Museo civico al Castello Ursino

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Museo civico al Castello Ursino
CastelloUrsino1CT.JPG
Il castello Ursino (novembre 2006).
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàCatania-Stemma.png Catania
IndirizzoPiazza Federico II di Svevia, 3
Caratteristiche
TipoPinacoteca, archeologia
Apertura1934

Coordinate: 37°32′02.04″N 15°02′01″E / 37.5339°N 15.033611°E37.5339; 15.033611

Il Museo civico di Catania è situato all'interno del Castello Ursino dal 20 ottobre 1934.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Pianta del primo piano del Castello Ursino, le cui sale ospitano le collezioni Biscari-Benedettini.

Dopo la chiusura del Museo Biscari (tra le più importanti collezioni d'Europa del tempo, definito da Dominique Vivant Denon una "lodevole raccolta") e il sequestro della Collezione dei Benedettini, a Catania si avvertì ben presto la necessità di un Museo Civico. La sua apertura tuttavia avvenne non prima del 1934 su un primo progetto di Guido Libertini, al tempo soprintendente alle Antichità di Catania. La scelta dell'ubicazione ricadde sul Castello Ursino, unico monumento cittadino abbastanza capiente per ospitare la collezione benedettina a cui presto si aggiunsero i reperti acquistati dagli eredi del Principe di Biscari, la collezione Zappalà Asmundo e molte donazioni private. Il Museo si avvaleva così di tre importanti collezioni che comprendevano le sezioni archeologica, medievale, rinascimentale e moderna.

A causa di problemi burocratici e di reperimento di fondi per la necessaria ristrutturazione, il museo è successivamente rimasto chiuso per moltissimi anni.

Il Museo Archeologico[modifica | modifica wikitesto]

La riapertura del primo piano del museo (avvenuta nel 1999) permette di ammirare parte delle sculture di epoca ellenistica e romana fra cui spiccano la testa di efebo del VI secolo a.C., ritrovata negli scavi dell'antica Leontinoi e appartenuto a Ignazio Paternò Castello, recentemente ricongiunta all'acefalo Kouros esposto al Museo Paolo Orsi di Siracusa), la statua di Ercole di III secolo proveniente dagli scavi del palazzo Zappalà in via A. di Sangiuliano a Catania, il monumentale torso di imperatore Giulio-Claudio raffigurato come Giove. Inoltre molti frammenti decorativi provenienti dal Teatro e pregevoli mosaici pavimentali provenienti da diverse parti della città (spicca sugli altri un invitante "Vtere Feliciter", augurio che faceva da ingresso al ninfeo di piazza Dante). Pure di notevole importanza (soprattutto per la storiografia Siciliana di età imperiale e per le funzioni pubbliche) il cippo monumentale di Q. Atilius, chiamato cippo Carcaci[1] e il frammento di decorazione (dato l'aspetto probabilmente in origine dovette essere parte di una colonna istoriata) proveniente dagli scavi presso la Porta delli Canali (oggi Porta di Carlo V)[2], trovati entrambi a Catania.

Notevoli i due portali rispettivamente del XIII e XV secolo. Quest'ultimo situato nel cortile è un importante documento del periodo in cui il Castello fu sede di prigione, con le scritte (firme, poesie, disegni) incise dai condannati sugli stipiti.

Esiste anche una notevole collezione numismatica ricca di preziose monete greche e romane.

Per finire una ricca collezione di crateri greci fra cui spicca un cratere attico raffigurante Perseo che decapita la Gorgone.

La Pinacoteca[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 venne riaperta un'ala del maniero per rendere fruibile la parte relativa alla pinacoteca. Tra le opere esposte ricordiamo una piccola raccolta di tavolette bizantine, San Cristoforo di Pietro Novelli, Natività di Geraci (copia della Natività di Caravaggio, trafugata a Palermo nel 1969), Madonna in trono con il Bambino di Antonello de Saliba, Cristo deriso e Morte di Catone del fiammingo Matthias Stomer, l'Ultima cena di Luis de Morales (XVI secolo), ma anche alcune tele di Mattia Preti (San Luca Pittore), Gaspare Serenarlo, Mariano Rossi (Martirio di sant'Agata), Giuseppe Patania (Sibilla), El Greco (Ritratto di Gentiluomo), Michele Rapisardi (Testa di Ofelia pazza, I vespri Siciliani) e Malinconia di Domenico Fetti.

