Museo Fratelli Cozzi

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Museo Fratelli Cozzi
Cozzi panoramica.jpg
Panoramica dello spazio espositivo del museo
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàLegnano
IndirizzoViale Pietro Toselli, 46, Legnano
Coordinate45°35′23.87″N 8°55′47.88″E / 45.589964°N 8.929967°E45.589964; 8.929967
Caratteristiche
TipoAutoveicoli
CollezioniModelli di autovettura prodotti dall'Alfa Romeo
Periodo storico collezioniXX secolo
Superficie espositiva1 000 
Istituzione2015
FondatoriPietro Cozzi
Visitatori10 000 (2019)
Sito web

Il Museo Fratelli Cozzi, situato a Legnano, è un museo privato fondato da Pietro Cozzi nel 2015[1] che custodisce una collezione di automobili realizzate dalla casa automobilistica italiana Alfa Romeo, insieme a documenti e oggetti correlati.[2] La collezione comprende almeno un esemplare per ogni modello prodotto dalla Alfa Romeo a partire dal 1950[3] e numerosi oggetti legati alla casa automobilistica e al mondo dell'automobile[4]. Il museo fa anche parte del Circuito Lombardo dei Musei del Design[5] e di MuseImpresa[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La collezione nasce per volontà di Pietro Cozzi, imprenditore di Legnano appassionato di Alfa Romeo e fondatore della concessionaria Fratelli Cozzi, che inizia a raccogliere un esemplare per ogni modello a partire dal 1955[6][4][7]. Nel corso degli anni la raccolta è stata occasionalmente aperta al pubblico in occasioni particolari[8] ma viene ufficialmente trasformata in museo stabile nell'autunno 2015[9], in occasione del 60º anniversario dell'azienda e dell'80º compleanno del suo fondatore[10][11].

Negli anni Pietro Cozzi ha collezionato oltre 60 vetture[6], comprendendo nella collezione anche alcuni esemplari unici al mondo[4]. Insieme alle auto, nel museo sono conservati anche più di 300 poster e migliaia di fotografie, libri, documenti,grafiche e trofei, alcuni dei quali disegnati da importanti artisti come Lucio Fontana, Giò Pomodoro e Bruno Munari[4][12]. Tra i pezzi più importanti, spiccano due modelli unici al mondo – un'Alfa Romeo 155 vincitrice di un record di velocità terrestre negli Stati Uniti d'America e un'Alfa Romeo Giulia 1600 TI Super Quadrifoglio Verde, l'unico esemplare prodotto in colorazione "Fumo di Londra" – oltre che due modelli Alfa Romeo d'epoca – una 6C 2500 Sport Freccia Oro, detta "Gobbone", e una 6C 2500 Super Sport cabriolet "Freccia d'oro", entrambe del 1950[1][3][4].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il museo è ospitato in un ex magazzino sotterraneo degli anni cinquanta appartenente al concessionario, i cui spazi sono stati interamente riprogettati nel 2015, che una superficie espositiva di circa 1 000 metri quadri[13]. Particolare ricerca è stata dedicata all'effetto cromatico, con il bianco della struttura esterna che si contrappone al rosso acceso dell'area accoglienza e del vano di collegamento, e al nero del museo, all'interno del quale spiccano i pezzi esposti.

Nel 2019 è stato visitato da circa 10 000 persone, di cui 1 000 studenti[14]. L'area museale risulta divisa in tre navate ritmate da colonne, nella parte destra i modelli berlina, a sinistra i coupé e al centro gli spider, mentre il pavimento richiama il manto stradale, sul quale sono presenti anche le linee di mezzeria[15][16][17][18][19].

L'archivio del museo[modifica | modifica wikitesto]

L'archivio del museo, chiamato Cozzi Lab, conserva un gran numero di poster, fotografie, trofei, libretti d'uso e manutenzione, progetti e documenti, oltre a una biblioteca ed emeroteca di settore fruibile al pubblico[20]. I materiali dell'archivio sono stati completamente digitalizzati nel 2019, rendendoli accessibili ad appassionati, scuole[21] e ricercatori.

La collezione[modifica | modifica wikitesto]

La Giulia 1600 TI Super in grigio "Fumo di Londra"

La collezione del museo è formata dai seguenti modelli[22]:

Le spider[modifica | modifica wikitesto]

Modello Anno
Alfa Romeo 6C 2500 SS Spider Farina 1950
Alfa Romeo Giulia 1600 Spider 1963
Alfa Romeo 2600 Spider 1962
Alfa Romeo 1600 Spider "Duetto" 1967
Alfa Romeo RZ 3000 1995
Alfa Romeo Spider 2.0 2002
Alfa Romeo Spider 1.6 1990

Le coupé[modifica | modifica wikitesto]

Modello Anno
Alfa Romeo Giulia 1600 Sprint 1963
Alfa Romeo 2600 Sprint 1966
Alfa Romeo 1300 Junior Zagato 1971
Alfa Romeo 1750 GT Veloce 1969
Alfa Romeo 1300 Sprint 1962
Alfa Romeo Giulia 1600 SS 1967
Alfa Romeo Alfasud Sprint 1977
Alfa Romeo GTV 2500 6V 1983
Alfa Romeo Montreal 1971
Alfa Romeo Alfetta 1600 1977
Alfa Romeo SZ 3.0 1990
Alfa Romeo GT Junior 1.3 "Scalino" 1970
Alfa Romeo GTV 2.0 V6 Turbo 1998
Alfa Romeo 6C 2500 "Freccia d'oro" 1950

