Museo civico (Alatri)

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Museo civico di Alatri
Palazzo Gottifredo, sede del Museo civico
Palazzo Gottifredo, sede del Museo civico
Tipo Archeologico, demoantropologico, espositivo
Indirizzo Corso Cavour, 5 - 03011 Alatri (FR)

Il Museo civico di Alatri è un museo che ha sede nel duecentesco palazzo Gottifredo, nel centro storico di Alatri.[1] Il museo, fondato nel 1934, era originariamente situato nelle sale al pianterreno dell'ala ovest del palazzo Conti-Gentili ed in seguito fu trasferito nella sede attuale. Chiuso al pubblico nel corso degli anni è stato riaperto nel 1996 limitatamente alla sezione epigrafica nei locali di proprietà comunale di palazzo Gottifredo. Ristrutturato con fondi comunitari tra il 1998 ed il 2000 esponeva fino al 2008 una sezione epigrafica al pianterreno, una sezione archeologica pre-protostorica e di valorizzazione delle mura poligonali al primo piano ed una sezione demoantropologica al secondo piano[2]. Tra il 2009 ed il 2013 il Museo ha alternato mostre temporanee di carattere archeologico e storico artistico a prolungati periodi di chiusura al pubblico. Il 16 febbraio del 2013 il Museo è stato riaperto con nuovi allestimenti.[3]

Sezione archeologica[modifica | modifica sorgente]

Di particolare interesse, per la natura locale del museo, è la sezione epigrafica, ricca di ritrovamenti relativi alla vita pubblica della città.[4] Delle lapidi esposte, che documentano la storia dell'Aletrium di epoca romana, va ricordata in particolare l'epigrafe di Lucio Betilieno Varo (seconda metà II secolo a.C. - inizi I secolo a.C.), rinvenuta nel Settecento in piazza Santa Maria Maggiore, che descrive l'opera di riordino urbanistico voluta dal magistrato nel II secolo a.C. che finanziò moltissime opere pubbliche per la città di Alatri:

(LA)
« L. BETILIENVS. L. F. VAARVS
HAEC. QVAE. INFERA . SCRIPTA
SONT. DE. SENATVS. SENTENTIA
FACIENDA. COIRAVIT . SEMITAS
IN. OPIDO. OMNIS . PORTICVM . QVA
IN . ARCEM. EITVR . CAMPVM . VBEI
LVDVNT. HOROLOGIVM . MACELVM.
BASILICAM. CALECANDAM . SEEDES
CVM . BALINEARIVM. LACVM. AD
.. PORTAM . AQVAM. IN. OPIDVM. ADOV
ARDVOM . PEDES. CCCXCb. FORNICESQ
FECIT. FISTVLAS. SOLEDAS . FECIT
OB. HASCE . RES . CENSOREM . FECERE . BIS
SENATVS. FILIO . STIPENDIA. MERETA
E SE . IOVSIT . POPVLVSQVE . STATVAM
DONAVIT . CENSORINO.
 »
(IT)
« Lucio Betilieno Varo, figlio di Lucio, fece fare le opere che qui di seguito sono descritte su deliberazione del senato: tutti i vicoli entro la città, il portico attraverso il quale si va sulla rocca, il campo dove giocano, l'orologio, il mercato, la basilica (che era) da intonacare, i sedili, la piscina per i bagni, la cisterna presso la porta che manda l'acqua in città, fino ad un dislivello di 340 piedi, e fece le arcate, fece tubature massicce; per queste cose (lo) fecero censore per la seconda volta, il senato volle che il figlio avesse l'esonero dal servizio militare e il popolo dono' la statua al "Censorino" »
(Epigrafe nel museo)

Con ogni probabilità tale epigrafe doveva essere posta alla base di una statua dedicata al censore in segno di ringraziamento da parte dei cittadini. A tale ritrovamento seguirono ulteriori scavi nel 1882 da parte dell'ingegnere Bassel per l'individuazione di altri reperti che portarono alla luce diverse iscrizioni sepolcrali, la base di una colonna, frammenti di vasi in terracotta. Tra le epigrafi esposte: un cippo in calcare dedicato agli dei Penati ed il calco di una iscrizione riferita a divinità sciamaniche locali.

  • Modello in scala 1:10 del tempietto di Alatri: i resti di un piccolo tempio extraurbano di tipo etrusco-italico, costituiti da terrecotte architettoniche ed ex voto fittili, furono rinvenuti nel 1889 dal'equipe di Adolfo Cozza e Herman Winnefeld, a circa un chilometro dall'abitato; attualmente sono conservati nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, assieme a un modello in scala 1:1 del tempio realizzato nel 1890.
  • Reperti archeologici protostorici dell'età del bronzo finale rinvenuti in località Piedimonte di Canale e reperti di età romana rinvenuti nel corso di scavi archeologici sull'acropoli nell'area cosiddetta dei "Santuari", a ridosso della Porta Maggiore.

Sezione demoantropologica[modifica | modifica sorgente]

  • Nella Sezione demoantropologica è esposta una collezione privata concessa in comodato d'uso al comune di Alatri da Antonio Gambardella, costituita da circa 1000 strumenti e attrezzature della tradizione agricola e artigianale del Lazio meridionale[6], che ha integrato nel 2002 il primitivo nucleo originario di circa 150 oggetti della precedente sezione "etnografica", raccolta a cura dell'allora assessore alla Cultura Flavio Fiorletta.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ D. Patrizi, Palazzo Gottifredo, in "Antichità Alatrensi", Alatri 2002, pp. 122-140
  2. ^ G. Manchia, Progetto di allestimento del Museo Civico di Alatri, in "Studi Ernici", Alatri 1997, pp. 165-192
  3. ^ Museo civico di nuovo aperto
  4. ^ L. Galli (con una presentazione di G.L. Gregori), Le iscrizioni romane del Museo Civico di Alatri, in "Studi Ernici", Alatri 1997, pp. 31-104
  5. ^ G. Manchia, Restauro di un mosaico pavimentale di età romana da Alatri, in "Studi Ernici", Alatri 1997, pp. 105-118
  6. ^ A. Gambardella, "Arti e Mestieri in Provincia di Frosinone", Formia, Graficart, 1988
  7. ^ S. Adelfio, G. Manchia, "La settimana Santa ad Alatri", Alatri, Assessorato alla Cultura, 2002, pp. 15-19

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luca Attenni, "Aletrium. Il Museo e il Territorio", Supplemento al n. 7-8 di Forma Urbis, E.S.S., Roma 2008
  • Gianfranco Manchia (a cura di), "Studi Ernici", Comune di Alatri - Assessorato alla Cultura, Alatri 1997
  • Gianfranco Manchia (a cura di), "Antichità Alatrensi", Comune di Alatri - Assessorato alla Cultura, Alatri 2002

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]