Statua raffigurante Ignazio Paternò Biscari, di Antonio Calì

Sale Museali[modifica | modifica wikitesto]

Piano terra[modifica | modifica wikitesto]

Salone d'Armi[modifica | modifica wikitesto]

Appena entrati nel castello, ci si trova davanti alla biglietteria. In quella stessa sala sono esposte alcune epigrafi giudaiche e l'epigrafe proveniente dalla loggia senatoria medievale che proclamava la cacciata degli ebrei del 1492 da Catania. È esposta una copia dell'Epigrafe di Iulia Fiorentina, conservata al Museo del Louvre. Su un basamento si trova la statua di Ignazio Paternò Castello Principe di Biscari, opera di Antonio Calì. Accanto alla statua si trova un'edizione del suo libro, Viaggio per le Antichità della Sicilia, corredato dal suo ritratto inciso da Antonio Zacco. Sono esposti varie parti di un Mosaico romano raffigurante i mesi. Infine sono qui conservate una chiave di volta medievale ed un cannone seicentesco recuperati durante lavori nel fossato del castello. Al muro è appesa un'epigrafe cinquecentesca che cita un Castellano, di Toledo.

In questa sala è anche conservata la grande collezione d'armi, che comprende portapolvere in metallo del XVI sec., delle pistole tedesche del XVI sec., alcune delle quali dell'artigiano Peter Danner. Per completare sono esposti dei portapolveri seicenteschi decorati ad incisione, provenienti dalle collezioni Benedettine.

Plinto Romano

Sala di raccordo nord[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala ed in quella successiva sono esposte opere perlopiù provenienti dal teatro romano. Tra le principali:

  • Un plinto romano, rinvenuto da Biscari durante gli scavi al teatro romano nel 1770. Sul fronte è rappresentato un trofeo incoronato da due vittorie alate e sul fianco sinistro presenta due prigionieri barbari. Sul fianco destro è rappresentata una donna seduta che regge una lancia.
  • Una statua colossale acefala ed un torso di Hermes.

Torre delle Bandiere[modifica | modifica wikitesto]

Qui sono esposti frammenti di mosaici romani, una statua di ercole e la copia in gesso del sarcofago di Costanza d'Aragona.

Salone delle scuderie[modifica | modifica wikitesto]

Tra le principali opere esposte in questa sala ci sono:

  • Un mosaico proveniente dalle Terme Achilliane, ornato da putti che invitano a godere del soggiorno alle terme ("Vtere Feliciter")
  • Il frammento di un fregio che rappresenta una Gigantomachìa risalente al III secolo d.C. È rappresentata la lotta tra due Giganti e due divinità, ovvero Apollo e Artemide.
  • Un Torso virile dedicato a Giove. Fu ritrovato vicino il convento di Sant'Agostino dal principe Biscari nel 1737.
  • Una statua raffigurante Ercole con pelle di leone. In questa statua Ercole è rappresentato dopo aver ucciso il Leone di Nemea.
  • Una scultura raffigurante Ercole in riposo di tipo "Farnese". L'eroe viene raffigurato appoggiato ad una roccia, la clava ricoperta dalla pelle di leone di Nemea, mentre stringe nella mano i tre pomi delle Esperidi.
  • Un plinto con delfini.
    Mosaico Romano raffigurante l'Africa
  • Torso di Giove

  • Fregio con Gigantomachia

  • Bellerofronte, II d.C.

  • Ercole con pelle di leone, II sec. d.C.

  • Apollo citaredo, I sec. d.C

Rilievo con cavaliere da colonna istoriata

Sala[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala, in alcune vetrine, sono esposte molte statuine fittili. Tra le principali ci sono Afrodite, Cagnolino in lotta con un gallo, Ninfa su uno scoglio ed infine una testa preistorica.

Degna di nota è una scultura che rappresenta un ariete colossale. L'opera più importante è il frammento con cavaliere, probabilmente proveniente da una colonna istoriata, ritrovato nei pressi di porta Carlo V.

Torre del Sale[modifica | modifica wikitesto]

Chiamata così per il suo utilizzo come deposito, conserva al suo interno un mosaico romano raffigurante l'Africa ed una testa muliebre egizia.

Sala di San Giorgio o della Cappella[modifica | modifica wikitesto]

Qui sono esposti i bronzetti figurati, circa 2000, di cui 1600 appartengono alla collezione dei Benedettini e gli altri a quella dei Biscari. Sono presenti bronzetti di età arcaica, sicelioti, magno-greci, etrusco-italici ed ellenistici.