Le berline[modifica | modifica wikitesto]

Modello Anno
Alfa Romeo Giulietta T.I. 1960
Alfa Romeo 1900 Super 1958
Alfa Romeo 2000 Berlina 1961
Alfa Romeo Giulia 1600 Super QV 1964
Alfa Romeo 1750 Berlina 1970
Alfa Romeo 2600 Berlina 1963
Alfa Romeo Alfetta 1800 1975
Alfa Romeo Alfasud T.I. 1974
Alfa Romeo Alfa 6 2500 1981
Alfa Romeo Arna 1300 T.I. 1986
Alfa Romeo Giulietta Turbo Delta 1985
Alfa Romeo 75 Evoluzione 1987
Alfa Romeo 90 Q.O. 2.5 1986
Alfa Romeo 164 3.0 Q.V. 1993
Alfa Romeo Giulia 1300 1976
Alfa Romeo Alfetta 2.0 Q.O. 1984
Alfa Romeo 75 2.0 "num." 1991
Alfa Romeo 33 Permanent 4x4 1991
Alfa Romeo Alfasud "Giardinetta" 1978
Alfa Romeo Alfetta 2.0 1983
Alfa Romeo 145 1.6 Boxer 1995
Alfa Romeo 156 2.5 6V Q.tronic 1999
Alfa Romeo 155 Q4 1992
Alfa Romeo 166 6V Turbo 1999
Alfa Romeo 33 Imola 1993
Alfa Romeo 146 1.4 Twin Spark 1997

Le speciali[modifica | modifica wikitesto]

Modello Anno
Alfa Romeo Matta 1951
Alfa Romeo 155 Q4 Record Ora 1992
Alfa Romeo Formula Boxer 1.7 1987
Alfa Romeo GT Junior Replica GTA 1970

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Musei d'impresa: i 10 più originali d'Italia, su viaggi.corriere.it, 28 giugno 2017. URL consultato il 2 aprile 2020.
  2. ^ Il Giorno, Legnano, delegazione della Regione in visita al museo Fratelli Cozzi, su Il Giorno, 1513275357241. URL consultato il 2 aprile 2020.
  3. ^ a b Le Alfa Romeo, su Museo Fratelli Cozzi. URL consultato il 2 aprile 2020.
  4. ^ a b c d e f Museimpresa - Museo Fratelli Cozzi, su museimpresa.com. URL consultato il 2 aprile 2020.
  5. ^ Museo Fratelli Cozzi | Musei Design, su museidesign.it. URL consultato il 2 aprile 2020.
  6. ^ a b Museo Fratelli Cozzi, su museocity.it. URL consultato il 2 aprile 2020.
  7. ^ CinemAlfa, drive-in virtuale dedicato alle star del Biscione - Attualità, su ANSA.it, 27 aprile 2020. URL consultato il 27 aprile 2020.
  8. ^ Eventi, 18 e 19 aprile, Legnano - APRE IL MUSEO ALFA DEI FRATELLI COZZI, su Quattroruote.it, 17 aprile 2009. URL consultato il 2 aprile 2020.
  9. ^ L'anima dell'Alfa Romeo? È nel museo di una concessionaria, su Linkiesta.it, 27 luglio 2016. URL consultato il 2 aprile 2020.
  10. ^ Il Fondatore, su Museo Fratelli Cozzi. URL consultato il 2 aprile 2020.
  11. ^ (EN) Afshin Behnia, Museo Fratelli Cozzi Is An Alfa Romeo Anthropologist's Dream Realized, su Petrolicious, 27 marzo 2018. URL consultato il 2 aprile 2020.
  12. ^ Ricerca, su Museo Fratelli Cozzi. URL consultato il 2 aprile 2020.
  13. ^ Attrattori innovativi, su milomb.camcom.it. URL consultato il 4 aprile 2020.
  14. ^ Museo Fratelli Cozzi, su museocity.it. URL consultato il 4 aprile 2020.
  15. ^ Un museo dal cuore alfista, in Abitare, n. 553, aprile 2016.
  16. ^ (EN) architecture & cars meet in museo fratelli cozzi by buratti architetti, su designboom | architecture & design magazine, 19 giugno 2016. URL consultato il 2 aprile 2020.
  17. ^ Museo e Showroom Fratelli Cozzi | Gabriele e Oscar Buratti, su Archilovers. URL consultato il 2 aprile 2020.
  18. ^ Gli Architetti Gabriele e Oscar Buratti, su Museo Fratelli Cozzi, 29 ottobre 2016. URL consultato il 2 aprile 2020.
  19. ^ MUSEO FRATELLI COZZI (Italy) | 2018 Participants, su pptart. URL consultato il 3 aprile 2020.
  20. ^ Q. N. Motori, Museo Fratelli Cozzi, design Alfa Romeo raccontato dal papà di Tonale, su QN Motori, 30 settembre 2019. URL consultato il 2 aprile 2020.
  21. ^ L’eccellenza legnanese del Museo Fratelli Cozzi nella giornata nazionale del Veicolo d'epoca. Inaugurata la nuova area accoglienza, su Sempione News, 30 settembre 2019. URL consultato il 2 aprile 2020.
  22. ^ L'origine della collezione, su museofratellicozzi.com. URL consultato il 4 aprile 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]