contributi il più significativo fu certamente quello di Giuseppe Emanuele Ventimiglia principe di Belmonte.

Nel 1860 il museo si distaccò dall'università e venne trasformato in museo nazionale sotto la direzione del cavaliere Giovanni D'Ondes Reggio e venne incrementato con le collezioni del museo Salnitriano dei Padri Gesuiti, da una generosa donazione da parte di Girolamo Valenza consistente in pietre prezione, una collezione numismatica e circa 4000 libri e dall'acquisto della collezione del barone Antonino Astuto.

Nel 1865 si aggiunge la ricca collezione di reperti etruschi del conte Pietro Bonci Casuccini, proveniente da Chiusi. La collezione venne messa in vendita dai nipoti del fondatore, Ottavio e Pietro. Acquistata dal Regno d'Italia nel 1863, grazie all'intervento di Michele Amari, in quegli anni ministro della Pubblica Istruzione, venne destinata al "Regio Museo Archeologico di Palermo" nel 1865[3] per la disponibilità di spazi espositivi adeguati.

A seguito della legge sulla soppressione degli ordini religiosi del 1866,[4] l'edificio fu confiscato alla Congregazione e divenne sede del museo nazionale. Per la trasformazione l'edificio venne completamente stravolto dalla sua forma originaria per andare incontro alle esigenze museali. Nel 1870, fu aggiunta la collezione archeologica custodita nel museo dell'abbazia benedettina di San Martino delle Scale [5]

Come già detto, sin dalla formazione il museo si arricchì nel tempo grazie ad importanti acquisizioni, come per esempio il "Medagliere Gandolfo" o la collezione del console britannico Robert Fargan (che comprende anche il frammento del Partenone) ma è sotto la direzione di Antonino Salinas (1873-1914) che il museo crebbe in maniera consistente attraverso ricerche archeologiche condotte nell’isola, come a Mozia, Tindari e Selinunte, portando nel museo i reperti rinvenuti come quattro metope arcaiche, con un'opera di recupero delle opere d'arte tra le macerie dopo il terremoto di Messina del 1908, e grazie ad acquisti di opere e materiali salvati alla dispersione.

Durante la seconda guerra mondiale l'allora direttrice del museo, Jole Bovio Marconi, si occupò di rispostare tutto il materiale custodito all'interno del museo presso il monastero di San Martino delle Scale per preservare la collezione dalle distruzioni dei bombardamenti alleati. Nel 1949 Bovio Marconi si occupò della del riallestimento museale; la struttura era stata pesantemente danneggiata il progetto di recupero architettonico fu curato dall'architetto Guglielmo De Angelis d'Ossat.

Nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale numerosi scavi condotti nella Sicilia occidentale hanno apportato un ulteriore arricchimento del museo colmando la narrazione storica dell'isola, che in questa maniera percorre interamente l'arco di tempo che va dalla preistoria al medioevo. Fino al 1954 custodiva anche la collezione d'arte, quell'anno trasferita a palazzo Abatellis, divenuto dal 1977 Galleria Regionale della Sicilia.

Dal 1977 le competenze dei beni culturali sono passate dallo Stato alla Regione Siciliana e così il museo nazionale di Palermo è divenuto regionale e gestito attraverso il "Dipartimento regionale dei beni culturali e dell'identità siciliana".[6]. Nel 2016 è stato recepito, con legge regionale anche dalla Regione Siciliana, il modello dei poli museali regionali, previsto dal D.P.C.M. 29 agosto 2014, n. 171. Il "Polo regionale di Palermo per i parchi e i musei archeologici con museo Salinas" è diretto da Francesca Spatafora[7].

Nel 2009 il museo è stato chiuso per permetterne il restauro e il riammodernamento della struttura e dell'esposizione, ed è stato riaperto parzialmente nel luglio 2016[8].

Il museo[modifica | modifica wikitesto]

Il museo offre una sezione è dedicata ai reperti rinvenuti durante gli scavi subacquei: materiali che facevano parte del carico delle navi, ancore di pietra, ceppi di piombo, lucerne, anfore ed iscrizioni che vanno dalla cultura dei Punici a quella dei Romani.