Si può ammirare il rilievo marmoreo di Demetra e Core, ritrovato nel 1930 nella collina di Montevergine e databile al 420 a.C. La donna a sinistra è Demetra, che solleva un lembo del suo peplo, a destra la figlia Core indossa il chitone, e con la mano destra sorregge una fiaccola per farsi luce forse nell'ade; la scena non appare completa a destra poiché il rilievo è danneggiato. Ai piedi di Core c'è un cratere.

Ariete Colossale, II sec. d.C.

Nella sala sono presenti molti vasi greci. Un esempio molto rilevante di ceramica a figure rosse è il Cratere con Perseo e Medusa. Proviene dagli scavi di Camarina. Viene rappresentato Perseo che mostra la testa di Medusa a Polidette.

Altre Sale[modifica | modifica wikitesto]

Nelle altre sale sono conservate perlopiù epigrafi e statue, facente parte della mostra permanente "Voci di Pietra":

Primo Piano[modifica | modifica wikitesto]

Antonello de Saliba - Madonna in trono con il Bambino

Sala[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima sala sono conservati:

  • Due lastre tombali, una di personaggio insignito del Tonson d'Oro (XVI sec.) ed una con figura dormiente.
  • Pittura medievale raffigurante la Vergine tra i santi Lucia e Giovanni (XV sec.)
  • Il Ritratto di Gentiluomo di El Greco, recentemente restaurato grazie ai fondi di OperaTua.

Alcune icone bizantine, una placca con crocifisso di manifattura limosina ed uno smalto raffigurante la Vergine in Gloria.

Salone dei Parlamenti[modifica | modifica wikitesto]

Qui sono presenti soprattutto opere del Seicento e del Settecento, con capolavori di Matthias Stomer e Pietro Novelli:

  • Molte opere di Stomer sono presenti nella collezione che Giovan Battista Finocchiaro donò alla città di Catania nel 1826: tra queste la Morte di Catone, Crocifissione di San Pietro, il Suicidio di Seneca ed il il Cristo deriso: raffigura 6 persone in costumi seicenteschi illuminate da una candela: sono intenti a deridere il Cristo, rassegnato perché consapevole del proprio destino.
  • Tra le opere principali di Pietro Novelli c'è la tela raffigurante San Cristoforo, San Giovanni Battista, Madonna col Bambino e San Luigi re di Francia ed Il Samaritano soccorre il ferito.
  • L'unica copia esistente della preziosa pala d'altare "Natività" di Caravaggio, rubata dalla mafia a palermo e non più ritrovata. Questo quadro fu dipinto nel 1627 per Don Gaspare Orioles da Paolo Geraci.
  • Il “Cristo alla colonna” di Mario Minniti. In primo piano risalta Cristo, alle sue spalle vi è un flagellatore mentre a fare da contrasto è il drappo bianco, che viene a lui tolto dall’altro flagellatore.
  • La Maddalena Penitente della scuola del pittore barocco Giovanni Lanfranco. Essa è rappresentata con i lunghi capelli sciolti, gli occhi lacrimanti, nell’atto di gettare via il manto e i gioielli.
  • San Luca pittore di Mattia Preti. Il santo è raffigurato sulla groppa di un bue e sta dipingendo un’immagine mariana.
  • Il quadro di Santa Caterina in estasi venne inizialmente attribuito a Giulio Cesare Procaccini e successivamente a Pier Francesco Mazzucchelli. La Santa indossa l’abito dell’ordine domenicano insieme a un velo bianco, porta una corona di spine sul capo rivolto leggermente all’indietro; la sua espressione facciale rappresenta l'esperienza della visione della santa.
  • Tra i dipinti di Jusepe de Ribeira ci sono Il Profeta, San Francesco con un Crocifisso e il Compianto sul Cristo morto, attribuito alla sua scuola.

Altre opere importanti conservate in questa sala sono la Maddalena di Andrea Vaccaro, i Tre Re di Simone de Wobreck ed il San Gennaro attribuito a Francesco Solimena.