Alla sezione fenicio-punica appartengono due grandi sarcofagi antropomorfi del V secolo a.C., provenienti dalla necropoli di Pizzo Cannita (Misilmeri); vi sono anche sculture di divinità fenicie e stele votive da Mozia e da Lilibeo, insieme a vasellame vitreo proveniente dall'insediamento di Monte Porcara (Bagheria) e ad una splendida serie di edicole dipinte recanti il segno di Tanit e il caduceo. Nella sezione archeologica di Selinunte, sono dedicate alcune sale ai templi e i le loro numerose metope con rilievi mitologici (Templi C, Y, E ed F), sculture d'età arcaica e classica, la Tavola Selinuntina che celebra la ricchezza della città, le stele gemine del santuario di Zeus Meilichios.

Statue di epoca romana

Nel chiostro centrale con copertura a vetro sono custoditi i reperti provenienti da Himera e vi è stata ricomposta, tra l'altro, la sima laterale dell'Athenaion, il tempio dedicato alla dea Atena, con i gocciolatoi a testa leonina e la ricomposizione del frontone orientale con Gorgone. Altre sale raccolgono oggetti e sculture provenienti da Solunto, Megara Hyblaea, Tindari, Camarina ed Agrigento. Tra le opere di maggior rilievo artistico segnaliamo il grande Ariete di bronzo del III secolo a.C. proveniente da Siracusa, l'Eracle che abbatte la cerva, copia romana da un originale di Lisippo, ed infine una copia romana in marmo del Satiro versante di Prassitele. L'epoca romana è, invece, documentata da una collezione di sculture e da mosaici staccati dalle ville di Piazza Vittoria a Palermo, nei cui pressi era certamente collocato il foro della città romana.

Le culture preistoriche presenti nelle grotte del territorio palermitano hanno avuto spazio nel secondo piano del museo.

Percorso espositivo[modifica | modifica wikitesto]

Piano terra[modifica | modifica wikitesto]

Primo piano[modifica | modifica wikitesto]

  • Collezione etrusca Casuccini
  • Collezione del medagliere
  • Le donazioni reali
  • Collezione Astuto, museo di San Martino e museo Salnitrano
  • Gioielli
  • Gela

Secondo piano[modifica | modifica wikitesto]

Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Il museo è composto in parte da collezioni private acquistate o donate al museo stesso nel corso dei secoli.

Collezione del Museo dell'Università[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta della collezione più antica e primo nucleo del museo, venne acquisita nel 1814 quando Giuseppe Emanuele Ventimiglia principe di Belmonte alla sua morte lasciò la sua collezione all'Università di Palermo che a sua volta in seguito la cedette al costituendo "Regio Museo Archeologico di Palermo".

Collezione del "Museo Salnitriano"[modifica | modifica wikitesto]

La collezione componeva il museo dei Padri Gesuiti di Palermo (detto "Salnitriano" dal nome del fondatore Padre Ignazio Salnitro che lo fondò nel 1730) e venne accorpata alla collezione del "Regio Museo Archeologico di Palermo" in seguito all'introduzione della legge del 1866 che prevedeva la confisca dei beni ecclesiastici.[9]

Collezione Astuto[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta della collezione del netino Antonino Astuto barone di Fargione, consistente in reperti greci e romani acquistati sul mercato antiquario romano dal 1760 fino al 1811 e restaurati secondo criteri neoclassici. Alla sua morte la collezione fu in gran parte venduta al "Regio Museo Archeologico di Palermo".[10]

Collezione Salinas[modifica | modifica wikitesto]

La collezione che diede il nome al museo, la più importante per dimensione con i suoi 6641 pezzi, venne ceduta al museo dallo stesso Salinas alla sua morte, avvenuta nel 1914, per mezzo di testamento. La collezione è composta da libri, manoscritti, stampe, fotografie, oggetti personali e una raccolta numismatica di circa 6000 monete.

Collezione Casuccini[modifica | modifica wikitesto]

Di grande interesse, infine, la collezione etrusca. È costituita da sarcofagi, cippi, statue-cinerarie, urne, ceramiche attiche a figure rosse e nere, bronzi e interi corredi funebri. Viene considerata la più importante collezione etrusca al di fuori della Toscana. Gli oggetti esposti provengono da Chiusi, dagli scavi effettuati nei possedimenti del conte Pietro Bonci Casuccini, il quale aveva dato vita ad una collezione di oltre diecimila pezzi, custoditi in un museo pubblico.

Medagliere Gandolfo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1820 viene acquisita la preziosa collezione numismatica del termitano Francesco Gandolfo.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]