Mariano Rossi - Martirio di Sant'Agata

Sala[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala sono esposte opere settecentesche:

  • Bozzetti "Incoronazione di Sant'Agata", "Morte di San Giuseppe" e "San Francesco Caracciolo" di Marcello Leopardi e "Martirio di Sant'Agata" di Mariano Rossi.
  • "Natura morta con frutta e paesaggio" e la "Natura morta con frutta e fontana" del pittore barocco napoletano Aniello Ascione.
  • Paesaggio con rovine di un ignoto pittore meridionale, una delle 5 tele provenienti Villa Scabrosa. Il paesaggio non è reale ma arricchito di ruderi. Va in coppia con la tela Battaglia Navale, del XVIII sec.
  • Venditrice di pesce di Giuseppe Bonino (1760).
  • Una statua di artista dell'Italia Centrale raffigurante Afrodite inginocchiata all'antica.
  • Una splendida tela raffigurante La Maddalena, attribuita da molti al pittore Guglielmo Borremans.
  • Due opere in cera raffiguranti Sant'Agata davanti a Quinziano e Sant'Agata incoronata in carcere, del XVIII sec.
  • Un portale di ispirazione gaginesca.
  • Un ritratto settecentesco del priore Placido Scammacca, raffigurato accanto ad un vaso greco. Questo stesso vaso è conservato in una teca lì accanto.
  • Due piccoli dipinti di Michele Rocca, raffiguranti la Nascita di Venere e la Nascita di Adone.
Michele Rapisardi - I Vespri Siciliani

Sala Michele Rapisardi[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala, intitolata al pittore romantico Michele Rapisardi, sono conservate molte sue opere, a partire dal suo capolavoro I Vespri Siciliani. Altre sue opere conservate nella sala sono la famosissima
Testa di Ofelia Pazza, uno studio per i Vespri Siciliani ed un suo autoritratto.

Nella sala sono altresì presenti grandi opere di Natale Attanasio: la grande tela Sunt Lacrima Rerum, meglio conosciuta come "Le Pazze", è affiancata da Donne ai campi e dal quadretto Tasso ed il Cardinale d'Este. Un'altra opera importante è Provenzan Salvani nella piazza del Campo di Bernardo Celentano.

Secondo Piano[modifica | modifica wikitesto]

Sala[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Gandolfo - Ritratto della nipote Clementina -

Dalla sala dedicata al Rapisardi si accede ad uno spazio al piano superiore. In esso sono esposti perlopiù ritratti ottocenteschi di pittori come Michele Rapisarda, Giuseppe Rapisardi, Giuseppe Sciuti, Natale Attanasio, Calcedonio Reina, Francesco Lojacono, Pasquale Liotta, Domenico Morelli, Alessandro Abate, Antonino Gandolfo e Giuseppe Gandolfo. In delle vetrine sono esposti dei vasi cinesi del XVIII sec., dei violini prodotti dall'Amati, ceramiche di Caltagirone ed infine dei bronzi raffiguranti Venere e Vulcano (XVII sec.) e Perseo (XVII sec.)

Open Space[modifica | modifica wikitesto]

Grande sala dedicata a mostre ed esposizioni. Sono esposti vari bassorilievi ed alcune sculture, come delle epigrafi provenienti dalla Certosa di Nuovaluce ed un'urna di scuola gaginiana. In una sala adiacente sono esposti parte della collezione numismatica ed il Fondo Sebastiano Ittar: si tratta di matrici ed incisioni di Ittar, raffiguranti alcuni studi su monumenti ed opere d'arte catanesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dove è scritto

    «DM. S. Q ATILIO Q. F. CLA. SEVERO

    PRAEF. FABR. IIVIR. SVF POPVL CREATO»
    vedi A. Holm, Catania Antica, trad. it. di G. Libertini, Catania 1925, p. 75; sulla carica del praefectus fabrum e la eleggibilità popolare del duuvirus vedi anche D. Asheri, Le città della Sicilia fra il III e IV secolo d.C., in «Kokalos», XXVIII-XXIX, 1982-83, pp. 463-464.
  2. ^ AA.VV., Il Museo Civico a Castello Ursino – Introduzione al nuovo ordinamento, Catania 2000, p. 23.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Teresa Di Blasi e Concetta Greco Lanza, Il Cicerone. Storia, itinerari, leggende di Catania, 2ª ed., Catania, Edizioni Greco, 2007, ISBN 978-88-7512-060-3.
  • Barbara Mancuso, Castello Ursino a Catania. Collezioni per un museo, Piccola biblioteca d'arte, vol. 3, Palermo, Edizioni Kalós, 2008, ISBN 978-88-89224-55-7.
  • Agostino Arena, Il Castello di Ursino nella Storia e nelle "Storie" di Catania, Acireale (CT), A&B editrice, novembre 2014, ISBN 88-7728-354-8. ISBN 978-88-7728-354-2.

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